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Colombia, terra di ricchezze e di violenza
Da oltre quarant’anni una guerra che ha origine da una ingiusta riforma agraria, insanguina il Paese che è uno dei più popolosi dell’America Latina. Il narcotraffico e il controllo militare del territorio hanno contribuito a rendere sempre più tesa la vita della società civile, pesantemente condizionata dalla violenza della guerriglia.
Con i suoi oltre 42 milioni di abitanti la Colombia è il terzo Paese più popoloso tra quelli latinoamericani. Vasto quasi quattro volte l’Italia la Colombia è un Paese molto vario sotto il profilo naturale: dalla parte caraibica (la costa nord), alla zona andina, stretta tra le due Cordigliere fino al Sud che appartiene all’area amazzonica. Oltre la metà della popolazione è costituita da meticci (58%). Seguono i bianchi (20%), i mulatti (14%). I neri, discendenti degli schiavi africani sono circa il 4% cui va aggiunto un 2% di popolazione mista neri-amerindi. Gli indios amerindi, sono il 2% della popolazione e sono raggruppati in una sessantina di gruppi.
A frenare lo sviluppo di una terra potenzialmente ricca sia sul versante naturale che umano è la guerra che da quarant’anni insanguina il Paese. Una guerra che ha nell’ingiustizia e nella mancata riforma agraria una delle sue cause. Basti ricordare che il 53% della terra è nelle mani di poco più dell’uno per cento dei colombiani.
A questi fattori si unisce il perverso intreccio tra narcotraffico e controllo militare del territorio. La Colombia è il principale produttore di coca al mondo e su questo mercato si sono buttati tanto i guerriglieri delle Farc quanto i paramilitari.
Ma facciamo un po’ di storia. La resistenza contadina alle persecuzioni dei proprietari terrieri inizia a radunarsi nelle Farc nel 1964. Di lì a pochi anni nascono altri gruppi ispirati alla rivoluzione comunista: l’Esercito popolare di liberazione nazionale (Epl), l’Esercito di liberazione nazionale (Eln), e l’M 19.
Oggi l’Epl è oggi quasi scomparso, mentre l’M 19 è diventato un partito politico nel 1989. Sulla scena rimangono l’Eln e, soprattutto, le Farc, gruppo di matrice marxista-leninista. In totale i guerriglieri sono stimati intorno alle 20-25 mila unità, nelle Farc, che controllano una buona fetta del territorio rurale del Paese.
Alla fine degli anni Ottanta sono sorte formazioni paramilitari, politicamente di destra, riunite in larga parte sotto la sigla Auc. Allevatori, latifondisti e narcotrafficanti hanno spesso utilizzato tali milizie come forma «semi-privata» di protezione. Non di rado conniventi con i militari, le Auc sono macchiate di molti terribili massacri e sono la prima causa dello sfollamento selvaggio dei contadini. Sia le Farc che i paramilitari ricorrono al reclutamento di bambini-soldato: in totale se ne calcolano circa 10mila.
di Gerolamo Fazzini (2005-01-13)
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