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Vaticano >> Pontificia Commissione di Archeologia Sacra
La Pontifìcia Commisisone di Archeologia Sacra e le "Giornate Europee del Patrimonio"

+ Mauro Piacenza
Presidente della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra e della Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa

Il 25 settembre scorso si è inaugurata una piccola mostra didattica nella trifora occidentale di S. Callisto sulla via Appia Antica. L'evento espositivo che si concluderà il 25 ottobre, si inquadra in una serie di iniziative promosse in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio a cui aderisce, da qualche anno, la Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, l'Istituzione che dal 1852, per volontà del Beato Pio IX, custodisce, tutela e valorizza le catacombe cristiane d'Italia.
La mostra intende quest'anno svolgere il tema della "traditio ecclesiae nel dialogo interculturale: riflessioni sull'arte delle catacombe", guardando ai cimiteri cristiani della prima comunità romana come ad una testimonianza precoce ed autentica di quei rapporti che intercorsero tra i primi fratelli della fede cristiana e gli altri gruppi religiosi, le altre comunità, le altre genti, le altre civiltà, nel tentativo di indovinare il percorso che la chiesa di quei primi tempi traccia nel contesto culturale di allora, creando una sua tradizione ed una sua storia.
E' sintomatico che la tomba dell'apostolo Pietro, secondo quanto hanno rilevato gli archeologi nel secolo scorso, si collochi in una necropoli pagana, sorta proprio in età apostolica, ai margini del circo di Nerone, dimostrando come i cristiani della prima ora collocassero i corpi dei loro fratelli di fede in aree sepolcrali pagane, non solo e non tanto perché ancora la comunità di Roma non si era organizzata per creare dei cimiteri propri, ma perché, contrariamente a quanto si possa pensare, il conflitto tra "pagani e cristiani"' non era sempre così frontale e ineliminabile, se mentre Nerone provocò una persecuzione feroce, ma circoscritta alla città di Roma, altrove la convivenza e il dialogo tra i cristiani e "gli altri" era molto vivo.
A questo riguardo, sono eloquenti le parole che un cristiano anonimo del II secolo indirizza al pagano Diogneto: "I cristiani non si distinguono dagli altri uomini, né per territorio né per lingua, né per vestiti... Ogni terra straniera è una patria per loro e ogni patria è terra straniera...Passano la loro vita sulla terra, ma sono cittadini del cielo". E questo modo di vivere e di confrontarsi con la realtà sociale del tempo proseguirà, negli scritti dei Padri della Chiesa, sino a quando, allo scadere del II secolo, Tertulliano ricorda che i cristiani frequentano gli stessi mercati, le stesse terme, gli stessi porti dei pagani (Apol. 42,23).
La mostra organizzata dalla Pontificia Commissione di Archeologia Sacra intende fotografare la realtà religiosa della società romana dal II secolo, quando nascono i primi nuclei catacombali, al V secolo, quando le catacombe esauriscono la loro funzione funeraria e conoscono una seconda stagione soltanto devozionale e cultuale La testimonianza più eloquente e significativa proviene proprio dall'arte delle catacombe dalle centinaia di pitture che decorano i loculi, le gallerie e gli arcosoli, i cubicoli dei cimiteri cristiani di Roma. Specialmente nei primi anni della loro vita questi suggestivi monumenti accolsero un'arte sapientemente costituita di simboli e di racconti paradigmatici, con significati evidentemente salvifici, come quelli di Noé salvato dal diluvio universale, di Isacco salvato dal sacrificio, di Susanna giustificata dalle accuse dei vecchioni, dei tre giovani ebrei di Babilonia salvati dalla condanna nella fornace, di Daniele salvato dalla fossa dei leoni.
In quest'arte primitiva si affaccia subito il messaggio cristologico, che diverrà il vero e proprio fulcro del pensiero paleocristiano. Cristo è sempre il protagonista di tutte le rappresentazioni, sia quando si ricordano i miracoli più significativi (la moltiplicazione dei pani, la resurrezione di Lazzaro, la guarigione del cieco nato), come anche quando si ricordano gli episodi salienti della sua vita (rincontro con la samaritana al pozzo, la coronazione di spine, il giudizio di Filato).
Queste prime manifestazioni iconografiche, così semplici, fino a sfiorare una commovente ingenuità figurativa, contribuiscono con la forza del loro messaggio salvifico a costituire la traditio ecclesiae e si rivolgono al grande popolo di Dio, con un preciso ruolo catechetico, tanto che Gregorio Magno, qualche secolo dopo, definì l'arte delle origini cristiane come una efficace Biblia pauperum.
E mentre la traditio ecclesiae si configura e si costituisce anche attraverso l’umile strumento dell'arte delle catacombe, proprio sulle pareti di questi straordinari "luoghi della memoria cristiana" appaiono le prime immagini dell'apostolo delle genti, a cui la mostra di S. Callisto dedica un breve ma necessario approfondimento, in quanto S. Paolo può essere considerato, a buon diritto, l'apostolo del dialogo, se Cristo risorto appare proprio a Saulo di Tarso (I Cor 15, 8-9), operando la conversione del suo cuore e consegnandogli la missione apostolica. Nell'iconografia cristiana più antica. Paolo rappresentò immediatamente la Chiesa delle genti, rispetto a quella della circoncisione, personificata da Pietro, e si inserì un dibattito dottrinale che animò la comunità giudeo-cristiana delle origini e che si compose nella comunione più fervida.
Nella sezione dedicata nella mostra al "Dialogo con la cultura giudaica" si riferiscono, innanzi tutto, le manifestazioni monumentali coeve ai cimiteri cristiani, rappresentate dalle catacombe giudaiche di Roma, considerando i simboli della liturgia ebraica dipinti e incisi sulle pareti di questi monumenti, senza dimenticare le "grandi voci" contemporanee. Ci si riferisce alla splendida definizione di Giovanni Paolo II, che, parlando agli ebrei della sinagoga romana, li chiama "nostri fratelli prediletti" e "nostri fratelli maggiori" (13 aprile 1986). Ci si riferisce all'invito pronunciato proprio di recente dal Sommo Pontefice Benedetto XVI, nella sinagoga di Colonia, in occasione della XX Giornata Mondiale della Gioventù: "Incoraggio un dialogo sincero e fiducioso tra ebrei e cristiani: solo così sarà possibile giungere ad una interpretazione condivisa di questioni storiche ancora discusse e, soprattutto, fare passi avanti nella valutazione, dal punto di vista teologico, del rapporto tra ebraismo e cristianesimo" (18 agosto 2005).
Per esprimere, con le immagini delle catacombe, il dialogo che la Chiesa delle origini stabilisce con "gli altri", ci si riferisce direttamente all'insegnamento evangelico, dove "lo straniero" fa il suo ingresso con pari dignità rispetto al gruppo che accoglie, divenendo paradossalmente portatore di un messaggio di pace che contribuisce alla costruzione di un dialogo fecondo. Per questo, vengono rappresentati nell'arte paleocristiana proprio i colloqui con la samaritana e con la cananea, privilegiando, tra l'altro, episodi che hanno come protagoniste delle figure femminili. Anche in questo caso, gli organizzatori della Mostra non dimenticano le parole che il Sommo Pontefice Benedetto XVI rivolse ai rappresentanti di alcune comunità musulmane: "Cari amici, sono profondamente convinto che dobbiamo affermare, senza cedimenti alle pressioni negative dell'ambiente, i valori del rispetto reciproco, della solidarietà, della pace. La vita di ogni essere umano è sacra, sia per i cristiani che per i musulmani" (20 agosto 2005).
Anche quest'anno, quindi, si è presa l'occasione delle "Giornate Europee del Patrimonio" per approfondire alcuni aspetti salienti della storia e della civiltà delle catacombe per desumere il pensiero dei primi cristiani, così come si manifesta nella comunità romana dei secoli della tarda antichità.
I numerosi pellegrini che si recano alle catacombe di S. Callisto possono così sostare, in attesa della visita ai luoghi santi, riflettendo su un "mondo nuovo", quello suggerito dal Cristianesimo, che ancora si ripropone all'attenzione dell'uomo dei nostri giorni, con tutta la sua suggestione, ma anche con tutta la sua attualità.


+ Mauro Piacenza
Presidente della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra
e della Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa

"La Traditio Ecclesiae nel dialogo interculturale: riflessioni sull'arte delle catacombe".
Mostra didattica 25 settembre - 25 ottobre 2005, catacombe di S. Callisto, Tricora Occidentale, Roma, via Appia Antica 110, orario 10,00 - 17,00. Mercoledì chiuso. Ingresso gratuito.
Domenica 25 settembre 2005 sono state aperte al pubblico gratuitamente le catacombe romane di S. Callisto, di S. Sebastiano, di Domitilla, di Priscilla, di S. Agnese.

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