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Nato a Guadalupe nel 1891, entra nella Compagnia di Gesù nel 1911, dopo che due sorelle avevano preso il velo. Studia in Nicaragua, Spagna e Belgio, dove viene ordinato prete nel 1925. Tornato in Messico, svolge il suo apostolato in un periodo di persecuzione contro la Chiesa. Nel 1927 viene ingiustamente accusato di far parte di un complotto per uccidere un generale candidato alla presidenza della Repubblica. Dopo un processo-farsa, lo fucilano. Ai suoi funerali, sfidando i divieti, accorrono 20mila persone. È beato dal 1988.
Guadalupe, in Messico, è un luogo universalmente noto: è qui che, il 9 dicembre 1531, la Madonna apparve all’indio Juan Diego, oggi Santo.
Proprio a Guadalupe, il 13 gennaio 1891, nasce Michele Agostino Pro; il padre è ingegnere minerario e, consentendo al figlio di visitare le miniere, contribuisce alla formazione in lui di un’acuta sensibilità alla triste realtà di quella dura vita e ai problemi sociali in genere.
Nella famiglia Pro si rivela una vena religiosa che porta abbondanti frutti: le due sorelle maggiori pronunciano i voti; nel 1911 Agostino entra come novizio nella Compagnia di Gesù, presso la quale compie i suoi studi, recandosi anche in Nicaragua, in Spagna e in Belgio.
Qui, il 30 agosto 1925, viene ordinato sacerdote ad Enghien; l’anno successivo ritorna in Messico, dove è in corso una spietata persecuzione contro la Chiesa: Padre Pro è costretto a compiere la vita religiosa nella clandestinità, ricorrendo a continui camuffamenti per sfuggire ai militari.
Incurante dei rischi, superando inoltre i problemi che gli derivano dalla fragile costituzione, si prodiga sia nelle attività assistenziali che in quelle pastorali, arrivando a distribuire anche 1500 comunioni al giorno.
Dotato di una natura gioiosa e di un acuto humour, sa catturare l’attenzione della gente con la sua chitarra, le canzoni e le battute di spirito, ma soprattutto con l’assistenza spirituale e materiale: il suo sacerdozio è speso per stare vicino a chi si trova nel bisogno e nella sofferenza.
In una composizione del 1927, dichiara di voler condividere con Gesù il Calvario e la Croce.
Sono parole premonitrici: viene arrestato con l’accusa di aver preso parte ad un attentato contro il generale Alvaro Obregon, che aspirava alla presidenza della Repubblica; in realtà, Agostino non aveva mai condiviso azioni violente, guidato dalla morale della fede e dal rispetto dell’ordine costituito che gli era stato insegnato in famiglia.
Non viene istruito un regolare processo, né si tiene conto delle testimonianze che provano la sua innocenza: il 23 novembre 1927 viene trascinato davanti al plotone di esecuzione.
Si raccoglie in preghiera, nella mano destra ha il Crocefisso, nella sinistra il Rosario, è in piedi di fronte ai soldati, incrocia le braccia: le sue ultime parole sono “Viva Cristo Re!”.
“E’ così che muoiono i giusti”, mormora uno dei suoi carnefici. Ventimila persone, sfidando le autorità, partecipano ai suoi funerali a Città del Messico.
Padre Michele Agostino Pro è stato beatificato da Papa Giovanni Paolo II il 25 settembre 1988; viene ricordato il 23 novembre. |
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