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Martirologio della Chiesa contemporanea >> La Giornata dei missionari martiri
I martiri: un dono per la Chiesa
24 marzo 2003; XI Giornata di preghiera e di digiuno per i missionari martiri
Giornata dei missionari martiri
Sostenere il Movimento Giovanile Missionario

Invitiamo i parroci, i responsabili e tutti coloro che ricevono il materiale a diffondere e far conoscere le iniziative proposte, in particolare alle famiglie, ai giovani e agli ammalati.

Chi desidera contribuire alle spese di spedizione o inviare l'offerta del digiuno a favore della popolazione e dei bambini dell'Etiopia, è invitato a compilare un conto corrente.

Gli ammalati che desiderano iscriversi all'atto di offerta sono invitati a completare e spedire la richiesta che si trova nel sussidio.

I giovani che desiderano conoscere il Movimento Giovanile Missionario e le sue iniziative, possono completare e inviare il tagliando che si trova nel sussidio.
PONTIFICIE OPERE MISSIONARIE
Movimento Giovanile Missionario
via di Propaganda 1/c 00187 ROMA

"IO ME LO VOGLIO PREFIGGERE"
di LOREDANA BRIGANTE

Numerose isole di solidarietà e gesti di una vivente giustizia alimentano la pianticella della speranza. Fare, senza lamentarsi di ciò che gli altri non fanno; andare avanti senza mollare solo perché il cammino procede troppo lentamente; ridere di se stessi (e non solo) invece di prendersela con gli altri; costruire ponti, invece di scavare fossati; cercare amici, invece di filosofeggiare sulla solitudine; credere che un Dio padre ci ama e che ama il suo/nostro mondo: io me lo voglio prefiggere!".
Queste le parole - pienamente vissute - di P. Alois Lintner, missionario assassinato a Salvador de Bahia il 17 maggio scorso. L'unico missionario martire italiano del 2002. Ma il suo "primato" non è questo. Piuttosto, è quello di essersi fatto "ultimo", per servire i fratelli ed annunciare loro il Vangelo con un amore così grande da arrivare a dare la vita, un amore così esclusivo che non può non essere ricordato. Ecco perché, per il Movimento
Giovanile Missionario delle PP.OO.MM. che la propone e per tutta la Chiesa che la celebra, la Giornata di preghiera e digiuno per i Missionari Martiri del 24 marzo ha un senso profondo e un contatto sempre più stretto con la vita di ogni cristiano. Celebrare la Giornata dei Martiri è celebrare l'Amore; è proporlo come strada maestra, come risposta e proposta ad un mondo che pur avvertendone il bisogno lo respinge sempre di più.
Davanti ai toni "decisi" di chi ritiene la guerra uno strumento indispensabile e un modo per far sentire la propria voce (e quella dei piccoli della Terra?), non suona meno decisa l'espressione di P. Lintner: "Io me lo voglio prefiggere…".
In queste poche parole c'è la determinazione data dalla fede, la passione per la giustizia, la capacità di sognare e di sperare tipica di chi, come Gesù, riconosce obiettivamente la realtà ma sa anche guardare oltre. Eppure non c'è violenza. C'è tutta una vita spesa per i poveri, c'è sangue versato per la Chiesa, quel sangue che - come dice Tertulliano - "è seme di nuovi cristiani". Di altri cristiani, ma anche di cristiani che già lo sono, ma hanno bisogno di rinnovarsi, di rinnovare la loro promessa batttesimale e la loro appartenenza alla Chiesa, di sentirsi parte di una comunità animata dalla forza del Vangelo e continuamente in movimento per opera dello Spirito Santo. Lo slogan scelto, quest'anno, per l'undicesima Giornata di preghiera e digiuno per i Missionari Martiri del 24 marzo è "Martiri: hanno versato il sangue per la Chiesa".
Nel sussidio, che verrà utilizzato dai Centri Missionari diocesani, dalle comunità parrocchiali, dagli Istituti religiosi e missionari, dai giovani del Movimento Giovanile Missionario e dai gruppi giovanili, verranno proposte una Veglia e una Via Crucis, oltre ad essere indicati alcuni segni e dei gesti particolari.
Diventino, quei momenti di preghiera, così come il digiuno e l'atto di offerta dei sofferenti, gli spazi da cui ripartire per diventare testimoni più credibili del Vangelo. Non sia sangue versato inutilmente, quello dei martiri, né lo si consideri versato solo per i non cristiani o per i poveri di quel momento e di quel luogo contingenti.
Sia anche sangue versato per la Chiesa: per la salvezza, la conversione e l'impegno più radicale e coerente dei suoi fedeli. Il martirio non è lo scopo. A volte diventa un mezzo. Ma soprattutto è una conseguenza, è l'esito di un'esistenza interamente donata. Versare il sangue per la Chiesa è un atto di amore e di fiducia incondizionato.
Anche se non sarà richiesto questo a tutti, ogni battezzato faccia almeno in modo di non limitarsi a versare solo l'otto per mille per la Chiesa. O a versare qualche lacrima di commozione per la morte coraggiosa di tanti missionari. Il martirio di tanti uomini e donne diventi per noi il modello e la spinta ad uno slancio più generoso della nostra fede. "Non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato" (Atti 4,20).
Diventi questo il nostro scopo: annunciare Gesù Cristo. Sia questo ciò che ci vogliamo prefiggere.

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