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Formazione >> Cultura >> Thailandia
Intervista a Madre Myriam Kaipe Harouen delle Suore di Saint Paul de Chartres
a cura di Miela Fagiolo D'Attilia

Crocevia di popoli diversi riuniti da varie ondate migratorie, la Thailandia è un Paese che ospita 9 religioni, tra le quali il buddhismo è il più diffuso (90%) e si identifica con l'identità thai . Su una popolazione di 63.471.901 abitanti sono presenti solo 290.503 cattolici, ovvero lo 0,4%. Il clero è costituito da 422 preti, 275 religiosi, 120 fratelli e 1384 religiosi di 10 diocesi.
A parlarci della situazione dei cattolici è madre Myriam KaipeHarouen, tailandese, delle Suore di Saint Paul de Chartres che abbiamo intervistato per il nostro dossier.

Come vivono la loro fede i cattolici nel suo Paese?
I rapporti con le altre religioni non pongono problemi. La Thailandia è sempre stata e resta un paese tollerante in cui ognuno può professare liberamente il proprio credo religioso. In generale, le autorità sono soddisfatte dell'armonia che regna tra le principali religioni. Una recente dichiarazione del direttore generale dell'Ufficio religioso (riportata nella Revue d'Asie n. 317) sottolinea che "I responsabili religiosi sono degli esempi di generosità, di gentilezza e di spirito di sacrificio per il bene della società".
Se nel Pese non ci sono conflitti religiosi è grazie alla saggezza del re e alla sua apertura alla convivenza pacifica, radicata nella pratica delle religioni ancestrali. Il re accetta tutte le religioni: i cattolici come tutte le altre confessioni religiose rispettate dai buddhisti. Il re ama la sua gente e lavora perché sia felice. Per combattere il sottosviluppo ogni famiglia deve poter costruire la casa sul proprio terreno, avere acqua per coltivare il giardino, nutrirsi e vendere i prodotti coltivati, poter condividere con chi ne ha bisogno. Il senso della condivisione è innato nella gente e figura tra i cinque comandamenti buddhisti: rispetto della vita dell'uomo, degli animali, della natura, condivisione, amicizia, carità compassionevole, accoglienza.

Quale servizio può offrire il mondo cattolico alla società thailandese?
Laici e religiosi possono collaborare allo sviluppo del Paese offrendo la loro competenza nei settori dell'educazione, della salute e della formazione professionale. Le numerose scuole gestite da religiosi sono terreno di evangelizzazione, ma non tutti i bambini possono accedervi, o sono costretti ad abbandonarle per sovvenire ai bisogni della famiglia. Lo sforzo di adattarsi alla realtà del Paese è sempre più forte e c'è un grande impegno anche nella cura dei malati di Aids e delle prostitute. Il turismo, considerato una delle più importanti forme di reddito comporta aspetti positivi e negativi. Spesso le ragazze che finiscono nel giro della prostituzione lo fanno per necessità, con lo scopo di aiutare la famiglia. La creazione di scuole professionali, di cucito o altro, permette nello stesso tempo, di far crescere il livello umano delle ragazze e di dare loro la possibilità di guadagnarsi dignitosamente la vita anche per la loro famiglia.

Quale evangelizzazione nella cultura thai? Come annunciare il Vangelo?
La testimonianza più significativa che può dare la comunità cattolica in un Paese buddhista è quella di testimoniare l'amore di Cristo, di vivere in pace con la gente, condividendo ciò che si ha e che si è. Come cristiani dobbiamo condividere la fede: non si tratta di imporre né di stabilire una distinzione tra laici e religiosi, ma di diffondere la testimonianza con la fedeltà della nostra vita. Essere fedeli consiste nel donare la fede e restare saldi malgrado il tempo che passa e gli avvenimenti che sconvolgono il mondo. La regola di vita resta per noi un modello di equilibrio tra la contemplazione e l'azione.
Una comunità di religiosi buddhisti si definisce anche per la sua regola. Ciò che ci differenzia è la fedeltà nell'impegnare tutta la nostra vita al servizio dei fratelli, mentre il monaco buddhista compie una esperienza di vita comunitaria temporanea. Tutta la nostra vita è apostolica e ognuno testimonia Cristo nella sua realtà personale.
Testimoniamo attraverso il lavoro: la nostra comunità è costruita su carità e condivisione che sono gli aspetti visibili della fraternità evangelica. Questo aspetto della nostra vita è ben visto dal popolo thai, molto sensibile al valore della condivisione. Testimoniamo attraverso la vita comunitaria. Siamo inviati e riuniti secondo circostanze della Provvidenza. Testimoniamo attraverso l'amore senza limiti, senza frontiere, per tutti i popoli. E' l'amore universale che si manifesta nella vita apostolica poiché l'apostolo si dona a tutti, senza distinzioni, con la sola scelta preferenziale verso i poveri, gli emarginati.

Avete contatti ed esperienze di preghiera con i buddisti?
In alcune circostanze cristiani e fedeli di altre religioni si riuniscono per pregare insieme, come ad esempio in occasione della "Samati", la contemplazione buddhista. Si prega insieme anche per la festa del re, nelle grandi riunioni pubbliche, nelle veglie funebri, nelle occasioni religiose celebrate nelle scuole.

Quale è lo specifico carisma della vostra Congregazione?
La missione delle Suore di Saint Paul de Chartres, fondata nel 1898,conta 216 religiose e si colloca nel cuore della missione universale della Chiesa. Consacrate per la missione, viviamo questo desiderio di condividere l'una con l'altra il dono della consacrazione. La nostra missione è nata assistendo i malati ed educando i giovani dei villaggi. Siamo perciò suore di carità e il nostro servizio si estende a tutti, senza distinzione. La nostra congregazione nasce in Thailandia tre secoli fa e ancora oggi siamo fedeli al carisma dei nostri fondatori.
Il 19 luglio 1895, monsignor Vey, Vicario Apostolico del regno del Siam, scriveva a Madre Candida, Superiora delle Missioni in Estremo Oriente: "Bangkok è una città di 400.000 abitanti in cui non c'è un ospedale dove i malati possano essere adeguatamente curati. La missione ha già trovato un terreno. Se ci promettete di inviare delle suore, noi costruiremo". E Madre Candida rispondeva: "Costruite". Tre anni dopo sette suore lasciavano Saigon per Bangkok e così nacque l'ospedale Saint Louis, in cui le suore sono presenti ancora oggi. Lavoriamo anche in un altro ospedale della diocesi, curando 443 malati.
Nel 1904 constatando che a Saigon c'erano suore disponibili, Madre Candida scriveva a monsignor Vey: "C'è ancora posto per noi da voi?". E il monsignore rispose: "Riceverei volentieri ancora 40 delle vostre suore. Venite!". Così furono fondate le prime scuole negli anni tra il 1905 e il 1907. Il piccolo seme gettato è cresciuto e porta frutti. Oggi le nostre suore esercitano la loro attività apostolica in 10 diocesi, occupandosi di: 8.351 bambini della scuola materna; 33.004 scolari delle classi primarie; 18.000 scolari delle classi secondarie; 611 nelle scuole professionali.
Adattandosi ai bisogni della gente, nell'ultimo anno, è iniziato un servizio per i malati di Aids. Siamo presenti anche negli orfanotrofi, nei centri di accoglienza per i giovani in difficoltà e nell'assistenza agli anziani.
Oggi ci sforziamo di vivere in comunione con i laici, nostri preziosi collaboratori. Attraverso la nostra vita apostolica partecipiamo alla loro formazione di evangelizzatori, dando loro la possibilità di occupare anche posti di responsabilità. Accogliendoli nella nostra assemblea fraterna, possono scoprire il nostro carisma, condividere la spiritualità che ci anima e sostenere la missione.

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