Il Grande Giubileo dell'Anno 2000, sotto l'impulso
di Giovanni Paolo II, è stato anche l'occasione privilegiata
per conoscere la storia dei martiri e dei testimoni della fede
del XX secolo. "Per quanto è possibile non devono
andare perdute le loro testimonianze" ha affermato il Papa.
A Roma una Commissione appositamente costituita sta raccogliendo
migliaia e migliaia di storie, provenienti da ogni parte del mondo.
Sì, è già stata raccolta una imponente memoria
dei martiri. Ma si intuisce che siamo soltanto all'inizio della
ricerca e che c'è molto da scoprire. Il fatto importante
è che un processo di recupero e di conservazione della
memoria si è messo in movimento. A conferma dell'intuizione
di Giovanni Paolo II: il martirio è una grande realtà
del cristianesimo. A Roma la Basilica di san Bartolomeo all'Isola
Tiberina è stata proclamata nel 2002 Memoriale dei martiri
e dei testimoni della fede del XX secolo.
Durante il secolo XX i cristiani perseguitati in quella parte
dell'Europa non sono stati timidi né tiepidi riguardo alla
loro fede. La loro voce non si è potuta sentire per troppo,
troppo tempo perché soffocata da armi puntate da uomini
violenti e senza scrupoli, da bavagli imposti con persecuzioni
ignobili fatte di torture, di minacce, di ricatti, di fili spinati.
I cristiani sono stati perseguitati proprio perché cristiani.
E hanno saputo mantenere viva la fede proprio perché cristiani.
Lo hanno fatto con eroismo e anche con creatività, inventando
persino una coraggiosa "pastorale della deportazione".
Ad alcuni testimoni della persecuzioni non piace la definizione
"Chiesa del silenzio". "Noi - dice il Vescovo greco-cattolico
ucraino Pavlo Vasylyk, vent'anni passati tra gulag ed esilio -
non siamo mai stati in silenzio, abbiamo parlato sempre e comunque
con la nostra vita".
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