| PROEMIO
1. Intima unione della Chiesa con l'intera famiglia umana.
Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini
d'oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono,
sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei
discepoli di Cristo, e nulla Vi è di genuinamente umano
che non trovi eco nel loro cuore.
La loro comunità, infatti, è composta di uomini
i quali, riuniti insieme nel Cristo, sono guidati dallo Spirito
Santo nel loro pellegrinaggio verso il regno del Padre, ed hanno
ricevuto un messaggio di salvezza da proporre a tutti.
Perciò la comunità dei cristiani si sente realmente
e intimamente solidale con il genere umano e con la sua storia.
2. A chi si rivolge il Concilio.
Per questo il Concilio Vaticano II, avendo penetrato più
a fondo il mistero della Chiesa, non esita ora a rivolgere la
sua parola non più ai soli figli della Chiesa e a tutti
coloro che invocano il nome di Cristo, ma a tutti gli uomini.
A tutti vuol esporre come esso intende la presenza e l'azione
della Chiesa nel mondo contemporaneo. Il mondo che esso ha presente
è perciò quello degli uomini, ossia l'intera famiglia
umana nel contesto di tutte quelle realtà entro le quali
essa vive; il mondo che è teatro della storia del genere
umano, e reca i segni degli sforzi dell'uomo, delle sue sconfitte
e delle sue vittorie; il mondo che i cristiani credono creato
e conservato in esistenza dall'amore del Creatore: esso è
caduto, certo, sotto la schiavitù del peccato, ma il Cristo,
con la croce e la risurrezione ha spezzato il potere del Maligno
e l'ha liberato e destinato, secondo il proposito divino, a trasformarsi
e a giungere al suo compimento.
3. A servizio dell'uomo.
Ai nostri giorni l'umanità, presa d'ammirazione per le
proprie scoperte e la propria potenza, agita però spesso
ansiose questioni sull'attuale evoluzione del mondo, sul posto
e sul compito dell'uomo nell'universo, sul senso dei propri sforzi
individuali e collettivi, e infine sul destino ultimo delle cose
e degli uomini. Per questo il Concilio, testimoniando e proponendo
la fede di tutto intero il popolo di Dio riunito dal Cristo, non
potrebbe dare una dimostrazione più eloquente di solidarietà,
di rispetto e d'amore verso l'intera famiglia umana, dentro la
quale è inserito, che instaurando con questa un dialogo
sui vari problemi sopra accennati, arrecando la luce che viene
dal Vangelo, e mettendo a disposizione degli uomini le energie
di salvezza che la Chiesa, sotto la guida dello Spirito Santo,
riceve dal suo Fondatore. Si tratta di salvare l'uomo, si tratta
di edificare l'umana società.
È l'uomo dunque, l'uomo considerato nella sua unità
e nella sua totalità, corpo e anima, l'uomo cuore e coscienza,
pensiero e volontà, che sarà il cardine di tutta
la nostra esposizione.
Pertanto il santo Concilio, proclamando la grandezza somma della
vocazione dell'uomo e la presenza in lui di un germe divino, offre
all'umanità la cooperazione sincera della Chiesa, al fine
d'instaurare quella fraternità universale che corrisponda
a tale vocazione.
Nessuna ambizione terrena spinge la Chiesa; essa mira a questo
solo: continuare, sotto la guida dello Spirito consolatore, l'opera
stessa di Cristo, il quale è venuto nel mondo a rendere
testimonianza alla verità, a salvare e non a condannare,
a servire e non ad essere servito .
LA CONDIZIONE DELL'UOMO
NEL MONDO CONTEMPORANEO
4. Speranze e angosce.
Per svolgere questo compito, è dovere permanente
della Chiesa di scrutare i segni dei tempi e di interpretarli
alla luce del Vangelo, così che, in modo adatto a ciascuna
generazione, possa rispondere ai perenni interrogativi degli uomini
sul senso della vita presente e futura e sulle loro relazioni
reciproche. Bisogna infatti conoscere e comprendere il mondo in
cui viviamo, le sue attese, le sue aspirazioni e il suo carattere
spesso drammatico. Ecco come si possono delineare le caratteristiche
più rilevanti del mondo contemporaneo. L'umanità
vive oggi un periodo nuovo della sua storia, caratterizzato da
profondi e rapidi mutamenti che progressivamente si estendono
all'insieme del globo. Provocati dall'intelligenza e dall'attività
creativa dell'uomo, si ripercuotono sull'uomo stesso, sui suoi
giudizi e sui desideri individuali e collettivi, sul suo modo
di pensare e d'agire, sia nei confronti delle cose che degli uomini.
Possiamo così parlare di una vera trasformazione sociale
e culturale, i cui riflessi si ripercuotono anche sulla vita religiosa.
Come accade in ogni crisi di crescenza, questa trasformazione
reca con sé non lievi difficoltà.
Così, mentre l'uomo tanto largamente estende la sua potenza,
non sempre riesce però a porla a suo servizio. Si sforza
di penetrare nel più intimo del suo essere, ma spesso appare
più incerto di se stesso. Scopre man mano più chiaramente
le leggi della vita sociale, ma resta poi esitante sulla direzione
da imprimervi. Mai il genere umano ebbe a disposizione tante ricchezze,
possibilità e potenza economica; e tuttavia una grande
parte degli abitanti del globo è ancora tormentata dalla
fame e dalla miseria, e intere moltitudini non sanno né
leggere né scrivere.
Mai come oggi gli uomini hanno avuto un senso così acuto
della libertà, e intanto sorgono nuove forme di schiavitù
sociale e psichica.
E mentre il mondo avverte così lucidamente la sua unità
e la mutua interdipendenza dei singoli in una necessaria solidarietà,
violentemente viene spinto in direzioni opposte da forze che si
combattono; infatti, permangono ancora gravi contrasti politici,
sociali, economici, razziali e ideologici, né è
venuto meno il pericolo di una guerra capace di annientare ogni
cosa.
Aumenta lo scambio delle idee; ma le stesse parole con cui si
esprimono i più importanti concetti, assumono nelle differenti
ideologie significati assai diversi.
Infine, con ogni sforzo si vuol costruire un'organizzazione temporale
più perfetta, senza che cammini di pari passo il progresso
spirituale.
Immersi in così contrastanti condizioni, moltissimi nostri
contemporanei non sono in grado di identificare realmente i valori
perenni e di armonizzarli dovutamente con le scoperte recenti.
Per questo sentono il peso della inquietudine, tormentati tra
la speranza e l'angoscia, mentre si interrogano sull'attuale andamento
del mondo.
Questo sfida l'uomo, anzi lo costringe a darsi una risposta.
5. Profonde mutazioni.
Il presente turbamento degli spiriti e la trasformazione delle
condizioni di vita si collegano con un più radicale modificazione,
che tende al predominio, nella formazione dello spirito, delle
scienze matematiche, naturali e umane, mentre sul piano dell'azione
Si affida alla tecnica, originata da quelle scienze. Questa mentalità
scientifica modella in modo diverso da prima la cultura e il modo
di pensare. La tecnica poi è tanto progredita, da trasformare
la faccia della terra e da perseguire ormai la conquista dello
spazio ultraterrestre. Anche sul tempo l'intelligenza umana accresce
in certo senso il suo dominio: sul passato mediante l'indagine
storica, sul futuro con la prospettiva e la pianificazione. Non
solo il progresso delle scienze biologiche, psicologiche e sociali
dà all'uomo la possibilità di una migliore conoscenza
di sé, ma lo mette anche in condizioni di influire direttamente
sulla vita delle società, mediante l'uso di tecniche appropriate.
Parimenti l'umanità sempre più si preoccupa di
prevedere e controllare il proprio incremento demografico. Il
movimento stesso della storia diventa così rapido, da poter
difficilmente esser seguito dai singoli uomini. Unico diventa
il destino della umana società o senza diversificarsi più
in tante storie separate. Così il genere umano passa da
una concezione piuttosto statica dell'ordine delle cose, a una
concezione più dinamica ed evolutiva. Ciò favorisce
il sorgere di un formidabile complesso di nuovi problemi, che
stimola ad analisi e a sintesi nuove.
6. Mutamenti nell'ordine sociale.
In seguito a tutto questo, mutamenti sempre più profondi
si verificano nelle comunità locali tradizionali famiglie
patriarcali, clan, tribù, villaggi, nei differenti gruppi
e nei rapporti della vita sociale. Si diffonde gradatamente il
tipo di società industriale, che favorisce in alcune nazioni
una economia dell'opulenza, e trasforma radicalmente concezioni
e condizioni secolari di vita sociale. Parimenti la civilizzazione
urbana e l'attrazione che essa provoca s'intensificano, sia per
il moltiplicarsi delle città e dei loro abitanti, sia per
la diffusione tra i rurali dei modelli di vita cittadina. Nuovi
e migliori mezzi di comunicazione sociale favoriscono nel modo
più largo e più rapido la conoscenza degli avvenimenti
e la diffusione delle idee e dei sentimenti, suscitando così
numerose reazioni a catena. Né va sottovalutato che moltissima
gente, spinta per varie ragioni ad emigrare, cambia il suo modo
di vivere. In tal modo, senza arresto si moltiplicano i rapporti
dell'uomo coi suoi simili, mentre a sua volta questa « socializzazione
» crea nuovi legami, senza tuttavia favorire sempre una
corrispondente maturazione delle persone e rapporti veramente
personali, cioè la « personalizzazione ». Un'evoluzione
siffatta appare più manifesta nelle nazioni che già
godono del progresso economico e tecnico; ma essa mette in movimento
anche quei popoli ancora in via di sviluppo, che aspirano ad ottenere
per i loro paesi i benefici della industrializzazione e dell'urbanizzazione.
Questi popoli, specialmente se vincolati da più antiche
tradizioni, sentono allo stesso tempo il bisogno di esercitare
la loro libertà in modo più adulto e più
personale.
7. Mutamenti psicologici, morali e religiosi.
Il cambiamento di mentalità e di strutture spesso mette
in causa i valori tradizionali, soprattutto tra i giovani: frequentemente
impazienti, essi diventano ribelli per l'inquietudine; consci
della loro importanza nella vita sociale, desiderano assumere
al più presto le loro responsabilità.
Spesso genitori ed educatori si trovano per questo ogni giorno
in maggiori difficoltà nell'adempimento del loro compito.
Le istituzioni, le leggi, i modi di pensare e di sentire ereditati
dal passata non sempre si adattano bene alla situazione attuale;
di qui un profondo disagio nel comportamento e nelle stesse norme
di condotta. Anche la vita religiosa, infine, è sotto l'influsso
delle nuove situazioni. Da un lato, un più acuto senso
critico la purifica da ogni concezione magica nel mondo e dalle
sopravvivenze superstiziose ed esige un adesione sempre più
personale e attiva alla fede; numerosi sono perciò coloro
che giungono a un più vivo senso di Dio. D'altro canto
però, moltitudini crescenti praticamente si staccano dalla
religione. A differenza dei tempi passati, negare Dio o la religione
o farne praticamente a meno, non è più un fatto
insolito e individuale.
Oggi infatti non raramente un tale comportamento viene presentato
come esigenza del progresso scientifico o di un nuovo tipo di
umanesimo.
Tutto questo in molti paesi non si manifesta solo a livello filosofico,
ma invade in misura notevolissima il campo delle lettere, delle
arti, dell' interpretazione delle scienze umane e della storia,
anzi la stessa legislazione: di qui il disorientamento di molti.
8. Squilibri nel mondo contemporaneo.
Una così rapida evoluzione, spesso disordinatamente realizzata,
e la stessa presa di coscienza sempre più acuta delle discrepanze
esistenti nel mondo, generano o aumentano contraddizioni e squilibri.
Anzitutto a livello della persona si nota molto spesso lo squilibrio
tra una moderna intelligenza pratica e il modo di pensare speculativo,
che non riesce a dominare né a ordinare in sintesi soddisfacenti
l'insieme delle sue conoscenze.
Uno squilibrio si genera anche tra la preoccupazione dell'efficienza
pratica e le esigenze della coscienza morale, nonché molte
volte tra le condizioni della vita collettiva e le esigenze di
un pensiero personale e della stessa contemplazione.
Di qui ne deriva infine lo squilibrio tra le specializzazioni
dell'attività umana e una visione universale della realtà.
Nella famiglia poi le tensioni nascono sia dalla pesantezza delle
condizioni demografiche, economiche e sociali, sia dal conflitto
tra le generazioni che si susseguono, sia dal nuovo tipo di rapporti
sociali tra uomo e donna. Grandi contrasti sorgono anche tra le
razze e le diverse categorie sociali; tra nazioni ricche e meno
dotate e povere; infine tra le istituzioni internazionali nate
dall'aspirazione dei popoli alla pace e l'ambizione di imporre
la propria ideologia, nonché gli egoismi collettivi esistenti
negli Stati o in altri gruppi.
Di qui derivano diffidenze e inimicizie, conflitti ed amarezze
di cui l'uomo è a un tempo causa e vittima.
9. Le aspirazioni sempre più universali dell'umanità.
Cresce frattanto la convinzione che l'umanità non solo
può e deve sempre più rafforzare il suo dominio
sul creato, ma che le compete inoltre instaurare un ordine politico,
sociale ed economico che sempre più e meglio serva l'uomo
e aiuti i singoli e i gruppi ad affermare e sviluppare la propria
dignità. Donde le aspre rivendicazioni di tanti che, prendendo
nettamente coscienza, reputano di essere stati privati di quei
beni per ingiustizia o per una non equa distribuzione.
I paesi in via di sviluppo o appena giunti all'indipendenza desiderano
partecipare ai benefici della civiltà moderna non solo
sul piano politico ma anche economico, e liberamente compiere
la loro parte nel mondo; invece cresce ogni giorno la loro distanza
e spesso la dipendenza anche economica dalle altre nazioni più
ricche, che progrediscono più rapidamente.
I popoli attanagliati dalla fame chiamano in causa i popoli più
ricchi.
Le donne rivendicano, là dove ancora non l'hanno raggiunta,
la parità con gli uomini, non solo di diritto, ma anche
di fatto. Operai e contadini non vogliono solo guadagnarsi il
necessario per vivere, ma sviluppare la loro personalità
col lavoro, anzi partecipare all'organizzazione della vita economica,
sociale, politica e culturale. Per la prima volta nella storia
umana, i popoli sono oggi persuasi che i benefici della civiltà
possono e debbono realmente estendersi a tutti.
Sotto tutte queste rivendicazioni si cela un'aspirazione più
profonda e universale.
I singoli e i gruppi organizzati anelano infatti a una vita piena
e libera, degna dell'uomo, che metta al proprio servizio tutto
quanto il mondo oggi offre loro così abbondantemente.
Anche le nazioni si sforzano sempre più di raggiungere
una certa comunità universale.
Stando così le cose, il mondo si presenta oggi potente
a un tempo e debole, capace di operare il meglio e il peggio,
mentre gli si apre dinanzi la strada della libertà o della
schiavitù, del progresso o del regresso, della fraternità
o dell'odio. Inoltre l'uomo prende coscienza che dipende da lui
orientare bene le forze da lui stesso suscitate e che possono
schiacciarlo o servirgli.
Per questo si pone degli interrogativi.
10. Gli interrogativi più profondi del genere
umano.
In verità gli squilibri di cui soffre il mondo contemporaneo
si collegano con quel più profondo squilibrio che è
radicato nel cuore dell'uomo. È proprio all'interno dell'uomo
che molti elementi si combattono a vicenda. Da una parte infatti,
come creatura, esperimenta in mille modi i suoi limiti; d'altra
parte sente di essere senza confini nelle sue aspirazioni e chiamato
ad una vita superiore. Sollecitato da molte attrattive, è
costretto sempre a sceglierne qualcuna e a rinunziare alle altre.
Inoltre, debole e peccatore, non di rado fa quello che non vorrebbe
e non fa quello che vorrebbe.
Per cui soffre in se stesso una divisione, dalla quale provengono
anche tante e così gravi discordie nella società.
Molti, è vero, la cui vita è impregnata di materialismo
pratico, sono lungi dall'avere una chiara percezione di questo
dramma; oppure, oppressi dalla miseria, non hanno modo di rifletterci.
Altri, in gran numero, credono di trovare la loro tranquillità
nelle diverse spiegazioni del mondo che sono loro proposte. Alcuni
poi dai soli sforzi umani attendono una vera e piena liberazione
dell'umanità, e sono persuasi che il futuro regno dell'uomo
sulla terra appagherà tutti i desideri del suo cuore. Né
manca chi, disperando di dare uno scopo alla vita, loda l'audacia
di quanti, stimando l'esistenza umana vuota in se stessa di significato,
si sforzano di darne una spiegazione completa mediante la loro
sola ispirazione.
Con tutto ciò, di fronte all'evoluzione attuale del mondo,
diventano sempre più numerosi quelli che si pongono o sentono
con nuova acutezza gli interrogativi più fondamentali:
cos'è l'uomo?
Qual è il significato del dolore, del male, della morte,
che continuano a sussistere malgrado ogni progresso?
Cosa valgono quelle conquiste pagate a così caro prezzo?
Che apporta l'uomo alla società, e cosa può attendersi
da essa?
Cosa ci sarà dopo questa vita?
Ecco: la Chiesa crede che Cristo, per tutti morto e risorto,
dà sempre all'uomo, mediante il suo Spirito, luce e forza
per rispondere alla sua altissima vocazione; né è
dato in terra un altro Nome agli uomini, mediante il quale possono
essere salvati. Essa crede anche di trovare nel suo Signore e
Maestro la chiave, il centro e il fine di tutta la storia umana.
Inoltre la Chiesa afferma che al di là di tutto ciò
che muta stanno realtà immutabili; esse trovano il loro
ultimo fondamento in Cristo, che è sempre lo stesso: ieri,
oggi e nei secoli.
Così nella luce di Cristo, immagine del Dio invisibile,
primogenito di tutte le creature il Concilio intende rivolgersi
a tutti per illustrare il mistero dell'uomo e per cooperare nella
ricerca di una soluzione ai principali problemi del nostro tempo.
PARTE I
LA CHIESA E LA VOCAZIONE DELL'UOMO
11. Rispondere agli impulsi dello Spirito.
Il popolo di Dio, mosso dalla fede con cui crede di essere condotto
dallo Spirito del Signore che riempie l'universo, cerca di discernere
negli avvenimenti, nelle richieste e nelle aspirazioni, cui prende
parte insieme con gli altri uomini del nostro tempo, quali siano
i veri segni della presenza o del disegno di Dio. La fede infatti
tutto rischiara di una luce nuova, e svela le intenzioni di Dio
sulla vocazione integrale dell'uomo, orientando così lo
spirito verso soluzioni pienamente umane.
In questa luce, il Concilio si propone innanzitutto di esprimere
un giudizio su quei valori che oggi sono più stimati e
di ricondurli alla loro divina sorgente.
Questi valori infatti, in quanto procedono dall'ingegno umano
che all'uomo è stato dato da Dio, sono in sé ottimi
ma per effetto della corruzione del cuore umano non raramente
vengono distorti dall'ordine richiesto, per cui hanno bisogno
di essere purificati.
Che pensa la Chiesa dell'uomo?
Quali orientamenti sembra debbano essere proposti per la edificazione
della società attuale?
Qual è il significato ultimo della attività umana
nell'universo?
Queste domande reclamano una riposta. In seguito, risulterà
ancora più chiaramente che il popolo di Dio e l'umanità,
entro la quale esso è inserito, si rendono reciproco servizio,
così che la missione della Chiesa si mostra di natura religiosa
e per ciò stesso profondamente umana.
CAPITOLO I
LA DIGNITÀ DELLA PERSONA UMANA
12. L'uomo ad immagine di Dio.
Credenti e non credenti sono generalmente d'accordo nel ritenere
che tutto quanto esiste sulla terra deve essere riferito all'uomo,
come a suo centro e a suo vertice.
Ma che cos'è l'uomo?
Molte opinioni egli ha espresso ed esprime sul proprio conto,
opinioni varie ed anche contrarie, secondo le quali spesso o si
esalta così da fare di sé una regola assoluta, o
si abbassa fino alla disperazione, finendo in tal modo nel dubbio
e nell'angoscia.
Queste difficoltà la Chiesa le sente profondamente e ad
esse può dare una risposta che le viene dall'insegnamento
della divina Rivelazione, risposta che descrive la vera condizione
dell'uomo, dà una ragione delle sue miserie, ma in cui
possono al tempo stesso essere giustamente riconosciute la sua
dignità e vocazione.
La Bibbia, infatti, insegna che l'uomo è stato creato
« ad immagine di Dio » capace di conoscere e di amare
il suo Creatore, e che fu costituito da lui sopra tutte le creature
terrene quale signore di esse, per governarle e servirsene a gloria
di Dio.
« Che cosa è l'uomo, che tu ti ricordi di lui? o
il figlio dell'uomo che tu ti prenda cura di lui?
L'hai fatto di poco inferiore agli angeli, l'hai coronato di
gloria e di onore, e l'hai costituito sopra le opere delle tue
mani. Tutto hai sottoposto ai suoi piedi » (Sal8,5).
Ma Dio non creò l'uomo lasciandolo solo: fin da principio
« uomo e donna li creò » (Gen1,27) e la loro
unione costituisce la prima forma di comunione di persone.
L'uomo, infatti, per sua intima natura è un essere sociale,
e senza i rapporti con gli altri non può vivere né
esplicare le sue doti.
Perciò Iddio, ancora come si legge nella Bibbia, vide
« tutte quante le cose che aveva fatte, ed erano buone assai»
(Gen1,31).
13. Il peccato.
Costituito da Dio in uno stato di giustizia, l'uomo però,
tentato dal Maligno, fin dagli inizi della storia abusò
della libertà, erigendosi contro Dio e bramando di conseguire
il suo fine al di fuori di lui.
Pur avendo conosciuto Dio, gli uomini « non gli hanno reso
l'onore dovuto... ma si è ottenebrato il loro cuore insipiente
»... e preferirono servire la creatura piuttosto che il
Creatore.
Quel che ci viene manifestato dalla rivelazione divina concorda
con la stessa esperienza.
Infatti l'uomo, se guarda dentro al suo cuore, si scopre inclinato
anche al male e immerso in tante miserie, che non possono certo
derivare dal Creatore, che è buono.
Spesso, rifiutando di riconoscere Dio quale suo principio, l'uomo
ha infranto il debito ordine in rapporto al suo fine ultimo, e
al tempo stesso tutta l'armonia, sia in rapporto a se stesso,
sia in rapporto agli altri uomini e a tutta la creazione.
Così l'uomo si trova diviso in se stesso.
Per questo tutta la vita umana, sia individuale che collettiva,
presenta i caratteri di una lotta drammatica tra il bene e il
male, tra la luce e le tenebre.
Anzi l'uomo si trova incapace di superare efficacemente da sé
medesimo gli assalti del male, così che ognuno si sente
come incatenato.
Ma il Signore stesso è venuto a liberare l'uomo e a dargli
forza, rinnovandolo nell'intimo e scacciando fuori « il
principe di questo mondo » (Gv12,31), che lo teneva schiavo
del peccato.
Il peccato è, del resto, una diminuzione per l'uomo stesso,
in quanto gli impedisce di conseguire la propria pienezza. Nella
luce di questa Rivelazione trovano insieme la loro ragione ultima
sia la sublime vocazione, sia la profonda miseria, di cui gli
uomini fanno l'esperienza.
14. Costituzione dell'uomo.
Unità di anima e di corpo, l'uomo sintetizza in sé,
per la stessa sua condizione corporale, gli elementi del mondo
materiale, così che questi attraverso di lui toccano il
loro vertice e prendono voce per lodare in libertà il Creatore
. Non è lecito dunque disprezzare la vita corporale dell'uomo.
Al contrario, questi è tenuto a considerare buono e degno
di onore il proprio corpo, appunto perché creato da Dio
e destinato alla risurrezione nell'ultimo giorno.
E tuttavia, ferito dal peccato, l'uomo sperimenta le ribellioni
del corpo.
Perciò è la dignità stessa dell'uomo che
postula che egli glorifichi Dio nel proprio corpo e che non permetta
che esso si renda schiavo delle perverse inclinazioni del cuore.
L'uomo, in verità, non sbaglia a riconoscersi superiore
alle cose corporali e a considerarsi più che soltanto una
particella della natura o un elemento anonimo della città
umana.
Infatti, nella sua interiorità, egli trascende l'universo
delle cose: in quelle profondità egli torna, quando fa
ritorno a se stesso, là dove lo aspetta quel Dio che scruta
i cuori là dove sotto lo sguardo di Dio egli decide del
suo destino. Perciò, riconoscendo di avere un'anima spirituale
e immortale, non si lascia illudere da una creazione immaginaria
che si spiegherebbe solamente mediante le condizioni fisiche e
sociali, ma invece va a toccare in profondo la verità stessa
delle cose.
15. Dignità dell'intelligenza, verità e
saggezza.
L'uomo ha ragione di ritenersi superiore a tutto l'universo delle
cose, a motivo della sua intelligenza, con cui partecipa della
luce della mente di Dio.
Con l'esercizio appassionato dell'ingegno lungo i secoli egli
ha fatto certamente dei progressi nelle scienze empiriche, nelle
tecniche e nelle discipline liberali Nell'epoca nostra, poi, ha
conseguito successi notevoli particolarmente nella investigazione
e nel dominio del mondo materiale.
E tuttavia egli ha sempre cercato e trovato una verità
più profonda.
L'intelligenza, infatti, non si restringe all'ambito dei soli
fenomeni, ma può conquistare con vera certezza la realtà
intelligibile, anche se, per conseguenza del peccato, si trova
in parte oscurata e debilitata. Infine, la natura intelligente
della persona umana può e deve raggiungere la perfezione.
Questa mediante la sapienza attrae con dolcezza la mente a cercare
e ad amare il vero e il bene; l'uomo che se ne nutre è
condotto attraverso il visibile all'invisibile.
L'epoca nostra, più ancora che i secoli passati, ha bisogno
di questa sapienza per umanizzare tutte le sue nuove scoperte.
È in pericolo, di fatto, il futuro del mondo, a meno che
non vengano suscitati uomini più saggi. Inoltre va notato
come molte nazioni, economicamente più povere rispetto
ad altre, ma più ricche di saggezza, potranno aiutare potentemente
le altre.
Col dono, poi, dello Spirito Santo, l'uomo può arrivare
nella fede a contemplare e a gustare il mistero del piano divino.
16. Dignità della coscienza morale.
Nell'intimo della coscienza l'uomo scopre una legge che non è
lui a darsi, ma alla quale invece deve obbedire. Questa voce,
che lo chiama sempre ad amare, a fare il bene e a fuggire il male,
al momento opportuno risuona nell'intimità del cuore: fa
questo, evita quest'altro.
L'uomo ha in realtà una legge scritta da Dio dentro al
cuore; obbedire è la dignità stessa dell'uomo, e
secondo questa egli sarà giudicato. La coscienza è
il nucleo più segreto e il sacrario dell'uomo, dove egli
è solo con Dio, la cui voce risuona nell'intimità.
Tramite la coscienza si fa conoscere in modo mirabile quella
legge che trova il suo compimento nell'amore di Dio e del prossimo.
Nella fedeltà alla coscienza i cristiani si uniscono agli
altri uomini per cercare la verità e per risolvere secondo
verità numerosi problemi morali, che sorgono tanto nella
vita privata quanto in quella sociale. Quanto più, dunque,
prevale la coscienza retta, tanto più le persone e i gruppi
si allontanano dal cieco arbitrio e si sforzano di conformarsi
alle norme oggettive della moralità. Tuttavia succede non
di rado che la coscienza sia erronea per ignoranza invincibile,
senza che per questo essa perda la sua dignità.
Ma ciò non si può dire quando l'uomo poco si cura
di cercare la verità e il bene, e quando la coscienza diventa
quasi cieca in seguito all'abitudine del peccato.
17. Grandezza della libertà.
Ma l'uomo può volgersi al bene soltanto nella libertà.
I nostri contemporanei stimano grandemente e perseguono con ardore
tale libertà, e a ragione. Spesso però la coltivano
in modo sbagliato quasi sia lecito tutto quel che piace, compreso
il male.
La vera libertà, invece, è nell'uomo un segno privilegiato
dell'immagine divina.
Dio volle, infatti, lasciare l'uomo « in mano al suo consiglio
» che cerchi spontaneamente il suo Creatore e giunga liberamente,
aderendo a lui, alla piena e beata perfezione.
Perciò la dignità dell'uomo richiede che egli agisca
secondo scelte consapevoli e libere, mosso cioè e determinato
da convinzioni personali, e non per un cieco impulso istintivo
o per mera coazione esterna. L'uomo perviene a tale dignità
quando, liberandosi da ogni schiavitù di passioni, tende
al suo fine mediante la scelta libera del bene e se ne procura
con la sua diligente iniziativa i mezzi convenienti. Questa ordinazione
verso Dio, la libertà dell'uomo, realmente ferita dal peccato,
non può renderla effettiva in pieno se non mediante l'aiuto
della grazia divina.
Ogni singolo uomo, poi, dovrà rendere conto della propria
vita davanti al tribunale di Dio, per tutto quel che avrà
fatto di bene e di male.
18. Il mistero della morte.
In faccia alla morte l'enigma della condizione umana raggiunge
il culmine.
L'uomo non è tormentato solo dalla sofferenza e dalla
decadenza progressiva del corpo, ma anche, ed anzi, più
ancora, dal timore di una distruzione definitiva.
Ma l'istinto del cuore lo fa giudicare rettamente, quando aborrisce
e respinge l'idea di una totale rovina e di un annientamento definitivo
della sua persona.
Il germe dell'eternità che porta in sé, irriducibile
com'è alla sola materia, insorge contro la morte. Tutti
i tentativi della tecnica, per quanto utilissimi, non riescono
a calmare le ansietà dell'uomo: il prolungamento di vita
che procura la biologia non può soddisfare quel desiderio
di vita ulteriore, invincibilmente ancorato nel suo cuore. Se
qualsiasi immaginazione vien meno di fronte alla morte, la Chiesa
invece, istruita dalla Rivelazione divina, afferma che l'uomo
è stato creato da Dio per un fine di felicità oltre
i confini delle miserie terrene. Inoltre la fede cristiana insegna
che la morte corporale, dalla quale l'uomo sarebbe stato esentato
se non avesse peccato, sarà vinta un giorno, quando l'onnipotenza
e la misericordia del Salvatore restituiranno all'uomo la salvezza
perduta per sua colpa. Dio infatti ha chiamato e chiama l'uomo
ad aderire a lui con tutto il suo essere, in una comunione perpetua
con la incorruttibile vita divina. Questa vittoria l'ha conquistata
il Cristo risorgendo alla vita, liberando l'uomo dalla morte mediante
la sua morte.
Pertanto la fede, offrendosi con solidi argomenti a chiunque
voglia riflettere, dà una risposta alle sue ansietà
circa la sorte futura; e al tempo stesso dà la possibilità
di una comunione nel Cristo con i propri cari già strappati
dalla morte, dandoci la speranza che essi abbiano già raggiunto
la vera vita presso Dio.
19. Forme e radici dell'ateismo.
L'aspetto più sublime della dignità dell'uomo consiste
nella sua vocazione alla comunione con Dio. Fin dal suo nascere
l'uomo è invitato al dialogo con Dio.
Se l'uomo esiste, infatti, è perché Dio lo ha creato
per amore e, per amore, non cessa di dargli l'esistenza; e l'uomo
non vive pienamente secondo verità se non riconosce liberamente
quell'amore e se non si abbandona al suo Creatore. Molti nostri
contemporanei, tuttavia, non percepiscono affatto o esplicitamente
rigettano questo intimo e vitale legame con Dio: a tal punto che
l'ateismo va annoverato fra le realtà più gravi
del nostro tempo e va esaminato con diligenza ancor maggiore.
Con il termine « ateismo » vengono designati fenomeni
assai diversi tra loro.
Alcuni atei, infatti, negano esplicitamente Dio; altri ritengono
che l'uomo non possa dir niente di lui; altri poi prendono in
esame i problemi relativi a Dio con un metodo tale che questi
sembrano non aver senso. Molti, oltrepassando indebitamente i
confini delle scienze positive, o pretendono di spiegare tutto
solo da questo punto di vista scientifico, oppure al contrario
non ammettono ormai più alcuna verità assoluta.
Alcuni tanto esaltano l'uomo, che la fede in Dio ne risulta quasi
snervata, inclini come sono, a quanto sembra, ad affermare l'uomo
più che a negare Dio.
Altri si creano una tale rappresentazione di Dio che, respingendolo,
rifiutano un Dio che non è affatto quello del Vangelo.
Altri nemmeno si pongono il problema di Dio: non sembrano sentire
alcuna inquietudine religiosa, né riescono a capire perché
dovrebbero interessarsi di religione. L'ateismo inoltre ha origine
sovente, o dalla protesta violenta contro il male nel mondo, o
dall'aver attribuito indebitamente i caratteri propri dell'assoluto
a qualche valore umano, così che questo prende il posto
di Dio. Perfino la civiltà moderna, non per sua essenza,
ma in quanto troppo irretita nella realtà terrena, può
rendere spesso più difficile l'accesso a Dio.
Senza dubbio coloro che volontariamente cercano di tenere lontano
Dio dal proprio cuore e di evitare i problemi religiosi, non seguendo
l'imperativo della loro coscienza, non sono esenti da colpa; tuttavia
in questo campo anche i credenti spesso hanno una certa responsabilità.
Infatti l'ateismo, considerato nel suo insieme, non è
qualcosa di originario, bensì deriva da cause diverse,
e tra queste va annoverata anche una reazione critica contro le
religioni, anzi in alcune regioni, specialmente contro la religione
cristiana.
Per questo nella genesi dell'ateismo possono contribuire non
poco i credenti, nella misura in cui, per aver trascurato di educare
la propria fede, o per una presentazione ingannevole della dottrina,
od anche per i difetti della propria vita religiosa, morale e
sociale, si deve dire piuttosto che nascondono e non che manifestano
il genuino volto di Dio e della religione.
20. L'ateismo sistematico.
L'ateismo moderno si presenta spesso anche in una forma sistematica,
secondo cui, oltre ad altre cause, l'aspirazione all'autonomia
dell'uomo viene spinta a un tal punto, da far ostacolo a qualunque
dipendenza da Dio. Quelli che professano un tale ateismo sostengono
che la libertà consista nel fatto che l'uomo sia fine a
se stesso, unico artefice e demiurgo della propria storia; cosa
che non può comporsi, così essi pensano, con il
riconoscimento di un Signore, autore e fine di tutte le cose,
o che almeno rende semplicemente superflua tale affermazione.
Una tale dottrina può essere favorita da quel senso di
potenza che l'odierno progresso tecnico ispira all uomo. Tra le
forme dell'ateismo moderno non va trascurata quella che si aspetta
la liberazione dell'uomo soprattutto dalla sua liberazione economica
e sociale La religione sarebbe di ostacolo, per natura sua, a
tale liberazione, in quanto, elevando la speranza dell'uomo verso
il miraggio di una vita futura, la distoglierebbe dall'edificazione
della città terrena.
Perciò i fautori di tale dottrina, là dove accedono
al potere, combattono con violenza la religione e diffondono l'ateismo
anche ricorrendo agli strumenti di pressione di cui dispone il
potere pubblico, specialmente nel campo dell'educazione dei giovani.
21. Atteggiamento della Chiesa di fronte all'ateismo.
La Chiesa, fedele ai suoi doveri verso Dio e verso gli uomini,
non può fare a meno di riprovare, come ha fatto in passato,
con tutta fermezza e con dolore, quelle dottrine e quelle azioni
funeste che contrastano con la ragione e con l'esperienza comune
degli uomini e che degradano l'uomo dalla sua innata grandezza.
Si sforza tuttavia di scoprire le ragioni della negazione di Dio
che si nascondono nella mente degli atei e, consapevole della
gravità delle questioni suscitate dall'ateismo, mossa dal
suo amore verso tutti gli uomini, ritiene che esse debbano meritare
un esame più serio e più profondo. La Chiesa crede
che il riconoscimento di Dio non si oppone in alcun modo alla
dignità dell'uomo, dato che questa dignità trova
proprio in Dio il suo fondamento e la sua perfezione. L'uomo infatti
riceve da Dio Creatore le doti di intelligenza e di libertà
ed è costituito nella società; ma soprattutto è
chiamato alla comunione con Dio stesso in qualità di figlio
e a partecipare alla sua stessa felicità. Inoltre la Chiesa
insegna che la speranza escatologica non diminuisce l'importanza
degli impegni terreni, ma anzi dà nuovi motivi a sostegno
dell'attuazione di essi.
Al contrario, invece, se manca la base religiosa e la speranza
della vita eterna, la dignità umana viene lesa in maniera
assai grave, come si constata spesso al giorno d'oggi, e gli enigmi
della vita e della morte, della colpa e del dolore rimangono senza
soluzione, tanto che non di rado gli uomini sprofondano nella
disperazione. E intanto ciascun uomo rimane ai suoi propri occhi
un problema insoluto, confusamente percepito. Nessuno, infatti,
in certe ore e particolarmente in occasione dei grandi avvenimenti
della vita può evitare totalmente quel tipo di interrogativi
sopra ricordato.
A questi problemi soltanto Dio dà una risposta piena e
certa, lui che chiama l'uomo a una riflessione più profonda
e a una ricerca più umile. Quanto al rimedio all'ateismo,
lo si deve attendere sia dall'esposizione adeguata della dottrina
della Chiesa, sia dalla purezza della vita di essa e dei suoi
membri. La Chiesa infatti ha il compito di rendere presenti e
quasi visibili Dio Padre e il Figlio suo incarnato, rinnovando
se stessa e purificandosi senza posa sotto la guida dello Spirito
Santo.
Ciò si otterrà anzi tutto con la testimonianza
di una fede viva e adulta, vale a dire opportunamente formata
a riconoscere in maniera lucida le difficoltà e capace
di superarle.
Di una fede simile han dato e danno testimonianza sublime moltissimi
martiri.
Questa fede deve manifestare la sua fecondità, col penetrare
l'intera vita dei credenti, compresa la loro vita profana, e col
muoverli alla giustizia e all'amore, specialmente verso i bisognosi.
Ciò che contribuisce di più, infine, a rivelare
la presenza di Dio, è la carità fraterna dei fedeli
che unanimi nello spirito lavorano insieme per la fede del Vangelo
e si presentano quale segno di unità. La Chiesa, poi, pur
respingendo in maniera assoluta l'ateismo, tuttavia riconosce
sinceramente che tutti gli uomini, credenti e non credenti, devono
contribuire alla giusta costruzione di questo mondo, entro il
quale si trovano a vivere insieme: ciò, sicuramente, non
può avvenire senza un leale e prudente dialogo. Essa pertanto
deplora la discriminazione tra credenti e non credenti che alcune
autorità civili ingiustamente introducono, a danno dei
diritti fondamentali della persona umana. Rivendica poi, in favore
dei credenti, una effettiva libertà, perché sia
loro consentito di edificare in questo mondo anche il tempio di
Dio. Quanto agli atei, essa li invita cortesemente a volere prendere
in considerazione il Vangelo di Cristo con animo aperto.
La Chiesa sa perfettamente che il suo messaggio è in armonia
con le aspirazioni più segrete del cuore umano quando essa
difende la dignità della vocazione umana, e così
ridona la speranza a quanti ormai non osano più credere
alla grandezza del loro destino.
Il suo messaggio non toglie alcunché all'uomo, infonde
invece luce, vita e libertà per il suo progresso, e all'infuori
di esso, niente può soddisfare il cuore dell'uomo: «
Ci hai fatto per te », o Signore, «e il nostro cuore
è senza pace finché non riposa in te».
22. Cristo, l'uomo nuovo.
In realtà solamente nel mistero del Verbo incarnato trova
vera luce il mistero dell'uomo.
Adamo, infatti, il primo uomo, era figura di quello futuro (Rm5,14)
e cioè di Cristo Signore.
Cristo, che è il nuovo Adamo, proprio rivelando il mistero
del Padre e del suo amore svela anche pienamente l'uomo a se stesso
e gli manifesta la sua altissima vocazione.
Nessuna meraviglia, quindi, che tutte le verità su esposte
in lui trovino la loro sorgente e tocchino il loro vertice. Egli
è « l'immagine dell'invisibile Iddio » (Col1,15)
è l'uomo perfetto che ha restituito ai figli di Adamo la
somiglianza con Dio, resa deforme già subito agli inizi
a causa del peccato.
Poiché in lui la natura umana è stata assunta,
senza per questo venire annientata per ciò stesso essa
è stata anche in noi innalzata a una dignità sublime.
Con l'incarnazione il Figlio di Dio si è unito in certo
modo ad ogni uomo.
Ha lavorato con mani d'uomo, ha pensato con intelligenza d'uomo,
ha agito con volontà d'uomo ha amato con cuore d'uomo.
Nascendo da Maria vergine, egli si è fatto veramente uno
di noi, in tutto simile a noi fuorché il peccato. Agnello
innocente, col suo sangue sparso liberamente ci ha meritato la
vita; in lui Dio ci ha riconciliati con se stesso e tra noi e
ci ha strappati dalla schiavitù del diavolo e del peccato;
così che ognuno di noi può dire con l'Apostolo:
il Figlio di Dio « mi ha amato e ha sacrificato se stesso
per me» (Gal2,20). Soffrendo per noi non ci ha dato semplicemente
l'esempio perché seguiamo le sue orme ma ci ha anche aperta
la strada: se la seguiamo, la vita e la morte vengono santificate
e acquistano nuovo significato.
Il cristiano poi, reso conforme all'immagine del Figlio che è
il primogenito tra molti fratelli riceve «le primizie dello
Spirito» (Rm8,23) per cui diventa capace di adempiere la
legge nuova dell'amore.
In virtù di questo Spirito, che è il «pegno
della eredità» (Ef1,14), tutto l'uomo viene interiormente
rinnovato, nell'attesa della « redenzione del corpo »
(Rm8,23): « Se in voi dimora lo Spirito di colui che risuscitò
Gesù da morte, egli che ha risuscitato Gesù Cristo
da morte darà vita anche ai vostri corpi mortali, mediante
il suo Spirito che abita in voi» (Rm8,11).
Il cristiano certamente è assillato dalla necessità
e dal dovere di combattere contro il male attraverso molte tribolazioni,
e di subire la morte; ma, associato al mistero pasquale, diventando
conforme al Cristo nella morte, così anche andrà
incontro alla risurrezione fortificato dalla speranza.
E ciò vale non solamente per i cristiani, ma anche per
tutti gli uomini di buona volontà, nel cui cuore lavora
invisibilmente la grazia. Cristo, infatti, è morto per
tutti e la vocazione ultima dell'uomo è effettivamente
una sola, quella divina; perciò dobbiamo ritenere che lo
Spirito Santo dia a tutti la possibilità di venire associati,
nel modo che Dio conosce, al mistero pasquale.
Tale e così grande è il mistero dell'uomo, questo
mistero che la Rivelazione cristiana fa brillare agli occhi dei
credenti. Per Cristo e in Cristo riceve luce quell'enigma del
dolore e della morte, che al di fuori del suo Vangelo ci opprime.
Con la sua morte egli ha distrutto la morte, con la sua risurrezione
ci ha fatto dono della vita, perché anche noi, diventando
figli col Figlio, possiamo pregare esclamando nello Spirito: Abba,
Padre!.
CAPITOLO II
LA COMUNITÀ DEGLI UOMINI
23. Che cosa intende il Concilio.
Il moltiplicarsi delle relazioni tra gli uomini costituisce uno
degli aspetti più importanti del mondo di oggi, al cui
sviluppo molto contribuisce il progresso tecnico contemporaneo.
Tuttavia il fraterno dialogo tra gli uomini non trova il suo
compimento in tale progresso, ma più profondamente nella
comunità delle persone, e questa esige un reciproco rispetto
della loro piena dignità spirituale. La Rivelazione cristiana
dà grande aiuto alla promozione di questa comunione tra
persone; nello stesso tempo ci guida ad un approfondimento delle
leggi che regolano la vita sociale, scritte dal Creatore nella
natura spirituale e morale dell'uomo.
Siccome documenti recenti del magistero della Chiesa hanno esposto
diffusamente la dottrina cristiana circa l'umana società,
il Concilio ricorda solo alcune verità più importanti
e ne espone i fondamenti alla luce della Rivelazione.
Insiste poi su certe conseguenze che sono particolarmente importanti
per il nostro tempo.
24. L'indole comunitaria dell'umana vocazione nel piano
di Dio.
Iddio, che ha cura paterna di tutti, ha voluto che tutti gli uomini
formassero una sola famiglia e si trattassero tra loro come fratelli.
Tutti, infatti, creati ad immagine di Dio « che da un solo
uomo ha prodotto l'intero genere umano affinché popolasse
tutta la terra » (At17,26), sono chiamati al medesimo fine,
che è Dio stesso. Perciò l'amor di Dio e del prossimo
è il primo e più grande comandamento. La sacra Scrittura,
da parte sua, insegna che l'amor di Dio non può essere
disgiunto dall'amor del prossimo, «e tutti gli altri precetti
sono compendiati in questa frase: amerai il prossimo tuo come
te stesso. La pienezza perciò della legge è l'amore
» (Rm13,9); (1Gv4,20).
È evidente che ciò è di grande importanza
per degli uomini sempre più dipendenti gli uni dagli altri
e per un mondo che va sempre più verso l'unificazione.
Anzi, il Signore Gesù, quando prega il Padre perché
« tutti siano una cosa sola, come io e tu siamo una cosa
sola » (Gv17,21), aprendoci prospettive inaccessibili alla
ragione umana, ci ha suggerito una certa similitudine tra l'unione
delle Persone divine e l'unione dei figli di Dio nella verità
e nell'amore.
Questa similitudine manifesta che l'uomo, il quale in terra è
la sola creatura che Iddio abbia voluto per se stesso, non possa
ritrovarsi pienamente se non attraverso un dono sincero di sé.
25. Interdipendenza della persona e della umana società.
Dal carattere sociale dell'uomo appare evidente come il perfezionamento
della persona umana e lo sviluppo della stessa società
siano tra loro interdipendenti.
Infatti, la persona umana, che di natura sua ha assolutamente
bisogno d'una vita sociale, è e deve essere principio,
soggetto e fine di tutte le istituzioni sociali.
Poiché la vita sociale non è qualcosa di esterno
all'uomo, l'uomo cresce in tutte le sue capacità e può
rispondere alla sua vocazione attraverso i rapporti con gli altri,
la reciprocità dei servizi e il dialogo con i fratelli.
Tra i vincoli sociali che sono necessari al perfezionamento dell'uomo,
alcuni, come la famiglia e la comunità politica, sono più
immediatamente rispondenti alla sua natura intima; altri procedono
piuttosto dalla sua libera volontà.
In questo nostro tempo, per varie cause, si moltiplicano rapporti
e interdipendenze, dalle quali nascono associazioni e istituzioni
diverse di diritto pubblico o privato.
Questo fatto, che viene chiamato socializzazione, sebbene non
manchi di pericoli, tuttavia reca in sé molti vantaggi
nel rafforzamento e accrescimento delle qualità della persona
umana e nella tutela dei suoi diritti. Ma se le persone umane
ricevono molto da tale vita sociale per assolvere alla propria
vocazione, anche religiosa, non si può tuttavia negare
che gli uomini dal contesto sociale nel quale vivono e sono immersi
fin dalla infanzia, spesso sono sviati dal bene e spinti al male.
È certo che i perturbamenti, così frequenti nell'ordine
sociale, provengono in parte dalla tensione che esiste in seno
alle strutture economiche, politiche e sociali.
Ma, più radicalmente, nascono dalla superbia e dall'egoismo
umano, che pervertono anche l'ambiente sociale. Là dove
l'ordine delle cose è turbato dalle conseguenze del peccato,
l'uomo già dalla nascita incline al male, trova nuovi incitamenti
al peccato, che non possono esser vinti senza grandi sforzi e
senza l'aiuto della grazia.
26. Promuovere il bene comune.
Dall'interdipendenza sempre più stretta e piano piano estesa
al mondo intero deriva che il bene comune--cioè l'insieme
di quelle condizioni della vita sociale che permettono tanto ai
gruppi quanto ai singoli membri di raggiungere la propria perfezione
più pienamente e più speditamente--oggi vieppiù
diventa universale, investendo diritti e doveri che riguardano
l'intero genere umano.
Pertanto ogni gruppo deve tener conto dei bisogni e delle legittime
aspirazioni degli altri gruppi, anzi del bene comune dell'intera
famiglia umana. Contemporaneamente cresce la coscienza dell'eminente
dignità della persona umana, superiore a tutte le cose
e i cui diritti e doveri sono universali e inviolabili. Occorre
perciò che sia reso accessibile all'uomo tutto ciò
di cui ha bisogno per condurre una vita veramente umana, come
il vitto, il vestito, l'abitazione, il diritto a scegliersi liberamente
lo stato di vita e a fondare una famiglia, il diritto all'educazione,
al lavoro, alla reputazione, al rispetto, alla necessaria informazione,
alla possibilità di agire secondo il retto dettato della
sua coscienza, alla salvaguardia della vita privata e alla giusta
libertà anche in campo religioso.
L'ordine sociale pertanto e il suo progresso debbono sempre lasciar
prevalere il bene delle persone, poiché l'ordine delle
cose deve essere subordinato all'ordine delle persone e non l'inverso,
secondo quanto suggerisce il Signore stesso quando dice che il
sabato è fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato. Quell'ordine
è da sviluppare sempre più, deve avere per base
la verità, realizzarsi nella giustizia, essere vivificato
dall'amore, deve trovare un equilibrio sempre più umano
nella libertà.
Per raggiungere tale scopo bisogna lavorare al rinnovamento della
mentalità e intraprendere profondi mutamenti della società.
Lo Spirito di Dio, che con mirabile provvidenza dirige il corso
dei tempi e rinnova la faccia della terra, è presente a
questa evoluzione.
Il fermento evangelico suscitò e suscita nel cuore dell'uomo
questa irrefrenabile esigenza di dignità.
27. Rispetto della persona umana.
Scendendo a conseguenze pratiche di maggiore urgenza, il Concilio
inculca il rispetto verso l'uomo: ciascuno consideri il prossimo,
nessuno eccettuato, come un altro « se stesso », tenendo
conto della sua esistenza e dei mezzi necessari per viverla degnamente,
per non imitare quel ricco che non ebbe nessuna cura del povero
Lazzaro. Soprattutto oggi urge l'obbligo che diventiamo prossimi
di ogni uomo e rendiamo servizio con i fatti a colui che ci passa
accanto: vecchio abbandonato da tutti, o lavoratore straniero
ingiustamente disprezzato, o esiliato, o fanciullo nato da un'unione
illegittima, che patisce immeritatamente per un peccato da lui
non commesso, o affamato che richiama la nostra coscienza, rievocando
la voce del Signore: « Quanto avete fatto ad uno di questi
minimi miei fratelli, l'avete fatto a me» (Mt25,40). Inoltre
tutto ciò che è contro la vita stessa, come ogni
specie di omicidio, il genocidio, l'aborto, l'eutanasia e lo stesso
suicidio volontario; tutto ciò che viola l'integrità
della persona umana, come le mutilazioni, le torture inflitte
al corpo e alla mente, le costrizioni psicologiche; tutto ciò
che offende la dignità umana, come le condizioni di vita
subumana, le incarcerazioni arbitrarie, le deportazioni, la schiavitù,
la prostituzione, il mercato delle donne e dei giovani, o ancora
le ignominiose condizioni di lavoro, con le quali i lavoratori
sono trattati come semplici strumenti di guadagno, e non come
persone libere e responsabili: tutte queste cose, e altre simili,
sono certamente vergognose. Mentre guastano la civiltà
umana, disonorano coloro che così si comportano più
ancora che quelli che le subiscono e ledono grandemente l'onore
del Creatore.
28. Il rispetto e l'amore per gli avversari.
Il rispetto e l'amore deve estendersi pure a coloro che pensano
od operano diversamente da noi nelle cose sociali, politiche e
persino religiose, poiché con quanta maggiore umanità
e amore penetreremo nei loro modi di vedere, tanto più
facilmente potremo con loro iniziare un dialogo.
Certamente tale amore e amabilità non devono in alcun
modo renderci indifferenti verso la verità e il bene. Anzi
è l'amore stesso che spinge i discepoli di Cristo ad annunziare
a tutti gli uomini la verità che salva. Ma occorre distinguere
tra errore, sempre da rifiutarsi, ed errante, che conserva sempre
la dignità di persona, anche quando è macchiato
da false o insufficienti nozioni religiose.
Solo Dio è giudice e scrutatore dei cuori; perciò
ci vieta di giudicare la colpevolezza interiore di chiunque. La
dottrina del Cristo esige che noi perdoniamo anche le ingiurie
e il precetto dell'amore si estende a tutti i nemici; questo è
il comandamento della nuova legge: «Udiste che fu detto:
amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico:
amate i vostri nemici e fate del bene a coloro che vi odiano e
pregate per i vostri persecutori e calunniatori » (Mt5,43).
29. La fondamentale uguaglianza di tutti gli uomini e
la giustizia sociale.
Tutti gli uomini, dotati di un'anima razionale e creati ad immagine
di Dio, hanno la stessa natura e la medesima origine; tutti, redenti
da Cristo godono della stessa vocazione e del medesimo destino
divino: è necessario perciò riconoscere ognor più
la fondamentale uguaglianza fra tutti.
Sicuramente, non tutti gli uomini sono uguali per la varia capacità
fisica e per la diversità delle forze intellettuali e morali.
Ma ogni genere di discriminazione circa i diritti fondamentali
della persona, sia in campo sociale che culturale, in ragione
del sesso, della razza, del colore, della condizione sociale,
della lingua o religione, deve essere superato ed eliminato, come
contrario al disegno di Dio.
Invero è doloroso constatare che quei diritti fondamentali
della persona non sono ancora e dappertutto garantiti pienamente.
Avviene così quando si nega alla donna la facoltà
di scegliere liberamente il marito e di abbracciare un determinato
stato di vita, oppure di accedere a un'educazione e a una cultura
pari a quelle che si ammettono per l'uomo.
In più, benché tra gli uomini vi siano giuste diversità,
la uguale dignità delle persone richiede che si giunga
a condizioni di vita più umane e giuste.
Infatti le disuguaglianze economiche e sociali eccessive tra
membri e tra popoli dell'unica famiglia umana, suscitano scandalo
e sono contrarie alla giustizia sociale, all'equità, alla
dignità della persona umana, nonché alla pace sociale
e internazionale.
Le umane istituzioni, sia private che pubbliche, si sforzino
di mettersi al servizio della dignità e del fine dell'uomo.
Nello stesso tempo combattano strenuamente contro ogni forma di
servitù sociale e politica, e garantiscano i fondamentali
diritti degli uomini sotto qualsiasi regime politico.
Anzi, queste istituzioni si debbono a poco a poco accordare con
le realtà spirituali, le più alte di tutte, anche
se talora occorra un tempo piuttosto lungo per giungere al fine
desiderato.
30. Occorre superare l'etica individualistica.
La profonda e rapida trasformazione delle cose esige, con più
urgenza, che non vi sia alcuno che, non prestando attenzione al
corso delle cose e intorpidito dall'inerzia, si contenti di un'etica
puramente individualistica. Il dovere della giustizia e dell'amore
viene sempre più assolto per il fatto che ognuno, interessandosi
al bene comune secondo le proprie capacità e le necessità
degli altri, promuove e aiuta anche le istituzioni pubbliche e
private che servono a migliorare le condizioni di vita degli uomini.
Vi sono di quelli che, pur professando opinioni larghe e generose,
tuttavia continuano a vivere in pratica come se non avessero alcuna
cura delle necessità della società.
Anzi molti, in certi paesi, tengono in poco conto le leggi e
le prescrizioni sociali.
Non pochi non si vergognano di evadere, con vari sotterfugi e
frodi, le giuste imposte o altri obblighi sociali. Altri trascurano
certe norme della vita sociale, ad esempio ciò che concerne
la salvaguardia della salute, o le norme stabilite per la guida
dei veicoli, non rendendosi conto di metter in pericolo, con la
loro incuria, la propria vita e quella degli altri. Che tutti
prendano sommamente a cuore di annoverare le solidarietà
sociali tra i principali doveri dell'uomo d'oggi, e di rispettarle.
Infatti quanto più il mondo si unifica, tanto più
apertamente gli obblighi degli uomini superano i gruppi particolari
e si estendono a poco a poco al mondo intero.
E ciò non può avvenire se i singoli uomini e i
gruppi non coltivano le virtù morali e sociali e le diffondono
nella società, cosicché sorgano uomini nuovi, artefici
di una umanità nuova, con il necessario aiuto della grazia
divina.
31. Responsabilità e partecipazione.
Affinché i singoli uomini assolvano con maggiore cura il
proprio dovere di coscienza verso se stessi e verso i vari gruppi
di cui sono membri, occorre educarli con diligenza ad acquisire
una più ampia cultura spirituale, utilizzando gli enormi
mezzi che oggi sono a disposizione del genere umano. Innanzitutto
l'educazione dei giovani, di qualsiasi origine sociale, deve essere
impostata in modo da suscitare uomini e donne, non tanto raffinati
intellettualmente, ma di forte personalità, come è
richiesto fortemente dal nostro tempo. Ma a tale senso di responsabilità
l'uomo giunge con difficoltà se le condizioni della vita
non gli permettono di prender coscienza della propria dignità
e di rispondere alla sua vocazione, prodigandosi per Dio e per
gli altri.
Invero la libertà umana spesso si indebolisce qualora
l'uomo cada in estrema indigenza, come si degrada quando egli
stesso, lasciandosi andare a una vita troppo facile, si chiude
in una specie di aurea solitudine. Al contrario, essa si fortifica
quando l'uomo accetta le inevitabili difficoltà della vita
sociale, assume le molteplici esigenze dell'umana convivenza e
si impegna al servizio della comunità umana. Perciò
bisogna stimolare la volontà di tutti ad assumersi la propria
parte nelle comuni imprese. È poi da lodarsi il modo di
agire di quelle nazioni nelle quali la maggioranza dei cittadini
è fatta partecipe degli affari pubblici, in una autentica
libertà.
Si deve tuttavia tener conto delle condizioni concrete di ciascun
popolo e della necessaria solidità dei pubblici poteri.
Affinché poi tutti i cittadini siano spinti a partecipare
alla vita dei vari gruppi di cui si compone il corpo sociale,
è necessario che trovino in essi dei valori capaci di attirarli
e di disporli al servizio degli altri. Si può pensare legittimamente
che il futuro dell'umanità sia riposto nelle mani di coloro
che sono capaci di trasmettere alle generazioni di domani ragioni
di vita e di speranza.
32. Il Verbo incarnato e la solidarietà umana.
Come Dio creò gli uomini non perché vivessero individualisticamente,
ma perché si unissero in società, così a
lui anche «... piacque santificare e salvare gli uomini
non a uno a uno, fuori di ogni mutuo legame, ma volle costituirli
in popolo, che lo conoscesse nella verità e santamente
lo servisse ». Sin dall'inizio della storia della salvezza,
egli stesso ha scelto degli uomini, non soltanto come individui
ma come membri di una certa comunità Infatti questi eletti
Dio, manifestando il suo disegno, chiamò a suo popolo»
(Es3,7). Con questo popolo poi strinse il patto sul Sinai.
Tale carattere comunitario è perfezionato e compiuto dall'opera
di Cristo Gesù.
Lo stesso Verbo incarnato volle essere partecipe della solidarietà
umana.
Prese parte alle nozze di Cana, entrò nella casa di Zaccheo,
mangiò con i pubblicani e i peccatori.
Ha rivelato l'amore del Padre e la magnifica vocazione degli
uomini ricordando gli aspetti più ordinari della vita sociale
e adoperando linguaggio e immagini della vita d'ogni giorno.
Santificò le relazioni umane, innanzitutto quelle familiari,
dalle quali trae origine la vita sociale.
Si sottomise volontariamente alle leggi della sua patria. Volle
condurre la vita di un artigiano del suo tempo e della sua regione.
Nella sua predicazione ha chiaramente affermato che i figli di
Dio hanno l'obbligo di trattarsi vicendevolmente come fratelli.
Nella sua preghiera chiese che tutti i suoi discepoli fossero
una « cosa sola ».
Anzi egli stesso si offrì per tutti fino alla morte, lui
il redentore di tutti. « Nessuno ha maggior amore di chi
sacrifica la propria vita per i suoi amici » (Gv15,13).
Comandò inoltre agli apostoli di annunciare il messaggio
evangelico a tutte le genti, perché il genere umano diventasse
la famiglia di Dio, nella quale la pienezza della legge fosse
l'amore. Primogenito tra molti fratelli, dopo la sua morte e risurrezione
ha istituito attraverso il dono del suo Spirito una nuova comunione
fraterna fra tutti coloro che l'accolgono con la fede e la carità:
essa si realizza nel suo corpo, che è la Chiesa.
In questo corpo tutti, membri tra di loro, si debbono prestare
servizi reciproci, secondo i doni diversi loro concessi. Questa
solidarietà dovrà sempre essere accresciuta, fino
a quel giorno in cui sarà consumata; in quel giorno gli
uomini, salvati dalla grazia, renderanno gloria perfetta a Dio,
come famiglia amata da Dio e da Cristo, loro fratello.
CAPITOLO III
L'ATTIVITÀ UMANA NELL'UNIVERSO
33. Il problema.
Col suo lavoro e col suo ingegno l'uomo ha cercato sempre di sviluppare
la propria vita; ma oggi, specialmente con l'aiuto della scienza
e della tecnica, ha dilatato e continuamente dilata il suo dominio
su quasi tutta la natura e, grazie soprattutto alla moltiplicazione
di mezzi di scambio tra le nazioni, la famiglia umana a poco a
poco è venuta a riconoscersi e a costituirsi come una comunità
unitaria nel mondo intero. Ne deriva che molti beni, che un tempo
l'uomo si aspettava dalle forze superiori, oggi se li procura
con la sua iniziativa e con le sue forze.
Di fronte a questo immenso sforzo, che orrnai pervade tutto il
genere umano, molti interrogativi sorgono tra gli uomini: qual
è il senso e il valore della attività umana?
Come vanno usate queste realtà? A quale scopo tendono
gli sforzi sia individuali che collettivi?
La Chiesa, custode del deposito della parola di Dio, da cui vengono
attinti i principi per l'ordine morale e religioso, anche se non
ha sempre pronta la soluzione per ogni singola questione, desidera
unire la luce della Rivelazione alla competenza di tutti allo
scopo di illuminare la strada sulla quale si è messa da
poco l'umanità.
34. Il valore dell'attività umana.
Per i credenti una cosa è certa: considerata in se stessa,
l'attività umana individuale e collettiva, ossia quell'ingente
sforzo col quale gli uomini nel corso dei secoli cercano di migliorare
le proprie condizioni di vita, corrisponde alle intenzioni di
Dio.
L'uomo infatti, creato ad immagine di Dio, ha ricevuto il comando
di sottomettere a sé la terra con tutto quanto essa contiene,
e di governare il mondo nella giustizia e nella santità,
e cosi pure di riferire a Dio il proprio essere e l'universo intero,
riconoscendo in lui il Creatore di tutte le cose; in modo che,
nella subordinazione di tutta la realtà all'uomo, sia glorificato
il nome di Dio su tutta la terra. Ciò vale anche per gli
ordinari lavori quotidiani.
Gli uomini e le donne, infatti, che per procurarsi il sostentamento
per sé e per la famiglia esercitano il proprio lavoro in
modo tale da prestare anche conveniente servizio alla società,
possono a buon diritto ritenere che con il loro lavoro essi prolungano
l'opera del Creatore, si rendono utili ai propri fratelli e donano
un contributo personale alla realizzazione del piano provvidenziale
di Dio nella storia. I cristiani, dunque, non si sognano nemmeno
di contrapporre i prodotti dell'ingegno e del coraggio dell'uomo
alla potenza di Dio, quasi che la creatura razionale sia rivale
del Creatore; al contrario, sono persuasi piuttosto che le vittorie
dell'umanità sono segno della grandezza di Dio e frutto
del suo ineffabile disegno. Ma quanto più cresce la potenza
degli uomini, tanto più si estende e si allarga la loro
responsabilità, sia individuale che collettiva.
Da ciò si vede come il messaggio cristiano, lungi dal
distogliere gli uomini dal compito di edificare il mondo o dall'incitarli
a disinteressarsi del bene dei propri simili, li impegna piuttosto
a tutto ciò con un obbligo ancora più pressante.
35. Norme dell'attività umana.
L'attività umana come deriva dall'uomo così è
ordinata all'uomo.
L'uomo, infatti, quando lavora, non trasforma soltanto le cose
e la società, ma perfeziona se stesso. Apprende molte cose,
sviluppa le sue facoltà, esce da sé e si supera.
Tale sviluppo, se è ben compreso, vale più delle
ricchezze esteriori che si possono accumulare. L'uomo vale più
per quello che « è » che per quello che «ha».
Parimenti tutto ciò che gli uomini compiono allo scopo
di conseguire una maggiore giustizia, una più estesa fraternità
e un ordine più umano dei rapporti sociali, ha più
valore dei progressi in campo tecnico. Questi, infatti, possono
fornire, per così dire, la base materiale della promozione
umana, ma da soli non valgono in nessun modo a realizzarla.
Pertanto questa è la norma dell'attività umana:
che secondo il disegno di Dio e la sua volontà essa corrisponda
al vero bene dell'umanità, e che permetta all'uomo, considerato
come individuo o come membro della società, di coltivare
e di attuare la sua integrale vocazione.
36. La legittima autonomia delle realtà terrene.
Molti nostri contemporanei, però, sembrano temere che,
se si fanno troppo stretti i legami tra attività umana
e religione, venga impedita l'autonomia degli uomini, delle società,
delle scienze.
Se per autonomia delle realtà terrene si vuol dire che
le cose create e le stesse società hanno leggi e valori
propri, che l'uomo gradatamente deve scoprire, usare e ordinare,
allora si tratta di una esigenza d'autonomia legittima: non solamente
essa è rivendicata dagli uomini del nostro tempo, ma è
anche conforme al volere del Creatore.
Infatti è dalla stessa loro condizione di creature che
le cose tutte ricevono la loro propria consistenza, verità,
bontà, le loro leggi proprie e il loro ordine; e tutto
ciò l'uomo è tenuto a rispettare, riconoscendo le
esigenze di metodo proprie di ogni singola scienza o tecnica.
Perciò la ricerca metodica di ogni disciplina, se procede
in maniera veramente scientifica e secondo le norme morali, non
sarà mai in reale contrasto con la fede, perché
le realtà profane e le realtà della fede hanno origine
dal medesimo Dio.
Anzi, chi si sforza con umiltà e con perseveranza di scandagliare
i segreti della realtà, anche senza prenderne coscienza,
viene come condotto dalla mano di Dio, il quale, mantenendo in
esistenza tutte le cose, fa che siano quello che sono.
A questo proposito ci sia concesso di deplorare certi atteggiamenti
mentali, che talvolta non sono mancati nemmeno tra i cristiani,
derivati dal non avere sufficientemente percepito la legittima
autonomia della scienza, suscitando contese e controversie, essi
trascinarono molti spiriti fino al punto da ritenere che scienza
e fede si oppongano tra loro.
Se invece con l'espressione « autonomia delle realtà
temporali » si intende dire che le cose create non dipendono
da Dio e che l'uomo può adoperarle senza riferirle al Creatore,
allora a nessuno che creda in Dio sfugge quanto false siano tali
opinioni.
La creatura, infatti, senza il Creatore svanisce.
Del resto tutti coloro che credono, a qualunque religione appartengano,
hanno sempre inteso la voce e la manifestazione di Dio nel linguaggio
delle creature.
Anzi, l'oblio di Dio rende opaca la creatura stessa.
37. L'attività umana corrotta dal peccato.
La sacra Scrittura, però, con cui si accorda l'esperienza
dei secoli, insegna agli uomini che il progresso umano, che pure
è un grande bene dell'uomo, porta con sé una seria
tentazione.
Infatti, sconvolto l'ordine dei valori e mescolando il male col
bene, gli individui e i gruppi guardano solamente agli interessi
propri e non a quelli degli altri; cosi il mondo cessa di essere
il campo di una genuina fraternità, mentre invece l'aumento
della potenza umana minaccia di distruggere ormai lo stesso genere
umano.
Tutta intera la storia umana è infatti pervasa da una
lotta tremenda contro le potenze delle tenebre; lotta cominciata
fin dall'origine del mondo, destinata a durare, come dice il Signore,
fino all'ultimo giorno.
Inserito in questa battaglia, l'uomo deve combattere senza soste
per poter restare unito al bene, né può conseguire
la sua interiore unità se non a prezzo di grandi fatiche,
con l'aiuto della grazia di Dio. Per questo la Chiesa di Cristo,
fiduciosa nel piano provvidenziale del Creatore, mentre riconosce
che il progresso umano può servire alla vera felicità
degli uomini, non può tuttavia fare a meno di far risuonare
il detto dell'Apostolo: « Non vogliate adattarvi allo stile
di questo mondo » (Rm12,2) e cioè a quello spirito
di vanità e di malizia che stravolge in strumento di peccato
l'operosità umana, ordinata al servizio di Dio e dell'uomo.
Se dunque ci si chiede come può essere vinta tale miserevole
situazione, i cristiani per risposta affermano che tutte le attività
umane, che son messe in pericolo quotidianamente dalla superbia
e dall'amore disordinato di se stessi, devono venir purificate
e rese perfette per mezzo della croce e della risurrezione di
Cristo.
Redento da Cristo e diventato nuova creatura nello Spirito Santo,
l'uomo, infatti, può e deve amare anche le cose che Dio
ha creato.
Da Dio le riceve: le vede come uscire dalle sue mani e le rispetta.
Di esse ringrazia il divino benefattore e, usando e godendo delle
creature in spirito di povertà e di libertà, viene
introdotto nel vero possesso del mondo, come qualcuno che non
ha niente e che possiede tutto: «Tutto, infatti, è
vostro: ma voi siete di Cristo e il Cristo è di Dio »
(1Cor3,22).
38. L'attività umana elevata a perfezione nel
mistero pasquale.
Il Verbo di Dio, per mezzo del quale tutto è stato creato,
fattosi carne lui stesso e venuto ad abitare sulla terra degli
uomini, entrò nella storia del mondo come uomo perfetto,
assumendo questa e ricapitolandola in sé. Egli ci rivela
« che Dio è carità » (1Gv4,8) e insieme
ci insegna che la legge fondamentale della umana perfezione, e
perciò anche della trasformazione del mondo, è il
nuovo comandamento dell'amore.
Coloro pertanto che credono alla carità divina, sono da
lui resi certi che la strada della carità è aperta
a tutti gli uomini e che gli sforzi intesi a realizzare la fraternità
universale non sono vani.
Così pure egli ammonisce a non camminare sulla strada
della carità solamente nelle grandi cose, bensì
e soprattutto nelle circostanze ordinarie della vita.
Accettando di morire per noi tutti peccatori, egli ci insegna
con il suo esempio che è necessario anche portare quella
croce che dalla carne e dal mondo viene messa sulle spalle di
quanti cercano la pace e la giustizia. Con la sua risurrezione
costituito Signore, egli, il Cristo cui è stato dato ogni
potere in cielo e in terra, agisce ora nel cuore degli uomini
con la virtù del suo Spirito; non solo suscita il desiderio
del mondo futuro, ma con ciò stesso ispira anche, purifica
e fortifica quei generosi propositi con i quali la famiglia degli
uomini cerca di rendere più umana la propria vita e di
sottomettere a questo fine tutta la terra.
Ma i doni dello Spirito sono vari: alcuni li chiama a dare testimonianza
manifesta al desiderio della dimora celeste, contribuendo così
a mantenerlo vivo nell'umanità; altri li chiama a consacrarsi
al servizio terreno degli uomini, così da preparare-attraverso
tale loro ministero quasi la materia per il regno dei cieli. Di
tutti, però, fa degli uomini liberi, in quanto nel rinnegamento
dell'egoismo e convogliando tutte le forze terrene verso la vita
umana, essi si proiettano nel futuro, quando l'umanità
stessa diventerà offerta accetta a Dio.
Un pegno di questa speranza e un alimento per il cammino il Signore
lo ha lasciato ai suoi in quel sacramento della fede nel quale
degli elementi naturali coltivati dall'uomo vengono trasmutati
nel Corpo e nel Sangue glorioso di lui, in un banchetto di comunione
fraterna che è pregustazione del convito del cielo.
39. Terra nuova e cielo nuovo.
Ignoriamo il tempo in cui avranno fine la terra e l'umanità
e non sappiamo in che modo sarà trasformato l'universo.
Passa certamente l'aspetto di questo mondo, deformato dal peccato.
Sappiamo però dalla Rivelazione che Dio prepara una nuova
abitazione e una terra nuova, in cui abita la giustizia , e la
cui felicità sazierà sovrabbondantemente tutti i
desideri di pace che salgono nel cuore degli uomini .
Allora, vinta la morte, i figli di Dio saranno risuscitati in
Cristo, e ciò che fu seminato in infermità e corruzione
rivestirà l'incorruttibilità; resterà la
carità coi suoi frutti, e sarà liberata dalla schiavitù
della vanità tutta quella realtà che Dio ha creato
appunto per l'uomo.
Certo, siamo avvertiti che niente giova all'uomo se guadagna
il mondo intero ma perde se stesso. Tuttavia l'attesa di una terra
nuova non deve indebolire, bensì piuttosto stimolare la
sollecitudine nel lavoro relativo alla terra presente, dove cresce
quel corpo della umanità nuova che già riesce ad
offrire una certa prefigurazione, che adombra il mondo nuovo.
Pertanto, benché si debba accuratamente distinguere il
progresso terreno dallo sviluppo del regno di Cristo, tuttavia,
tale progresso, nella misura in cui può contribuire a meglio
ordinare l'umana società, è di grande importanza
per il regno di Dio. Ed infatti quei valori, quali la dignità
dell'uomo, la comunione fraterna e la libertà, e cioè
tutti i buoni frutti della natura e della nostra operosità,
dopo che li avremo diffusi sulla terra nello Spirito del Signore
e secondo il suo precetto, li ritroveremo poi di nuovo, ma purificati
da ogni macchia, illuminati e trasfigurati, allorquando il Cristo
rimetterà al Padre « il regno eterno ed universale:
che è regno di verità e di vita, regno di santità
e di grazia, regno di giustizia, di amore e di pace ».
Qui sulla terra il regno è già presente, in mistero;
ma con la venuta del Signore, giungerà a perfezione.
CAPITOLO IV
LA MISSIONE DELLA CHIESA
NEL MONDO CONTEMPORANEO
40. Mutua relazione tra Chiesa e mondo.
Tutto quello che abbiamo detto a proposito della dignità
della persona umana, della comunità degli uomini, del significato
profondo della attività umana, costituisce il fondamento
del rapporto tra Chiesa e mondo, come pure la base del dialogo
fra loro.
In questo capitolo, pertanto, presupponendo tutto ciò
che il Concilio ha già insegnato circa il mistero della
Chiesa, si viene a prendere in considerazione la medesima Chiesa
in quanto si trova nel mondo e insieme con esso vive ed agisce.
La Chiesa, procedendo dall'amore dell'eterno Padre, fondata nel
tempo dal Cristo redentore, radunata nello Spirito Santo, ha una
finalità salvifica ed escatologica che non può essere
raggiunta pienamente se non nel mondo futuro. Ma essa è
già presente qui sulla terra, ed è composta da uomini,
i quali appunto sono membri della città terrena chiamati
a formare già nella storia dell'umanità la famiglia
dei figli di Dio, che deve crescere costantemente fino all'avvento
del Signore. Unita in vista dei beni celesti e da essi arricchita,
tale famiglia fu da Cristo « costituita e ordinata come
società in questo mondo » e fornita di « mezzi
capaci di assicurare la sua unione visibile e sociale ».
Perciò la Chiesa, che è insieme « società
visibile e comunità spirituale » cammina insieme
con l'umanità tutta e sperimenta assieme al mondo la medesima
sorte terrena; essa è come il fermento e quasi l'anima
della società umana, destinata a rinnovarsi in Cristo e
a trasformarsi in famiglia di Dio. Tale compenetrazione di città
terrena e città celeste non può certo essere percepita
se non con la fede; resta, anzi, il mistero della storia umana,
che è turbata dal peccato fino alla piena manifestazione
dello splendore dei figli di Dio.
Ma la Chiesa, perseguendo il suo proprio fine di salvezza, non
solo comunica all'uomo la vita divina; essa diffonde anche in
qualche modo sopra tutto il mondo la luce che questa vita divina
irradia, e lo fa specialmente per il fatto che risana ed eleva
la dignità della persona umana, consolida la compagine
della umana società e conferisce al lavoro quotidiano degli
uomini un più profondo senso e significato. Così
la Chiesa, con i singoli suoi membri e con tutta intera la sua
comunità, crede di poter contribuire molto a umanizzare
di più la famiglia degli uomini e la sua storia.
Inoltre la Chiesa cattolica volentieri tiene in gran conto il
contributo che, per realizzare il medesimo compito, han dato e
danno, cooperando insieme, le altre Chiese o comunità ecclesiali.
Al tempo stesso essa è persuasa che, per preparare le
vie al Vangelo, il mondo può fornirle in vario modo un
aiuto prezioso mediante le qualità e l'attività
dei singoli o delle società che lo compongono. Allo scopo
di promuovere debitamente tale mutuo scambio ed aiuto, nei campi
che in qualche modo sono comuni alla Chiesa e al mondo, vengono
qui esposti alcuni principi generali.
41. L'aiuto che la Chiesa intende offrire agli individui.
L'uomo d'oggi procede sulla strada di un più pieno sviluppo
della sua personalità e di una progressiva scoperta e affermazione
dei propri diritti. Poiché la Chiesa ha ricevuto la missione
di manifestare il mistero di Dio, il quale è il fine ultimo
dell'uomo, essa al tempo stesso svela all'uomo il senso della
sua propria esistenza, vale a dire la verità profonda sull'uomo.
Essa sa bene che soltanto Dio, al cui servizio è dedita,
dà risposta ai più profondi desideri del cuore umano,
che mai può essere pienamente saziato dagli elementi terreni.
Sa ancora che l'uomo, sollecitato incessantemente dallo Spirito
di Dio, non potrà mai essere del tutto indifferente davanti
al problema religioso, come dimostrano non solo l'esperienza dei
secoli passati, ma anche molteplici testimonianze dei tempi nostri.
L'uomo, infatti, avrà sempre desiderio di sapere, almeno
confusamente, quale sia il significato della sua vita, della sua
attività e della sua morte. E la Chiesa, con la sua sola
presenza nel mondo, gli richiama alla mente questi problemi. Ma
soltanto Dio, che ha creato l'uomo a sua immagine e che lo ha
redento dal peccato, può offrire a tali problemi una risposta
pienamente adeguata; cose che egli fa per mezzo della rivelazione
compiuta nel Cristo, Figlio suo, che si è fatto uomo.
Chiunque segue Cristo, l'uomo perfetto, diventa anch'egli più
uomo.
Partendo da questa fede, la Chiesa può sottrarre la dignità
della natura umana al fluttuare di tutte le opinioni che, per
esempio, abbassano troppo il corpo umano, oppure lo esaltano troppo.
Nessuna legge umana è in grado di assicurare la dignità
personale e la libertà dell'uomo, quanto il Vangelo di
Cristo, affidato alla Chiesa.
Questo Vangelo, infatti, annunzia e proclama la libertà
dei figli di Dio, respinge ogni schiavitù che deriva in
ultima analisi dal peccato onora come sacra la dignità
della coscienza e la sua libera decisione, ammonisce senza posa
a raddoppiare tutti i talenti umani a servizio di Dio e per il
bene degli uomini, infine raccomanda tutti alla carità
di tutti.
Ciò corrisponde alla legge fondamentale della economia
cristiana.
Benché, infatti, i1 Dio Salvatore e il Dio Creatore siano
sempre lo stesso Dio, e così pure si identifichino il Signore
della storia umana e il Signore della storia della salvezza, tuttavia
in questo stesso ordine divino la giusta autonomia della creatura,
specialmente dell'uomo, lungi dall'essere soppressa, viene piuttosto
restituita alla sua dignità e in essa consolidata.
Perciò la Chiesa, in forza del Vangelo affidatole, proclama
i diritti umani, e riconosce e apprezza molto il dinamismo con
cui ai giorni nostri tali diritti vengono promossi ovunque.
Questo movimento tuttavia deve essere impregnato dallo spirito
del Vangelo e dev'essere protetto contro ogni specie di falsa
autonomia.
Siamo, infatti, esposti alla tentazione di pensare che i nostri
diritti personali sono pienamente salvi solo quando veniamo sciolti
da ogni norma di legge divina.
Ma per questa strada la dignità della persona umana non
si salva e va piuttosto perduta.
42. L'aiuto che la Chiesa intende dare alla società
umana.
L'unione della famiglia umana viene molto rafforzata e completata
dall'unità della famiglia dei figli di Dio, fondata sul
Cristo. Certo, la missione propria che Cristo ha affidato alla
sua Chiesa non è d'ordine politico, economico o sociale:
il fine, infatti, che le ha prefisso è d'ordine religioso.
Eppure proprio da questa missione religiosa scaturiscono compiti,
luce e forze, che possono contribuire a costruire e a consolidare
la comunità degli uomini secondo la legge divina.
Così pure, dove fosse necessario, a seconda delle circostanze
di tempo e di luogo, anch'essa può, anzi deve suscitare
opere destinate al servizio di tutti, ma specialmente dei bisognosi,
come, per esempio, opere di misericordia e altre simili.
La Chiesa, inoltre, riconosce tutto ciò che di buono si
trova nel dinamismo sociale odierno, soprattutto il movimento
verso l'unità, il progresso di una sana socializzazione
e della solidarietà civile ed economica. Promuovere l'unità
corrisponde infatti alla intima missione della Chiesa, la quale
è appunto « in Cristo quasi un sacramento, ossia
segno e strumento di intima unione con Dio e dell'unità
di tutto il genere umano». Così essa mostra al mondo
che una vera unione sociale esteriore discende dalla unione delle
menti e dei cuori, ossia da quella fede e da quella carità,
con cui la sua unità è stata indissolubilmente fondata
nello Spirito Santo.
Infatti, la forza che la Chiesa riesce a immettere nella società
umana contemporanea consiste in quella fede e carità effettivamente
vissute, e non in una qualche sovranità esteriore esercitata
con mezzi puramente umani. Inoltre, siccome in forza della sua
missione e della sua natura non è legata ad alcuna particolare
forma di cultura umana o sistema politico, economico, o sociale,
la Chiesa per questa sua universalità può costituire
un legame strettissimo tra le diverse comunità umane e
nazioni, purché queste abbiano fiducia in lei e le riconoscano
di fatto una vera libertà per il compimento della sua missione.
Per questo motivo la Chiesa esorta i suoi figli, come pure tutti
gli uomini, a superare, in questo spirito di famiglia proprio
dei figli di Dio, ogni dissenso tra nazioni e razze, e a consolidare
interiormente le legittime associazioni umane. Il Concilio, dunque,
considera con grande rispetto tutto ciò che di vero, di
buono e di giusto si trova nelle istituzioni, pur così
diverse, che la umanità si è creata e continua a
crearsi. Dichiara inoltre che la Chiesa vuole aiutare e promuovere
tutte queste istituzioni, per quanto ciò dipende da lei
ed è compatibile con la sua missione.
Niente le sta più a cuore che di servire al bene di tutti
e di potersi liberamente sviluppare sotto qualsiasi regime che
rispetti i diritti fondamentali della persona e della famiglia
e riconosca le esigenze del bene comune.
43. L'aiuto che la Chiesa intende dare all'attività
umana per mezzo dei cristiani.
Il Concilio esorta i cristiani, cittadini dell'una e dell'altra
città, di sforzarsi di compiere fedelmente i propri doveri
terreni, facendosi guidare dallo spirito del Vangelo.
Sbagliano coloro che, sapendo che qui noi non abbiamo una cittadinanza
stabile ma che cerchiamo quella futura, pensano che per questo
possono trascurare i propri doveri terreni, e non riflettono che
invece proprio la fede li obbliga ancora di più a compierli,
secondo la vocazione di ciascuno.
A loro volta non sono meno in errore coloro che pensano di potersi
immergere talmente nelle attività terrene, come se queste
fossero del tutto estranee alla vita religiosa, la quale consisterebbe,
secondo loro, esclusivamente in atti di culto e in alcuni doveri
morali.
La dissociazione, che si costata in molti, tra la fede che professano
e la loro vita quotidiana, va annoverata tra i più gravi
errori del nostro tempo.
Contro questo scandalo già nell'Antico Testamento elevavano
con veemenza i loro rimproveri i profeti e ancora di più
Gesù Cristo stesso, nel Nuovo Testamento, minacciava gravi
|