Il rosario che dalla rosa prende il nome, č la regina delle
devozioni perchč come la definė Papa Paolo VI nella Esortazione
apostolica "Marialis cultus" (nn.42,44-47), č " il compendio di
tutto quanto il vangelo, in quanto dal vangelo esso trae l'enunciato
dei misteri e le principali formule; al vangelo si ispira per
suggerire, movendo dal gioioso saluto dell'angelo e dal religioso
assenso della Vergine, l'atteggiamento con cui il fedele deve
recitarlo; e del vangelo ripropone, nel susseguirsi armonioso
delle Ave Maria, un mistero fondamentale - l'incarnazione del
Verbo contemplato nel momento decisivo dell'annuncio fatto a Maria.
Preghiera evangelica č, dunque, il rosario, come oggi forse pių
che nel passato amano definirlo i pastori e gli studiosi.
"Preghiera evangelica, incentrata nel mistero dell'incarnazione
redentrice, il rosario č, dunque, preghiera di orientamento nettamente
cristologico. |
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Infatti,
il suo elemento caratteristico - la ripetizione litanica del "
Rallegrati, Maria " - diviene anch'esso lode incessante a Cristo,
termine ultimo dell'annuncio dell'angelo e del saluto della madre
del Battista: " benedetto il frutto del tuo seno " (Lc 1,42).
Diremo di pių: la ripetizione dell'Ave, Maria costituisce l'ordito,
sul quale si sviluppa la contemplazione dei misteri: il Gesų che
ogni Ave, Maria richiama, č quello stesso che la successione dei
misteri ci propone, di volta in volta, Figlio di Dio e della Vergine,
nato in una grotta di Betlemme; presentato dalla madre al tempio;
giovinetto pieno di zelo per le cose del Padre suo; Redentore
agonizzante nell'orto; flagellato e coronato di spine; carico
della croce e morente sul Calvario; risorto da morte e asceso
alla gloria del Padre, per effondere il dono dello Spirito. Č
noto che, appunto per favorire la contemplazione e far corrispondere
la mente alla voce, si usava un tempo - e la consuetudine si č
conservata in varie regioni - aggiungere al nome di Gesų, in ogni
"Ave Maria", una clausola che richiamasse il mistero enunciato". |