| Alle ore 9.30 di oggi, l’Em.mo
Card. Angelo Sodano, Segretario di Stato di Sua Santità,
Decano del Collegio Cardinalizio, presiede nella Cappella Sistina
la Santa Messa per i Membri del Corpo della Guardia Svizzera Pontificia
in occasione dell’apertura delle celebrazioni per il V centenario
della Fondazione.
Questo il testo dell’omelia che il Segretario di Stato pronuncia
nel corso della celebrazione liturgica:
OMELIA DEL CARD. ANGELO SODANO
Venerati Concelebranti e distinte Autorità,
Cari membri del Corpo della Guardia Svizzera Pontificia,
Fratelli e Sorelle nel Signore,
Nell’antifona d’ingresso abbiamo esclamato con le
parole del Salmo 95:
"Cantate al Signore un canto nuovo,
Cantate al Signore da tutta la terra;
splendore e maestà dinnanzi a lui,
potenza e bellezza nel suo santuario."
Il coro ha poi fatto riecheggiare sotto le volte stupende di questa
Cappella Sistina l’"Exsultate Deo" di Scarlatti.
È stato tutto un invito a glorificare Dio in questo giorno
di festa, lodandolo e ringraziandolo per la Sua continua presenza
in mezzo a noi.
1. La gloria di Dio
L’autore del Salmo già proclamava che dinnanzi al
Signore c’è splendore e maestà, che vi è
potenza e bellezza nel suo santuario.
È questa un’esclamazione che prorompe pure spontanea
dalle nostre labbra in questo giorno di festa, mentre siamo riuniti
in preghiera per cantare la gloria del Signore. L’odierna
liturgia si svolge, infatti, in questa Cappella Sistina, ove tutto
invita a cantare la grandezza di Dio Onnipotente ed a celebrare
la Sua continua presenza in mezzo a noi.
A tale riguardo, come non ricordare l’insegnamento di un
grande teologo della vostra terra, il compianto Hans Urs von Balthasar,
il quale ci richiamava a contemplare sempre la gloria di Dio,
soprattutto con la sua celebre opera "Herrlichkeit".
In Italia si è tradotto tale termine come "la Gloria
di Dio", ma "Herrlichkeit" è una parola
complessa che indica tutta la magnificenza e splendore del culto
cristiano. Indica, cioè, qualcosa di stupendamente bello
e meraviglioso che Dio dischiude dinnanzi a noi. Ed è ciò
che noi oggi possiamo contemplare nella Cappella Sistina in quest’ora
di grazia!
2. La parola di Dio
Immersi in questa luminosa atmosfera, abbiamo poi ascoltato la
parola che Cristo ci ha rivolto: "Il tempo è compiuto
ed il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al
Vangelo" (Mc 1:15).
È un invito a quel rinnovamento interiore, a cui ci ha
richiamato anche il profeta Giona nella prima lettura di questo
giorno del Signore.
È un invito che la Chiesa ripete anche a voi oggi, care
Guardie Svizzere, perché ogni giorno dobbiamo purificarci
e rinnovarci nel servizio del Signore e nella fedeltà alla
sua santa Chiesa. Del resto, il vostro motto, "acriter et
fideliter", "tapfer und treu", è un richiamo
quotidiano a tale programma di vita.
A tale proposito mi ritorna sempre alla memoria quel giuramento
solenne, quasi "gridato" che voi pronunciate ogni 6
maggio in Vaticano di "servire fedelmente, lealmente ed onorevolmente
il Sommo Pontefice ed i suoi legittimi Successori con tutte le
forze, sacrificando, ove occorra, anche la vita per la loro difesa".
Questa fedeltà sia sempre la vostra divisa!
3. Gli occhi della fede
Cari amici, oggi iniziano ufficialmente le celebrazioni del quinto
Centenario della presenza in Vaticano della Guardia Svizzera.
Un giorno come oggi, il 22 gennaio del 1506, i primi 150 Svizzeri
entravano attraverso Piazza del Popolo nella Città eterna
ed innalzavano la loro gloriosa bandiera, sotto la guida del Capitano
Kaspar von Silenen del Cantone di Uri. Il Papa Giulio II, che
li aveva insistentemente chiamati per tale servizio, li accoglieva
con la sua Benedizione. Ed iniziava così la lunga serie
di giovani generosi e forti che vollero qui venire per la difesa
della Cattedra di Pietro.
Questa visione religiosa che ispirò i primi alabardieri
nel loro servizio era ben sottolineata dallo stesso Ulrich Zwingli,
che in quell’ano non si era ancora allontanato dalla Chiesa
cattolica. In quell’occasione egli scriveva al suo amico
Vadian: "Die Schweizer sehen den traurigen Zustand der Kirche
Gottes, die Mutter der Christenheit, und halten es für schlimm
und gefährlich, wenn jeder Tyrann ungestraft nach seiner
Raubgier die gemeinsame Mutter der Christenheit auffallen dürfte"
("Gli Svizzeri vedono la triste situazione della Chiesa di
Dio, la Madre della Cristianità, e ritengono grave e pericoloso
che ogni tiranno possa aggredire impunemente per avidità
di bottino la Madre comune della Cristianità").
Lo stesso Papa Pio XII, di venerata memoria, volle ricordare queste
parole significative, nel celebrare, nel 1956, il 450° anniversario
della Guardia Svizzera (cfr. Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità
Pio XII, vol. XVIII, Vaticano, 1967, pag. 166).
Sono parole che stanno a ricordare ancor oggi alle Guardie Svizzere
quell’ispirazione superiore che deve animare il loro servizio,
vedendo, con gli occhi della fede, in ogni Romano Pontefice il
principio dell’unità visibile della Santa Chiesa
di Dio.
4. Un inno di gratitudine
In tale contesto di festa, vorrei infine invitarvi a rendere grazie
a Dio per la continua assistenza che Egli riserva per la nostra
Santa Chiesa, suscitando in essa dei Pastori che, a seconda delle
necessità dei tempi, sanno essere guide sicure per il cammino
dei credenti. All’inizio vi fu Pietro, poi vennero Lino,
Cleto, Clemente e così via, fino a giungere, ai giorni
nostri, al Papa Benedetto XVI: ogni Papa con il proprio carisma
e con la propria personalità.
Oggi noi, commemorando il quinto Centenario della Guardia Svizzera,
vogliamo rendere grazie a Dio per i doni che concesse al Papa
Giulio II, il quale, fra tante altre benemerenze, volle chiamare
a Roma i primi soldati svizzeri, perché fossero "defensores
Ecclesiae libertatis", come furono definiti dallo stesso
Pontefice.
La grandezza d’animo di questo grande Papa del Rinascimento
è ben simboleggiata dalla figura del Mosé che Michelangelo
volle scolpire come ricordo funebre del suo Mecenate. Qui, poi,
in questo luogo privilegiato, tutto parla di Giulio II, del Papa
Giuliano della Rovere, che volle abbellire questa Cappella, con
il fine – egli scriveva – "che superasse in grandezza
e bellezza ogni altra cosa del mondo" (Bullarium Vaticanum,
II, 349).
Non è poi fuori luogo ricordare che, in quest’anno
2006, cade pure il quinto Centenario dell’inizio dei lavori
di costruzione dell’attuale Basilica di S. Pietro, che,
proprio nel 1506, Giulio II volle affidare al genio del Bramante,
perché il nuovo e grandioso tempio cantasse in eterno la
gloria di Dio, sul luogo del martirio del Principe degli Apostoli.
Né potrei dimenticare che anche in campo pastorale grande
fu la figura di Giulio II, che tanto lavorò per la riforma
interna della Chiesa, con la convocazione nel 1512 del Concilio
Ecumenico Lateranense V. Egli, inoltre, si preoccupò subito
del nuovo mondo, da poco scoperto da Cristoforo Colombo, erigendo
già nel 1511, a Santo Domingo, la prima diocesi dell’America
Latina.
Per tutto ciò che Giulio II ha fatto nel suo tempo, come
per tutto ciò che nel corso dei secoli i Romani Pontefici
hanno realizzato per la difesa e la promozione della Santa Chiesa
di Dio, noi oggi vogliamo cantare il nostro sentito "Te Deum".
5. Una Chiesa da amare
Cari Membri della Guardia Svizzera, come ricordo dell’attuale
celebrazione, vi invito ad amare sempre più la Chiesa di
Cristo. Con il Salmista, che guardava estasiato verso la città
di Sion, noi possiamo ripetere a maggior ragione: "Gloriosa
dicta sunt de te, civitas Dei", "Cose gloriose sono
state dette di te, o città di Dio" (Salmo 86 [87],
3).
È questa la Chiesa che anche noi oggi vogliamo amare, è
questa la Chiesa che anche noi oggi vogliamo servire. Amen!
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