testo integrale del Comunicato del Vescovo
ausiliare di Scutari, mons. Zef Simoni, che annuncia l'avvenimento
in occasione dell'apertura del processo canonico per la beatificazione
di 40 Servi di Dio della Chiesa albanese: il francescano padre
Luigj Paliq, ucciso in Kosovo nel 1913; don Gjon Gazulli, impiccato
in una piazza di Scutari nel 1927; altre 38 vittime del periodo
della dittatura comunista 1945-1990.
Rendiamo grazie alla Santissima Trinità!
Ringraziamo il Signore per la Chiesa Cattolica che è in
Albania, che sta per vivere in questi giorni un grandissimo evento:
l'apertura del processo canonico diocesano per la beatificazione
di 40 Servi di Dio, in occasione della venuta in Albania di Sua
Eminenza il Cardinale Crescenzio Sepe, Prefetto della Congregazione
per l'Evangelizzazione dei Popoli.
Il Cardinal Sepe il 9 novembre 2002 consacrerà la nuova
Cattedrale di Rrëshen (Mirditë).
Il 10 novembre 2002, celebrerà la Santa Messa nella Cattedrale
di Scutari e subito dopo sarà avviato il processo per due
sacerdoti: padre Luigj Paliq, O.F.M., ucciso in Kossovo nel 1913,
e don Gjon Gazulli, impiccato in una piazza di Scutari nel 1927;
insieme ad altre 38 vittime del periodo della dittatura comunista
1945 - 1990. Tutti versarono il loro sangue per amore del Signore
Gesù e del prossimo, perdonando con tutto il cuore i loro
uccisori.
Don Lazër Shantoja fu torturato e gli furono amputati mani
e piedi; al vederlo ridotto così sua madre esclamò
disperata: "Compro io il proiettile per ucciderlo, ma non
lasciatelo più in queste terribili condizioni". E
mentre costui veniva fucilato a Tirana, nella capitale dell'Albania,
un altro sacerdote, don Ndre Zadeja, veniva fucilato nella vecchia
e storica città di Scutari, centro del cattolicesimo e
della cultura albanese.
In seguito furono fucilati padre Giovanni Fausti e padre Daniel
Dajani, gesuiti; padre Gjon Shllaku O.F.M., il seminarista Mark
Çuni, i signori Gjelosh Lulashi, Qerim Sadiku e Fran Mirakaj
e padre Anton Harapi, Superiore Provinciale dei Frati Minori.
In seguito Padre Mati Prendushi, guardiano del convento San Francesco
di Gjuhadol, Scutari.
L'arcivescovo di Scutari, Mons. Gaspër Thaçi e l'arcivescovo
di Durrës, Mons. Vinçenc, padre Çiprian Nika,
vennero accusati calunniosamente di aver nascosto le armi sotto
l'altare di Sant'Antonio nella loro chiesa.
Il clero cattolico si distinse per la sua fede, il suo patriottismo
e la sua cultura. A p. Prendushi la dittatura propose di separarsi
dalla Santa Sede di Roma per fondare la chiesa nazionalista. Tutti
rifiutarono con coraggio tale proposta. La stessa proposta fu
fatta anche a Mons. Frano Gjini, Vescovo e Delegato Apostolico,
il quale rispose fermamente: "Mai separerò il mio
gregge dalla Santa Sede".Mons. Gjini fu fucilato nel 1948
e può essere paragonare al Cardinale Fiscer ed a Thomas
Moore.
Nessun sacerdote accettò lo scisma, e questo scatenò
la reazione che portò all'imprigionamento di circa 170
sacerdoti.
Ecco alcuni esempi di torture subiti dai sacerdoti.
Padre Benardin Palaj morì sotto le torture, e morì
a causa del tetano, nel convento dei Francescani, trasformato
in carcere, dove si trovavano più di 700 detenuti.
Don Lekë Sirdani e don Pjetër Çuni morirono immersi
con la testa in giù nel pozzo nero.
Don Alfons Tracki e don Zef Maksen, sacerdoti tedeschi, furono
fucilati.
Padre Serafin Koda diede l'ultimo respiro con la laringe tirata
fuori dalla gola.
Papa Josif, sacerdote cattolico di rito bizantino, caduto stremato
nella palude di Maliq, fu sepolto vivo nel fango.
A don Mark Gjani chiesero di rinnegare Cristo, e la sua risposta
fu: "Viva Cristo Re!". Fu ucciso e il suo corpo dato
in pasto ai cani.
Don Mikel Beltoja fu torturato nella sala del processo, fatto
a porte chiuse. La polizia lo ferì gravemente con i punteruoli
e dopo alcuni giorni venne fucilato.
Dopo questi atti cominciò una terribile propoganda culturale
anticlericale e antireligiosa con la cosìddetta "lotta
di classe". In tutte le istituzioni e in tutte le conferenze,
lezioni, discorsi e conversazioni si propagandava che Dio non
esisteva e che la religione era illusione e sfruttamento.
Il 6 febbraio 1967, il dittatore diede inizio alla "rivoluzione
culturale cinese". Tale rivoluzione si estese con la medesima
intensità e ferocia, specialmente contro la Chiesa, anche
negli angoli più sperduti del paese.
Furono chiuse tutte le chiese insieme alle moschee!
La Cattedrale di Scutari fu trasformata in Palazzetto dello Sport.
Proprio a Scutari, durante un congresso, il dittatore parlò
contro Dio e contro la Chiesa cattolica.
La chiesa francescana di Gjuhadol fu trasformata in cinema.
Il Santuario della Madonna del Buon Consiglio, presso il Castello
"Rozafa" di Scutari, fu distrutto.
La chiesa del Sacro Cuore di Gesù di Tirana fu trasformata
in cinema.
La chiusura della chiesa di Lezha avvenne il 26 marzo 1967, proprio
nel giorno di Pasqua.
Il Santuario di Sant'Antonio di Laç Kurbini fu distrutto
e al suo posto fu costruito un campo militare.
La piccola chiesa di Laç Vau i Dejës, del XIII secolo,
di inestimabile valore, fu distrutta con la dinamite.
Le altre chiese che non furono distrutte furono trasformate in
granai, sale di cultura, tribunali, stalle, officine
Non si vedevano più sacerdoti in giro.
Si facevano controlli da per tutto, si frugava persino nei bauli
del corredo delle donne.
Il 10 luglio 1968 fu inaugurata nella città di Scutari
esposizione ateista: "Sul ruolo retrogrado della fede".
La persecuzione culminò nel 1967, quando l'Albania si proclamò
"stato ateo".
Questa situazione terribile continuò fino al 4 novembre
1990, giorno che segnò l'apertura della nuova epoca della
religione e della professione della fede, con una santa Messa
al cimitero cattolico di Scutari.
Questa data fu seguita da altri eventi felici:
1. la visita di Madre Teresa di Calcutta
2. l'apertura della Nunziatura Apostolica a Tirana;
3. la visita del Santo Padre, Giovanni Paolo II;
4. la costituzione della gerarchia ecclesiastica;
5. l'apertura del seminario interdiocesano "Madonna del Buon
Consiglio";
6. la venuta di molti missionari dalle Chiese sorelle.
L'inizio del processo canonico per la proclamazione di questi
"Servi di Dio", uccisi per la fede, ha un valore molto
importante e significativo per la nazione albanese, poiché
i santi e i martiri non sono soltanto mediatori tra Dio e l'uomo,
ma anche modelli cui ispirarsi per dare un volto nuovo e un futuro
a questo popolo che ha molto sofferto.
Rendiamo grazie al Signore!
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