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IL TESTAMENTO ECUMENICO DEI MARTIRI DEL XX SECOLO
del Prof. Andrea Riccardi
Roma (Agenzia Fides) - Giovanni Paolo II ha ricordato così la sua giovinezza: "... il mio sacerdozio, già al suo nascere, si è iscritto nel grande sacrificio di tanti uomini e di tante donne della mia generazione. A me la Provvidenza ha risparmiato le esperienze più pesanti...". Al Papa è sembrato di aver vissuto una parte di "questa sorta - come dice - di 'apocalisse' del nostro secolo". Giovanni Paolo II, dalla sua esperienza del Novecento, ha tratto la convinzione che il martirio è una realtà contemporanea del Cristianesimo. La stessa espressione "nuovi martiri" è un'espressione woitiliana e si inquadra in quello che è stato il secolo delle stragi, della morte di massa e del terrore.
Penso al primo olocausto del secolo: più dì un milione di morti armeni e siriaci durante la Prima guerra mondiale massacrati perché cristiani. Penso ai morti durante la dittatura comunista nell'ex Unione Sovietica e il terrore staliniano, alle due tenibili guerre mondiali, alla Shoah, proprio in Europa, con la morte di milioni di ebrei (ma anche tanti altri morti: polacchi, zingari, russi...). E' stato, per milioni di esseri umani, un secolo buio.
Di fronte a uno smarrimento tanto profondo e tragico (e quelli citati non sono che alcuni esempi, ma se ne potrebbero ricordare tanti altri), un popolo di credenti, talvolta debole, non ha smesso di celebrare la memoria della Passione del proprio Signore e della sua Resurrezione. Testimoni della fede di ogni confessione hanno sofferto insieme per confessare il Signore. E' una moltitudine di martiri di ogni nazione. Un detenuto del lager delle Isole Solovski in Russia, ricorda un'immagine d'amore in quell'inferno di freddo, dì maltrattamento, di morte:
"Unendosi nello sforzo lavorano insieme un Vescovo cattolico ancora giovane, e un vecchietto emaciato e scarno con la barba bianca, un Vescovo ortodosso, antico di giorni ma forte di spirito, che spingeva energicamente il carico... Chi di noi avrà un giorno la ventura dì far ritorno nel mondo, dovrà testimoniare quello che vediamo ora qui adesso. E ciò che vediamo è la nascita della fede pura e autentica dei primi cristiani, l'unione delle Chiese nella persona dei Vescovi cattolici e ortodossi che partecipano unanimi nell'impresa, un'unione nell'amore e nell'umiltà".
C'è un valore ecumenico nel martirio di uomini e donne, che lungo il secolo non hanno rinunciato alla loro fede, all'amore, alla giustizia a un comportamento umano, pur di salvare la loro vita. L'affresco del martirio nel Novecento rivela un'umanità mite e non violenta, ma anche forte...
E' quell'esperienza interiore di cui scriveva Martin Luther King: "Nel bel mezzo dei pericoli che mi stanno intorno ho sentito la pace interiore e conosciuto risorse di forza che solo Dio può dare. In molti casi ho sentito la forza di Dio trasformare la fatica della disperazione nella letizia della speranza". Penso che ci sia un'eredità comune che i cristiani del XXI secolo debbono comprendere. Il testamento dei martiri non è stato ancora aperto: siamo ancora agli inizi.
(Agenzia Fides 22/3/2003 - Righe 32; Parole 489)
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