VEGLIA
…perseguitati ma non abbandonati…
• Canto d’ingresso: GRANDI COSE
Grandi cose ha fatto il Signore per noi,
ha fatto germogliare i fiori fra le rocce.
Grandi cose ha fatto il Signore per noi
ci ha riportati liberi alla nostra terra.
Ed ora possiamo cantare, possiamo gridare
l’amore che Dio ha versato su noi.
Tu che sai strappare dalla morte
Hai sollevato il nostro viso dalla polvere;
tu che hai sentito il nostro pianto
nel nostro cuore hai messo un seme di felicità.
Durante il canto d’ingresso vengono portati all’altare
la croce con un drappo rosso segno del sangue versato in nome
della fede in Gesù Cristo e una catena segno delle persecuzioni
subite dai missionari martiri.
• Guida Da quando, ventiquattro anni fa, la mano di criminali
assassini non si fece scrupolo di uccidere l’arcivescovo
di San Salvador, Mons. Oscar Arnulfo Romero, mentre celebrava
la S.Messa, il ventiquattro marzo è divenuto un giorno
di preghiera e digiuno in memoria dei missionari martiri. Scrive
il Santo Padre nella lettera apostolica “Tertio millennio
adveniente”: “Nel nostro secolo sono tornati i martiri,
spesso sconosciuti, quasi militi ignoti della grande causa di
Dio. Il martire è il più genuino testimone della
verità dell’esistenza. Egli sa di avere trovato nell’incontro
con Gesù Cristo il significato della sua vita e niente
e nessuno potrà mai strappargli questa certezza. Né
la sofferenza, né la morte violenta potranno mai farlo
recedere dall’adesione alla verità che ha scoperto
nell’incontro con Cristo”.
Cel: Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo
Ass: Amen.
Cel: Il Signore misericordioso e compassionevole, lento all’ira
e grande nell’amore, sia con tutti voi.
Ass: E con il tuo spirito.
Cel: In questo incontro facciamo memoria di Cristo risorto e
vivo e con lui dei nostri fratelli e sorelle missionari uccisi
a causa del Vangelo: sull’esempio di Gesù, essi diventano
testimoni del suo amore verso tutti, ma specialmente verso i più
piccoli, i più poveri, i più deboli.
• Richiesta di perdono:
Rit: Misericordias Domini in aeternum cantabo
I Lettore Non sempre noi cristiani ci siamo lasciati
interrogare dalle culture, dalle realtà storiche e
sociali, familiari e personali della gente e dei
popoli. Siamo rimasti chiusi in noi stessi e non
abbiamo permesso alla verità di penetrare e
permeare la realtà quotidiana. Rit.
II Lettore Sappiamo che non è semplice ascoltare gli altri,
costruire rapporti fraterni e crescere in un clima di dialogo
con le varie religioni nel profondo rispetto di tutti. Spesso
abbiamo ceduto alla tentazione di essere i primi, i padroni della
verità, anziché i testimoni. Rit.
III Lettore L’ecumenismo è una sfida per tutte le
Chiese. Non abbiamo sempre avuto il coraggio di assumerlo fino
alle ultime conseguenze ed abbiamo reso difficile ai fratelli
di riconoscere il volto di Cristo nella Chiesa e nella storia.
Rit.
• Guida L’estrema testimonianza dei missionari martiri
è un sigillo alla missione, all’annuncio che il Cristo,
figlio di Dio disceso nel mondo, è stato crocifisso ed
è risorto per la salvezza di tutti gli uomini. La missione
e il martirio nascono dalla certezza che Lui, e soltanto Lui,
è la verità e la vita. Gli uomini e le donne che
partono per le missioni più difficili e pericolose sono
anch’esse persone deboli, che portano dentro di sé
le loro paure e che amano, come tutti, la vita. Ma sono innamorati
di Cristo e del suo Regno, che vogliono far conoscere ai fratelli,
anche i più lontani. Sull’esempio di Gesù
diventano testimoni del suo amore verso tutti, ma specialmente
verso i più piccoli, i più poveri, i più
deboli. Una testimonianza che a volte richiede il sacrificio della
vita. Quegli uomini e quelle donne che scelgono la missione sono
degli inviati: è la Comunità cristiana che manda
qualcuno dei suoi figli e delle sue figlie a diffondere quella
fede sulla quale la Comunità poggia e vive.
Dalla seconda lettera di S.Paolo apostolo ai Corinzi
(4,7-14)
Noi abbiamo questo tesoro in vasi di creta, perché appaia
che questa potenza straordinaria viene da Dio e non da noi. Siamo
infatti tribolati da ogni parte, ma non schiacciati; siamo sconvolti,
ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma
non uccisi, portando sempre e dovunque nel nostro corpo la morte
di Gesù, perché anche la vita di Gesù si
manifesti nel nostro corpo. Sempre infatti, noi che siamo vivi,
veniamo esposti alla morte a causa di Gesù, perché
anche la vita di Gesù sia manifesta nella nostra carne
mortale. Di modo che in noi opera la morte, ma in voi la vita.
Animati tuttavia da quello stesso spirito di fede di cui sta scritto:
“Ho creduto, perciò ho parlato”, anche noi
crediamo e perciò parliamo, convinti che colui che ha risuscitato
il Signore Gesù, risusciterà anche noi con Gesù
e ci porrà accanto a lui insieme con voi.
Parola di Dio. Rendiamo grazie a Dio.
• Canto: SU ALI D’AQUILA
Tu che abiti al riparo del Signore
e che dimori alla sua ombra
dì al Signore “mio rifugio
mia roccia in cui confido”.
E ti rialzerà ti solleverà su ali d’aquila,
ti reggerà, sulla brezza dell’alba
ti farà brillar come il sole,
così nelle sue mani vivrai.
Dal laccio del cacciatore ti libererà
e dalla carestia che distrugge.
Poi ti coprirà con le sue ali e rifugio troverai.
Non devi temere i terrori della notte
né freccia che vola di giorno.
Mille cadranno al tuo fianco ma nulla ti colpirà.
Perché ai suoi angeli ha dato un comando
di preservarti in tutte le tue vie.
Ti porteranno sulle loro mani
contro la pietra non inciamperai.
E ti rialzerò ti solleverò
su ali d’aquila,
ti reggerò sulla brezza dell’alba
ti farò brillar come il sole,
così nelle mie mani vivrai.
• Testimonianza di ANNALENA TONELLI, volontaria
italiana uccisa il 6 ottobre 2003 in Somalia
Lasciai l'Italia a gennaio del 1969. Da allora vivo a servizio
dei somali. Sono trent'anni di condivisione. Scelsi di essere
per gli altri -i poveri, i sofferenti, gli abbandonati, i non
amati- che ero una bambina e così sono stata e confido
di continuare a essere fino alla fine della mia vita.
Vivo e servizio senza un nome, senza la sicurezza di un ordine
religioso, senza appartenere e nessuna organizzazione, senza uno
stipendio, senza versamento di contributi per quando sarò
vecchia. Sono non sposata perché così scelsi nella
gioia quando ero giovane. Lasciai l'Italia dopo sei anni di servizio
ai poveri di uno dei bassifondi delle mia città natale.
Credevo di non poter donarmi completamente rimanendo nel mio paese
...i confini della mia azione mi sembravano così stretti,
asfittici. Trentatré anni dopo grido il Vangelo con la
mia sola vita e brucio dal desiderio di continuare a gridarlo
così, fino alla fine. Questa la mia motivazione di fondo,
insieme a una passione invincibile per l'uomo ferito e diminuito
senza averlo meritato al di la della razza, della cultura, e della
fede. Tento di vivere con un rispetto estremo per i "loro"
che il Signore mi ha dato. Ho assunto fin dove è possibile
un loro stile di vita. Vivo una vita molto sobria nell'abitazione,
nel cibo, nei mezzi di trasporto, negli abiti.Ho rinunciato spontaneamente
alle abitudini occidentali. Ho ricercato il dialogo con tutti.
Vivo sola in un mondo rigidamente musulmano. Oggi molti dei somali
che avevano remore contro di me mi hanno accettato e sono diventati
miei amici. Oggi sanno che ero pronta a dare la vita per loro,
che ho rischiato le vita per loro. Il mio primo amore furono i
malati di tubercolosi, la gente più abbandonata, più
rifiutate in quel mondo. Tutto mi era contro. Ero giovane e dunque
non degna né di ascolto né di rispetto. Ero bianca
e dunque disprezzata da quella razza che si considera superiore
a tutti. Ero cristiana e dunque disprezzata, rifiutata, temuta.Trent'anni
dopo, per il fatto che non sono sposata, sono ancora guardata
con compassione e con disprezzo in tutto il mondo somalo che non
mi conosce bene. Solo chi mi conosce bene dice che io sono somala
come loro e sono madre autentica di tutti quelli che ho salvato,
guarito, aiutato, facendo passare così
sotto silenzio la realtà che io madre naturale non sono
e non sarò mai. E' una vita che combatto e mi struggo e
ne sono uscita con una convinzione incrollabile che ciò
che conta è solo amare. Ma il dono più straordinario,
il dono per cui io ringrazierò Dio e loro in eterno, è
il dono dei miei nomadi del deserto. Musulmani, loro, mi hanno
insegnato la fede, l'abbandono incondizionato, la resa a Dio,
una resa che non ha nulla di fatalistico, una resa rocciosa e
arroccata in Dio, una resa che è fiducia e amore.
(Testimonianza resa in Vaticano nel dicembre 2001 a un Convegno
del Pontificio consiglio per la pastorale della salute)
• Lettura del martirologio: Mentre si canta il ritornello
viene posta sulle braccia della croce la catena a simboleggiare
la stretta unione delle persecuzioni dei missionari martiri alla
passione di Cristo
Rit. Nada te turbe, nada te espante. Qien a Dios tiene nada
le falta.
Nada te turbe, nada te espante. Solo Dios basta.
Dal Vangelo secondo Luca (21,12-19)
Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno,
consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti
a re e a governatori, a causa del mio nome. Questo vi darà
occasione di rendere testimonianza. Mettetevi bene in mente di
non preparare prima la vostra difesa; io vi darò lingua
e sapienza, a cui tutti i vostri avversari non potranno resistere,
né controbattere. Sarete traditi perfino dai genitori,
dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e metteranno a morte
alcuni di voi; sarete odiati da tutti per causa del mio nome.
Ma nemmeno un capello del vostro capo perirà. Con la vostra
perseveranza salverete le vostre anime.
Parola del Signore. Lode a Te o Cristo.
• Omelia
• Canto: Presenza d’amore
Là dove regna l’odio, là dove brucia l’offesa
Fa che la mia presenza sia presenza d’amore
Fa che la mia presenza sia presenza d’amore.
Là dove regna l’errore, là dove il dubbio
resiste
Fa che la mia presenza sia presenza di luce
Fa che la mia presenza sia presenza di luce.
Là dove c’è tristezza, là dove c’è
disperazione
Fa che la mia presenza riporti la tua speranza
Fa che la mia presenza riporti la tua speranza.
Là dove c’è discordia, là dove brucia
il rancore
Fa che la mia presenza sia presenza d’unione
Fa che la mia presenza sia presenza d’unione.
• Preghiera del Santo Curato d’Ars
I Coro Ti amo, mio Dio!
Mio solo desiderio è amarti
fino all’ultimo respiro.
II Coro Ti amo Signore!
La sola grazia che ti chiedo
è amarti in eterno.
I Coro Mio Dio, se la lingua non può dirti
in ogni momento che ti amo,
te lo ripeta il mio cuore
ad ogni mio respiro.
II Coro Ti amo, divino Salvatore,
perché sei stato crocifisso per me;
ti amo, Dio,
perché mi tieni crocifisso per Te.
Insieme Mio Dio, fammi una grazia:
aumenta il mio amore.
• Guida Esprimiamo con il canto del Padre Nostro la volontà
di metterci sempre più attivamente al servizio del regno…
• Padre Nostro
• Benedizione finale
Cel: Dio, Padre delle misericordie che ci dona la grazia del
perdono, vi conceda di essere testimoni dell’amore senza
misura. Amen.
Cel: Gesù Cristo, che ha consegnato la sua vita per la
riconciliazione degli uomini, vi doni di comprendere e di vivere
il suo mandato: Non c’è amore più grande che
dare la propria vita per i propri amici. Amen.
Cel: Lo Spirito Santo infonda in voi la grazia della testimonianza
e del martirio. Amen.
Cel: E la benedizione di Dio onnipotente, Padre, Figlio e Spirito
Santo discenda su di voi e con voi rimanga sempre. Amen.
CANTO FINALE: SIGNORE FA DI ME
O Signore fa di me uno strumento
fa di me uno strumento della tua pace
dov’è odio che io porti l’amore
dov’è offesa che io porti il perdono
dov’è dubbio che io porti la fede
dov’è discordia che io porti l’unione
dov’è errore che io porti verità
a chi dispera che io porti la speranza.
Dov’è errore che io porti verità
a chi dispera che io porti la speranza.
O maestro dammi tu un cuore grande
che sia goccia di rugiada per il mondo
che sia voce di speranza che sia un buon mattino
per il giorno di ogni uomo
e con gli ultimi del mondo sia il mio passo lieto nella povertà,
nella povertà. (2 v.)
O Signore, fa' di me il Tuo canto,
fa' di me il Tuo canto di pace,
a chi è triste, che io porti la gioia,
a chi è nel buio, che io porti la luce.
È donando che si ama la vita,
è servendo che si vive con gioia,
perdonando che si trova il perdono,
è morendo che si vive in eterno,
perdonando che si trova il perdono,
è morendo che si vive in eterno. |