All'inizio del 1940 il Vescovo di Masaka in Uganda,
chiese alla Pontificia Opera di San Pietro Apostolo di essere
aiutato a mantenere un suo sacerdote a Roma per perfezionarsi
negli studi superiori presso gli Atenei Romani.
Il Presidente del Consiglio Superiore dell'Opera, in quell'epoca
Sua Eccellenza Monsignor Celso Costantini, Segretario della Sacra
Congregazione di Propaganda Fide, si è pronunciato favorevole
all'istanza, ed un altro membro del Consiglio, Mons. Rosso, accennò
alla convenienza di pensare fin da allora ad una casa destinata
a sacerdoti provenienti dai territori di missione, come residenza
durante gli anni di studi superiori. A questa proposta Monsignor
Costantini ha dato il suo assenso, a condizione però che
si nominasse un Rettore responsabile per i giovani sacerdoti studenti.
Era
così nata l'idea del Collegio San Pietro. Tuttavia, passarono
due anni, ancora prima che il Consiglio Superiore dell'Opera di
San Pietro Apostolo ridiscutesse la questione della casa. In quell'occasione,
furono prese in esame le due principali difficoltà, in
cui il Collegio Urbano era venuto a trovarsi e cioè: 1.
La mancanza di libero accesso a Roma per i seminaristi provenienti
dai territori di missione, a causa della guerra; 2. il crescente
numero di seminari locali nelle missioni che sembrava rendere
il Collegio Urbano meno necessario. Quindi è stata sollevata
la possibilità di cambiare la destinazione del Collegio
dai seminaristi ai sacerdoti provenienti dalle missioni. Questo
suggerimento ha ovviamente provocato una vivace discussione, al
termine della quale Monsignor Costantini indicò si l'opportunità
di fondare un Collegio separato e distinto per i sacerdoti com'era
già prospettato, ma lasciando il Collegio Urbano per l'uso
dei seminaristi.
Proprio in quel momento storico – la seconda guerra mondiale
- l'Opera di San Pietro Apostolo si è trovata in una situazione
favorevole per pensare alla fondazione di questo nuovo Collegio.
A causa della guerra, appunto e del conseguente blocco delle valute,
il denaro a disposizione della Pontificia Opera di San Pietro
Apostolo non poteva essere inviato alle missioni; inoltre esisteva
il reale pericolo di svalutazione. Quindi, il Consiglio Superiore
su proposta di Sua Eccellenza Monsignor Costantini, decise di
procedere con il progetto del Collegio per i sacerdoti, incaricando
la commissione finanziaria di studiarlo in concreto. Fu pure suggerito
un possibile nome per il nuovo Collegio: "Pastor Angelicus",
in onore del Giubileo del Santo Padre Pio XII. Si pensava che
questo nome avrebbe favorito la collaborazione di numerosi benefattori.
Nel momento in cui Monsignor Costantini ha informato il Papa di
quest'intenzione del Consiglio Superiore dell'Opera, il medesimo
Sommo Pontefice si è mostrato entusiasta dell'idea del
Collegio ma riluttante sul nome prospettato, dando come motivazione
il fatto che egli era ancora tra i vivi e quindi, ha suggerito
che il Collegio fosse denominato "San Pietro Apostolo",
proprio perché era la Pontificia Opera di San Pietro Apostolo
che ne ha voluto la sua esistenza.
Furono prese in considerazione diverse proprietà per il
Collegio: una al Gianicolo, nella vicinanza del Collegio Urbano,
per facilitare l'accesso all'Ateneo di Propaganda Fide; un'altra
sulla via Aurelia; una terza ai Pari oli; una quarta sulla Via
Mura Aurelie al n. 8 (cosi si chiamava in quell'epoca) ed infine
una quinta sulla medesima strada al n. 4, denominata la "Villa
Casale", costruita su un terreno di quasi 4 mila metri quadrati.
La Contessa Casale, all'inizio delle trattative, richiedeva la
somma di US $ 63.000, che era molto ingente. Monsignor Signora,
Segretario Generale della Pontificia Opera di San Pietro Apostolo,
dovendo attenersi al tetto massimo fissato dal Consiglio Superiore,
dopo lunghe, laboriose e interrotte trattative, convinse la Contessa
ad accettare appunto l'offerta di $US 40.000. Così il terreno
divenne di fatto proprietà dell'Opera di San Pietro Apostolo,
anche se per ragioni giuridiche, il contratto sia stato stipulato
dalla Sacra Congregazione "de Propaganda Fide".
Il collegamento tra la Sacra Congregazione de Propaganda Fide
e la Pontificia pera di San Pietro Apostolo non si limita certo
alla proprietà dell'immobile. Esso è molto più
profondo come ha egregiamente sottolineato Sua Eminenza il Cardinale
Agnelo Rossi, in una lettera inviata al Rettore del Collegio San
Pietro in data 22 Febbraio 1972, in occasione del 25° anniversario
di fondazione. In essa leggiamo: "Un progetto di un Collegio
a Roma per i giovani preti dei territori di missione, corrisponde
in modo eminente agli scopi della Pontificia Opera di San Pietro
Apostolo, indicati nel Motu Proprio 'Vix ad summi' di Pio XI del
24 giugno 1929, in cui scrisse: 'La Pontificia Opera di San Pietro
Apostolo, per sua natura, deve dare la propria collaborazione
alla Sacra Congregazione "de Propaganda Fide" per una
formazione intensamente spirituale ed appropriata del clero nativo
e per l'erezione di seminari ovunque le circostanze lo richiedono'".
In questo arco di 50 anni di vita, il Collegio ha avuto segni
di tangibile predilezione da diversi Papi. Nella sua prima visita
a questo Collegio (21 giugno 1964) un anno dopo la sua elezione,
Paolo VI ha sottolineato un valore fondamentale della formazione
che qui si può ricevere: "In questo Collegio i giovani
possono avere notizia ed esperienza di ciò che è
veramente la Chiesa Cattolica, come solamente a Roma è
possibile conseguire". E in un'altra visita, il giorno dell'Epifania
del 1970, ha ribadito lo scopo del Collegio: "E' una casa
di studio, cioè di silenzio, di raccoglimento e di pensiero....Benedirete
un giorno questa casa; altri la benediranno con voi, come l'officina
intellettuale e spirituale che vi ha abilitato a dare testimonianza
con l'arte tradizionale e moderna della parola, della penna e
della vita al Messaggio Evangelico, alla Fede ed alla carità
della Chiesa".
Il valore caratteristico di questo Collegio, come è risaputo,
sta nel fatto che esso non è un Istituto per sacerdoti
da un determinato paese o regione, ma una comunità formativa
ed unita di sacerdoti provenienti da ogni parte del mondo, diversi
tra loro, per lingua, razza, cultura e tradizioni. Qui, grazie
a Dio, sono garantite in modo armonico e con strutture di sostegno,
le varie dimensioni della formazione permanente: umana, intellettuale,
spirituale e pastorale.
Come afferma Giovanni Paolo II nell'Esortazione Apostolica Pastores
dabo vobis no. 74 : "E' in un tale ambiente che un sacerdote
diviene sempre più consapevole, della fisionomia del presbiterio,
quella di una vera famiglia, di una fraternità i cui legami
non derivano dalla carne e dal sangue, ma dalla grazia sacramentale
dell' Ordine, una grazia che eleva i rapporti umani, psicologici,
affettivi, amicali e spirituali tra i sacerdoti; una grazia che
si espande, penetra, si rivela e si concretizza nelle forme d'aiuto
reciproco, sia spirituale che umano".
La vera grandezza di questo Collegio però, che nasce dalla
iniziale visione lungimirante sia della Congregazione per l'Evangelizzazione
dei Popoli che della Pontificia Opera di San Pietro Apostolo,
sta nel suo carattere di "universalità". Ed è
per questo che la storia del Collegio è segnata da una
linea di sviluppo progressivo, che lo ha portato ad una funzione
insostituibile nella realizzazione delle finalità missionarie
della Chiesa.
In questo Collegio i sacerdoti si trovano in una scuola veramente
missionaria, dove si insegna una "missiologia" non astratta,
ma concreta, vissuta, sperimentata, dove si apprende che qualunque
ministero sacerdotale partecipa della stessa ampiezza universale
della Missione affidata da Cristo agli Apostoli, che il sacerdozio
di Cristo nel suo fondamento si dirige a tutti i popoli senza
distinzione di stirpe, nazione o età.
Pertanto, proprio qui, in questo Collegio si spera ancora oggi,
che maturi in tutti gli studenti una vera "passione"
missionaria, che peraltro è già iscritta nell'evento
stesso di Gesù Cristo, l'unico Salvatore del mondo.
|