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L'ATTENZIONE AL MARTIRIO: UN DONO DI GIOVANNI PAOLO II ALLA CHIESA
di Luigi Accattoli
Roma (Agenzia Fides) - "Nel nostro secolo sono ritornati i martiri" afferma il Papa: ma vale anche per l'Italia? Sì, vale anche per noi. Ho condotto un'indagine giornalistica sul martirio cristiano nell'Italia di oggi e ho trovato quasi 400 personaggi definibili come "testimoni della fede", con criteri simili a quelli adottati dalla Commissione "Nuovi Martiri" del Grande Giubileo. I risultati dell'indagine sono esposti nel volume "Nuovi martiri. 393 storie cristiane nell'Italia di oggi".
In maggioranza, questi "testimoni" italiani sono morti negli anni della seconda guerra mondiale: per salvare gli ebrei dalla persecuzione (25 casi: da padre Girotti agli undici certosini di Farneta), nelle stragi operate dall'occupante nazista (64 nomi), in difesa della dignità della persona umana (100 nomi: da Salvo d'Acquisto a Teresio Olivelli) sia nei confronti dell'oppressione nazifascista, che delle vendette di parte comunista.
Dopo i testimoni della guerra, il gruppo più numeroso raccoglie i "Martiri della Missione" (146 nomi): si tratta dei missionari che sono morti di morte violenta nei paesi di missione, da quelli uccisi in Cina all'inizio del secolo agli ultimi che sono morti in Africa e a Timor Est. Altri 58 nomi si distribuiscono nei capitoli riguardanti i "Martiri della Carità", quelli della "Giustizia" e quelli della "Dignità della donna": si va da don Berretta a Maria Goretti, dai giudici uccisi dalla mafia (Livatino e Borsellino) alle vittime del terrorismo (Moro, Bachelet, Taliercio), ai volontari delle missioni di pace e delle missioni umanitarie uccisi in Somalia, in Bosnia, nell'ex Zaire.
L'attenzione al martirio cristiano nella nostra epoca è un dono di Giovanni Paolo II alla Chiesa: un dono che gli viene dalla grande esperienza di sofferenza del suo popolo lungo il secolo XX. Insieme ai polacchi (tremila furono solo i sacerdoti deportati nel lager nazista di Dachau), i popoli che hanno dato il maggior numero di martiri sono quello spagnolo, quello messicano e quello tedesco: ed è cristianamente bello vedere che, insieme a tanti passivi esecutori delle direttive omicide del nazismo, la Germania abbia generato anche tanti testimoni che hanno pagato con la vita la resistenza al male. L'Italia - secondo la mia valutazione - viene subito dopo, per numero di "testimoni": direi per quinta, dopo i Paesi elencati sopra.
La Commissione per i "Nuovi martiri" ha raccolto 12.692, schede riguardanti altrettanti "testimoni": 8.670 sono europei, 1.706 asiatici, 1.111 dell'ex Unione sovietica (che è in parte europea e in parte asiatica), 746 dell'Africa, 333 delle Americhe, 126 dell'Oceania. Le caratteristiche specifiche del martirio italiano sono due: il gran numero di "Martiri della Missione" (c'è da secoli un primato missionario italiano, confermato anche da questa indagine) e di testimoni che muoiono per salvare un fratello. E' la nota della carità fraterna che ha sempre caratterizzato più d'ogni altra l'essere cristiani in questo Paese. (Agenzia Fides 22/3/2003 - Righe 32; Parole 455)
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