Nel luglio 1944 l'Armata Rossa varcò il
fiume Bug ed entrò in Polonia. Ecco un'altra pagina drammatica
per il popolo polacco. L'avanzata sovietica fu contrassegnata
da numerose violenze. In Polonia i Vescovi ebbero una guida forte
nel Primate, il Cardinale Stefan Wyszynski, succeduto al Cardinale
Hlond morto nel novembre 1948. Egli seguì una linea di
resistenza al regime, ma allo stesso tempo di rafforzamento della
Chiesa nella pastorale e nel suo radicamento popolare dopo che
era stata messa a dura prova dalle distruzioni operate dai tedeschi
durante la seconda guerra mondiale. Le scelte del Primate di Polonia
furono assai delicate. Egli intendeva costruire una Chiesa forte
e radicata, nel quadro di uno Stato, come quello polacco, privo
di una vera indipendenza: il governo era strettamente controllato
da Mosca e i territori polacchi erano considerati dall'Urss integrati
nel proprio sistema difensivo.
In Polonia il governo di unità nazionale aveva adottato
già nel 1945 una serie di misure volte a ridurre lo spazio
di libertà e di movimento della Chiesa cattolica, accusata
anche di scarso senso nazionale per il mancato riconoscimento
delle frontiere dell'ovest da parte della Santa Sede. Nel settembre
1945 il governò denunciò unilateralmente il concordato.
Dopo le elezioni del gennaio 1947 il partito operaio unificato
polacco diede inizio ad un'aperta offensiva contro la Chiesa.
Il 1949 segnò un salto di qualità in questa offensiva
contro la Chiesa. Il 14 aprile 1950 venne firmato un accordo.
I Pastori, "voce della coscienza della Nazione", reagirono
a soprusi e ingiustizie. Il 26 settembre 1953 venne arrestato
il Primate Stefan Wyszynski, la figura di maggior spicco.
L'arresto del Cardinale Wyszynski
fu un atto gravissimo. Venne condotto in una località segreta
e poi in un convento, impossibilitato a comunicare con l'esterno.
La crisi politica del 1956, con le rivolte operaie di Poznan e
con il ritorno di Gomulka a capo del partito, portò alla
liberazione del Primate e degli altri cinque Vescovi in detenzione.
La Chiesa ottenne maggiori spazi e Wyszynski lanciò un
impegnativo cammino di preparazione, della durata di nove anni,
per le celebrazioni del Millennio del cristianesimo in Polonia.
Il ruolo della Chiesa in quella Nazione è emerso con evidenza
negli anni Ottanta e nel processo di passaggio della Polonia alla
democrazia. L'elezione di Giovanni Paolo II, il 16 ottobre 1978,
ha costituito un fattore di primaria importanza che ha rimesso
in moto le grandi energie e le aspirazioni dei cattolici polacchi.
L'assassinio di don Jerzy Popielusko è stata forse l'espressione
più cruenta della strategia comunista di rompere, pure
con la violenza e il terrore, la forza radicata e autonoma della
Chiesa. Don Popielusko era impegnato dal 1980 nella pastorale
dei lavoratori, particolarmente vicino al sindacato "Solidarnosc"
diretto da Lech Walesa. Era un sacerdote molto apprezzato come
predicatore. Proprio per questo fu bersaglio di una intensa campagna
di calunnie. Il 19 ottobre 1984 egli celebrò la Santa Messa
per gli operai a Bydgoszcz con una meditazione sul tema: vinci
il male con il bene. Nel viaggio venne seguito da tre funzionari
del ministero degli interni che lungo il tragitto di ritorno lo
sequestrarono. Dopo averlo legato ed avergli appeso sassi ai piedi,
lo gettarono nel fiume Vistola, alla periferia di Wloclawek. La
sua morte non è mai stata dimenticata dalla Polonia.
La notizia dell'Elezione di Karol Wojtyla al Soglio di Pietro,
il 16 ottobre 1978, aveva destato non poco imbarazzo a Mosca e
dintorni. La "Tass" ne aveva dato l'annuncio in sole
nove righe mentre il telegiornale della sera non ne aveva fatto
alcun cenno. Che il nuovo Papa avesse intenzione di affrontare
subito, e con energia, il problema dell'Europa centro-orientale
si capì subito dal primo, impressionante, viaggio in Polonia
che, dopo serrate e complesse trattative, ebbe luogo nel giugno
1979. Quello che non era riuscito a Paolo VI nel 1966, per il
Millennio del Battesimo della Nazione, riuscì al primo
Papa polacco tredici anni dopo. Come avrebbero potuto le autorità
polacche negare il visto a un loro connazionale e per giunta così
illustre? Quel viaggio - dicono i cristiani di tutto l'Est europeo
- ha sconvolto la storia dei regimi comunisti perché le
parole del Papa sono arrivate direttamente agli orecchi dei popoli
slavi.
Nel 1979 a Varsavia, in piazza della Vittoria, davanti ad una
folla sterminata, davanti alla tomba del milite ignoto, il Papa
gridò: "Non si può escludere Cristo dalla storia
dell'uomo, in qualsiasi parte del globo e su qualsiasi longitudine
e latitudine geografica!". E ancora: "L'esclusione di
Cristo dalla storia dell'uomo è un atto contro l'uomo".
Per chi aveva sognato di ateizzare i Paesi satelliti era una risposta
forte, decisa, definitiva. Il pellegrinaggio del Papa non era
un viaggio nostalgico a casa. Il Papa aveva affrontato apertamente
il regime e lanciava la sua sfida ancora più lontano, fino
al Cremlino. A Gniezno, culla del cristianesimo polacco, disse
improvvisando e rivolgendosi ai fedeli di espressione ceca: "Non
vuole forse Cristo, non dispone lo Spirito Santo che questo Papa
polacco, Papa slavo, proprio ora manifesti l'unità spirituale
dell'Europa cristiana?".
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