Alle 11.30 di questa mattina, nell’Aula
Giovanni Paolo II della Sala Stampa della Santa Sede, ha luogo
la Conferenza Stampa di presentazione dell’Instrumentum
laboris dell’XI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo
dei Vescovi, che si svolgerà in Vaticano dal 2 al 23 ottobre
2005, sul tema: "L'Eucaristia: fonte e culmine della vita
e della missione della Chiesa".
Prendono parte alla Conferenza Stampa S.E. Mons. Nikola Eterovic,
Arcivescovo tit. di Sisak, Segretario Generale del Sinodo dei
Vescovi e il Rev.mo Mons. Fortunato Frezza, Sotto-Segretario del
Sinodo dei Vescovi.
Pubblichiamo di seguito i testi dei rispettivi interventi:
INTERVENTO DI S.E. MONS. NIKOLA ETEROVIC
Nell’articolato iter della preparazione di un’Assemblea
del Sinodo dei Vescovi un posto speciale occupa l’elaborazione
dell’Instrumentum laboris, documento di lavoro dell’assise
sinodale preparato in otto lingue: latino, lingua ufficiale del
Sinodo dei Vescovi, italiano, francese, spagnolo, portoghese,
inglese, tedesco e polacco. Sono lieto di presentare tale pubblicazione,
connessa con il prossimo Sinodo dei Vescovi, come risulta pure
dal suo titolo "L’Eucaristia: fonte e culmine della
vita e della missione della Chiesa". L’Instrumentum
laboris è il risultato di un lavoro collegiale, compiuto
dalla Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi con l’aiuto
del X Consiglio Ordinario della Segreteria Generale.
Metodo collegiale del lavoro sinodale
Il metodo collegiale caratterizza non solamente i lavori dell’Assemblea
del Sinodo dei Vescovi, luogo privilegiato della collegialità
tra i rappresentanti scelti dell’ordine episcopale radunato
intorno al suo Capo, Vescovo di Roma e Pastore universale della
Chiesa, ma accompagna l’intero processo sinodale che include
anche la preparazione di un’Assemblea e la messa in pratica
delle sue proposte, chiamate propositiones. Le proposizioni contengono
il consenso dei padri sinodali sui temi principali del dibattito
in seno all’Assemblea. Esse vengono consegnate al Santo
Padre con preghiera di elaborarle in un documento che tradizionalmente
viene denominato Esortazione post-sinodale. Nella sua redazione
un ruolo attivo ha il Consiglio Ordinario della Segreteria Generale.
Quanto all’organizzazione di un’Assemblea, il senso
collegiale si esprime già nella scelta del tema di ogni
assise sinodale e, poi, accompagna tutte le tappe della sua preparazione.
Per esempio, al termine della X Assemblea Generale Ordinaria,
celebrata dal 30 settembre al 27 ottobre 2001, sul tema "Il
Vescovo: Servitore del Vangelo di Gesù Cristo per la Speranza
del mondo", i padri sinodali proposero vari argomenti per
la successiva Assemblea. La Segreteria Generale ha, poi, svolto
la consultazione dell’intero episcopato attraverso le Conferenze
Episcopali, le Chiese Orientali Cattoliche, i Dicasteri della
Curia Romana e l’Unione dei Superiori Generali. In seguito,
il risultato di tale consultazione è stato oggetto di attento
esame da parte del Consiglio Ordinario della Segreteria Generale,
in vista della presentazione al Santo Padre della terna di temi
che avevano raggiunto il più alto consenso. Il 13 febbraio
2004 è stata pubblicata la decisione del Papa Giovanni
Paolo II di v. m. di celebrare l’XI Assemblea Generale Ordinaria
sul tema "L’Eucaristia: fonte e culmine della vita
e della missione della Chiesa", dal 2 al 29 ottobre 2005.
La deliberazione di Sua Santità ha messo in moto la struttura
collegiale nella preparazione della menzionata assise. Con l’assistenza
del X Consiglio Ordinario, la Segreteria Generale, beneficiandosi
anche di alcuni esperti, ha cominciato a preparare i Lineamenta,
documento che ha lo scopo di favorire un’ampia discussione
a livello della Chiesa universale sul tema sinodale. Come è
noto, i Lineamenta dell’XI Assemblea Generale Ordinaria
sono stati pubblicati all’inizio dell’anno 2004. La
recezione del documento è stata assai positiva, come risulta
soprattutto dalle risposte pervenute alla Segreteria Generale
del Sinodo dei Vescovi dalle seguenti istituzioni ecclesiali che
vengono consultate di diritto: 113 Conferenze Episcopali; 11 Sinodi
dei Vescovi delle rispettive Chiese Cattoliche Orientali sui iuris;
25 Dicasteri della Curia Romana e l’Unione dei Superiori
Generali. La percentuale delle risposte delle menzionate istituzioni
ha oltrepassato il 90 %. A tali risposte, inoltre, occorre aggiungere
numerose osservazioni di singoli Vescovi, sacerdoti, religiosi,
religiose e soprattutto laici. La consistente corrispondenza dimostra
grande interesse per il tema scelto e notevole attesa per i risultati
della prossima Assemblea Generale Ordinaria. Dato che in varie
Chiese particolari la discussione è stata svolta in modo
approfondito, i risultati raccolti e inviati alla Segreteria Generale
hanno permesso di avere un panorama assai fedele a livello della
Chiesa universale sulla percezione, sulla celebrazione e sull’influsso
nella vita personale, familiare, comunitaria e sociale del sacramento
dell’Eucaristia, grande mistero e dono di Dio alla sua Chiesa.
Circa i dati significativi di tale indagine sulla fede eucaristica
della Chiesa parlerà il secondo relatore.
Innovazione nella continuità
Personalmente vorrei soffermarmi su alcuni aspetti innovativi
del lavoro sinodale favoriti dal compianto Papa Giovanni Paolo
II e vivamente raccomandati dal suo Successore il Santo Padre
Benedetto XVI.
Una delle prime decisioni del Suo pontificato ha riguardato il
Sinodo dei Vescovi. Infatti, il 20 aprile scorso, giorno successivo
all’elezione alla sede di Vescovo di Roma, nel discorso
d’indole programmatica, Sua Santità Benedetto XVI
ricordò tra i suoi impegni prossimi, la celebrazione del
Sinodo dei Vescovi nel mese di ottobre 2005, rilevando che si
sarebbe trattato di un momento forte dell’Anno dell’Eucaristia,
inaugurato dal suo venerato predecessore il 17 ottobre 2004. Non
sorprende, dunque, che il 12 maggio 2005 sia stato reso noto in
modo ufficiale che il Sommo Pontefice aveva confermato la celebrazione
dell’XI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi
e il tema scelto, modificandone la data. Difatti, l’assise
sinodale si svolgerà non per quattro bensì per tre
settimane e cioè dal 2 al 23 ottobre p. v. Oltre al desiderio
di favorire la permanenza dei Vescovi nelle loro sedi, ribadendo
anche in tale modo l’attualità delle deliberazioni
in merito del Concilio di Trento, riprese in qualche modo dal
Codice di Diritto Canonico, can. 395 e recentemente rammentate
dal Direttorio per i Vescovi, il Santo Padre ha voluto apportare
modifiche allo svolgimento dell’assemblea sinodale per concentrare
maggiormente i lavori e per favorire ancora di più l’aspetto
collegiale e sinodale.
Le novità apportate si inseriranno nel rispetto della continuità
e della prassi positiva dell’esperienza sinodale. La continuità
sarà garantita dall’osservanza delle norme contenute
nella Lettera Apostolica Apostolica sollicitudo e dell’Ordo
Synodi. Tali documenti furono promulgati dal Papa Paolo VI di
v. m. il 15 settembre 1965 e parzialmente ritoccati dal Papa Giovanni
Paolo II. Le rispettive disposizioni sono inserite nel Vademecum
che ogni membro riceve all’inizio dei lavori dell’assise
sinodale. Oltre alle norme già collaudate, l’XI Assemblea
Generale Ordinaria sarà caratterizzata pure dalle seguenti
novità.
Alcune novità
Ogni padre sinodale potrà intervenire in aula sinodale
per 6 e non per 8 minuti come era la prassi precedente. La ragione
di tale diminuzione va cercata nell’abbreviazione del tempo
dell’Assemblea del Sinodo dei Vescovi, da quattro a tre
settimane, mentre il numero dei partecipanti rimarrà invariato,
avvicinandosi a 250. Il motivo principale di tale riduzione consiste,
però, nell’introduzione di interventi liberi per
un’ora, dalle 18 alle 19, ogni giorno al termine della Congregazione
generale. Tale disposizione arricchisce la metodologia del lavoro
sinodale. Essa permetterà ai membri di chiedere e di ottenere
più informazioni da parte dei padri sinodali che avevano
già parlato in aula, riferendo sulla situazione delle rispettive
Chiese particolari. Inoltre, con tale procedimento si spera di
approfondire, in un aperto scambio di pareri ed esperienze, le
questioni di maggiore attualità, connesse con il mistero
dell’Eucaristia, fonte e culmine della vita e della missione
della Chiesa. Le menzionate discussioni saranno guidate dai Presidenti
Delegati. Pertanto, il loro ruolo non sarà solamente quello
formale di annunciare gli oratori, secondo l’ordine prestabilito,
ma anche quello di moderare le discussioni che si potranno fare
in 5 lingue ufficiali del Sinodo: italiano, francese, inglese,
spagnolo e tedesco.
Per facilitare la discussione, i padri sinodali saranno vivamente
pregati di seguire un certo ordine tematico nell’esposizione
dei loro interventi, secondo la struttura dell’Instrumentum
laboris, composto di 4 parti. Per i Vescovi scelti dalle Conferenze
Episcopali che hanno oltre 100 membri e hanno il diritto di essere
rappresentate da 4 padri sinodali, la disposizione non dovrebbe
suscitare difficoltà. Sarebbe sufficiente che i quattro
Vescovi si mettano d’accordo e che ognuno parli del tema
connesso con una parte dell’Instrumentum laboris. Le Conferenze
Episcopali che hanno da 51 a 100 membri, avranno 3 rappresentanti
che potranno, presi accordi previi, intervenire su tre parti del
menzionato documento. Le Conferenze Episcopali che hanno da 26
a 50 membri avranno 2 e quelle che hanno fino a 25 Vescovi 1 rappresentante.
Essi dovrebbero scegliere un tema di massima importanza per le
rispettive Chiese particolari e intervenire nel momento appropriato.
Lo stesso vale per i rappresentanti delle Chiese Orientali Cattoliche,
dei Dicasteri della Curia Romana e dell’Unione dei Superiori
Generali che sceglie 10 rappresentanti tra i Superiori Maggiori
di Congregazioni clericali. Tale ordine dovrebbe rendere più
articolati gli interventi e fare in modo che la discussione sui
singoli temi diventi più feconda.
Dato che sarà assicurata un’ampia discussione in
aula e considerando la riduzione del lavoro sinodale, è
sembrato necessario ridurre anche il tempo delle sedute dei Circoli
minori. Come di consueto, vi saranno 12 circoli minori, divisi
secondo le 5 lingue del Sinodo. Il lavoro dei circoli minori avrà
per finalità principale l’elaborazione delle proposizioni.
Al riguardo, non si mancherà di raccomandare ai padri sinodali
di formulare proposizioni brevi e concise in modo che ognuna contenga
un tema solo. Si auspica che le proposizioni non ripetano la dottrina
tradizionale della Chiesa, bensì che siano orientate a
favorire un articolato rinnovamento nell’applicazione pastorale
e nella celebrazione liturgica del sacramento dell’Eucaristia
nella Chiesa universale. In tale modo, il grande mistero della
fede celebrato, adorato e vissuto diventerà ancora di più
la fonte della vita della Chiesa e della sua missione di evangelizzazione
e di promozione umana nel mondo intero.
Anche all’XI Assemblea Generale Ordinaria prenderà
parte un congruo numero di Uditori, uomini e donne, che renderanno
testimonianza dell’importanza del mistero di Gesù
Eucaristia nella loro vita spirituale e nelle molteplici attività
religiose e sociali che svolgono nei rispettivi posti di servizio
e di lavoro. Vi sarà anche un gruppo di Esperti che con
la loro competenza nella materia assisteranno i Padri sinodali
nei lavori.
All’assise sinodale sono invitati pure i Delegati fraterni,
rappresentanti di altre Chiese e comunità ecclesiali. Al
riguardo, il loro numero sarà raddoppiato. Mentre nell’ultimo
Sinodo hanno partecipato rappresentanti di 6 Chiese e comunità
cristiane, alla prossima assise sinodale sono invitati 12 rappresentanti
delle Chiese Ortodosse, delle Antiche Chiese d’Oriente e
delle Comunità derivate della Riforma. Si potrebbe dire
che si tratta di uno dei gesti concreti di ecumenismo, auspicati
dal Santo Padre Benedetto XVI all’inizio del suo Pontificato.
Per favorire maggiormente la partecipazione dei padri sinodali,
altre modifiche sono previste nello svolgimento dei lavori dell’Assemblea.
Per esempio, le norme dell’Art. 8 dell’Ordo Synodi
verranno applicate anche nella composizione della Commissione
per il Messaggio. Ciò significa che i padri sinodali potranno
scegliere liberamente 8 membri, esperti in materia, secondo alcuni
criteri precisi, come per esempio quello di rappresentatività
geografica. Altri 4 membri, tra cui il Presidente e il Vice-Presidente,
saranno, come di consueto, nominati dal Santo Padre.
Ricordo, poi, che è previsto di accompagnare le menzionate
innovazioni anche con un aggiornamento degli strumenti tecnici
nell’aula del Sinodo: illuminazione; servizi tele-video;
votazione elettronica per questioni di minore portata, ecc. Tali
modifiche sono orientate a rendere ancora più facile e
proficuo il dialogo tra i padri sinodali nell’esercizio
della collegialità effettiva ed affettiva tra di loro e
con il Santo Padre, Capo visibile dell’ordine episcopale.
Commemorazione del 40mo del Sinodo dei Vescovi
La Divina Provvidenza ha voluto che la celebrazione dell’XI
Assemblea Generale Ordinaria coincida con il 40mo anniversario
dell’istituzione del Sinodo dei Vescovi. È nata spontaneamente
l’iniziativa di commemorare tale importante evento durante
l’assise sinodale. Il Santo Padre Benedetto XVI ha ben volentieri
accettato la proposta di dedicargli una sessione. Essa sarà
composta da due interventi, d’indole teologica e giuridica,
sulla natura del Sinodo dei Vescovi. Seguiranno poi 7 comunicazioni
riguardanti gli 8 Sinodi Speciali che hanno avuto luogo. Si tratta
di 6 Sinodi continentali, di cui 2 riguardano l’Europa,
come pure del Sinodo per i Paesi Bassi e per il Libano. Gli interventi
non mancheranno di fornire elementi utili per fare una valutazione
oggettiva del cammino sinodale trascorso sotto la guida dello
Spirito Santo e per offrire, grazie anche alla discussione, ulteriori
consigli per aggiornare la metodologia sinodale affinché
il Sinodo dei Vescovi diventi sempre di più uno strumento
efficace di comunione e di collegialità nel seno della
Chiesa una, santa, cattolica e apostolica.
Due Papi del Sinodo: Paolo VI e Giovanni Paolo II
Il 40mo anniversario del Sinodo dei Vescovi quasi impone uno sguardo
sugli anni trascorsi e sul servizio ecclesiale svolto da questa
istituzione conciliare. Al riguardo, occorre ricordare che con
la prossima XI Assemblea Generale Ordinaria, saranno celebrate
in tutto 21 assemblee sinodali. Alle già menzionate XI
Assemblee Generali Ordinari occorre aggiungere 2 Assemblee Generali
Straordinarie e 8 Assemblee Speciali. Pertanto, risulta che in
media il Sinodo dei Vescovi si è riunito in un’assemblea
ogni 19 mesi.
Tale dato da solo indica l’importanza per la Chiesa Cattolica
dell’istituzione del Sinodo dei Vescovi. Esso, inoltre,
mostra la grande considerazione dei Romani Pontefici verso questo
strumento privilegiato della collegialità episcopale.
Finora, solamente due Vescovi di Roma hanno convocato, presieduto
e messo in pratica i risultati dei rispettivi Sinodi. Si tratta
di due Pontefici: Paolo VI e Giovanni Paolo II, entrambi Servi
di Dio.
Il Papa Paolo VI istituì il Sinodo dei Vescovi il 15 settembre
1965, mentre proseguivano i lavori del Concilio Vaticano II. Pertanto
risulta logico che i documenti del medesimo Concilio menzionino
il Sinodo dei Vescovi per due volte: nel Decreto sull’ufficio
pastorale dei Vescovi nella Chiesa Christus Dominus N. 5 e nel
Decreto sull’attività missionaria della Chiesa Ad
Gentes N. 29.
Il Papa Paolo VI ha convocato 5 Assemblee sinodali, di cui 4 Assemblee
Generali Ordinarie, nel 1967, 1971, 1974, 1977, e 1 Assemblea
Generale Straordinaria nel 1969. Egli ha voluto seguire da vicino
i lavori dei rispettivi Sinodi, cercando di essere presente ai
lavori sinodali. Nella prima riunione del Sinodo dei Vescovi del
1967, la sua presenza era limitata. Il Santo Padre partecipò
a 5 Congregazioni generali. Egli però volle incontrare
tutti i membri del Sinodo. Nella seconda Assemblea del 1969, il
Sommo Pontefice partecipò quasi a tutte le Congregazioni
generali, precisamente a 8 su 11, escluse quelle che cadevano
di mercoledì, giorno dell’Udienza Generale. Tale
fatto suscitò grande soddisfazione tra i padri sinodali.
La prassi è proseguita dato che nel 1971, il Papa Paolo
VI partecipò a 20 Congregazioni generali, nel 1971 a 14
e nell’anno 1977, nonostante la salute precaria, a 9 Congregazioni
generali. Ad ogni modo, il Sommo Pontefice ha seguito sempre attentamente
i dibattiti sinodali, adoperandosi a ricevere personalmente o
in gruppo i padri sinodali. Quando non poteva essere presente
in aula, si informava tramite i Presidenti Delegati e il Segretario
Generale sull’andamento dei lavori. La presenza attiva del
Santo Padre nell’aula del Sinodo ha creato un clima di squisita
collegialità tra il successore di Pietro e dei Vescovi,
successori degli apostoli. Il suo interesse, poi, per i lavori
del Sinodo ha offerto grande dinamismo all’istituzione sinodale,
che egli ha eretto con un’intuizione profetica, accogliendo
il desiderio dei padri conciliari, allo scopo di prolungare nel
tempo i benefici della collegialità episcopale nella guida
e nell’attività evangelizzatrice della Chiesa Cattolica,
sperimentata in modo del tutto privilegiato durante il Concilio
ecumenico Vaticano II.
Giovanni Paolo II, Papa del Sinodo
Il Papa Giovanni Paolo II ha espresso più di una volta
il desiderio di essere ricordato come il Papa del Sinodo. Egli
spesso soleva affermare che la sua formazione deve molto all’esperienza
del Sinodo dei Vescovi, dato che è stato membro di tutte
le assisi sinodali dalla prima celebrata nell’anno 1967
fino all’ultima nel 2001. Può essere utile ricordare
che in qualità di Arcivescovo di Cracovia, il Card. Karol
Wojtyla ha partecipato a 5 assemblee sinodali: nel 1967 rifiutò
di recarsi a Roma, in solidarietà con l’Arcivescovo
di Varsavia, Card. Stefan Wyszinski, a cui il governo comunista
aveva vietato l’uscita dal Paese; nel 1969, 1971, 1974 e
1977. Nell’anno 1974 il Card. Karol Wojtyla fu Relatore
Generale per la conclusione generale dell’Assemblea Generale
Ordinaria del Sinodo dei Vescovi convocato sul tema "Evangelizzazione
nel mondo moderno". L’Arcivescovo di Cracovia fu, inoltre,
per 3 periodi, dal 1971 fino all’elezione al soglio pontificio,
membro dei Consigli Ordinari della Segreteria Generale del Sinodo
dei Vescovi.
Durante il Pontificato del Papa Giovanni Paolo II sono state celebrate
15 Assemblee sinodali: 6 Assemblee Generali Ordinarie (1980, 1983,
1987, 1990, 1994, 2001); 1 Assemblea Generale Straordinarie (nel
1985) e 8 Assemblee Speciali (1980 per i Paesi Bassi; 1991 Ia
per l’Europa; 1994 per l’Africa, 1995 per il Libano,
1997 per l’America, 1998 per l’Asia, 1998 per l’Oceania,
1999 IIa per l’Europa). Occorre ricordare che il Papa Giovanni
Paolo II ha iniziato anche l’XI Assemblea Generale Ordinaria
del Sinodo dei Vescovi lasciandone la conclusione come eredità
al suo Successore.
La partecipazione attenta del Santo Padre alle Congregazioni generali
era proverbiale. Solamente le Udienze Generali del mercoledì
gli impedivano di stare con i confratelli, di conoscerli meglio,
di condividere le loro preoccupazioni, di rafforzarli nell’urgente
impegno della nuova evangelizzazione. Egli, poi, voleva incontrare
tutti i membri che partecipavano ai Sinodi, sia personalmente
sia in gruppi, nella convinzione di compiere l’ufficio petrino
di confermare nella fede i suoi fratelli (Cfr. Lc 22, 32).
Con la scomparsa del Papa Giovanni Paolo II il Sinodo dei Vescovi
ha perso un grande padre sinodale, l’ultimo Vescovo in esercizio,
membro di tutte le assemblee sinodali. Per il suo grande contributo
alla collegialità episcopale e al metodo sinodale nella
guida della Chiesa, occorre rendere grazie a Dio Onnipotente.
Siamo sicuri che il caro Papa Giovanni Paolo II, ammesso nella
gloria del cielo, nella comunione dei santi, soprattutto della
Beata Vergine Maria, non mancherà di intercedere per il
Sinodo dei Vescovi, istituzione al cui sviluppo ecclesiale ha
dato un inestimabile contributo.
Esperienza sinodale del Santo Padre Benedetto XVI
Il Santo Padre Benedetto XVI ha insigni titoli per continuare
l’opera dei suoi illustri predecessori, Paolo VI e Giovanni
Paolo II. Infatti, anche l’attuale Pontefice ha grande esperienza
sinodale. Egli ha partecipato a tutte le Assemblee del Sinodo
dei Vescovi eccetto le prime quattro (nel 1967, 1969, 1971 e 1974).
Infatti, il Card. Joseph Ratzinger ha preso parte a 7 Assemblee
Generali Ordinarie (nel 1977, 1980, 1983, 1987, 1990, 1994 e 2001),
all’Assemblea Generale Straordinaria (nel 1985) e a 7 Assemblee
Speciali, tutte eccetto quella per i Paesi Bassi del 1980. Nell’anno
1980, l’Em.mo Arcivescovo di Monaco e Freising fu Relatore
Generale dell’Assemblea Generale Ordinaria, celebrata sul
tema "La famiglia cristiana". Egli fu poi Presidente
Delegato nell’Assemblea Generale Ordinaria svoltasi nel
1983 sul tema "La penitenza e la riconciliazione nella missione
della Chiesa". Per completare il quadro, occorre ricordare
che il Card. Joseph Ratzinger fu membro di 4 Consigli Ordinari
(1980, 1983, 1987 e 1990) e di 2 Straordinari (1983 e 1997) della
Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi.
Tenendo presente la grande esperienza sinodale del Santo Padre
Benedetto XVI non sorprende la sua volontà di offrire un
nuovo slancio al Sinodo dei Vescovi che, secondo l’affermazione
della Lettera Apostolica Apostolica sollicitudo del Papa Paolo
VI "come ogni istituzione umana, col passare del tempo potrà
essere maggiormente perfezionato". È significativo
rilevare che il primo Sinodo presieduto dal Sommo Pontefice Benedetto
XVI sarà caratterizzato da una continuità innovativa
nei lavori, in un ambiente di collegialità gioiosa e responsabile.
Non c’è dubbio che l’intenzione del Santo Padre
troverà un’accoglienza favorevole, perché
recepisce un desiderio diffuso. Inoltre, essa è accompagnata
dalla preghiera dell’intera Chiesa che in quest’Anno
dell’Eucaristia, per l’intercessione della Beata Vergine
Maria, donna eucaristica, implora dal Signore Gesù la grazia
della riscoperta della sua presenza reale nel mistero del Santissimo
Sacramento. Si tratta di una presenza salvifica di Gesù
sotto le specie del pane e del vino nell’Eucaristia, fonte
e culmine della vita e della missione della Chiesa fino alla fine
dei tempi.
INTERVENTO DI MONS. FORTUNATO FREZZA
Genere letterario
Il genere letterario dell’Instrumentum laboris di un’assemblea
sinodale non permette di procedere facilmente all’atto che
la presente circostanza richiede, cioè ad esporre in compendio
l’intera materia trattata nel testo. Questo documento di
lavoro, infatti, si potrebbe definire, con ardua operazione mentale,
come una sorta di "riduzione ampia". Tale infatti è
l’Istrumentum laboris, opera che nasce dalla sintesi di
una quantità enorme di informazioni provenienti da tutta
la terra. Al punto che non è abituale trovare un altro
organismo, che per un suo documento raccolga una simile quantità
di dati da tutto il mondo.
Pubblicati nel 2004 i Lineamenta, nella Chiesa universale si è
svolta una vasta consultazione e le diverse Chiese particolari
hanno raccolto, ciascuna al suo interno, riflessioni e proposte,
riunendole in una prima sintesi, inviata poi alla Segreteria del
Sinodo. Dalle risposte delle varie Chiese particolari è
nata la sintesi del testo, che abbiamo tra le mani. Sta qui il
limite, e il rischio, del riassunto che tentiamo di fare, delle
tante pagine giunte dalle Chiese particolari e ristrette nelle
30.127 parole dell’Intrumentum laboris. Cercheremo di dare
forma ad uno schema ragionato delle questioni salienti del documento
medesimo.
Struttura
Il titolo è ovviamente quello dell’argomento sinodale:
L’Eucaristia, fonte e culmine della vita e della missione
della Chiesa.
La materia è presentata in quattro parti, incluse tra la
prefazione con introduzione e la conclusione.
Inserito inizialmente il tema nell’alveo della dottrina
tradizionale e anche del Magistero contemporaneo, del mistero
eucaristico si ricorda l’esaltazione voluta con la proclamazione
dell’Anno dell’Eucaristia che culminerà proprio
con la celebrazione del Sinodo.
Nelle singole parti l’Eucaristia è contemplata in
quattro ambiti originari: il mondo, la Chiesa, la vita della Chiesa,
la missione della Chiesa.
A coronamento dello scritto giunge il richiamo alla forza trasformante
dell’Eucaristia e all’intercessione dei Santi, tra
i quali risplende la Madre di Dio.
L’ora attuale
L’Eucaristia è data per la vita del mondo, quello
di ieri come quello di oggi. La fame del pane che viene da Dio
si placa accogliendo il dono che il Signore fa di se stesso nel
sacramento eucaristico anche all’uomo di oggi, mentre nella
famiglia degli uomini si segnalano forti contrasti, dato che il
progresso tecnico non ha sufficientemente favorito la pace e la
giustizia tra i popoli.
In questo scenario la Chiesa, per offrire rimedi efficaci, ha
bisogno di una più continua e intensa attività catechetica
a riguardo della celebrazione dell’Eucaristia e della domenica,
giorno del Signore, poiché senza il cibo domenicale non
si può nulla e l’uomo si debilita sempre di più.
Il rimedio sta nel fatto che il mistero eucaristico è espressione
e nello stesso tempo origine di unità, poiché di
esso si nutre il corpo del Signore, la Chiesa, da esso prende
evidenza la vita cristiana, come segno che illumina il cammino
e la meta. Nell’Eucaristia, unitariamente, tutti gli altri
sacramenti trovano la fonte e ad essa ritornano.
Nell’ambito delle società odierne questa medesima
unità, che sembra essere agevolata dai tanti successi scientifici
facilmente portati alla conoscenza del mondo intero, di fatto
viene continuamente disattesa o dagli interessi nazionalistici
o dalla speculazione economica o dal ripiegamento egoistico o
dalle manie espansionistiche.
A questa deriva sociale l’Eucaristia rivela potentemente
il modello del dono, come appagante risposta alle domande più
profonde degli individui e dei popoli.
La fede della Chiesa
L’Eucaristia è mistero della fede. Essa manifesta
il primato della grazia del Signore Risorto e proclama la verità
della Parola di Dio. La partecipazione all’Eucaristia acuisce
l’intelligenza del mistero, che nella liturgia si comunica
come forza viva per il cammino di fede che dura tutta la vita.
Il mistero pasquale del Signore rende possibile alla Chiesa, suo
mistico Corpo, di morire e risuscitare con Lui, mentre ne celebra
il memoriale del sacrificio cruento, nel convito della Pasqua
nuova ed eterna. In esso il Signore è presente realmente
e il pane e il vino consacrati sono dati in cibo e bevanda di
vita eterna, mentre richiedono in coloro che ad essi si accostano
i segni della fede: l’adorazione, le parole e i gesti propri
di chi sta davanti al Signore.
I cristiani, come singoli e come comunità di credenti,
rinnovano il loro atto di fede prima di ricevere il Corpo del
Signore, mentre non possono tollerare che diminuisca la percezione
del mistero che è celebrato e agli abusi hanno il compito,
teologale ed ecclesiale, di opporre efficaci atti di risanamento.
La vita della Chiesa
Poiché la liturgia è l’atto più insigne
della vita della Chiesa e l’Eucaristia della liturgia medesima
è l’apice, possiamo scoprire con stupore una mutua
interiorità tra liturgia e Eucaristia, se il Concilio Vaticano
II stesso poté affermare che sono ambedue fonte e culmine
della vita della Chiesa (SC 10; LG 11). Per questo celebrare l’Eucaristia
del Signore è vitale per la Chiesa e la vita della Chiesa
è piena solo se l’Eucaristia è celebrata.
Per il fatto che la celebrazione si svolge con gesti umani, non
è priva di ragioni la costante ricerca della Chiesa di
dare ritmo e stile propri alle azioni rituali. Sta qui il senso
delle norme o rubriche, che hanno lo scopo di accompagnare verso
il mistero coloro che lo cercano.
Nella prassi di fede la Chiesa, oltre la celebrazione, trova giusto
vivere la verità della presenza reale come permanenza reale
e rispondere con l’adorazione eucaristica quale atto autonomo.
Per questo tra celebrazione e adorazione non solo non c’è
discontinuità, ma vige anche una relazione rivelativa:
il Signore Risorto celebrato permane nelle specie consacrate e
l’adorazione ne rivela la presenza in costanza di tempo.
In questo ambito le urgenze pastorali, il decoro del luogo sacro,
la dignità del canto liturgico segnano l’ampio campo
del ministero della Chiesa, proteso a custodire e promuovere,
ad educare e confermare, a celebrare e pellegrinare, al solo scopo
di alimentare la sua vita di sposa e di discepola.
La missione della Chiesa
L’invio missionario ad evangelizzare tutti i popoli, affidato
da Gesù ai discepoli, fondato sul Battesimo, quale sacramento
che apre la strada ad una nuova vita, segnata dal carattere indelebile
di figli di Dio, comprende la formazione delle coscienze ad uno
stile di vita evangelico incentrato nell’annuncio della
Buona Notizia e nel comandamento nuovo dell’amore, di cui
l’Eucaristia è il culmine e la fonte inesauribile.
Per questo il mandato missionario di evangelizzare porta con sé
le profonde implicazioni sociali della carità dell’annuncio
e della carità della solidarietà. L’anima
di questa carità ecclesiale è il corpo eucaristico
del Signore, che fa la Chiesa e unisce il popolo terreno alla
Chiesa celeste dei santi.
Nella liturgia, atto della Chiesa tra le genti, si esercita da
sempre una missione speciale, quella della accessibilità
delle forme liturgiche per i discepoli delle innumerevoli culture
umane.
Infine, una tipica attitudine della missione è la ricerca
della pace portata attraverso la celebrazione dell’Eucaristia,
segno di unità, vincolo di amore, voce di perdono, come
anche richiamo insistente all’unità di tutti i discepoli
del Signore.
La verità dell’Eucaristia
Nell’Instrumentum laboris si fa ricorso alcune volte alle
orazioni dei libri liturgici, che sono l’espressione della
fede confessata nella preghiera. In questo cammino ci viene incontro
la colletta della domenica tredicesima del tempo ordinario, cioè
dell’altra domenica: "O Dio, che ci hai reso figli
della luce con il tuo Spirito di adozione, fa’ che non ricadiamo
nelle tenebre dell’errore, ma restiamo sempre luminosi nello
splendore della verità".
Se nella liturgia chiediamo al Signore lo splendore della verità,
vuol dire che lo possiamo ricevere intero solo entrando nella
nube luminosa delle specie eucaristiche. Questa è la verità
dell’Eucaristia: vero pane, vero vino, vero corpo, vero
sangue per la vera debolezza dell’uomo, angustiato non solo
dalla cecità della fame fisica, ma soprattutto dalla tenebre
dei tanti deserti di questo nostro esodo odierno.
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