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1. Importanza
Pur sapendo che la pastorale non può essere durante la
vita nel Collegio l’attività più importante,
riconosciamo in essa un elemento fondamentale per poter vivere
già da adesso la nostra vocazione sacerdotale e missionaria
e per la nostra formazione verso il sacerdozio. La chiamata ricevuta
e l’esperienza fatta con Cristo Buon Pastore ci spingono
a condividere il nostro cammino di fede, e nella misura del possibile,
metterci al servizio del popolo di Dio. Facendoci vicini nei diversi
posti di pastorale troviamo che ci fanno crescere nell’identificazione
vocazionale, provocandoci ad assumere atteggiamenti di donazione
gratuita, coraggio, umiltà nel servizio, diventando quindi
anche un elemento importante di discernimento. Ci fanno crescere
anche come uomini di fede che imparano a leggere l’azione
di Dio nella storia dei popoli e delle persone. Oltre al livello
personale, l’attività pastorale di ogni singolo arricchisce
l’intera Comunità. Preoccupazione costante di tutti
sarà trovare un buon equilibrio per integrarlo negli altri
aspetti della vita (preghiera personale e comunitaria, studio,
altri impegni comunitari).
2. Stile di Attività. Metodologia.
Lo stile / metodologia concreta subirà variazioni da un
posto all’altro. Qui si sottolineano dei criteri di base:
a. Acculturazione / inculturazione. La nostra pastorale è
svolta con gruppi appartenenti a popoli diversi dal proprio e
con confratelli di altre culture. E’ questa un’opportunità
concreta per misurare e crescere nella capacità di andare
come missionari oltre le proprie frontiere.
b. Collaborazione: con la Chiesa locale di Roma, con le persone
che si incontrano nei diversi posti di ministero (sacerdoti, religiosi/e,
laici). Ci si pone, come comunità, al loro servizio, collaborando
con loro nelle esperienze pastorali già esistenti, imparando
ad amare Cristo nella guida di un popolo.
c. Lavoro Comunionale: nessun seminarista opera stabilmente da
solo in nessun posto di pastorale. Sotto la guida e direzione
dei Formatori incaricati dell'attività pastorale vengono
dettagliati scopi, modi, tempi, attività del lavoro pastorale.
Si impara così ad evangelizzare come “cenacolo di
apostoli”, programmando, condividendo, pregando, svolgendo
l’attività insieme, cercando, inoltre, di evitare
il protagonismo e l’improvvisazione.
d. Comunione e Comunicazione. E’ la Chiesa che “manda”
in missione e quindi, l’attività pastorale è
svolta sentendosi parte della Comunità del Collegio. Rientrando
dal proprio ministero ognuno si impegna a comunicare e condividere
la propria esperienza in diversi modi: scambi, valutazione, preghiera.
e. Costanza, continuità e provvisorietà. Una volta
preso un impegno concreto ci si adopera con costanza, consapevoli
tuttavia degli inevitabili limiti di tempo. Si cerca pure di favorire
anche la possibilità che ognuno faccia un servizio pastorale
diversificato lungo tutta la durata della sua permanenza nel Collegio.
La continuità è garantita, in tal caso, dal coinvolgimento
della Comunità del Collegio nei diversi luoghi di ministero
piuttosto che dalla permanenza dei singoli.
f. Accompagnamento. Data l’importanza dell’aspetto
pastorale a vari livelli, è fondamentale che ogni singola
persona e attività sia accompagnata dai Formatori incaricati
e dalle persone responsabili di ogni singola iniziativa apostolica.
3. Tempi
Viene dedicata all’attività pastorale ordinariamente
parte della domenica o il pomeriggio dei sabati. Durante le vacanze
scolastiche le attività ed esperienze pastorali sono programmate
secondo gli indirizzi del Collegio e ogni seminarista viene destinato
dal Collegio a luoghi e attività concrete seguendo un piano
concreto di formazione ed esperienza pastorale per il periodo
di vacanze estive.
4. Campi di Pastorale.
I posti concreti di pastorale vengono stabiliti cercando non soltanto
di dare continuità alla nostra presenza ma anche di qualificarla
sempre di più affinché il nostro contributo possa
essere consono alla vocazione sacerdotale e allo scopo del Collegio:
a. Nelle parrocchie: annuncio della Parola, catechesi, liturgia.
b. Nelle opere assistenziali e di carità.
c. Nel lavoro pastorale guidato nella propria diocesi di origine.
5. La formazione pastorale
Rimane fondamentale la formazione pastorale che si attua
non solo attraverso la partecipazione, per i più anziani
nel cammino formativo, alla vita delle parrocchie romane, movimenti,
associazioni cattoliche di carattere apostolico, debitamente approvate,
ma anche una precisa pastorale liturgica. Essa deve garantire
che i futuri diaconi e sacerdoti, non solo conoscano le varie
celebrazioni che sono chiamati a presiedere, ma si preparino con
cura ad ascoltare le confessioni dei fedeli sia partecipando a
corsi e incontri come quello che ogni anno fa la Sacra Penitenzieria,
sia ascoltando le conversazioni dei superiori del Collegio o di
altri professori invitati. Apprenderanno con precisione una formazione
liturgica e una formazione apostolica. Gli studenti siano anche
aiutati a conoscere come celebrare i Sacramenti, istituire le
pratiche matrimoniali e tutti gli altri aspetti necessari per
la vita pastorale di un sacerdote.
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