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Congregazione per l’Evangelizzazione
dei Popoli
Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti
Eccellenza Reverendissima,
Il fenomeno odierno della mobilità umana costituisce il
più vasto movimento di persone di tutti i tempi. Esso è
stato costantemente al centro delle premure della Santa Sede,
che si è espressa con interventi intesi a mettere in evidenza
sia la lettura cristiana di questa realtà sociale, sia
la proposta di dinamiche pastorali attente e rispettose della
persona dello straniero, nella prospettiva missionaria della testimonianza
della Buona Novella di Cristo Signore.
In questo contesto si colloca l’Istruzione Erga migrantes
caritas Christi (« La carità di Cristo verso i migranti
») di questo Pontificio Consiglio, la cui pubblicazione
è stata significativamente autorizzata dal Servo di Dio
Giovanni Paolo II il primo maggio dello scorso anno, sette lustri
dopo il Motu proprio di Paolo VI Pastoralis migratorum cura e
la relativa Istruzione elaborata dalla Sacra Congregazione per
i Vescovi De pastorali migratorum cura (1969). L’Istruzione
Erga migrantes caritas Christi risponde ora « soprattutto
ai nuovi bisogni spirituali e pastorali dei migranti » ed
è intesa a « trasformare sempre più l’esperienza
migratoria in veicolo di dialogo e di annuncio del messaggio cristiano
» (EMCC 3).
Con la presente Lettera congiunta desideriamo, perciò,
ad un tempo riconoscere e confermare l’impegno delle Chiese
particolari, coinvolte in situazioni spesso drammatiche, nel fronteggiare
i tanti problemi connessi con la mobilità umana, mentre
La invitiamo ad attingere dal nuovo Documento suggerimenti e orientamenti
pastorali e missionari, frutto dell’esperienza della Chiesa
universale, al servizio delle persone coinvolte in questo fenomeno,
che si rivela segno dei nostri tempi, nella linea del Concilio
Ecumenico Vaticano II (cfr EMCC 14ss).
Le odierne migrazioni interessano - si stima - almeno 175 milioni
di uomini e donne, bambini e anziani, che vivono al di fuori del
proprio Paese di origine come migranti economici o come rifugiati
e richiedenti asilo, un numero pari al 2,9% della popolazione
mondiale.
La migrazione di tanti fedeli preoccupa certamente Voi, Pastori
della Chiesa, anche quando è volontaria, regolare o legale,
ma ancor più quando i movimenti sono irregolari, spesso
realizzati con l’aiuto di organizzazioni criminali. La Chiesa
nella sua universalità, ma anche nella sua realtà
locale, è dunque chiamata a scrutare e interpretare, alla
luce del Vangelo, un tale segno del nostro tempo
(cfr Gaudiun et Spes 4). Tale discernimento deve normalmente ispirare
atteggiamenti e azioni, programmi e strutture nelle Vostre Chiese
particolari, volti a riscoprire o confermare valori e iniziative
che il testo dell’Istruzione Erga migrantes caritas Christi
descrive anche in dettaglio (cfr le parti II, III, IV e l’Ordinamento
giuridico-pastorale). Di interesse particolare per le giurisdizioni
ecclesiastiche dipendenti da questa Congregazione per l’Evangelizzazione
dei Popoli saranno evidentemente la dimensione missionaria, la
comunione tra le Chiese d’origine e quelle di arrivo, e
altresì il compito ecclesiale di tutela della persona umana,
nonché dell’istituto familiare interessato dall’emigrazione.
A questo proposito torna utile mettere a fuoco alcuni aspetti,
che risultano di rilievo, vale a dire:
1) L’esperienza migratoria, nonostante tutte le sue difficoltà,
è pure occasione di nuova evangelizzazione e di missione,
per il fatto che vi si può realizzare una particolare,
concreta cattolicità della Chiesa, una proclamazione del
Vangelo anche esplicita (cfr EMCC 59), che si rivolge a tutto
l’uomo e a tutti gli uomini (cfr EMCC 97), con spazio altresì
per il dialogo interreligioso anche a sostegno della dimensione
spirituale di tutti (cfr EMCC 69). Il fatto migratorio, alla luce
dell’azione pur misteriosa dello Spirito Santo, può
assumere, perciò, il senso di azione provvidenziale di
Dio (cfr EMCC 9).
2) La pastorale dei migranti nasce, poi, in visione conciliare,
da una ecclesiologia di comunione, che si esprime, fra l’altro,
attraverso il dialogo tra Chiese di partenza e di arrivo (cfr
EMCC 70). Apposite Commissioni, quindi, non dovrebbero mancare
di garantire stabilità e sviluppo alla cooperazione, per
il bene di tutti gli interessati (cfr EMCC, Ordinamento giuridico-pastorale,
Art. 19).
3) Per quanto riguarda, infine, i diritti umani dei migranti,
la Dottrina sociale della Chiesa, di cui l’Istruzione si
fa ampia eco, attesta la centralità della persona umana.
In forza di ciò, l’essere umano non può mai
essere degradato a strumento, forza-lavoro, merce di scambio o
a qualsiasi altro fattore di produzione. Da qui sgorga anche la
difesa dei diritti dell’uomo e della donna migrante e quelli
dei loro figli (cfr EMCC 5, 27, 29 e Ordinamento giuridico-pastorale,
Art. 2). Per questo i Vostri interventi pastorali devono porre
anche grande attenzione a tali diritti e alle cause di tante ingiustizie
e disparità, che sono all’origine delle migrazioni
e dei trasferimenti coatti. La conoscenza delle radici e delle
cause dell’emigrazione costituiranno, infatti, il punto
di forza per una giusta difesa del « diritto a emigrare
per una migliore realizzazione delle proprie capacità e
aspirazioni e dei progetti di ciascuno » (EMCC 29), ma anche
e, soprattutto, del « diritto a non emigrare, ad essere
cioè nelle condizioni di realizzare i propri diritti ed
esigenze legittime nel Paese di origine » (EMCC 29). In
ogni caso, pur nel necessario impegno per la giustizia, per la
promozione umana e la solidarietà-assistenza (cfr EMCC
39-43, 91-95), non va dimenticato lo specifico della nuova evangelizzazione,
la dimensione fondamentale missionaria e pastorale del Vostro
sacro ministero (cfr EMCC 97), nel settore migratorio.
4) Emerge, così, sempre più chiaramente che la
dimensione socio-caritativa dell’apostolato nell’ambito
della mobilità umana necessita di essere completata da
quella più propriamente ecclesiale e missionaria, ecumenica
e interreligiosa. Sono soprattutto le migrazioni di non cristiani
a far sì che le Chiese particolari, pur continuando a realizzare
la loro vocazione missionaria ad gentes, prendano atto che ora
anche la missione viene a noi e si trasforma pure in missio ad
migrantes per tutta la comunità cristiana, diventando altresì
missio migrantium (cfr EMCC 38).
Emerge qui, dunque, l’appello che Vi rivolgiamo a mantenere
ampiamente aperta la prospettiva del Vostro ministero, nella menzionata
dimensione missionaria, che già Vi anima insieme alle Vostre
Chiese particolari (cfr EMCC 89-90; 100).
Là dove si registrano consistenti flussi immigratori,
sarà perciò importante cercare che gli stessi migranti
cattolici diventino protagonisti in tale missione pastorale, e
non solo ricettori. Siano, cioè, anch’essi coinvolti
in modo attivo e responsabile nella vita della comunità
locale (cfr EMCC 91). Gradualmente, si potrà in tal modo
approfondire la vera comunione, a partire dalla fraterna collaborazione
tra Voi, il Vostro Clero, e gli Operatori della pastorale specifica
della mobilità umana, fino a raggiungere tutto il Popolo
di Dio (cfr EMCC 91-95). Ne sarà arricchita certamente
la cattolicità, dove pregiudizi, sospetti, discriminazioni,
tribalismo, xenofobia, se non razzismo, cedono il passo all’accoglienza
e alla solidarietà (cfr EMCC 37-43). A tale proposito,
potrebbe essere necessario, là dove essa ancora non esista,
la creazione di un’apposita Commissione diocesana, con legame
alla corrispondente Commissione in seno alla Conferenza Episcopale,
o almeno ad un Vescovo “Promotore” nazionale, incaricato
di tale servizio (cfr EMCC 70).
A coloro tra di Voi che presiedono alle Chiese di partenza dei
flussi migratori rammentiamo poi l’importanza di predisporre
canali di informazione al servizio dei futuri migranti, così
da renderli edotti del complesso fenomeno, che essi vivranno.
Inoltre, sarà necessario approntare un piano formativo
adeguato per coloro che si apprestano a un ministero tra i migranti.
I candidati al Presbiterato e al Diaconato permanente, nonché
i Presidenti delle comunità cristiane, i Catechisti e i
fedeli laici tutti, siano da Voi aiutati a porre alla base della
loro formazione e del loro apostolato uno spirito autenticamente
missionario, anche per quanto riguarda la mobilità umana,
che li renda altresì disponibili, ciascuno secondo la vocazione
propria, non solo a testimoniare nella Diocesi di appartenenza,
ma anche fuori dalla patria, se necessario, soprattutto tra i
connazionali emigrati.
Diciamo, infine, anche a coloro tra di Voi, che non si sentono
coinvolti immediatamente nei movimenti migratori, perché
non in terre di partenza, di arrivo o di transito, l’importanza
di essere ben informati su questo fenomeno, che sempre più
va assumendo una configurazione permanente e strutturale (cfr
EMCC 1). Sorgerà così la questione se in qualche
modo sia possibile offrire comunque un servizio missionario ai
nostri fratelli e alle nostre sorelle, che vivono l’aspetto
drammatico della mobilità. La loro vicenda è annuncio
del mistero pasquale, per il quale morte e resurrezione tendono
alla « nuova creazione » (2Cor 5,17; Gal 6,15; Ap
21,1.5), nella quale, al di là delle differenze etniche
o culturali, conta l’unità in Cristo (cfr. Ef 2,19;
Gal 3,28; Col 3,11; EMCC 103).
Siamo certi che questa nostra Lettera congiunta non mancherà
di produrre frutti di rinnovato e autentico impegno missionario
nell’importante campo pastorale specifico della mobilità
umana. In vista di ciò, eleviamo la nostra preghiera a
Dio « dal quale ogni paternità nei cieli e sulla
terra prende nome » (Ef 3,15) e ci confermiamo, in comunione,
dev.mi in Cristo,
Crescenzio Cardinale Sepe
Prefetto
Stephen Fumio Cardinale Hamao
Presidente
+ Robert Sarah
Arcivescovo Emerito di Conakry
Segretario
+ Agostino Marchetto
Arcivescovo Titolare di Astigi
Segretario |