In Bulgaria - il Paese più vicino all'Unione
Sovietica per motivi storici, avendo potuto contare alla fine
dell'800 sul determinante aiuto russo per cacciare i turchi -
un governo influenzato dai sovietici fu costituito fin dal settembre
1944, il giorno dopo l'arrivo dell'Armata rossa. Su nove milioni
di abitanti, i cattolici erano appena settantamila, suddivisi
in due diocesi e un esarcato di rito orientale. Ma la presenza
cattolica era vivace specialmente nel sociale: diciotto scuole,
due ospedali e sei orfanatrofi. La Santa Sede era rappresentata
da una Delegazione apostolica il cui titolare, a suo tempo, era
stato Angelo Giuseppe Roncalli, futuro Giovanni XXIII. Il "Papa
buono" conservò sempre un particolare legame con il
popolo bulgaro. E questo affetto gli è stato ricambiato
tanto che ancora oggi la sua memoria è vivissima in tutto
il Paese, senza distinzioni.
I cattolici bulgari furono discriminati dal regime comunista
fin dal 1944. La persecuzione violenta cominciò nel 1948
con l'espulsione di sacerdoti e di religiosi stranieri, la chiusura
dei seminari e di ogni istituzioni caritativa ed educativa. Il
Vescovo passionista Eugenio Bossilkov
venne processato e condannato a morte nel 1952. Nessuno ancora
oggi sa dove egli sia stato sepolto. Il Papa lo ha beatificato
il 15 marzo 1998. Egli è il primo martiri del comunismo
in Europa elevato agli onori degli altari. Ha scritto Bossilkov
in una lettera (fine 1948-inizio 1949): "Le tracce del nostro
sangue apriranno il cammino ad un futuro splendido e, anche se
noi non lo vedremo, altri mieteranno ciò che noi abbiamo
seminato nelle sofferenze". E ha aggiunto: "Voglio restare
fedele a Cristo, alla Chiesa e al mio popolo".
Quando nel 1976 Mons. Agostino Casaroli visitò la Bulgaria
trovò una Chiesa cattolica stremata, impoverita, priva
di ogni considerazione sociale, quasi disprezzata. Nella sua piccolezza,
però, essa era ancora vivace e piena di una serena dignità.
Le residenze dei Vescovi delle tre Circoscrizioni ecclesiastiche
esistenti - ricordava Mons. Casaroli - erano quanto di più
misero, per non dire indecoroso, si potesse immaginare. Lo stesso
si può dire delle condizioni di vita delle comunità
religiose, maschili e femminili. Ma Casaroli riscontrò
anche una incredibile forza e una grande speranza. Questa capacità
di resistenza era il segno di una superiorità spirituale
non spenta né piegata da una bufera tremenda, specialmente
negli anni più duri del socialismo stalinista e post-stalinista.
"Aspettiamo il nostro turno: sia fatta la volontà
di Dio". Il giovane sacerdote bulgaro Pavel Djidjov scriveva
queste parole nel giugno 1952, nel pieno tragico vortice della
persecuzione comunista. Un mese più tardi sarebbe stato
arrestato. Cinque mesi dopo sarebbe caduto sotto il plotone di
esecuzione nel cortile del carcere di Sofia insieme a due confratelli
assunzionisti, Kamen Vitchev e Josaphat Chichkov. Il Papa li ha
beatificati tutti e tre insieme a Plovdiv il 27 maggio 2002. Padre
Pavel è morto all'età di 33 anni. Era nato nel 1919
ed era stato anche un ottimo calciatore della nota squadra del
Lokomotiv. In quelle sue parole c'è la sua storia e c'è
anche la storia della Chiesa cattolica in Bulgaria.
Il giorno più bello della vita del Vescovo bulgaro Metodi
Dimitriov Stratiev è - afferma con decisione lui stesso
- il 27 maggio 2002. A Plovdiv il Papa ha beatificato tre religiosi
assunzionisti e li ha proclamati martiri. Ebbene Stratiev, anch'egli
assunzionista, sedeva accanto a quei tre suoi confratelli nel
processo-farsa ordito dai comunisti nel 1952. Li conosceva bene,
aveva lavorato con loro, e adesso può cantare i loro nomi
nelle litanie dei beati. "Li hanno fucilati accusandoli di
essere malfattori, spie, criminali, ma dopo cinquant'anni l'intera
Bulgaria, senza distinzioni, china il capo davanti al coraggio
eroico con cui hanno risposto a quella vergogna" dice Stratiev.
Nato nel 1916 e sacerdote dal 1942, è divenuto Vescovo
nel 1965. Ha conosciuto il carcere e la gioia di celebrare la
Santa Messa con il Papa pellegrino in Bulgaria.
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