congregazione pp.oo.mm. collegi urbaniana fides santa sede
Il portale della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli  
 
 HOME ITALIANO ESPAÑOL ENGLISH FRANÇAIS PORTUGUÉS DEUTSCH CHINESE
I canali
Congregazione
Spiritualità
Missione
Documenti per la missione
Animazione
Martirologio
Cooperazione
Attualità
Ecumenismo
Religioni
Giubileo del 2000
Formazione
Promozione umana
Mass Media
Cultura
Arte
 
 
siti collegati
Agenzia Fides
Università Urbaniana
Pontificie Opere Missionarie
Collegi
 
Missione >> Testimoni
Da Milano al Perù, Famiglia e Missione
Carla e Daniele Conti, Da Milano al Perù (di Massimo Bacchella)

Daniele e Carla, con i piccoli Laila, Pietro e Anna: una famiglia normale, eppure abbellita dall’esperienza in terra di missione. Dopo l’esperienza in Africa, il lavoro nella cooperazione missionaria nella diocesi di Milano, poi ancora il Perù.

Due anni in Africa, tre in Perù: per Carla e Daniele Conti la missione è diventata un momento importante nella loro vita familiare. Dei tre splendidi figli, Laila, Pietro e Anna, l’ultima nasce in missione e così è proprio tutta la famiglia a condividere il clima missionario.
Ma chi sono questi due giovani sposi milanesi che hanno scelto di dedicare una parte della loro vita all’annuncio missionario?
Entrambi sono di Cinisello Balsamo, una cittadina vicino Milano. Sono cresciuti già da giovanissimi insieme, perché entrambi hanno frequentato la parrocchia e l’oratorio formandosi nei valori cristiani ed in particolare interessandosi nel campo del sociale. Entrambi hanno fatto studi classici. Solo l’università li differenzia: pedagogia per Carla, giurisprudenza per Daniele. Quando si sono sposati nel 1989, per Daniele si prospetta la missione africana, come sostituzione del servizio militare e così lui e Carla partono per lo Zambia come volontari internazionali con un progetto del CELIM.
“Già da tempo, però – dice Daniele – volevamo dare un segnale forte alla nostra esperienza matrimoniale pensando alle necessità degli altri. L’idea era quella di metterci a disposizione degli altri partendo da un cammino di fede, ma non necessariamente all’interno della nostra realtà ecclesiale”.
“Arrivati in Africa – prosegue Daniele – abbiamo trovato una realtà rurale, molto distante dalla nostra, difficile da capire e da analizzare, ma con una sostanziale disponibilità ad accoglierti e a collaborare. Il progetto in cui eravamo inseriti era di carattere educativo volto a migliorare le condizioni economiche della popolazione ed a una corretta educazione alimentare dei bambini. Si viveva tra i villaggi in una situazione spartana ed essenziale, anche se migliore di quella in cui vivevano le popolazioni. Per due volte ci siamo presi la malaria. Un misto tra la vita occidentale e quella africana. Questa differenza, che sapevamo, ma non avevamo mai condiviso, è il frutto di una sostanziale ingiustizia nella distribuzione delle risorse. E’ stata una esperienza molto positiva che ci ha rafforzato come coppia anche perché abbiamo avuto la consapevolezza di sentire una certa adesione ideale da parte di chi ci circondava”.
Terminati i due anni nel 1991, Carla e Daniele tornano a casa, in Italia. Daniele inizia a lavorare per le cooperative sociali a Sesto San Giovanni, poi in una fondazione della diocesi di Milano e infine presso l’ufficio amministrativo della curia arcivescovile, lavoro che svolge tuttora. Carla intanto si laurea in pedagogia ed inizia ad insegnare. Nel 1993 nasce la prima figlia, Laila ed è proprio questa nascita che li fa riflettere se ripetere l’esperienza missionaria. Intanto in diocesi nasce il laicato missionario con l’invito specifico per i laici della missione ad gentes. Daniele avrebbe voluto ripartire subito, mentre Carla era un po’ più prudente. Intanto la vita matrimoniale continuava normalmente.
Nel 1997 decidono di ripartire, questa volta però non in Africa, anche perché pensano alla bambina, forse troppo piccola per affrontare i grossi disagi ambientali del continente africano: entrambi hanno preso due volte la malaria nei due anni in Zambia. Così dalla diocesi gli viene offerto il Perù e nel 1997 vanno a vedere la missione. Il tutto viene ritenuto fattibile e così, dopo la nascita di Pietro nel 1998, decidono, con l’inizio dell’Anno Santo nel 2002, di partire per tre anni per il Perù, a Huacho, una città di 70 mila abitanti, sul mare, dal clima temperato, a 150 Km a nord di Lima dove operano alcuni sacerdoti Fidei Donum della diocesi di Milano. Questa volta il tutto inserito in un progetto di laicato missionario diocesano. Prima di partire spiegano ai figli le ragioni di questo viaggio, soprattutto a Laila, che ha già sette anni, che non ha difficoltà a capire i motivi e condivide la scelta.
“L’impatto con la realtà latino americana – dice Daniele – è più semplice rispetto all’Africa, anche dal punto di vista linguistico. Si viveva presso una parrocchia e si condivideva l’impegno della gestione e la proposta pastorale, in particolare la pastorale familiare. Si è fatto anche un po’ di pastorale carceraria. Il grosso problema riscontrato in Perù era quello della corruzione e della scarsa attenzione ai diritti personali”.
Nel 2002, il 4 luglio, nasce la terza figlia, Anna.
“La quotidianità – prosegue Daniele – è il tratto distintivo di una famiglia nella missione. Il senso di una presenza missionaria è proprio il vivere tranquillamente la propria vita familiare. Poi è una esperienza di scambio tra le Chiese e questo tratto di strada fatto insieme arricchisce entrambi”.
L’arricchimento è tanto forte che in tutti, anche nei bambini che si sono inseriti bene nella realtà peruviana, sorge l’idea di non rientrare in Italia. E così il doveroso rientro, legato anche ad esigenze organizzative diocesane, si fa faticoso.
“Ora – conclude Daniele – abbiamo la consapevolezza di essere veramente Chiesa universale. In parrocchia si riporta l’attenzione verso gli stranieri, che non sono i diversi, a non chiudersi. E’ stata una esperienza che ci ha cambiato ed è stata una grazia averla potuta fare. Si sperimenta il senso di una chiamata, sentiamo fortemente di condividere l’esperienza di una Chiesa universale. Tentiamo di vedere la vita odierna con occhi diversi, non diventando schiavi di molte cose che si hanno. Si ha un rapporto diverso, più critico con le cose che ci circondano. Usiamo ogni cosa, ma non le pensiamo in termini di quantità, ma solo come utili alla crescita delle persone. Cerchiamo di andare oltre a quello che ci viene detto e dato. Tuttavia il vivere qui, in Italia, dopo questa esperienza non è facile. Alcuni ci vedono come persone particolari, ma pensiamo di essere solo delle persone normali che hanno fatto una esperienza particolare”.
Da Milano al Perù passando dall’Africa, ma per Daniele e Carla, forse il cammino in terra di missione non è ancora finito.
Massimo Bacchella - Popoli e Missione (2004-10-24)
>> Torna all'indice <<
 
Chiese missionarie
Le Chiese locali dipendenti dalla Congregazione >>
Gli agenti della Missione
Sacerdoti, religiosi,
suore, laici >>
Testimoni
I protagonisti di ieri e di oggi della
evangelizzazione >>
Palazzo "de Propaganda Fide" - 00120 - Città del Vaticano