| Il Cardinale Angelo Sodano, Segretario
di Stato, ha presieduto, a nome del Santo Padre, nel pomeriggio
di lunedì 24 gennaio, all'Altare della Cattedra della Basilica
Vaticana, la Concelebrazione Eucaristica in suffragio delle vittime
del maremoto del Sud-Est asiatico ad un mese dal tragico evento.
Questo è il testo dell'omelia pronunciata dal Porporato:
Un mese è passato da quella mattina del 26 dicembre scorso,
allorquando ci giunse, come fulmine a ciel sereno, la dolorosa
notizia dell'immane tragedia che s'era abbattuta su vari Paesi
del Sud-Est asiatico, provocando più di 200.000 morti.
Le varie reti televisive hanno poi portato nelle case di tutto
il mondo le immagini delle onde minacciose provocate dal maremoto
scatenatosi nelle profondità dell'Oceano Indiano. Allo
stesso tempo, abbiamo visto la desolazione provocata sulle coste
di quegli Stati, dall'Indonesia allo Sri Lanka, dall'India alle
Maldive, dal Bangladesh al Myanmar, dalla Thailandia alla Malesia,
con ripercussioni fino alle coste africane.
Il termine giapponese di «tsunami» divenne addirittura
universale.
Ancora una volta, l'uomo si è sentito ben piccola cosa
di fronte alla complessità del pianeta su cui viviamo.
Spontanea è sorta così in noi la spinta interiore
a guardare al cielo, cercando qualche risposta ai tanti interrogativi
che sopravvengono nei momenti di smarrimento.
Qualcuno si è anche chiesto come mai l'uomo, che è
stato capace di andare sulla luna, che ha potuto inviare una sonda
su Titano, a più di un miliardo di chilometri dalla terra,
sia poi così impotente di fronte a tali disastri.
Molti, poi, si sono chiesti se la fede cristiana abbia una risposta
chiarificatrice di fronte all'enigma del dolore. E la risposta
del credente è stata immediata: sì, Dio ama sempre
gli uomini ed è sempre loro vicino con amore di Padre!
1. La luce della fede
Miei fratelli, la Parola di Dio che è stata proclamata
in questa Santa Messa risuona nel mondo con una forza ancor maggiore
dello «tsunami»: Dio è sempre vicino a noi!
Egli si è fatto uomo per condividere la nostra esistenza,
nei momenti lieti e tristi della vita.
Espressiva è, a tale riguardo, la risposta che un noto
scrittore poneva in bocca a Cristo, al quale un povero viandante
si era rivolto, dopo essere caduto nel fango. «Dove sei,
o mio Dio?», aveva gridato il pellegrino sprofondato nella
melma. Ma subito egli sentì una voce misteriosa che gli
rispondeva dall'alto: «Io, sono con te nel fango»!
Ecco, questa è la lezione della fede: Dio accompagna l'uomo
in ogni istante della propria vita!
2. Il messaggio di Giobbe
È questa la parola di Giobbe, che abbiamo ascoltato nella
prima lettura. Quel servo di Dio, che viveva ricco e felice, era
stato colpito dalle prove più dolorose, nei beni, nei figli,
nella sposa, nei familiari e negli amici. Affranto dal dolore,
aveva chiesto a Dio una risposta al suo tormento, per poi riconoscere
subito di aver parlato da insipiente. Prostrandosi allora a terra
dinanzi a Dio, ci regalò una profonda professione di fede:
«Il Signore ha dato, il Signore ha tolto, sia benedetto
il nome del Signore».
E l'autore ispirato del libro di Giobbe conclude con una lapidaria
annotazione: «In tutto questo Giobbe non peccò e
non attribuì a Dio nulla di ingiusto» (Gb 1, 20-22).
Come Giobbe, l'uomo d'ogni tempo si pone la stessa domanda sul
senso del dolore. Lo stesso s. Agostino annotava nelle sue Confessioni:
«Quaerebam unde malum et non erat exitus», «Cercavo
di dove venisse il male, ma non c'era una soluzione» (cfr
Le Confessioni 7, 7, 11).
Più tardi, vi troverà una risposta guardando a Cristo,
che è venuto al mondo per dire all'uomo che egli è
sempre amato da Dio, in ogni momento della sua vita, nella gioia
come nel dolore. Certo, tante cose sfuggono alla comprensione
della ragione umana, ma l'occhio della fede fa vedere al credente
che sempre Dio è accanto a noi e che, anzi, egli è
l'amore (1 Gv 4, 5.16).
Sempre profonde sono, a tale riguardo, le parole contenute nel
messaggio inviato dal Concilio Ecumenico Vaticano II ai poveri
ed agli ammalati di tutto il mondo, dicendo: «Cristo non
ha soppresso la sofferenza, non ha voluto nemmeno svelarne il
mistero: l'ha presa su di sé e questo è abbastanza
perché ne comprendiamo tutto il valore».
3. Il messaggio di Cristo
Miei fratelli, il Vangelo odierno getta pure un potente faro di
luce sul senso dell'esistenza umana. Per tutti la vita è
transitoria. Per tutti è un pellegrinaggio verso l'eternità.
La morte è il comune retaggio, ma come ben dice la liturgia
dei defunti, «se ci rattrista la certezza di dover morire,
ci consola la certezza dell'immortalità futura» (Prefazio
della Messa dei defunti).
Le parole dette da Gesù a Marta sono scolpite nella coscienza
d'ogni credente: «Io sono la risurrezione e la vita; chi
crede in me, anche se muore, vivrà» (Gv 11, 25).
Questa certezza interiore ci sostiene nel corso del nostro cammino
sulla terra, ben sapendo che la vita non è che un passaggio
verso l'eternità. Anzi, secondo la spiritualità
cristiana, il credente si considera un esule che attende il ritorno
alla Casa del Padre.
4. La vicinanza del Santo Padre
Fratelli e sorelle nel Signore, in quest'ora di preghiera il Papa
è accanto a noi e con noi affida nelle mani di Dio misericordioso
le anime di tutti i defunti nel terribile maremoto del Sud-Est
asiatico. Appena conosciuta la notizia del tragico evento, già
all'Angelus della domenica 26 dicembre egli manifestò tutta
la sua partecipazione al dolore di questi nostri fratelli. Egli,
poi, invitò tutti ad opere concrete di solidarietà
verso quelle popolazioni, seguendo poi personalmente tutte le
iniziative adottate dalla Santa Sede e dalle varie Chiese particolari
sparse per il mondo. Nel corso del suo glorioso Pontificato, Giovanni
Paolo II ha avuto modo di visitare personalmente quei Paesi, dimostrando
sempre grande interesse per il progresso materiale e spirituale
di quelle popolazioni. Oggi il Papa si unisce a noi nella preghiera
di suffragio per chi ci ha lasciato, chiedendo poi conforto divino
per chi è rimasto nel dolore. A tutti noi, inoltre, il
Vicario di Cristo continua a rivolgere l'invito alla solidarietà
verso quei nostri fratelli e sorelle, ricordandoci le note parole
di un Santo: «Alla sera della vita, saremo giudicati sull'amore»
(s. Giovanni della Croce, Parole di luce e d'amore, n. 57).
|