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Congregazione per le Chiese Orientali
Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti
La sollecitudine pastorale della Chiesa verso i migranti
Eminenze/Eccellenze Reverendissime,
Nel 1952, Pio XII, di felice memoria, promulgò la Costituzione
Apostolica Exsul Familia, considerata la « magna charta
» della pastorale migratoria, i cui elementi fondamentali
furono recepiti dallo stesso Concilio Vaticano II e quindi alla
base, nel 1969, dell’Istruzione postconciliare De pastorali
migratorun cura, a seguito del Motu proprio Pastoralis migratorum
cura di Paolo VI. A trentacinque anni di distanza, il primo maggio
2004, il Servo di Dio Giovanni Paolo II approvava il testo dell’Istruzione
Erga migrantes caritas Christi (« La carità di Cristo
verso i migranti », d’ora in poi EMCC), di questo
Pontificio Consiglio.
Con la presente Lettera congiunta desideriamo richiamare la Vostra
attenzione sul fenomeno attuale delle migrazioni, ribadendo la
costante premura pastorale della Chiesa verso le sorelle e i fratelli
migranti. Vogliamo altresì offrirVi uno strumento per rinnovare
il Vostro impegno circa la mobilità umana, e cioè
con ricezione dell’Istruzione Erga migrantes caritas Christi.
Per intravedere l’importanza del fenomeno migratorio, in
questi inizi del terzo millennio, basti dire che esso riguarda
più di 175 milioni di persone, più o meno il 3%
della popolazione mondiale. Si tratta di uomini e donne, bambini
e anziani, che – come sapete per esperienza personale di
Pastori – lasciano la loro casa e varcano le frontiere nazionali
in cerca di sicurezza e benessere per sé e per le proprie
famiglie. Nel villaggio, che è sempre più oggi il
mondo, reso più piccolo dal progresso tecnologico nelle
comunicazioni e nei trasporti e investito dalla globalizzazione,
gli squilibri economici, politici e demografici tra Paesi ricchi
e poveri, frutto anche di guerra e violenza, spingono la gente
a emigrare.
La Chiesa, dal canto suo, cosciente della necessità di
rispondere ai drammi dell’emigrazione con una « effettiva
e adatta assistenza pastorale » (Ordinamento giuridico-pastorale
della EMCC art 1, § 3), vi è impegnata sulla base
di una convinzione di fondo, e cioè che « al diritto
che i fedeli hanno di ricevere gli aiuti provenienti dai beni
spirituali della Chiesa, specialmente dalla Parola di Dio e dai
Sacramenti (CIC can. 213, CCEO can. 16) corrisponde il dovere
dei Pastori di provvedere tali aiuti, in modo particolare ai migranti,
attese le loro particolari condizioni di vita » (Ordinamento
giuridico-pastorale della EMCC art 1, § 1). A partire da
questo principio, la EMCC intende rispondere in modo adeguato
anche alle particolari esigenze dei migranti cattolici dei riti
orientali, oggi sempre più numerosi (cfr EMCC 52; CCEO
can. 28; LG 23) .
Non si tratta soltanto di una questione pratica di opportunità,
suggerita dalla mobilità dei migranti cattolici delle Chiese
Orientali, in costante aumento. Si intende, invece, evidenziare
la pari dignità dei fedeli nella Chiesa, che consente all’unica
Chiesa Cattolica di respirare, anche in contesto migratorio, quasi
« con due polmoni » (EMCC 25). Inoltre, la presenza
sempre più consistente di migranti Orientali non in piena
comunione con la Chiesa cattolica, in contesti occidentali, incoraggia
e promuove il dialogo ecumenico, a partire dal mutuo rispetto
e dall’attenzione verso tradizioni culturali e religiose
differenti.
In effetti, bisogna riconoscere la « necessità di
salvaguardare universalità e unità che non può
contrastare, al tempo stesso, con la pastorale specifica, la quale
possibilmente affida i migranti a Presbiteri della loro lingua,
della stessa Chiesa sui iuris, o a Presbiteri ad essi affini dal
punto di vista linguistico-culturale » (EMCC 38). La sollecitudine
pastorale verso i migranti, sia orientali che di rito latino,
dunque, si rivela un autentico « segno dei tempi »
moderni, per il fatto che essa mira a costruire la vera cattolicità,
scongiurando il pericolo della divisione, che può degenerare
in atteggiamenti xenofobi, quando non addirittura razzisti. In
vista di ciò, le vie da privilegiare sono quelle dell’accoglienza,
in un autentico itinerario di comunione.
Questi sono, del resto, i contenuti essenziali dell’Istruzione,
che sviluppa una lettura delle migrazioni viste dal punto di vista
della storia della salvezza, appunto come « segno dei tempi
» (prima parte). Si dà, quindi, forte rilievo alla
pastorale dell’accoglienza (seconda parte), per passare
poi a trattare degli operatori pastorali (terza parte) e delle
relative strutture di pastorale missionaria (quarta parte). Gli
aspetti normativi costituiscono, infine, un apposito Ordinamento
giuridico-pastorale.
Vi incoraggiamo, pertanto, a fare riferimento all’Istruzione
EMCC, per desumere da essa suggerimenti e orientamenti pastorali
e missionari, frutto dell’esperienza della Chiesa universale,
nel rispetto delle grandi Discipline e Tradizioni Orientali, al
servizio delle persone migranti. Siamo convinti, infatti, che
le migrazioni offrano alla Chiesa l’opportunità storica
(il kairos di cui parlano gli scritti neotestamentari) per una
verifica delle sue note caratteristiche. Esse sono, oltre la già
menzionata unità e cattolicità, l’apostolicità
e la missionarietà (cfr EMCC 97,100), espresse nella armoniosa
molteplicità e diversità di popoli, lingue e culture,
nonché la santità (cfr EMCC 97), senza dimenticare
che la Chiesa si caratterizza, con una densa metafora teologica,
come popolo di Dio in cammino, in quella dimensione escatologica
di cui i migranti sono per l’appunto « segno visibile
» (EMCC 17).
In questo modo, la Vostra nota sollecitudine pastorale, nell’importante
campo delle migrazioni, renderà manifesta la carità
cristiana come via alla conservazione e dilatazione della fede
e dell’evangelizzazione. Essa saprà ispirarsi alla
grande, comune Tradizione ecclesiale, radicata nel kerygma evangelico,
per esprimere la concretezza della testimonianza, mediante la
promozione umana, in termini di accoglienza, solidarietà
e comunione (cfr EMCC 22, 28, 34, 38-43, 98-99) e – come
dicevamo – mediante il dialogo, con i temi connessi della
inculturazione della fede (EMCC 34-36), del pluralismo etnico
e culturale (cfr EMCC 34, 35 e 103), nonché dell’«
annuncio esplicito del Vangelo » (EMCC 59). Anche per questo,
ribadiamo l’importanza della cura pastorale delle diverse
Chiese sui iuris (cfr EMCC 52-55). Tale cura costituisce il modo
più efficace per salvaguardare le ricchezze della diversità
delle tradizioni e dei patrimoni orientali, tanto raccomandato
dal Concilio Vaticano II (cfr OE 5-6; UR 15).
Auspichiamo, pertanto, che le Conferenze Episcopali procedano
al più presto alla formazione della Commissione nazionale
per le migrazioni, di cui all’art. 19 dell’Ordinamento
giuridico-pastorale di EMCC, poiché tale organo potrà
essere garanzia e strumento efficace nell’applicazione della
medesima Istruzione.
Siamo certi che questa nostra Lettera Vi incoraggerà e
aiuterà a predisporre o a continuare una adeguata e specifica
assistenza alle sorelle a i fratelli migranti, sia che vengano
a Voi sia che siano membri delle Vostre Chiese che partono, nello
spirito del monito evangelico: « ero forestiero e mi avete
accolto… ogni volta che avete fatto queste cose a uno dei
miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me »
(Mt 25,35.40). Ci confermiamo, in comunione,
dev.mi in Cristo,
+ Ignace Moussa Cardinale Daoud I
Prefetto
+ Stephen Fumio Cardinale Hamao
Presidente
+ Antonio Maria Vegliò
Arcivescovo Titolare di Eclano
Segretario
+ Agostino Marchetto
Arcivescovo Titolare di Astigi
Segretario
Dal Vaticano, 8 ottobre 2005 |