In Romania l'obiettivo della "nazionalizzazione"
delle Chiese ha caratterizzato costantemente la politica del regime.
Una forte pressione è stata esercitata, nei primi anni,
anche nei confronti della Chiesa ortodossa, guidata dal Patriarca
Nicodim, profondamente avverso al regime. Vescovi, monaci, preti
furono arrestati dalla "seguritate" e molti vennero
reclusi nei campi di lavoro, come quello di Peninsule, presso
il cantiere di costruzione del canale Danubio-Mar Nero. Dal 1948
il nuovo Patriarca ortodosso, Iustinian, riuscì a trovare
un accordo col regime comunista che permise alla Chiesa ortodossa
di continuare le sue funzioni seppure con moltissime limitazioni
e, in alcuni periodi, persino di prosperare. Ciò non significa
che la Chiesa ortodossa in Romania non abbia però duramente
sofferto e oggi possa onorare numerosi martiri.
Il carattere di marxismo nazionalista assunto dallo Stato socialista
di Romania ha determinato un duplice registro nei rapporti tra
Stato e Chiesa. I governi di Gheroghiu-Dej e di Ceausescu, da
una parte, perseguivano la costruzione dell'uomo nuovo socialista,
liberato - affermavano - dalle superstizione religiose. D'altra
parte valorizzavano la particolarità nazionale, funzionale
all'esaltazione della via romena al socialismo, e quindi riconoscevano
il ruolo dell'ortodossia nella civiltà romena. Il legame
profondo tra nazione e religione è, infatti, alle radici
dell'identità nazionale romena. La sua compenetrazione
con la storia nazionale e il largo seguito popolare erano un elemento
di forza per la Chiesa ortodossa la cui gerarchia cercava buone
relazioni col governo mantenendo, al fondo, cripticamente, una
netta riserva anticomunista.
La politica dei comunisti romeni contro la Chiesa cattolica fu
implacabile. Il 19 luglio 1948 venne denunciato il concordato
con la Santa Sede firmato nel 1929. Inzialmente la persecuzione
si concentrò sui greco-cattolici, circa un milione e mezzo,
presenti soprattutto in Transilvania, la cui Chiesa fu liquidata
dallo Stato il 1 dicembre 1948. Seguì una brutale repressione
di quanti non accettarono la fusione con gli ortodossi. Più
tardi la persecuzione colpì la Chiesa cattolica di rito
latino composta da minoranze nazionali, come quella ungherese.
I tentativi governativi di inquadrare la Chiesa cattolica sotto
il diretto controllo dei funzionari incontrarono la tenace resistenza
della Nunziatura Apostolica e del clero. Nel 1950 venne espulso
il Nunzio Apostolico a Bucarest, Mons. O'Hara. Nel 1951 la repressione
si fece più dura e gli arresti continui. In pratica non
si salvò nessuno, tra minacce e torture.
In Romania, il Nunzio era ancora in sede quando cominciarono
le prime avvisaglie della repressione. In prima fila, contro la
Chiesa cattolica, si schierarono ben presto gli ortodossi, allineati
con i sovietici secondo il modello ucraino. Quell'atteggiamento
di compromesso con il potere e di alleanza contro i cattolici
è stato uno dei momenti più bui della Chiesa ortodossa
romena. Così il bersaglio immediato furono i greco-cattolici
che erano oltre un milione e mezzo. Un decreto del 1948 impose
la riunione forzata nell'alveo dell'ortodossia. Le diocesi di
rito orientale furono soppresse e i beni confiscati. Dei cinque
Vescovi che fecero resistenza, quattro furono mandati in carcere.
Un altro atto ostile contro la Chiesa fu la denuncia del concordato
del 1927. Un decreto colpì anche i cattolici di rito latino,
anche se con minore ferocia rispetto ai greco-cattolici.
Al posto dei Vescovi di rito orientali imprigionati, nell'ottobre
1948 ne vennero clandestinamente ordinati sei. Era il segno di
una indomita volontà di resistere che né le minacce,
né le torture, né il carcere riuscirono a indebolire.
Tre di questi Vescovi morirono presto in prigionia per maltrattamenti:
Vasile, Durcovici e Sandor. Gli altri subirono il carcere duro
e furono poi confinati. Tra loro c'erra Iuliu Hossu che Papa Paolo
VI avrebbe creato Cardinale "in pectore", cioè
senza rivelarne il nome, nel 1969 per poi renderle pubblica la
nomina nel 1973, tre anni dopo la morte del Pastore. Tra gli arrestati
c'era anche Alexandru Todea che tuttavia
poco dopo riuscì a fuggire. Di nuovo arrestato, ha scontato
una prigionia tremenda e lunghi anni di lavori forzati. Nel Concistoro
del 1991, il primo indetto dopo la liberazione, Giovanni Paolo
II lo ha creato Cardinale.
|