La Cecoslovacchia aveva cessato di esistere, il
15 marzo 1939, quando le truppe tedesche avevano cominciato l'invasione
dando vita ad un protettorato. Dopo la guerra ecco la forte influenza
sovietica anche nella politica religiosa. Forse la Cecoslovacchia
è il Paese dove questa politica venne applicata con maggiore
sistematicità e durezza. In meno di mezzo secolo e in società
molto articolate, è difficile realizzare una politica devastante
da un punto di vista religioso come è accaduto in Urss
dal 1917. In Cecoslovacchia all'inizio degli anni Cinquanta c'erano
circa duemila preti in campi di lavoro o in prigione. I Vescovi
erano tutti stati "impediti". Molti laici cristiani
hanno perduto il lavoro, sono stati processati e condannati per
la loro fedeltà alla Chiesa. Dal 1949 era attivo l'ufficio
dei culti, sul modello sovietico.
In Cecoslovacchia, nel primo dopoguerra, sembravano addirittura
tutte rose e fiori per i cattolici. Il 13 marzo 1945 vennero anche
ristabilite le regolari relazioni diplomatiche con la Santa Sede
e l'anno dopo l'Arcivescovo Saverio Ritter fu mandato come internunzio
a Praga. Suscitò in tutto il Paese una profonda emozione
la scelta di Jozef Beran come Arcivescovo di Praga. Era stato
per tre anni nel lager nazista di Dachau. Beran in lingua ceca
significa "ariete". Più difficile si rivelò
la situazione in Slovacchia. Nell'aprile 1945 il primo Vescovo
cattolico, Vojtassak, venne incarcerato per ordine del capo del
consiglio nazionale slovacco, l'anticlericale comunista Gustavo
Husak, ma fu presto rilasciato. Per una strana ironia della sorte,
pochi anni dopo persecutore e perseguitato sarebbero stati messi
insieme sotto processo da Stalin.
Il governo comunista cecoslovacco cercò di convincere
l'Arcivescovo Beran a scendere a compromessi. Il Pastore rispose
con estrema chiarezza che non avrebbe mai e poi mai ceduto. Così
i comunisti lo misero sotto processo. Prepararono con cura un
giudizio spettacolare destinato ad avere vasta risonanza. Non
ebbero però il coraggio di fare un confronto pubblico con
lui, visto che tutto era montato e facilmente smentibile. Il 18
giugno 1949 lo costrinsero al domicilio coatto. Resistette alle
co ntinue pressioni per farlo cedere. Il 10 marzo 1952, senza
neppure una condanna, lo deportarono al confino nello sperduto
villaggio di Radvanov dove rimase 14 anni. La resistenza di Beran
era un grandissimo stimolo per tutti i cattolici che, spiritualmente
stretti intorno al Pastore, mantenevano viva la Chiesa in tutta
la Cecoslovacchia.
Jan Christostom Korec è divenuto Vescovo nel 1951 appena
un anno dopo l'ordinazione sacerdotale. Aveva 27 anni. Lavorò
per 9 anni in uno stabilimento chimico a Bratislava svolgendo
un'intensa attività pastorale e facendo carriera all'incontrario,
venendo cioè sempre degradato. Neppure la mamma sapeva
che il figlio era Vescovo. Lo seppe durante il processo dopo l'arresto
del 1960. In carcere trovò oltre 200 tra Vescovi, sacerdoti
e religiosi. Venne rilasciato nel 1968, durante la nota "primavera"
di Dubcek. Lavorò come spazzino e poi in una fabbrica di
catrame. Nel 1974 venne di nuovo arrestato. Liberato, divenne
magazziniere e scaricatore. Crollato il regime, Giovanni Paolo
II lo ha nominato Vescovo di Nitra nel 1990 e Cardinale nel 1991.
"Perdono i miei persecutori e per loro ogni giorno dico il
Padre Nostro" confida Korec.
Per liberare Beran fu decisivo l'intervento di Mons. Agostino
Casaroli, inviato da Paolo VI. I due si incontrarono a Praga ma
nessuno aprì bocca per paura che i microfoni-spia intercettassero
la conversazione. Usarono carta e penna. In pratica Beran raggiunse
Roma, conservò fino all morte il titolo di Arcivescovo
di Praga senza però poter più tornare in patria.
La diocesi poteva avere un amministratore apostolico nominato
dalla Santa Sede nella persona di Frantisek Tomasek. Mentre lo
accompagnavano all'aereoporto chiese di poter vedere l'ultima
volta la sua cattedrale di san Vito almeno dal finestrino. La
risposta fu negativa e lo sarà anche nel 1968 quando nei
giorni della "primavera di Praga" ebbe la speranza di
poter tornare in patria. Beran è morto in esilio a Roma
nel 1969 tra le braccia di Paolo VI. Aveva 81 anni e aveva conosciuto
le manette naziste e comuniste.
Nelle carceri cecoslovacche i sacerdoti, pur nelle atroci sofferenze,
hanno vissuto una incredibile esperienza spirituale, nutrita dalla
preghiera, che ha costituito la forza e la libertà dei
prigionieri cristiani. I martiri si possono spiegare solo con
questa forza orante. Le testimonianze dei sopravvissuti rivelano
che nelle celle fredde e piccole i cattolici sentivano nella preghiera
la presenza di Dio. Quando tutto sembrava andare per il verso
sbagliato c'era sempre "qualcosa di imprevisto" - ricordano
i perseguitati - che aiutava ad andare avanti. "Pregavamo
tanto - dicono - e con tutto il cuore perché era anche
l'unico apostolato che potevamo esercitare in quei lunghi di anni
di reclusione e di ingiustizie sistematiche". Il Cardinale
slovacco Korec racconta che le Eucaristie celebrate nelle celle
sono state le più spiritualmente intense della sua vita.
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