Indu e Cristiani solidali
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Cari amici indù,
1. In occasione dell’annuale celebrazione del Diwali, vorrei
augurare a ciascuno di voi una grande gioia e felicità.
Possa questo periodo di festa portarvi ristoro per la mente e
il corpo e rinnovarvi nello spirito per continuare ad affrontare
le difficoltà della vita quotidiana con coraggio e speranza.
2. E’ certamente naturale sperare che il carattere gioioso
delle nostre celebrazioni religiose possa estendersi ad ogni momento
della nostra esistenza. Sappiamo, tuttavia, che purtroppo la vita
non è così. Ne facciamo infatti esperienza come
di un misto di gioie e dolori, speranze e delusioni, benessere
e malattia, consolazione e afflizione. Le feste religiose, ricordandoci
la dimensione spirituale della vita e la ricerca di un vero significato,
ci offrono l’opportunità di riflettere sul significato
di eventi tragici nelle nostre vite o in quelle di coloro che
ci circondano. Questa riflessione è ispirata dalla tragedia
dello "tsunami", "l’onda assassina"
causata dal terremoto nell’Oceano Indiano alla fine dello
scorso anno. Le forze della natura hanno seminato una enorme devastazione,
tante vite sono andate perdute, innumerevoli abitazioni sono state
distrutte, mezzi di sussistenza andati in rovina e le famiglie,
compresi tanti bambini, ne sono rimaste prive.
3. Come me, molti di voi che riceverete questo messaggio non siete
stati personalmente colpiti dallo "tsunami". Tuttavia,
anche se abbiamo appreso di seconda mano le sofferenze delle vittime,
abbiamo desiderato esprimere la nostra simpatia e manifestare
la nostra solidarietà. E siamo stati in grado di farlo
insieme. Attraverso i vincoli di amicizia forgiati dal dialogo
lungo il corso degli anni, noi cristiani abbiamo scoperto che
voi indù siete molto sensibili verso coloro che soffrono.
Da parte vostra, avete potuto rendervi conto che la fede cristiana
insegna che ogni essere umano è creato ad immagine e somiglianza
di Dio e perciò gli si deve attenzione e coinvolgimento.
In questo contesto vorrei citare un brano della Nostra Aetate,
la dichiarazione del Concilio Vaticano II sulle relazioni della
Chiesa con le religioni non-cristiane. Questo documento, del quale
si celebra quest’anno il quarantesimo anniversario, afferma:
"Non possiamo invocare Dio Padre di tutti, se ci rifiutiamo
di comportarci da fratelli verso alcuni tra gli uomini che sono
creati a immagine di Dio. L’atteggiamento dell’uomo
verso Dio Padre e quello dell’uomo verso gli uomini fratelli
sono tanto connessi che la Sacra Scrittura dice: ‘Chi non
ama, non conosce Dio’ (I Giovanni, 4,8)" (NA, 5).
4. Nei luoghi colpiti dallo "tsunami", la solidarietà,
al di là delle frontiere religiose, ha contribuito a portare
speranza a molte vittime. Gruppi di soccorritori, appartenenti
a diverse tradizioni religiose, sono stati infaticabili nel lavorare
per alleviare le sofferenze immediate e per iniziare la ricostruzione.
In un’epoca in cui il secolarismo aggressivo sembra essere
in crescita e il rispetto per i valori umani fondamentali appare
spesso in declino, una tale cooperazione fra persone di diverse
religioni può portare, nel mondo d’oggi, ad un nuovo
rispetto per la religione.
5. Cari amici indù, continuiamo a collaborare per cercare
soluzioni ai problemi che dobbiamo affrontare, siano essi piccoli
o grandi, siano locali o internazionali. Il Diwali celebra la
luce, la bontà, la riconciliazione, la pace, l’armonia
e la felicità. Auguro a tutti voi una festa davvero lieta.
Michael L. Fitzgerald
Presidente
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