dell’Emo Cardinale
Javier Lozano Barragán
Presidente del Pontificio Consiglio per la Pastorale della Salute
Domenica 30 gennaio 2005
Sollecitati dall’esortazione dell’Apostolo
Paolo, che scriveva alla Chiesa di Roma, “piangete con quelli
che sono nel pianto” (12, 15), perché “se un
membro soffre tutte le membra soffrono insieme” (1Cor 12,
26), ci sentiamo interpellati per i fratelli colpiti dal morbo
di Hansen.
Anche se questa “52° Giornata Mondiale dei Malati di
Lebbra” ci porta a celebrare il dominio dell’Uomo
sulla “pandemia” che ha terrorizzato l’umanità
per millenni, non può essere trascurato che essa è
ancora presente e letale fortemente in almeno nove Paesi.
Ma ancora più deleterio è il persistere dei preconcetti
ancestrali nei confronti dei malati di lebbra, motivo di vergogna
e soggetti ad assurda discriminazione.
Comportamenti che in alcune zone del mondo sono la “causa”
di vanificazione della grande “Pianificazione di prevenzione
e assistenza medicale” messa in atto da circa 13 anni dalla
“Organisation Mondiale de la Santé”, (O.M.S.).
Pianificazione che ha fatto drasticamente scendere l’incidenza
della malattia, e ha portato alla guarigione totale circa 13 milioni
di Persone.
Ma finché non verrà eliminata la concezione di indelebile
“marchio di infamia”, la lotta finale di una vittoria
sulla lebbra durerà ancora a lungo. Ed è per questo
che il Pontificio Consiglio per la Pastorale della Salute si sente
coinvolto nell’azione di sostegno e di condivisione con
i Fratelli ancora colpiti dalla pandemia, e fortemente vicino
alle comunità sociali dove sono inseriti.
Il Santo Padre Giovanni Paolo II, ricevendoci in Udienza il 21
gennaio ultimo al termine dei lavori della “VIa Assemblea
Plenaria” del nostro Pontificio Consiglio, ci ha detto che
non sono dispensati “i responsabili della Chiesa da un'attenzione
stimolante ed operosa alle strutture ove il malato soffre talora
forme di emarginazione e di carenza di sostegno sociale. Tale
attenzione deve estendersi anche alle aree del mondo dove i malati
più bisognosi, nonostante i progressi della medicina, mancano
di farmaci e di adeguata assistenza.” (n. 4)
Grazie a Dio i farmaci non mancano più. Organismi specifici
preposti alla “lotta contro la lebbra” ci assicurano
che solo 50 anni fa non esisteva un farmaco per sconfiggerlo,
ed appena 13 anni addietro solo l’11% dei malati riceveva
i medicinali specifici. Da oltre un decennio Istituti Farmaceutici
Internazionali, e altre Benemerite Fondazioni, mettono gratuitamente
a disposizione quanti medicinali necessitano.
Ma è la presenza capillare sul territorio di infrastrutture
di sanità e di staff preparati che si trova in difficoltà.
Per la totale eliminazione della lebbra è necessaria la
presenza di Persone specializzate ad effettuare i necessari esami
batteriologici, e la opportuna diagnosi clinica che riveli il
bacillo all’inizio della sua presenza in un corpo.
E qui che invochiamo la fraterna condivisione di tutta la Comunità
Ecclesiale, e di quanti hanno rispetto della vita e dei diritti
inalienabili di ogni Uomo. Prima che gli Stati venissero elettrizzati
dall’O.M.S. 13 anni fa con la prospettiva dell’abbattimento
della “pandemia”, erano la Chiesa Missionaria e le
“Organizzazioni non Governative” specializzate nel
settore le uniche ad essere presenti sul territorio a lottare
per la vita. Ancora oggi esse sono necessarie, ed hanno bisogno
di sentirsi che non sono sole. Molti Stati hanno abbassato la
guardia, e per qualcuno la lebbra sta tornando con minaccia.
Invitiamo tutta la Comunità Ecclesiale a far sentire la
propria vicinanza a quanti, Missionari e Volontari, continuano
con strenua fede a testimoniare che nel corpo di un fratello,
martoriato e deturpato dal morbo di hansen, è sempre presente
il Cristo stesso sofferente.
Ci sia monito quanto il Santo Padre scrive per questo “Anno
dell’Eucaristia”: “L'Eucaristia non è
solo espressione di comunione nella vita della Chiesa; essa è
anche progetto di solidarietà per l'intera umanità.
La Chiesa rinnova continuamente nella celebrazione eucaristica
la sua coscienza di essere «segno e strumento» non
solo dell'intima unione con Dio, ma anche dell'unità di
tutto il genere umano… C'è ancora un punto sul quale
vorrei richiamare l'attenzione, perché su di esso si gioca
in notevole misura l'autenticità della partecipazione all'Eucaristia,
celebrata nella comunità: è la spinta che essa ne
trae per un impegno fattivo nell'edificazione di una società
più equa e fraterna. Nell'Eucaristia il nostro Dio ha manifestato
la forma estrema dell'amore, rovesciando tutti i criteri di dominio
che reggono troppo spesso i rapporti umani ed affermando in modo
radicale il criterio del servizio: «Se uno vuol essere il
primo, sia l'ultimo di tutti e il servo di tutti» (Mc 9,35)”
(Mane nobiscum Domine, nn. 27, 28)
Un particolare grazie va ai Missionari che si prendono cura di
questi fratelli, realizzando la specifica Pastorale del “Vangelo
della Speranza”. Essi stanno vivendo e insegnando al mondo
intero che il prendersi cura di corpi così martoriati,
è fraterna condivisione e allo stesso momento comunicazione
di Fede nel Cristo morto e risorto. “Segno” presente
di speranza di vittoria totale della vita.
Nell’Eucaristia essi hanno la via di facile accesso a contemplare
pienamente configurato a Cristo morto e risorto, il fratello malato
di lebbra. Tutta la Comunità Ecclesiale sarà loro
di sostegno. Nel mistero del “Corpo Mistico della Chiesa”,
in unione con il Cristo Sofferente, il malato di lebbra si sentirà
al centro del progetto di cooperazione di salvezza dell’umanità,
e con l’aiuto efficace e fraterno del Missionario verserà
la personale sofferenza nel mistero della “sofferenza redentiva
di Cristo” (Salvifici Doloris n. 19).
Auspichiamo che la celebrazione di questa speciale “Giornata”
dedicata a quanti ancora sono colpiti dalla lebbra, continui per
tutto l’arco dell’anno. Faccia prendere coscienza
al credente, e all’uomo di buona volontà, che “spiritualità
di comunione” è capacità di sentire l’altro
“come uno che mi appartiene”, per essere sempre nella
scia di San Paolo che ci esorta a fare spazio al fratello, portando
“i pesi gli uni degli altri” (Gal 6,2).
Incoraggiamo le Comunità Ecclesiali che nella celebrazione
di questa “Giornata” facciano tema di meditazione
queste parole del Santo Padre: “È l'ora di una nuova
« fantasia della carità », che si dispieghi
non tanto e non solo nell'efficacia dei soccorsi prestati, ma
nella capacità di farsi vicini, solidali con chi soffre,
così che il gesto di aiuto sia sentito non come obolo umiliante,
ma come fraterna condivisione. Dobbiamo per questo fare in modo
che i poveri si sentano, in ogni comunità cristiana, come
« a casa loro ».” (NMI, n. 50)
APPENDICE
“Ufficio Centrale di Statistica della Chiesa”
Gli ultimi dati inviati dalle Conferenze Episcopali Nazionali
rilevano che i “Lebbrosari” gestiti dalla Chiesa sono
i seguenti:
anno |
2002 |
2003 |
AFRICA |
270 |
254 |
AMERICA |
63 |
69 |
ASIA |
340 |
327 |
EUROPA |
4 |
4 |
OCEANIA |
1 |
2 |
Totale |
678 |
656 |
|