Oggi 25.06.2004, nell’Aula
Giovanni Paolo II della Sala Stampa della Santa Sede, si svolge
la Conferenza Stampa di presentazione del Messaggio
del Santo Padre per la XXV Giornata Mondiale del Turismo (27 settembre
2004) sul tema: "Sport e turismo: due forze vitali al servizio
della reciproca comprensione, della cultura e dello sviluppo dei
Paesi".
Partecipano alla Conferenza Stampa: l’ Em.mo Card. Stephen
Fumio Hamao, Presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale
per i Migranti e gli Itineranti, e S.E. Mons. Agostino Marchetto,
Segretario del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti
e gli Itineranti.
INTERVENTO DI S.E. MONS. AGOSTINO MARCHETTO
La celebrazione annuale della Giornata Mondiale del Turismo offre
a tutti la possibilità di considerare i diversi aspetti
dell’affascinante e complesso mondo del turismo. In ogni
caso, i vari temi scelti nel corso di questi ultimi anni hanno
illustrato alcuni benefici che ci si attende dal turismo, sia
per lo sviluppo della comunità internazionale nel suo insieme,
sia di quello di ogni Paese. Anche quest’anno, nel tema
della Giornata, appare infatti, oltre ai termini "reciproca
comprensione e cultura" ancora quello dello "sviluppo".
I Messaggi di Sua Santità Giovanni Paolo II, che hanno
scandito le ultime Giornate Mondiali, ci hanno quindi aiutato
a vedere con occhio cristiano tali potenzialità del turismo.
Oserei dire che ci hanno invitato, anzitutto, ad essere realisti,
a comprendere cioè che quelle parole - comprensione, cultura
e sviluppo - sono promesse la cui realizzazione dipende dall’impegno
di quanti sono coinvolti, in un modo o nell’altro, nel fenomeno
turistico. In questo senso, quando si parla dei problemi, dei
lati oscuri, del turismo, non lo si fa per demonizzarlo od ostacolarne
lo svolgimento, ma per incitare all’azione, ad una giusta
azione, necessaria affinché ogni operato umano sia degno
dell’uomo, della donna e del bambino, sì anche dei
bambini.
Quest’anno, sempre nella prospettiva indicata dai termini
che ho menzionato poc’anzi, la nostra attenzione si concentra
sulla frequente congiunzione tra "turismo" e "sport".
Con ciò si indica, anzitutto, un rapporto che è
andato sempre più accentuandosi, da una parte come frutto
dell’internazionalizzazione degli eventi sportivi e, dall’altra,
per effetto del crescente inserimento della pratica sportiva nei
viaggi turistici e nelle vacanze. Una conferma dell’esistenza
di questo binomio viene proprio dalle notizie di questi giorni,
che sono su tante pagine dei giornali sportivi a proposito del
Campionato Europeo di Calcio e anche, meno, dei prossimi Giochi
Olimpici di Atene.
Sono eventi che coinvolgono centinaia di migliaia di persone,
dai protagonisti sportivi ai dirigenti e agli spettatori, per
arrivare a coloro che ruotano attorno ad essi magari nella speranza
di trovare un lavoro. Senza parlare, poi, della "partecipazione
mediatica" di milioni di persone in tutto il pianeta che,
attraverso i mezzi di comunicazione, partecipano o parteciperanno,
spesso con passione, anche allo "spirito" dell’evento.
Turismo e sport si legano, in questo modo, come manifestazioni
della mobilità delle persone nel nostro tempo, unite da
una grande coincidenza verso uno stesso obiettivo, che è
poi quello dello sviluppo della persona e del suo benessere, e
in armonia con l’ideale di conseguire una fraternità
tra Paesi e culture, superando gli ostacoli che vi si oppongono
e consolidando la comprensione reciproca. Sono gli ideali "olimpici"
che, dopo tanti secoli, caratterizzano ancora tale incontro festivo.
Nell’ambito di questi ideali - come ci ricorda il Santo
Padre nel suo Messaggio - lo stesso Apostolo Paolo manifestò
il suo apprezzamento per l’agone sportivo, e non esitò
a proporlo ai cristiani come stile da imitare, nel cammino battesimale
e missionario. Tutti poi sappiamo come, nella pastorale della
Chiesa, nelle parrocchie, nei collegi e negli oratori, lo sport
sia stato - ed è ancora - considerato e coltivato come
scuola di virtù. Potremmo dire che il turismo è
una nuova opportunità in cui prolungare tale linea pastorale.
Il Santo Padre ci ricorda inoltre, in modo eloquente, quello che
deve costituire in ogni momento (e perciò anche nel turismo
e nello sport) il motivo principale dell’azione pastorale
della Chiesa. Egli lo fa riprendendo alcune parole pronunciate
in occasione del Giubileo degli Sportivi, nell’ambito delle
celebrazioni per l’Anno Santo del 2000, con le quali si
incoraggiava l’attenzione preferenziale per i più
poveri, per i deboli, al cui servizio devono essere poste anche
le potenzialità del turismo e dello sport.
Questo è del resto, e non potrebbe essere altrimenti, uno
dei pensieri costanti del Santo Padre nei suoi Messaggi per la
Giornata Mondiale del Turismo, in cui Egli segnala i numerosi
aspetti che bisogna ancora correggere e indirizzare a giusto fine.
Seguendo tale insegnamento, il Pontificio Consiglio si sforza
di promuovere una Pastorale del Turismo orientata a rafforzare
anche la comunione ecclesiale e la costruzione di un mondo in
pace, più fraterno e solidale.
In questo senso profittiamo dell’occasione che ci viene
offerta dal nostro odierno incontro per annunciarvi ufficialmente
e presentarvi il programma del prossimo VI Congresso Mondiale
della Pastorale del Turismo, che ci accingiamo a celebrare a Bangkok,
in Thailandia, dal 5 all’8 luglio p.v.
Il Congresso ha scelto come tema: "Il Turismo al servizio
dell’incontro fra i popoli", e la scelta della sede
è un chiaro segno del significato che vorremmo dare ai
suoi lavori. Ci interessa, cioè, anzitutto, promuovere
una riflessione in cui sia protagonista la comprensione del Turismo
dal punto di vista dei ‘Paesi ospitanti’, in special
modo di quelli annoverati tra i meno avanzati. Orbene, in molti
di essi, il turismo trova, da parte dei Governi e dei responsabili
dell’economia locale, un’accoglienza entusiasta, stimolata
talvolta da speranze che non sempre trovano riscontro nella realtà
globale del Paese.
Oltre a questo fenomeno, che senz’altro merita di essere
trattato in altri ambiti, senza dubbio più ‘politici’,
la Pastorale del Turismo deve occuparsi direttamente delle condizioni
sociali ed etiche, delle ripercussioni che esso può avere
nella vita religiosa e nell’identità culturale delle
persone e delle comunità. Pertanto, l’attenzione
pastorale che spetta alla Chiesa in detti Paesi deve necessariamente
fare affidamento sull’aiuto e sull’accompagnamento
di quelle locali, nei Paesi d’origine.
Nell’incontro, l’accoglienza deve infatti essere reciproca.
Allo sforzo, da parte di chi ospita, nell’accogliere il
visitatore, deve corrispondere lo sforzo di quest’ultimo
di fare lo stesso con colui che lo ospita, con i suoi costumi,
la sua cultura e la sua identità. Solo in questo modo l’incontro,
che scaturisce dal turismo, potrà essere costruttivo, e
sarà una forza concreta per la pace e la convivenza tra
Popoli.
Nel Programma, ormai definitivo, che vi è stato consegnato,
potrete osservare come si svolgerà il nostro Congresso
a Bangkok. Le esposizioni dei Relatori presenteranno, in primo
luogo, una panoramica della situazione attuale del fenomeno turistico
internazionale, con una particolare attenzione per lo sviluppo
di quello che è stato definito "Turismo Sociale".
Le altre cinque relazioni, di oratori noti a livello internazionale,
tratteranno invece gli aspetti teologici sui quali si deve basare
la Pastorale del Turismo, tenendo conto del tema specifico del
Congresso.
Come potete osservare, la maggior parte degli interventi è
"testimonianza", che riguarda oltre 15 Paesi, dei cinque
continenti, circa la Pastorale del Turismo. Dedicheremo, inoltre,
una Tavola Rotonda ad un argomento specifico, cioè a "Le
dimensioni del ‘Turismo sessuale’ e le iniziative
per combatterlo", con presenza di persone direttamente impegnate
nella lotta contro questa "aberrazione umiliante", come
è stata definita dal Santo Padre nel suo Messaggio per
la Giornata del 2001 (n. 2).
Per concludere, Messaggio e Congresso Mondiale coincidono nel
comune denominatore che guida la Pastorale del Turismo, e cioè
l’impegno ecclesiale di evangelizzazione in questa "opportunità
provvidenziale", come definisce la mobilità umana
l’Istruzione "Erga Migrantes caritas Christi"
(cfr. nn. 9 e 104). E, con il Vangelo, va di pari passo anche
la promozione umana integrale.
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