Fu un compito immane, il territorio
da percorrere era impervio, e in gran parte inesplorato, e si
estendeva dal confine del Laos alla Birmania. A Chiang Mai il
missionario fece costruire una cappella, per creare un punto di
riferimento alla sua azione apostolica. Aveva 42 anni nel 1937,
quando venne nominato parroco del distretto di Khorat: la sua
azione evangelizzatrice era in piena espansione e dava frutti
eccellenti fra i suoi compatrioti. Dal 1938 al 1941 si occupò
anche della vicina parrocchia di Non-Kaew. In questo periodo di
grande attività pastorale, scoppiò la guerra franco-indocinese
che coinvolse la stessa Thailandia e i missionari e i sacerdoti
ne pagarono le conseguenze.
Padre Nicola venne accusato di spionaggio a favore dei francesi
e quindi arrestato il 12 gennaio 1941 e portato nelle carceri
mandamentali. Dopo 40 giorni, venne trasferito in quelle militari
di Bangkok. Qui fu processato e condannato a quindici anni di
carcere. Il suo arresto e la successiva condanna al carcere, fu
soltanto conseguenza dell’odio per la fede dei cattolici
e ancora di più per il fatto di essere un sacerdote. Alle
autorità politiche non piaceva affatto che padre Nicola
Bunkerd continuasse anche all’interno del carcere il suo
ministero sacerdotale, confortando, catechizzando e battezzando
i suoi compagni di sventura, pertanto fu trasferito nella sezione
degli ammalati di tubercolosi, con lo scopo non dichiarato, di
fargli contrarre la malattia per accelerarne la fine.
E così avvenne, nel carcere contrasse la tubercolosi e,
lasciato senza cure, morì il 12 gennaio 1944 a 49 anni.
Il 7 marzo 1995 la Santa Sede concesse il nulla osta alla diocesi
di Bangkok per l’inizio dei processi canonici per la sua
beatificazione. Beatificato il 5 marzo 2000.
SAN GREGORIO MARIA GRASSI
Il Vicario Apostolico dello Shan-si Meridionale viaggiò,
prima sui “Monti occidentali” poi alla Prefettura
di Lu-ngan-fu. Nel 1886 è al di là della Grande
Muraglia, dappertutto visitando sperduti villaggi che da tempo
non vedevano un missionario
Nato a Castellazzo Bormida, diocesi di Alessandria il 13 dicembre
1833 da Giovan Battista Grassi e Paola Francesca Moccagatta, onesti
borghesi e possidenti, al battesimo fu chiamato Pier Luigi. Nel
1848 entrò fra i Minori Osservanti Francescani. Nel 1856
fu consacrato sacerdote e nel 1861 partì per la Cina dove
per quarant’anni esercitò il suo apostolato come
missionario. Giunse alla meta assegnatagli, lo Scian-tong, accolto
da un suo lontano parente, il Vicario Apostolico Moccagatta, anch’egli
di Castellazzo. Ma non restò molto nello Scian-tong, perché
ebbe l’incarico di spostarsi nella lontana provincia cinese
dello Scian-si con capitale Tai-yuen-fu, una delle città
più celebri e antiche della Cina, a 780 metri sul mare.
Per la sua conoscenza del cinese gli fu dato l’incarico
di Rettore del seminario locale e confessore del numeroso orfanotrofio
femminile, con la cura dei cristiani del circondario, cui si recava
nelle feste principali per l’apostolato diretto.
Era particolarmente cultore del canto, che nelle modulazioni semplici
dei cinesi, assumevano una struggente melodia. Tutte le devozioni
pubbliche in Cina sono accompagnate dal canto. Infondendo fra
i suoi cari cinesi le energie di un’intensa attività
giovanile, padre Gregorio Grassi trascorse i primi 12 anni, acquistando
una preziosa esperienza dei luoghi e degli uomini, che sarà
utilissima per la sua lunga carriera missionaria. Il 19 novembre
1876 viene consacrato Vescovo titolare di Ortosia, con diritto
di successione nello Shan-si, nella cattedrale di Tai-yuen-fu
da parte del Vicario Apostolico di Pechino, che sostituì
mons. Moccagatta gravemente ammalato.
Messosi subito all’opera, iniziò la visita pastorale
nell’immenso territorio. Nell’aprile 1877 si recò
nel distretto di Ta-tong-fu, lontano 450 chilometri dalla capitale.
Mentre si raccoglievano i frutti di questa fervorosa attività,
la Cina nel 1878 fu colpita da una spaventosa carestie che spopolò
città e campagne. Soltanto nello Shan-si la fame fece da
7 ad 8 milioni di vittime, la stessa Tai-yuen-fu ebbe 100 mila
morti e dopo la carestia, come spesso accadeva, venne la peste
e mons. Grassi fu uno dei primi ad essere colpito, mentre curava
gli ammalati. Rimase sedici giorni fra la vita e la morte prima
di guarire e scampare alla pestilenza.
Ripresosi dalla lunga convalescenza, si rimise in viaggio, prima
sui “Monti Occidentali” poi alla Prefettura di Lu-ngan-fu.
Nel 1886 è al di là della Grande Muraglia, per visitare
gli sperduti villaggi, ancora in preda alla miseria della passata
carestia, confortando e confermando i cinesi cristiani che da
tempo non vedevano un missionario. La sua intensa, lunga attività
missionaria è documentata dalla sua numerosa corrispondenza
epistolare, dove racconta le conquiste apostoliche, la gioia delle
conversioni, le tribolazioni subite, la consolazione di avere
come collaboratori attivi missionari e buoni catechisti cinesi.
Il 6 settembre 1891 moriva il venerando mons. Moccagatta e quindi
tutta la responsabilità del Vicariato dello Shan-si ricadde
sulle spalle di mons. Grassi. Il suo impegno aumentò: furono
costruite scuole di ogni tipo, ampliate quelle esistenti, consolidato
il Seminario indigeno, progettò il primo convento francescano
nel 1891 a Tong-eul-kon. Nei suoi 40 anni di missione, edificò,
riparò o abbellì circa 60 chiese e oratori, cominciò
la costruzione del grande ospedale a Tai-yuen-fu, demolito durante
la persecuzione, curò l’accoglienza e la crescita
di oltre 200 orfane da lui affidate alle Suore chiamate ad aiutarlo.
Uomo integro e virtuoso, era di aspetto austero, magro, con barba
veneranda e un parlare secco, amava la semplicità e povertà
francescana, indossava la lunga tunica dei missionari cinesi,
la croce pettorale di vescovo era di semplice ottone.
Il 27 giugno 1900, cominciarono a Tai-yuen-fu le avvisaglie della
persecuzione operata dai boxers, comandati dal sanguinario viceré
Yü-sien e scatenata dall’imperatrice settantenne Tz-hsi.
Furono bruciate le case e la chiesa dei Protestanti, che furono
attaccati per primi. Nonostante qualche tentativo non riuscito,
di mettere in salvo i seminaristi e qualche sacerdote più
anziano, il viceré l’indomani fece trasferire l’Orfanotrofio
in una pagoda buddista.
Il 5 luglio i due vescovi Grassi e Fogolla che lo coadiuvava,
i missionari, le suore, i seminaristi e dieci fedeli domestici
cristiani, furono condotti con dei carri, scortati dai mandarini
e dai soldati, che in teoria dovevano proteggerli, in un edificio-albergo,
in pratica una specie di prigione, dove rimasero fino al 9 luglio
1900, quando con un inganno, furono tutti trasportati nel cortile
del tribunale di Tai-yuen-fu verso le quattro del pomeriggio.
Lì, a colpi di sciabola, vennero tutti massacrati e molti
decapitati, per ultime le suore. Anche i Protestanti subirono
la stessa sorte.
I loro corpi mutilati furono lasciati esposti fino a sera, quindi
ammassati in una fossa comune vicino alle mura della città,
presso la Grande Porta Orientale, dove rimasero per tre giorni,
in pasto ai cani e agli uccelli rapaci. Per paura di una pestilenza,
furono poi sepolti alla rinfusa fuori le mura, assieme alle ossa
anonime di mendicanti e giustiziati. Solo con l’intervento
delle Potenze Occidentali i boxers vennero dispersi e a gennaio
del 1901 vennero esumati i corpi per dare loro una onorevole sepoltura.
Tra i martiri della violenta persecuzione provocata nel 1900 dai
boxers, appartengono all’ordine dei Frati Minori oltre al
Vescovo Gregorio Grassi anche i Vescovi Antonino Fantosati e Francesco
Fogolla, quattro sacerdoti e un fratello religioso. Vi furono
anche sette suore Missionarie Francescane di Maria e undici laici
del Terz’ordine francescano.
Il 1° ottobre 2000 Papa Giovanni Paolo II ha canonizzato un
numeroso gruppo di 120 martiri in Cina; beatificati in precedenza
in vari gruppi a partire dal 1746 con papa Clemente XIII, fino
a Pio XII nel 1951.
SAN LEON IGNACE MANGIN
Massacrato dai boxers insieme a Padre Dem e a più di 3
mila persone a Tchou-Kia-Ho
Nato a Verny presso Metz, in Francia, il 30 luglio del 1857,
Leone Ignazio entrò nella Compagnia di Gesù il 5
novembre 1875 e partì per la Cina il 17 settembre 1882.
Per quattro anni completò la sua istruzione teologica,
pur studiando la lingua cinese, e fu ordinato prete il 31 luglio
1886. Dal 1886 al 1900 Leone – Ignazio ebbe molti incarichi
nelle missioni di Ku-Tchang, Ho-Kieu-Fu e King-Tcheu. Dal 1898
bande di briganti, i noti boxers, assalirono le missioni che ritenevano
simili alle agenzie commerciali straniere.
Dopo la morte di due missionari gesuiti, i padri Remigio Isorè
e Modesto Andlauer, avvenuta il 19 giugno 1900, le comunità
cristiane si raggrupparono a Tchou-Kia-Ho sotto la direzione di
padre Mangin. Questo suo posto di missione era un piccolo villaggio
di 400 anime dove, a causa degli attacchi dei boxers, vennero
a rifugiarsi molte altre persone, fino ad arrivare a 3 mila abitanti.
Padre Mangin chiamò allora il suo antico compagno di studi,
Padre Denn, che viveva in un villaggio vicino (Koutcheng) ed entrambi
pianificarono la difesa della zona. I boxers attaccarono il 14
luglio del 1900, ma gli abitanti opposero resistenza e li respinsero.
Tre giorni dopo tornarono di nuovo all’attacco e riuscirono
ad entrare nel villaggio. Allora i Padri Mangin e Denn riunirono
le donne e i bambini nella chiesa. Il 20 luglio i boxers, più
forti numericamente, sfondarono la porta e offrirono la salvezza
a coloro che avrebbero rinunciato alla fede cristiana. Alcuni
accettarono. Poi Padre Denn intonò il confiteor e Padre
Mangin pronunciò le parole dell’assoluzione. E i
boxers iniziarono il massacro: i corpi vennero decapitati e le
teste furono esposte quale esempio per spargere il terrore. Canonizzato
il 1° ottobre 2000.
SAN LUIGI VERSIGLIA
Guidò la prima spedizione salesiana in Cina
Luigi Versiglia nasce a Oliva Gessi, Pavia, il 5 giugno 1873.
Il 25 febbraio 1930 è ucciso a Li Thau Tseui, in Cina.
Il suo ritratto giovanile è quello di un ragazzo vivace,
ricco di ingegno, distinto nei modi. Dodicenne è mandato
a studiare a Torino, da don Bosco; e da lui nel 1887 si sente
dire: “Vieni a trovarmi, ho qualcosa da dirti”. La
malattia e la morte del Santo impedirono il colloquio, ma il ragazzo
rimase conquistato.
A sedici anni diventa salesiano. Frequenta la facoltà di
filosofia all’Università Gregoriana di Roma e dedica
il tempo libero all’apostolato tra i giovani. Molto impegnato
negli studi teologici e nella sua formazione spirituale, è
ordinato sacerdote a 22 anni. L’anno successivo è
già direttore e maestro dei novizi salesiani a Genzano
di Roma e ben presto si dimostra un impareggiabile formatore di
futuri sacerdoti.
Ma fin dalla giovinezza il suo sogno erano le missioni. Nel 1906
parte a capo della prima spedizione di missionari salesiani per
la Cina. A Macao, dove è chiamato “padre degli orfani”,
assume la direzione di un orfanotrofio e costruisce scuole professionali
ammirate da tutta la cittadinanza.
Nel 1910, a causa della rivoluzione portoghese, si rifugia con
i suoi confratelli a Hong Kong. E’ allora che il Vescovo
di Macao offre ai Salesiani la Missione dell’Heung Shan,
e il Vermiglia comincia la vera vita del missionario. Nel 1914
è di nuovo direttore dell’orfanotrofio di Macao.
Nel 1918 veniva affidata ai Salesiani una vasta regione de Kwang
Tung, che poi divenne il Vicariato Apostolico di Shiuchow, nella
regione del Kwangtung, nel sud della Cina. Luigi Versiglia ne
fu il primo Vicario apostolico. La nuova missione di Shiuchow
fu opera del Versiglia, aiutato dal lavoro missionario dei suoi
confratelli salesiani.
Sotto il suo impulso le residenze missionarie si moltiplicarono:
istituti, asili, orfanotrofi fiorirono anche nelle zone più
desolate. Tra le istituzioni più importanti da lui fondate
vanno ricordate l’orfanotrofio di Hosi, due attrezzate scuole
magistrali e il seminario indigeno. Aveva le doti del buon pastore,
una grande carità, spirito d’abnegazione e un singolare
coraggio: quattro volte catturato dai pirati, riuscì sempre
a vincerli con la sua calma tranquilla e il suo sereno coraggio.
Buono e indulgente con gli altri, duro e austero con se stesso.
Alla sua morte furono trovati in una valigia, che teneva sempre
chiusa, cinque cilizi e una disciplina, formata da funicelle con
grossi nodi ai quali erano fissate delle punte simili a quelle
del filo di ferro spinato. Canonizzato il 1° ottobre 2000.
SAN CALLISTO CARAVARIO
Un adolescente limpido, ucciso prima di poter essere ordinato
sacerdote
Callisto Caravario nasce a Cuorgnè (Torino), l’8
giugno 1903 e nel 1930 muore in Cina insieme a Mons. Versiglia.
Trasferitasi la famiglia a Torino, egli frequentò l’oratorio,
la scuola elementare salesiana e il ginnasio a Valdocco. I suoi
compagni ancora viventi lo ricordano devoto, riservato, calmo,
intelligente, amabile e soprattutto “limpido”. E’
un adolescente molto attento all’attività dei missionari.
Vuole premura incontrarli e informarsi dell’azione missionaria
nell’occasione delle loro visite a Valdocco.
Sedicenne entra a far parte dei Salesiani di Don Bosco. Tre anni
dopo, incontra Mons. Versiglia di passaggio a Torino. “La
seguirò in Cina”, promette e sarà di parola.
S’imbarcò a Genova, a 21 anni alla volta della Cina.
“Sono contento del sacrificio che ho fatto” ha scritto.
Lavora in Estremo Oriente, nella lontana isola di Timor, ma prima
di tutto a Shanghai e dopo a Schiuchow, dove completa la sua preparazione
e viene ordinato sacerdote, da Mons. Versiglia, nel 1929. “Il
tuo Callisto – scrisse alla mamma, che condivideva lo spirito
missionario – non è più tuo: deve essere completamente
del Signore”. Poi scrisse tra le sue riflessioni: “Sarà
breve o lungo il mio sacerdozio? Non lo so, l’importante
è che io presenti al Signore il frutto dei doni ricevuti”.
Lo presentò l’anno dopo con il generoso martirio.
Il suo Vescovo cercò di salvarlo: “Io sono vecchio
– disse agli assassini – fucilate me, ma liberate
lui così giovane”. I briganti non ebbero pietà.
In odio alla fede e per vendicarsi della strenua lotta sostenuta
da lui per difendere la dignità personale di tre giovani
donne, lo uccisero e lo associarono alla gloria del martirio.
Canonizzato il 1° ottobre 2000.
BEATO MAURIZIO TORNAY
Nel 1954 riceve la nomina a parroco di Yerkalo, solitario avamposto
missionario in Tibet, terra in preda ad una violenta persecuzione
anticristiana.
Il beato Maurizio Tornay, sacerdote professo dell’Ordine
dei Canonici Regolari di Sant’Agostino della Congregazione
dei Santi Nicola e Bemardo “Montis Iovis”, nacque
a Rosière (comune di Orsières - cantone del Vallese),
Svizzera, il 31 agosto 1910 e morì martire a To Thong,
Tibet, l’11 agosto 1949. La sua tomba si trova presso la
missione di Yerkalo, in Tibet.
I suoi studi di filosofia e teologia li fece in parte al Grand-Saint-Bernard
e in parte a Weisì (Yunnan, Cina), dove era missionario.
A Weisì si dedicò prima allo studio del cinese poi
del tibetano.
Il 24 aprile 1938 fu ordinato sacerdote ad Hanoi e celebrò
la sua prima Messa a Siao-Weisi. Dopo neppure tre mesi gli fu
affidata la formazione degli allievi del seminario di Houa-Lo-Pa,
che diresse per ben sette anni distinguendosi per la sua dedizione
ammirabile. Sosteneva di avere un grande nemico da combattere:
la pigrizia propria e quella degli allievi. Alcune cronache descrissero
così la sua opera: “Il direttore ha cura di formare
i suoi alunni alla pietà, alla lealtà, al sostegno
reciproco, all’amore del lavoro. Come Gesù, egli
cominciò con il dare l’esempio: la teoria e le esortazioni
verranno più tardi. Alzato di buon ora faceva accuratamente
le sue preghiere, la sua meditazione, celebrava la sua Messa,
in modo da essere disponibile per i suoi alunni, dal mattino alla
sera. Si occupava di loro con la tenerezza di una madre, soprattutto
quando erano malati. Dava loro talvolta i suoi vestiti e il suo
letto, il che metteva il suo superiore, quando s’accorgeva
della cosa, nell’obbligo di rifornirlo di tutto”.
Erano anni di guerra e carestia, che imponevano una disciplina
rigorosa e una dieta forzata. Il cuoco preparava solitamente dei
piatti speciali per il delicato stomaco di Tornay, ma questi preferiva
distribuirli ai suoi seminaristi motivandosi così: “Come
potrei mangiare ciò davanti ai miei alunni, mentre questi
lo divorano con gli occhi?”
In prossimità della Pasqua del 1954 ricevette la nomina
a parroco di Yerkalo, solitario avamposto missionario in Tibet,
terra in preda ad una violenta persecuzione anticristiana. Supplicò
i suoi ex-alunni di “pregare molto”, perché
“a Yerkalo potrei lasciare la mia vita”. In tale località,
infatti, sia le autorità civili che religiose erano gestite
dai lama, che gli diedero ben presto ad intendere di non volerne
sapere della presenza cristiana in Tibet. Padre Maurizio cercò
di far capire che lui ricopriva tale incarico per volontà
del suo Vescovo. Alcune persone del villaggio si mobilitarono
per far retrocedere una delle due parti dalle sue posizioni, allo
scopo di evitare il peggio.
Tornay scelse dunque la via dell’esilio ritirandosi a Pamé
ed esortando i suoi parrocchiani a resistere tra le atrocità
della persecuzione imperversante. Cercò l’appoggiò
del Nunzio Apostolico e del governo cinese, ma fallita la via
diplomatica il Nunzio gli suggerì di partire per Lhasa,
nella speranza di riuscire a far ristabilire un clima di tolleranza
appellandosi allo stesso Dalai Lama e sperando di ottenere un
editto di protezione. Ma i lama locali, che lo avevano fatto espellere
dal Tibet già due volte, lo fecero di nuovo catturare e
riportare al confine cinese, poco oltre il quale, gli tesero un’imboscata
e lo uccisero insieme al suo domestico Doci, l’11 agosto
1949 sul colle di Choula, a 4000 metri. Gli uomini armati incaricati
dell’eccidio furono ricompensati con un premio di 1000 piastre.
I due cadaveri furono in un primo tempo trasportati e sepolti
nel giardino della missione di Atuntze e successivamente trasferiti
nel cimitero delle missione di Yerkalo, dove tuttora sono venerati.
Il nuovo Martyrologium Romanum lo ricorda così nel giorno
del suo martirio: “Ai confini del Tibet, ricordo del Beato
Maurizio Tornay, presbitero e martire, che, canonico regolare
della Congregazione dei SS. Nicola e Bernardo di Monte Giove,
annunciò instancabilmente il Vangelo in Cina ed in Tibet,
prima di venire assassinato dai nemici di Cristo”. Beatificato
il 16 maggio 1993.
BEATO PIETRO TO ROT
Il primo Beato della Nuova Guinea
Pietro To Rot nasce a Radunai, un villaggio dell’isola
della Melanesia della Nuova Guinea. I suoi genitori, Angelo To
Puia, capo del villaggio, e Maria Ia Tumul, furono tra i primi
a convertirsi alla religione cattolica subito dopo l’arrivo
dei missionari, nel 1882.
Terzo di sei figli, Pietro conclusi gli studi ottenne il diploma
di catechista e affiancò il missionario residente in Radunai
nell’opera di evangelizzazione. Nel 1936 sposa Paola Ia
Varpit da cui ebbe tre figli. Nel 1942, al momento dell’invasione
giapponese in Nuova Guinea, quando tutti i sacerdoti vennero internati
in campo di concentramento, Pietro non esitò ad assumersi
la responsabilità pastorale della popolazione cattolica.
Guidò la preghiera, insegnò il catechismo, conferì
il battesimo, assistette ai matrimoni e amministrò l’Eucarestia
ai malati. All’inizio del 1945 i giapponesi vietarono ogni
attività religiosa, ma il servo di Dio non smise il suo
servizio pastorale.
Arrestato una prima volta, fu rilasciato dopo qualche giorno.
Nuovamente arrestato a seguito della delazione di un non cattolico,
fu condannato a due mesi di prigione. Era detenuto nel campo di
Vunaiara da circa sei settimane, quando, in una notte del luglio
1945, fu ucciso da due soldati giapponesi incaricati della sua
custodia. Beatificato il 17 gennaio 1995.
SANTI CRISTOFORO MAGALLANES e 24 compagni martiri
Missionario fra gli indigeni “Huichole”
Nato a Guadalajara nel 1869, Padre Cristoforo Magallanes, che
dà il nome al gruppo dei martiri messicani, era un pastore
di imponente statura che dal 1914 fino alla morte (1927) guidò
la rievangelizzazione degli indigeni Huichole che avevano praticamente
perso i contatti con la Chiesa da quando i gesuiti erano stati
espulsi nel XVIII secolo. Nato da una famiglia povera nel 1869,
aveva lavorato la terra fino all’età di 19 anni,
quando era entrato nel seminario di Guadalajara. Era stato ordinato
nel 1899 e l’anno seguente era divenuto parroco di Totaltiche.
Aveva fondato centri catechistici e scuole nei villaggi della
sua parrocchia, costruendo persino una diga per l’approvvigionamento
idrico e messo i contadini in grado di acquistare piccoli appezzamenti
di terreno.
Sebbene totalmente fautore della non violenza, fu coinvolto in
una battaglia fra Cristero e truppe governative, il 21 maggio
1927. Arrestato e accusato come fomentatore della rivolta, fu
fucilato quattro giorni dopo a Colotlàn, Jalisco (diocesi
di Zacatecas.) Prima di morire dichiarò la propria innocenza:
“Spero che il mio sangue serva a portare la pace ai messicani
divisi”.
È una pagina recente di storia della Chiesa quella che
riguarda questo santo latinoamericano. Pagina sanguinosa: perché
anche nel cattolicissimo Messico i credenti sono stati a lungo
perseguitati da uno Stato anticlericale, e il sacerdote Cristoforo
Magallanes fa parte di una numerosa schiera di martiri messicani.
Santi e Beati Martiri Messicani del XX secolo
Nell’anno 1917 venne promulgata in Messico una Costituzione
anticlericale firmata dal presidente D. Venusiano Carranza, la
quale dette inizio ad una fase di persecuzione religiosa. La Chiesa
per voce dell’Episcopato espresse la sua contrarietà
nei confronti delle leggi di detta Costituzione provocando una
forte reazione da parte del governo. In seguito, dal 1926 in poi
durante la presidenza di D. Plutarco Elìas Calles la persecuzione
si fece più violenta con l’espulsione dei sacerdoti
stranieri, la chiusura delle scuole private e di alcune opere
di beneficenza. I laici messicani avevano formato una organizzazione
denominata Lega in Difesa della Libertà Religiosa. Questa
“Lega” proclamava quanto segue: “Deploriamo
la guerra, ma la nostra dignità oltraggiata e la nostra
fede perseguitata ci obbliga a correre per difenderci sullo stesso
campo su cui si sviluppa l’attacco”.
Il popolo non poté resistere alle privazioni che il boicottaggio
portava, cosicché da se stesso e senza il diretto intervento
del clero, decise di difendere la propria libertà religiosa
per mezzo delle armi. Fu così che sorse la guerra di guerriglia,
conosciuta come “movimiento cristero”. Il movimento
cristero non fu promosso dalla gerarchia ecclesiastica, ma dai
laici. Costoro cercarono l’appoggio dei propri pastori,
appoggio che fu dato in parte e in modi diversi, generalmente
il clero appoggiò la resistenza pacifica. Alcuni sacerdoti
furono ostili al movimento, altri abbandonavano le parrocchie,
ci furono alcuni attivamente favorevoli a questo e presero parte
persino ai combattimenti e altri come è il caso di quelli
che saranno canonizzati si prodigarono nella cura delle anime
del proprio gregge pur sapendo di rischiare la vita. “Nel
1910 in campagna e nelle piccole città di provincia, la
vita religiosa è talmente sviluppata [Luis Gonzàlez:
Popolo in bilico, Mexico, 1967] che è onnipresente; ci
troviamo di fronte a persone tanto pie che pensavano e parlavano
come fossero monaci; il sacerdote per loro è sacro; le
virtù cristiane sono fra loro sociali…” , così
scrive uno dei più attenti storici della persecuzione anticattolica
messicana, lo storico francese Jean Meyer.
Durante gli anni della cruenta persecuzione della Chiesa dettero
la loro vita per la fede cattolica numerosi sacerdoti e laici,
di essi 27 sono stati già beatificati. Il primo fu il gesuita
P. Miguel Agustin Pro il 25 settembre 1988. Lo hanno seguito il
22 novembre 1992 altri 25 martiri: 22 sacerdoti e tre giovani
secolari che con una profonda coscienza di appartenenza cristiana
accompagnarono i loro parroci alla morte condividendo con essi
il martirio: in seguito fu beatificato anche il padre Nieves,
un sacerdote agostiniano che esercitava il suo ministero nello
stato di Michoacan, il quale fu fucilato. Furono tutti uccisi
dalle autorità dello stato senza alcun processo, quasi
tutti furono torturati e giustiziati nel luogo stesso della loro
detenzione perfidamente, durante la notte, per timore della reazione
popolare. In alcuni casi l’esecuzione fu pubblica e barbara
per spaventare e punire i fedeli. Venticinque di questi beati
martiri sono stati canonizzati da Giovanni Paolo II il 21 maggio
2000. Oltre a Cristobal Magallanes, questi i loro nomi: Roman
Adame Rosales; Rodrigo Aguilar Aleman; Julio Alvarez Mendoza;
Luis Batis Sainz; Agustin Caloca Cortes; Mateo Correa Magallanes;
Atilano Cruz Alvarado;
Miguel de la Mora de la Mora; Pedro Esqueda Ramirez; Margarito
Flores Garcia; Jose Isabel Flores Varala; David Galvan Bermudez;
Salvador Lara Puente; Pedro de Jesus Maldonado Lucero; Jesus Mendez
Montoya; Manuel Morales; Justino Orona Madrigal; Sabas Reyes Salazar;
Jose Maria Robles Hurtado; David Roldan Lara; Toribio Romo Gonzalez;
Jenaro Sanchez Delgadillo; David Uribe Velasco; Tranquilino Ubiarco
Robles.
Fonti delle biografie: BSS – Santa Sede
(Agenzia Fides 24/3/2005) |