| In occasione della sua
XIII Assemblea Generale
23 e 24 febbraio, 2007
1. Nei giorni 23 e 24 febbraio scorsi, la Pontificia Accademia
per la Vita, in occasione della sua XIII Assemblea Generale, ha
organizzato un Congresso internazionale, tenutosi in Vaticano,
che ha sviluppato un'approfondita riflessione sul tema: "La
coscienza cristiana a sostegno del diritto alla vita". Il
Congresso ha registrato la presenza dei Membri della PAV e di
altri studiosi di nota fama provenienti da diversi Paesi, oltre
ad un numeroso pubblico (circa 420 presenze) dai cinque continenti.
A conclusione dei lavori, sulla scorta di quanto emerso dalle
relazioni proposte e da un vivace e costruttivo dibattito in assemblea,
la Pontificia Accademia per la Vita desidera offrire alla riflessione
della comunità ecclesiale, alla comunità civile
e ad ogni persona di buona volontà le seguenti considerazioni.
2. "Nell'intimo della coscienza l'uomo scopre una legge che
non è lui a darsi, ma alla quale invece deve obbedire e
la cui voce, che lo chiama sempre ad amare e a fare il bene e
a fuggire il male, quando occorre, chiaramente parla alle orecchie
del cuore. . . L'uomo ha in realtà una legge scritta da
Dio dentro al suo cuore; obbedire ad essa è la dignità
stessa dell'uomo, e secondo questa egli sarà giudicato"
(Gaudium et Spes 16).
Agendo dunque in fedele obbedienza ai giudizi della propria coscienza
morale, che rettamente cerca il bene e costantemente si nutre
della verità conosciuta, ogni persona esprime e realizza
in profondità la sua dignità umana, edificando se
stesso e la comunità intera mediante le proprie scelte
consapevoli e libere.
3. Perché l'uomo possa essere guidato dai giudizi della
sua coscienza morale ad agire sempre per realizzare il bene nella
verità, è necessario che egli ne curi con ogni impegno
la formazione continua, nutrendola con quei valori che corrispondono
alla dignità della persona umana, alla giustizia e al bene
comune, come ha ricordato il Santo Padre nel suo discorso alla
Pontificia Accademia per la vita: "La formazione di una coscienza
vera, perché fondata sulla verità, e retta, perché
determinata a seguirne i dettami, senza contraddizioni, senza
tradimenti e senza compromessi, è oggi un’impresa
difficile e delicata, ma imprescindibile" (Benedetto XVI,
Discorso ai partecipanti alla XIII Assemblea Generale della Pontificia
Accademia per la Vita, 24/2/2007).
La coscienza del cristiano, in particolare, è illuminata
pienamente nella sua ricerca del bene dall'incontro costante con
la Parola di Dio, compresa e vissuta nella comunità cristiana,
secondo gli insegnamenti del Magistero.
4. Questa esigenza di continua formazione ed approfondimento della
coscienza, si rende oggi del tutto evidente di fronte all'emergenza
di tante problematiche culturali e sociali che toccano il diritto
alla vita nell'ambito della famiglia, nell'assunzione dei compiti
propri dell'essere coniugi e genitori, nelle professioni sanitarie
e nei compiti politici.
In maniera sempre più necessaria ed urgente, la coscienza
cristiana, assumendo gli autentici valori umani, a cominciare
da quello fondamentale del rispetto della vita, nella sua esistenza
fisica e nella sua dignità, ha il compito di considerare
tali problemi, alla luce della ragione illuminata dalla fede,
nell'elaborazione dei giudizi sul valore morale dei propri atti.
5. Inoltre, non possono essere taciute le numerose difficoltà
che la coscienza cristiana dei credenti incontra oggi nei suoi
giudizi e nel suo percorso formativo, a causa del contesto culturale
in cui si trova immersa la vita dei credenti, un contesto in cui
si sperimenta la crisi di "autorità", la perdita
della fede e spesso una tendenza a rifugiarsi in forme di razionalismo
estremo.
Altra coordinata che mette alla prova la coscienza cristiana,
oltre quella culturale, è costituita dalle norme giuridiche
vigenti, sia quelle codificate sia quelle definite dai tribunali
e dalle sentenze dei tribunali, che, in misura crescente e sotto
una forte pressione di gruppi coalizzati e influenti, hanno aperto
e stanno aprendo la breccia rovinosa delle depenalizzazioni: si
prevedono eccezioni al diritto individuale alla vita, si vanno
legittimando sempre più diversi attentati contro la vita
umana, finendo di fatto per disconoscere che la vita è
il fondamento di ogni altro diritto della persona, e che il rispetto
dovuto alla dignità di ogni essere umano è il fondamento
della libertà e della responsabilità. A questo proposito,
Benedetto XVI ha ricordato che "il cristiano è chiamato
a mobilitarsi per fare fronte ai molteplici attacchi a cui è
esposto il diritto alla vita" (Benedetto XVI, ibid).
6. Le esigenze specifiche della coscienza cristiana trovano il
loro banco di prova nell'applicazione alle professioni sanitarie,
allorquando si trovino di fronte al dovere di proteggere la vita
umana e di fronte al rischio di trovarsi in situazioni di cooperazione
al male nell'applicazione dei doveri professionali.
In questa situazione, acquista maggiore rilievo l'esercizio doveroso,
di una "coraggiosa obiezione di coscienza", da parte
di medici, infermieri, farmacisti e personale amministrativo,
giudici e parlamentari, ed altre figure professionali direttamente
coinvolte nella tutela della vita umana individuale, laddove le
norme legislative prevedessero azioni che la mettono in pericolo.
Ma, allo stesso tempo, va anche messo in rilievo come il ricorso
all'obiezione di coscienza avvenga, oggi, in un contesto culturale
di tolleranza ideologica, che talvolta, paradossalmente, tende
a non favorire l'accettazione dell'esercizio di questo diritto,
in quanto elemento "destabilizzante" del quietismo delle
coscienze. Desideriamo sottolineare come, in particolare per le
professioni sanitarie, sia difficile l'esercizio del diritto all'obiezione
di coscienza, dal momento che questo diritto viene generalmente
riconosciuto solo alle singole persone, e non alle strutture ospedaliere
o associazioni.
Nel campo della prassi medica, una menzione specifica merita il
caso della "contraccezione di emergenza" (in genere
realizzata mediante ritrovati chimici), ricordando innanzitutto
la responsabilità morale di coloro che ne rendono possibile
l'uso ai vari livelli e l'esigenza di ricorrere all'obiezione
di coscienza nella misura in cui i suoi effetti siano abortivi
(antinidatori o contragestativi); va ribadito anche il dovere
morale di fornire al pubblico un'informazione completa sui veri
meccanismi d'azione ed effetti di tali ritrovati. Naturalmente,
sussiste il dovere di opporre la stessa obiezione di coscienza
di fronte ad ogni intervento medico o di ricerca che preveda la
distruzione di vite umane.
7. Sempre più opportuna appare una mobilitazione di tutti
coloro che hanno a cuore la tutela della vita umana, una mobilitazione
che si deve estendere anche a livello politico: è un'esigenza
imprescindibile della giustizia il rispetto del principio di uguaglianza,
che esige di onorare e proteggere i diritti di tutti, specialmente
nel caso dei soggetti più fragili ed indifesi.
Riproponiamo con convinzione l'insegnamento specifico in materia
di obiezione di coscienza dell'Enciclica Evangelium Vitae (nei
§ 72, 73 e 74), particolarmente nella prospettiva dell'adesione
dei cristiani ai programmi proposti dai partiti politici, così
come auspichiamo una legislazione che completi l'Articolo 18 della
Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, proclamata dalle Nazioni
Unite nel 1948, per garantire il diritto all'obiezione di coscienza
e difendere questo diritto contro ogni discriminazione nei campi
del lavoro, dell'educazione e dell'attribuzione dei benefici da
parte dei governi.
8. In conclusione, riproponiamo l'auspicio del Santo Padre, come
messaggio di speranza e di impegno per contribuire a costruire
una società umana realmente edificata a misura dell'uomo:
"Prego, pertanto, il Signore perché mandi fra voi,
cari fratelli e sorelle, e fra quanti si dedicano alla scienza,
alla medicina, al diritto, alla politica, dei testimoni forniti
di coscienza vera e retta, per difendere e promuovere lo "splendore
della verità" a sostegno del dono e del mistero della
vita. Confido nel vostro aiuto, carissimi professionisti, filosofi,
teologi, scienziati e medici. In una società talora chiassosa
e violenta, con la vostra qualificazione culturale, con l’insegnamento
e con l’esempio, potete contribuire a risvegliare in molti
cuori la voce eloquente e chiara della coscienza." (Benedetto
XVI, ibid.).
Città del Vaticano, 15 marzo 2007
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