Signori Cardinali,
cari Confratelli e Collaboratori della Curia Romana,
Fratelli e Sorelle nel Signore!
1. La Basilica di San Pietro, testimone di tanti
momenti significativi e importanti del ministero
di Giovanni Paolo II, vede oggi raccolti in preghiera, in modo
particolare, quanti hanno avuto
il compito e il privilegio di stargli vicino come suoi diretti
collaboratori, condividendone la
sollecitudine pastorale per tutta la Chiesa.
In questi giorni di lutto e di tristezza, la Parola di Dio illumina
la nostra fede e sostiene la
nostra speranza, assicurandoci che Egli è entrato nella
Gerusalemme celeste, dove, come
abbiamo ascoltato nel brano dell’Apocalisse, “Dio
tergerà ogni lacrima … non ci sarà più
la
morte, né lutto, né lamento, né affanno”
(Ap 21,4). Questi sentimenti animano tutti noi, raccolti intorno
all’altare per celebrare il Sacrificio eucaristico in suffragio
del nostro amato Pontefice.
Ne affidiamo la venerata persona al Signore della vita, mentre
riflettiamo sulla preziosa eredità
che Egli ha lasciato specialmente a noi che, a vario titolo, gli
siamo stati più vicini mediante il
quotidiano servizio nei Dicasteri, nei Tribunali e nei diversi
Uffici della Curia Romana. A noi,
innanzitutto, spetta il compito di custodire e di far fruttificare
ciò che questo Papa straordinario
ha consegnato, nel corso della vita e nel momento della morte,
alla Chiesa e al mondo intero.
2. Negli interventi di questi ultimi anni possiamo
trovare una bella sintesi del vasto e ricco
Magistero di Giovanni Paolo II. Nella Lettera apostolica Novo
millennio ineunte, da lui firmata
al termine del Grande Giubileo dell’Anno 2000, Egli ha tracciato
le linee guida all’inizio del
terzo millennio cristiano, indicando il Concilio Ecumenico Vaticano
II come la “sicura bussola”
per orientare il cammino della Chiesa nel nuovo millennio (n.
57), ed ha additato ad ogni
battezzato come primario l’impegno per la santità,
definita “misura alta della vita cristiana” (n.
31).
Con l’indizione dell’Anno del Rosario ha voluto porre
in evidenza, ancora una volta,
l’importanza della devozione alla Vergine Maria; con lo
speciale Anno dell’Eucaristia che
stiamo vivendo, durante il quale in maniera quanto mai significativa
è avvenuto anche il suo
ritorno alla Casa del Padre, il Sommo Pontefice ha ribadito la
centralità del Mistero eucaristico
nella Chiesa.
Nell’Ecclesia de Eucharistia Egli confidava il segreto della
sua totale dedizione a Cristo,
al Vangelo e alla Chiesa: “Da oltre mezzo secolo - scriveva
il Papa - , ogni giorno, da quel 2
novembre 1946 in cui celebrai la mia prima Messa nella cripta
di san Leonardo nella cattedrale
del Wawel a Cracovia, i miei occhi sono raccolti sull’ostia
e sul calice… Ogni giorno la mia fede
ha potuto riconoscere nel pane e nel vino consacrati il divino
Viandante che un giorno si mise
a fianco dei due discepoli di Emmaus per aprire i loro occhi alla
luce e il cuore alla speranza (cfr
Lc 24,13-35)” (n. 59).
Quanto grande è stato il suo amore verso Cristo realmente
presente nel Sacramento
dell’Altare! Questo amore si fa quasi invocazione nello
stesso titolo della Lettera apostolica
Mane nobiscum Domine, ultimo suo documento per l’Anno dell’Eucaristia.
Resta con noi
Signore! Come non vedere nella morte del Papa, coincisa proprio
con la Pasqua dell’Anno
dell’Eucaristia, un misterioso richiamo all’intensità
con cui Giovanni Paolo II ha partecipato al
sacrificio di Cristo? Ogni giorno, per oltre 50 anni, Egli ha
pronunciato le parole della
Consacrazione “Questo è il mio Corpo offerto in sacrificio
per voi”! In un modo del tutto
speciale il Papa ha fatte proprie queste parole negli ultimi tempi,
nei quali ha consumato il dono
totale di se stesso. E’ stato come se continuamente avesse
rinnovato il Totus tuus ego sum per
le mani della “Madre del suo Maestro”, come leggiamo
nel testamento spirituale. Noi che, come
suoi collaboratori, abbiamo avuto la grazia di accompagnarlo negli
ultimi mesi, abbiamo seguito
con trepidazione questa personalissima “Messa”, in
cui il Papa, in unione alla Passione di Cristo,
ha fatto dono della propria persona, attraverso il dolore e le
sofferenze, alla Chiesa e al mondo.
3. Chi più da vicino ha potuto condividere
l’attività quotidiana del Papa, è stato testimone
del
suo profondo amore per l’Eucaristia. Prima di prendere decisioni
importanti, era solito sostare
a lungo davanti al Santissimo Sacramento, portando con sé
nella Cappella Privata i dossiers da
esaminare e riservandosi un previo tempo di riflessione e di preghiera
davanti al Tabernacolo.
Ogni scelta scaturiva così sempre dalla sola ricerca della
volontà di Dio per il vero bene della
Chiesa.
Ma c’è un ulteriore elemento della personalità
e della spiritualità del Papa che è emerso, in
modo particolare, nei mesi segnati dal progressivo peggioramento
delle condizioni di salute: la
sua semplicità e povertà di vita. Coloro che hanno
avuto la possibilità di incontrarlo più volte
nelle ultime settimane, non hanno potuto non provare un senso
di ammirazione per la modestia
dell’arredamento che lo circondava, come anche per l’umiltà
e la semplicità, il senso di distacco
e la totale disponibilità con cui si abbandonava nelle
mani di Dio. Questo atteggiamento si
percepisce con chiarezza anche nelle toccanti espressioni del
suo testamento spirituale, che si
chiude proprio con le parole di Gesù sulla croce: “In
manus tuas, Domine, commendo spiritum
meum” (cfr Lc 23,46).
4. Ecco, Fratelli e Sorelle, il grande esempio
e il prezioso insegnamento che il defunto
Pontefice lascia a ciascuno di noi, chiamati a lavorare nella
Curia Romana, cuore della
Cattolicità. E’ un esempio di semplicità e
di distacco, di servizio fedele e disinteressato nella
vigna del Signore, di costante disponibilità e docile adesione
alla volontà di Dio.
Siamo certi che Giovanni Paolo II, per il quale anche, secondo
gli inscrutabili disegni divini,
è “giunto il momento di sciogliere le vele”
(2Tm 4,6), stia ora ricevendo la corona del premio
celeste da Cristo stesso. A noi, che lo ricordiamo come Guida
sicura, come Pastore pronto a dare
la vita per il gregge a lui affidato dalla Provvidenza e come
Padre buono e comprensivo di tutti,
lascia la straordinaria ricchezza del suo insegnamento, della
sua saggezza e della sua profonda
umanità. Guardando a lui sentiamo quanto vere siano le
parole di Cristo, che abbiamo ascoltato
poc’anzi nel Vangelo: “Se il chicco di grano caduto
in terra… muore, produce molto frutto” (Gv
12,24).
Caro e amato Santo Padre Giovanni Paolo II, grazie per l’esempio
che ci lascia. Come
chicco di grano buono e fecondo, unito alla morte di Cristo, Ella
veramente ha portato frutti
abbondanti, che Dio conserverà per la vita eterna. Continui
dal Cielo a vegliare su tutti noi e non
cessi di affidare alle mani materne di Maria Santissima la Curia
Romana, la Chiesa e tutta
l’umanità. Amen!
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