Documento Finale
DEL PONTIFICIO CONSIGLIO DELLA PASTORALE PER I MIGRANTI E GLI
ITINERANTI
(Roma, 20-21 Giugno 2005)
L’EVENTO
L’incontro si è svolto nella sede del Pontificio
Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, a Roma.
Vi hanno partecipato, oltre ai Superiori del Pontificio Consiglio
e a cinque Officiali del Dicastero, due Vescovi e vari sacerdoti,
religiosi, religiose e laici rappresentanti delle Conferenze Episcopali
di 19 Nazioni europee, cioè: Albania, Belgio, Bosnia Erzegovina,
Repubblica Ceca, Danimarca (Paesi Nordici), Estonia, Germania,
Inghilterra, Irlanda, Italia, Montenegro, Olanda, Polonia, Portogallo,
Scozia, Slovenia, Spagna, Svizzera e Ungheria. Inoltre, includendo
gli esperti, erano rappresentati anche Paesi di altri continenti,
vale a dire Repubblica Democratica del Congo, India, Nigeria e
Tailandia. Erano presenti tra loro delegati dell’Unione
dei Superiori Generali (USG), e dell’Unione Internazionale
delle Superiore Generali (UISG), del Consiglio Episcopale Latino
Americano (CELAM), della Commissione Internazionale Cattolica
per le Migrazioni (CICM), dell’Associazione “Comunità
Papa Giovanni XXIII”, della Legione di Maria e rappresentanti
di altre associazioni, tutti con impegno apostolico nel settore,
assieme ad un rappresentante di Caritas Internationalis.
Il presidente del Pontificio Consiglio, S. Em.za il Cardinale
Stephen Fumio Hamao, dopo un caloroso saluto, ha introdotto i
lavori, sottolineando l’importanza del fenomeno in oggetto
che sollecita l’attenzione e la carità pastorale
della Chiesa Universale e delle Chiese particolari.
L’Arcivescovo Agostino Marchetto, Segretario del Dicastero,
ha presentato il tema dell’Incontro e il relativo programma,
offrendo anche alcuni criteri di valutazione di questo fenomeno
e qualche tracciato pastorale. Il titolo del suo intervento è
stato “Le donne di strada oggi, una sfida pastorale”.
Nel suo discorso egli ha posto in rilievo un ampio e importante
ambito di apostolato, che richiede anche nuovi agenti pastorali.
Si è riferito altresì con preoccupazione a esseri
umani, molti dei quali vivono in situazioni in cui non si rispetta
il minimo dei diritti personali, essendo il proprio corpo oggetto
di commercio e di traffico.
I successivi interventi dei partecipanti hanno sottolineato vari
aspetti dell’attuale “realtà” delle donne
di strada. La Chiesa le guarda con misericordia e sentimenti di
accoglienza cristiana, e invita a considerare i valori spirituali
e teologici alla base di un impegno pastorale che rivela la benevolenza
di Dio verso di loro, coscienti, tutti, delle tante tragedie sepolte
sotto tale esperienza. Di qui la particolare preoccupazione per
il drammatico e crescente numero di donne e giovani sfruttate
sessualmente, da cui deriva l’urgente necessità di
un’azione pastorale in sinergia, al di là delle lodevoli,
generose iniziative di accoglienza già esistenti, e l’attuale
difficoltà di includere tali azioni nelle strutture ecclesiali.
La Signora Mariette Grange, rappresentante della CICM, ha svolto
il tema dal titolo “Il traffico degli esseri umani, con
particolare attenzione alle donne destinate alla prostituzione”,
mentre la relazione del Prof. Mario Pollo, “Visione d’insieme
come risultato di un’inchiesta previa”, ha offerto
un quadro generale della situazione, tratto dalle risposte al
questionario a suo tempo inviato a tutti i partecipanti. Da esso
risulta una certa carenza dell’aspetto specificatamente
pastorale. Infine, il Rev. Don Oreste Benzi, responsabile dell’Associazione
“Comunità Papa Giovanni XXIII”, ha presentato
il tema “Per una Pastorale della redenzione e della liberazione”.
Alla Tavola Rotonda hanno preso parte 6 esperti, e cioè
Suor Eugenia Bonetti, I.S.M.C., dell’ UISG, il P. Ottavio
Cantarello, SC, Direttore della Comunità “Samuel”,
indicato dalla Conferenza Italiana dei Superiori Maggiori, la
Sig.na Sile Ni Chochlain, del Consiglio della Legione di Maria,
Suor Lalini Gunawardene, SBP, Suor Michelle Lopez, SBP, del “Centre
Fountain of Life”, e il Dr. Paolo Ramonda, Vice-Presidente
dell’Associazione “Comunità Papa Giovanni XXIII”.
Si è trattato, in questo caso, di tracciare “le grandi
linee di una pastorale specifica”.
Al termine di questo Incontro Internazionale, dopo lo scambio
di notizie, opinioni pastorali, esperienze e approfondimenti,
si sono esaminate importanti iniziative, tenendo conto della diversità
delle situazioni nei vari Paesi. Confermando l’intento di
proseguire il lavoro svolto in questi giorni, in spirito di collaborazione
e con un certo coordinamento, i partecipanti hanno esaminato “criteri”
e “strategie” per il futuro, e metodologie e obiettivi
che sono stati riassunti nelle seguenti conclusioni e raccomandazioni.
CONCLUSIONI
Alcuni punti chiave
1. La prostituzione è una forma di schiavitù moderna.
È importante riconoscere che lo sfruttamento sessuale,
la prostituzione e il traffico di esseri umani sono tutti atti
di violenza contro le donne e, come tali, costituiscono un’offesa
alla loro dignità e una grave violazione di diritti umani
fondamentali. Il numero delle donne di strada è drammaticamente
cresciuto nel mondo, per una varietà di ragioni economiche
complesse, sociali e culturali. In alcuni casi le donne coinvolte
hanno sperimentato violenza patologica o abuso sessuale fin dall’infanzia.
Altre sono state indotte alla prostituzione con l’obiettivo
di un sufficiente sostentamento per loro stesse e le loro famiglie.
Alcune cercano la figura del padre o una relazione amorosa con
un uomo. Altre tentano di far fronte a irragionevoli debiti. Alcune
abbandonano situazioni di povertà nel loro Paese di origine,
pensando che il lavoro offerto all’estero cambierà
la loro vita. È chiaro comunque che lo sfruttamento sessuale
delle donne, che pervade il tessuto sociale del mondo, è
una conseguenza di molti sistemi ingiusti.
Molte donne di strada che si prostituiscono, nel cosiddetto Primo
Mondo, vengono dal Secondo, Terzo e Quarto Mondo. In Europa e
altrove molte di esse sono state vittime del traffico proveniente
da altri paesi per rispondere ad una crescente domanda di “consumatori”.
Comunque non tutte tali vittime vivono prostituendosi e non tutte
le prostitute sono frutto del traffico. La schiavitù umana
non è nuova! L’Organizzazione Internazionale del
Lavoro (OIL) valuta che attualmente ci sono 12,3 milioni di persone
schiavizzate nel lavoro forzato e che circa 2,4 milioni di esse
siano vittime del traffico, fenomeno che permette agli organizzatori,
un’entrata annuale – si dice – di 10 miliardi
di dollari USA.
2. Legame tra migrazione, diritti e traffico di esseri umani.
Il legame tra migrazione, diritti e traffico di esseri umani è
stato scoperto gradualmente e sono state riconosciute e analizzate
forme più ampie di traffico (vincoli da debito, schiavitù,
sfruttamento sessuale o di lavoro). La definizione di traffico
usata nel Protocollo delle Nazioni Unite per la prevenzione, la
soppressione e la punizione del traffico di persone, specialmente
di donne e bambini, è quella generalmente accettata. Questo
Protocollo, così come la Convenzione del Consiglio d’Europa
sull’azione contro il traffico, lo vede quale grave violazione
dei diritti umani e offesa alla dignità della persona.
Mentre coloro che emigrano per far fronte a necessità di
vita e le vittime del contrabbando o del traffico condividono
molti aspetti di vulnerabilità, esistono anche rilevanti
differenze tra migrazione, traffico e contrabbando di esseri umani.
Politiche di macro sviluppo, infatti, spesso lasciano le donne
nei debiti e senza lavoro. Esse emigrano per vivere e aiutare
le proprie famiglie o comunità. In ogni caso, gli sforzi
per affrontare il traffico e il contrabbando di persone non devono
trascurare la considerazione del desiderio femminile di emigrare
per migliorare la propria vita e quella delle loro famiglie e
dei figli.
3. Le cause di prostituzione.
Per sviluppare una risposta pastorale efficace – lo scopo
di questo Incontro Internazionale - è importante conoscere
i fattori che spingono o attraggono le donne alla prostituzione,
le strategie usate da intermediari e sfruttatori per tenerle sotto
il proprio controllo, le piste di movimento dai Paesi di origine
a quelli di destino e le risorse istituzionali per affrontare
le necessità. La Comunità internazionale e molte
ONG nel mondo cercano sempre più di affrontare le attività
criminali e di proteggere le persone vittime del traffico di esseri
umani. Esse hanno così sviluppato un’ampia gamma
di interventi per prevenire e riabilitare.
4. Chi è la vittima?
È un essere umano, che grida in molti casi per ricevere
aiuto, poiché vendere il proprio corpo sulla strada non
è ciò che si sceglierebbe volontariamente di fare.
La donna infatti è lacerata, è psicologicamente
e spiritualmente morta. Certo ogni persona ha una storia diversa,
soprattutto fatta di violenza, di abuso, di sfiducia e poca stima
di sé, di paura e di mancanza di altre opportunità.
Ognuna porta profonde ferite che vanno curate. Che cosa cercano?
Relazioni, amore, sicurezza, affetto, affermazione, un futuro
migliore per sé e la loro famiglia. Desiderano fuggire
la povertà e la mancanza di opportunità di riuscita,
e costruirsi un futuro.
5. Chi è il “cliente”?
Anche lui ha problemi ben radicati poiché, in un certo
senso, è pure reso schiavo. Una gran parte di loro supera
i 40 anni di età, ma vi è coinvolto un crescente
numero di giovani tra i 16 e i 24 anni. Appare chiaro poi, dalla
analisi, che un numero sempre maggiore di uomini cerca le prostitute
più per dominare che per soddisfazione sessuale. Nelle
relazioni sociali e personali, in effetti, essi sperimentano una
perdita di potere e di mascolinità e non riescono a sviluppare
relazioni di reciprocità e di rispetto. Tali uomini cercano
pertanto le prostitute perché ciò dà loro
un’esperienza di totale dominio e controllo su una donna
per un certo periodo di tempo.
Il “cliente” deve ricevere qualcosa di più
di una condanna sociale ed affrontare il pieno rigore della legge.
Egli deve anche essere aiutato a risolvere i suoi problemi più
profondi e a trovare altri modi di gestire le sue cose personali.
Comprare sesso da una prostituta non risolve problemi che sorgono
dalla solitudine, dalla frustrazione o mancanza di relazioni autentiche.
6. Relazione tra uomini e donne.
La relazione tra uomini e donne non é alla pari, poiché
la violenza, o la minaccia di violenza, dà all’uomo
privilegi e potere che possono rendere le donne silenziose e passive.
Esse e i bambini sono spesso spinti sulla strada dalla violenza
che soffrono da parte di componenti maschili presenti in casa,
i quali hanno “interiorizzato” la violenza inoculata
dalle ideologie e presente nelle strutture sociali. È triste
dover dire che pure donne partecipano all’oppressione e
alla violenza verso altre donne e alcune anzi sono spesso scoperte
all’interno di reti criminali collegate alla crescita della
prostituzione.
Il compito della Chiesa
7. La Chiesa ha una responsabilità pastorale per promuovere
la dignità umana di persone sfruttate a causa della prostituzione
e nel perorare la loro liberazione, dando pure a tal fine un sostegno
economico, educativo e formativo. La Chiesa deve cioè assumersi
la difesa dei legittimi diritti delle donne.
8. Inoltre, per rispondere alle loro necessità pastorali,
la Chiesa deve profeticamente denunciare le ingiustizie e la violenza
perpetrate contro le donne di strada, ovunque e in qualsiasi circostanza
ciò possa accadere. La Chiesa deve altresì invitare
tutti gli uomini e le donne di buona volontà ad impegnarsi
per sostenere la dignità umana, ponendo termine allo sfruttamento
sessuale.
9. C’è bisogno quindi di una rinnovata solidarietà
nella Chiesa e tra le Congregazioni religiose, i movimenti laicali,
le istituzioni e le associazioni al fine di dare maggiore “visibilità”
e attenzione alla cura pastorale delle donne sfruttate a causa
della prostituzione, senza dimenticare la Buona Novella della
liberazione integrale in Gesù Cristo.
10. Nel prendersi cura delle necessità femminili nel corso
dei secoli, le Congregazioni religiose, specialmente quelle femminili,
hanno continuamente prestato attenzione ai segni dei tempi, scoprendo
il valore e la rilevanza dei loro carismi in molti nuovi contesti
sociali. Oggi, le religiose nel mondo, in fedele meditazione della
Parola di Dio e la Dottrina sociale della Chiesa, cercano nuovi
modi di dare profetica testimonianza in favore della dignità
femminile. Esse lo fanno offrendo alle donne di strada un’ampia
gamma di servizi in “unità esterne”, in centri
di accoglienza, alloggi e case sicure, realizzando programmi di
formazione e di educazione. Membri di ordini contemplativi, poi,
mostrano pure la loro solidarietà dando sostegno con la
preghiera e, quando possibile, altresì con assistenza finanziaria.
11. Programmi di formazione per agenti pastorali sono comunque
necessari per sviluppare competenze e strategie al fine di combattere
la prostituzione e il traffico di esseri umani. Questi sono modi
importanti di impegnare sacerdoti, religiosi/e e laici nella prevenzione
e nella reintegrazione delle vittime. La collaborazione e la comunicazione
tra Chiese di origine e di destino sono poi considerate essenziali.
PROPOSTE GENERALI
12. L’azione della Chiesa per liberare le donne di strada.
Quando si affronta la prostituzione, è necessario un approccio
pluridimensionale. Esso deve coinvolgere sia uomini che donne
in reciproca trasformazione e porre i diritti umani al centro
di ogni strategia. Tutti i Cristiani sono chiamati ad essere solidali
con le donne prigioniere della strada. In ogni caso gli uomini
hanno un importante ruolo da svolgere nell’aiutare a raggiungere
l’uguaglianza dei sessi, in un contesto di reciprocità
e di giuste differenze. Gli sfruttatori (generalmente uomini),
che sono “clienti”, trafficanti, turisti del sesso,
ecc., hanno bisogno di essere educati, sia circa la gerarchia
dei valori umani, che riguardo ai diritti umani. Essi hanno bisogno
anche di udire dalla Chiesa, se non dallo Stato, una chiara condanna
del loro peccato e dell’ingiustizia che commettono.
13. Il ruolo delle Conferenze Episcopali.
Le Conferenze Episcopali, in un Stato coinvolto nella prostituzione
frutto di traffico umano, devono assumere la responsabilità
di denunciare questa piaga sociale. È necessario anche
promuovere rispetto, comprensione, compassione e un atteggiamento
di astensione dal giudizio – nel giusto senso – verso
le donne cadute nella rete della prostituzione.
Sacerdoti e agenti pastorali devono anche essere incoraggiati
ad affrontare questa schiavitù dal punto di vista pastorale.
14. Il ruolo delle Congregazioni religiose.
Le Congregazioni religiose cercheranno di puntare sulla potenza
delle loro convinzioni e unire le forze per informare, educare
ed agire. Esse porranno l’accento sui valori del rispetto
reciproco e di sane relazioni familiari, e di comunità,
assieme con la necessità di equilibrio e di armonia nelle
relazioni interpersonali tra uomini e donne. È urgente
che i vari progetti promossi dalle Congregazioni religiose, al
fine di aiutare il rimpatrio e la reintegrazione sociale delle
donne prigioniere della prostituzione, ricevano anche adeguato
sostegno finanziario. Si raccomandano a tale proposito incontri
di associazioni religiose che operano in diverse parti del mondo
con tali finalità di assistenza.
Il coinvolgimento e il sostegno del Clero sono anche importanti,
sia per la formazione dei giovani, soprattutto uomini, sia per
la riabilitazione dei “clienti” del commercio del
sesso, ma non solo.
15. Collaborazione.
a) Occorre piena collaborazione tra agenzie pubbliche e private,
se si vuole eliminare lo sfruttamento sessuale.
b) È anche necessario collaborare con i mezzi di comunicazione
per assicurare una corretta informazione circa questo problema.
c) La Chiesa deve chiedere l’applicazione di leggi che proteggono
le donne dalla piaga della prostituzione e del traffico di esseri
umani. È anche importante adoperarsi per arrivare a misure
efficaci contro avvilenti rappresentazioni della donna nella pubblicità.
d) La comunità cristiana deve essere stimolata a collaborare
con le Autorità nazionali e locali per aiutare le donne
di strada a trovare risorse alternative di vita.
16. Rapporti con le vittime e i “clienti”.
a) Per le vittime la cura è lunga e difficile. Le donne
di strada hanno bisogno di essere aiutate a trovare casa, ambiente
familiare e comunità in cui si sentano accettate ed amate
e ove possano cominciare a ricostruire la loro vita e il loro
futuro. Ciò le metterà in grado di riacquistare
stima e fiducia in se stesse e gioia di vivere e di ricominciare
una nuova vita senza sentirsi indicate a dito.
b) Liberazione e reintegrazione richiedono accettazione e comprensione
da parte della comunità. Il cammino di guarigione è
aiutato da un amore genuino e dall’offerta di varie possibilità
che possano aiutare a soddisfare i profondi desideri di giovani
donne alla ricerca di sicurezza, affermazione e occasioni per
una vita migliore. Il tesoro della fede (cfr. Mt 6,21), se è
viva, nonostante tutto, o riscoperta, le aiuterà immensamente,
così come la certezza dell’amore di Dio, misericordioso
e grande nell’amore.
c) I “clienti” invece hanno bisogno sia di informazione
che di formazione per quanto riguarda il genere, il rispetto,
la dignità, i valore interpersonali e l’intera sfera
delle relazioni e della sessualità. In una società
in cui il denaro e il benessere sono valori dominanti, relazioni
adeguate e un’educazione sessuale sono necessarie per la
formazione olistica dei vari gruppi di persone. Questo tipo di
educazione può esplorare la vera natura di relazioni interpersonali
basate non sull’interesse egoistico o lo sfruttamento, ma
sulla dignità della persona che dovrebbe essere rispettata
e apprezzata quale dono di Dio. In questo contesto, ai credenti
va anche ricordato che il peccato è un’offesa al
Signore, da evitarsi con tutte le proprie forze, con la grazia
di Dio.
17. Educazione e ricerca.
a) Con attenzione al gruppo mirato, è importante accostarsi
al problema della prostituzione senza trascurare la visione cristiana
della vita, con gruppi giovanili in scuole, parrocchie e famiglie,
al fine di sviluppare giudizi corretti a proposito di relazioni
umane, genere, rispetto, dignità, diritti umani e sessualità.
I formatori e gli educatori dovranno certo tener conto del contesto
culturale in cui lavorano, ma non permetteranno che un senso di
imbarazzo impedisca loro di impegnarsi in appropriato dialogo
su questi argomenti, al fine di creare consapevolezza e preoccupazione
riguardo all’uso e abuso di sesso e amore.
b) Il legame tra violenza e società patriarcale, e l’effetto
di entrambi sulle donne, vanno considerati e studiati ad ogni
livello della società, particolarmente riguardo al loro
impatto sulla vita famigliare. Le conseguenze pratiche della violenza
“interiorizzata” dovranno essere chiaramente identificate,
sia per gli uomini che per le donne.
c) Il complesso fenomeno dell’aspetto femminile delle migrazioni
va poi studiato in modo che rispetti tanto la dignità quanto
i diritti delle donne.
d) Educazione e crescita di consapevolezza sono vitali per affrontare
l’ingiustizia nella relazione fra i sessi e creare l’eguaglianza
fra i generi, in un contesto di reciprocità, tenendo conto
delle giuste differenze. Sia gli uomini che le donne hanno dunque
bisogno di:
- essere coscienti di come le donne siano sfruttate e
- conoscere i propri diritti e responsabilità.
e) Gli uomini, in particolare, necessitano di iniziative riguardo
a:
- violenza contro le donne, sessualità, HIV/AIDS, paternità
e famiglia;
- rispetto e cura delle donne e delle ragazze, in reciprocità
di relazioni ed
- esame e critica di norme tradizionali legate alla mascolinità.
f) La Chiesa dovrà insegnare e diffondere la sua Dottrina
morale e sociale, che offre chiare linee di comportamento e invita
a lottare per la giustizia. Impegnarsi a vari livelli –
locale, nazionale e internazionale – per la liberazione
delle donne di strada è un atto di vero discepolato cristiano,
un’espressione di autentico amore cristiano (cfr. 1 Cor
13,3).
g) È essenziale sviluppare la coscienza cristiana e sociale
delle persone per mezzo della predicazione del Vangelo della salvezza,
l’insegnamento e varie iniziative formative.
h) La formazione destinata a seminaristi, giovani religiosi/e,
e sacerdoti è necessaria affinché possano avere
le capacità e gli atteggiamenti necessari per lavorare
con compassione anche con le donne prigioniere della prostituzione
e con i loro “clienti”.
18. Prestazione di servizi.
a) La Chiesa può offrire un’ampia varietà
di servizi alle vittime della prostituzione: alloggio, punti di
riferimento, assistenza medica, telefoni di salvezza, assistenza
legale, consultori, formazione vocazionale, educazione, riabilitazione,
difesa e campagne d’informazione, protezione dalle minacce,
collegamenti con la famiglia, assistenza per il ritorno volontario
e reintegrazione nel Paese di origine, aiuto nell’ottenere
il visto per rimanere, quando il ritorno si rivela impossibile.
In ogni caso, l’incontro con Gesù Cristo, il Buon
Samaritano e Salvatore, è un fattore molto importante di
liberazione e redenzione, anche per le vittime della prostituzione
(cfr. At 2, 21;4,12; Mc 16, 16; Rm 10,9; Fil 2, 11 e 1 Ts 1, 9-10).
b) Coloro che lavorano direttamente con le donne che sono state
vittime del traffico di esseri umani a fini di prostituzione,
vanno specialmente addestrati nel trattare con loro, per non porle
in pericolo.
c) Accostare, per redimere, donne e ragazze di strada è
un’impresa complessa ed esigente. Attività finalizzate
alla prevenzione e alla crescita della consapevolezza del problema
devono realizzarsi nei Paesi di origine, di transito e di destino
delle donne soggette al traffico. Iniziative di reintegrazione
sono invece importanti nei Paesi di origine, se vi si fa ritorno.
Sono anche importanti la difesa e l’informazione, così
come una “rete di collegamento”.
d) Gli aspetti legali della prostituzione e del traffico di esseri
umani – proibizione, regolamentazione e abolizione –
vanno rispettati in ogni Paese. Si dovrebbe ispirarsi agli esempi
di buona pratica (p.es. alla Svezia).
e) Progetti pluri-dimensionali ecclesiali fornirebbero segni visibili
di interessamento e di impegno a livello di diocesi o di parrocchia
RACCOMANDAZIONI FINALI
Per quanto concerne i Vescovi
19. Bisognerebbe includere i temi che riguardano lo sfruttamento
sessuale, il traffico e il contrabbando di esseri umani in quelli
affrontati durante le visite ad limina.
20. Si suggerisce ai Vescovi di incoraggiare nelle loro Lettere
pastorali la promozione e la protezione della dignità umana
delle donne e dei minori.
Per le comunità locali
21. C’è bisogno di scuole e parrocchie che forniscano
programmi educativi e di coscientizzazione circa la sessualità,
il reciproco rispetto e sane relazioni interpersonali, specie
tra uomini e donne, alla luce della Parola di Dio e della Dottrina
morale della Chiesa.
22. Si debbono stabilire programmi di formazione e di addestramento
professionale per agenti pastorali, come parte della preparazione
al loro ministero.
23. Occorre rafforzare una “rete” tra tutti i gruppi
impegnati nella pastorale, in questo campo, vale a dire i volontari,
le associazioni, le Congregazioni religiose, le Organizzazioni
non Governative (ONG), i gruppi ecumenici e inter-religiosi, ecc.
Per quanto riguarda Congregazioni religiose/Clero diocesano/Conferenze
nazionali di religiosi/e
24. Programmi di istruzione e presa di consapevolezza circa lo
sfruttamento sessuale delle donne e dei minori dovrebbero essere
realizzati nei seminari e nei corsi di formazione iniziale e continua
delle Congregazioni religiose maschili e femminili.
25. Le Conferenze nazionali di religiosi/e sono incoraggiate a
nominare, in questo settore pastorale, una persona che funga da
elemento di collegamento di una “rete” operante all’interno
e all’esterno del proprio Paese.
Per la società in generale
26. Lo sfruttamento sessuale delle donne e dei minori è
questione che riguarda l’intera società, e non solo
le donne.
27. È necessario concentrare l’attenzione sul “cliente”
come uno degli elementi del sistema “consumistico”
che è alla base del commercio del sesso.
28. È importante usare un linguaggio e una terminologia
appropriati quando ci si riferisce al fenomeno dello sfruttamento
sessuale e della prostituzione.
29. La società ha il dovere di offrire risorse alternative
per il sostentamento delle persone che cercano di “abbandonare
la strada”.
|