| Pubblichiamo di seguito la Lettera
che l’Em.mo Card. Tarcisio Bertone Segretario di Stato ha
inviato al Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia
e della Pace, Em.mo Card. Renato R. Martino, a conclusione della
Conferenza Internazionale su Università e Dottrina Sociale
della Chiesa, (Roma, 17-18 novembre), promossa dal Pontificio
Consiglio della Giustizia e della Pace in collaborazione con la
Congregazione per l’Educazione Cattolica:
LETTERA DELL’EM.MO CARD. TARCISIO BERTONE
A Sua Eminenza Reverendissima
il Sig. Card. RENATO RAFFAELE MARTINO
Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace
CITTÀ DEL VATICANO
Signor Cardinale,
a conclusione della Conferenza Internazionale su Università
e Dottrina sociale della Chiesa, promossa dal Pontificio Consiglio
della Giustizia e della Pace con la collaborazione della Congregazione
per l'Educazione Cattolica, il Santo Padre Benedetto XVI desidera
far pervenire a tutti i partecipanti e agli illustri relatori
il Suo plauso per l’utile iniziativa. Egli auspica che il
proficuo lavoro di questi giorni contribuisca a mettere in giusta
evidenza le implicazioni connesse con la dimensione interdisciplinare
della dottrina sociale, che si propone anche come valido strumento
di dialogo con i diversi saperi che riguardano l'uomo e, in particolare,
con le scienze sociali, economiche, politiche, teologiche e filosofiche.
A questo riguardo, l’Enciclica del Servo di Dio Giovanni
Paolo II Centesimus annus afferma che "la dottrina sociale...
ha un'importante dimensione interdisciplinare. Per incarnare meglio
in contesti sociali, economici e politici diversi e continuamente
cangianti l'unica verità dell'uomo, tale dottrina entra
in dialogo con le varie discipline che si occupano dell'uomo,
ne integra in sé gli apporti e le aiuta ad aprirsi verso
un orizzonte più ampio al servizio della singola persona,
conosciuta ed amata nella pienezza della sua vocazione" (n.
59). Alle parole del venerato Pontefice fa eco il Compendio dottrina
sociale, ricordando che "La dottrina sociale della Chiesa
si giova di tutti i contributi conoscitivi, da qualunque sapere
provengano, e possiede un'importante dimensione interdisciplinare"
(n. 76).
Le tematiche affrontate in codesta Conferenza sono di indubbio
rilievo ed attualità, perché destinate a dare forma
e sostanza al dialogo tra Vangelo e cultura. Com’è
noto, uno dei caratteri salienti della cultura di oggi, soprattutto
di quella accademica e di ricerca avanzata, è la specializzazione.
Essa offre indiscutibili vantaggi, ma espone anche al rischio
della frammentazione. L'individuazione da parte di ogni ambito
disciplinare di un piccolissimo settore di pertinenza e, soprattutto,
la carenza di un vero dialogo tra i cultori dei diversi ambiti
della conoscenza e della ricerca, possono portare lo studioso
ad una sorta di smarrimento. La frammentazione del sapere costituisce
un grave problema con notevoli risvolti antropologici, come ha
ricordato Giovanni Paolo II nell’Enciclica Fides et ratio:
"La settorialità del sapere, in quanto comporta un
approccio parziale alla verità con la conseguente frammentazione
del senso, impedisce l'unità interiore dell'uomo contemporaneo"
(n. 85). Il Magistero della Chiesa non si stanca di sottolineare
che "l'uomo è capace di giungere a una visione unitaria
e organica del sapere. Questo è uno dei compiti di cui
il pensiero cristiano dovrà farsi carico nel prossimo millennio
dell'era cristiana" (ivi).
Anche la dottrina sociale della Chiesa si sente interpellata
da questo compito. Essa è strutturalmente portata al dialogo
interdisciplinare, perchè annovera tra le discipline a
cui attinge, da una parte, la teologia e la filosofia e, dall’altra,
le scienze umane e sociali. Proprio per questo, la dottrina sociale
della Chiesa può contribuire a fornire un quadro orientativo
di fondo alle diverse discipline, facendole collaborare tra di
loro nel rispetto pieno delle loro specificità. Essa può
quindi farsi portatrice di un valore sapienziale con cui rendere
più ricche le molteplici attività di ricerca e di
formazione delle Università cattoliche.
In questa prospettiva, risulta ricco di fecondi riscontri il
messaggio proposto da Sua Santità Benedetto XVI nell'Enciclica
Deus caritas est: "Senz'altro, la fede ha la sua specifica
natura di incontro con il Dio vivente, un incontro che ci apre
nuovi orizzonti al di là dell'ambito proprio della ragione.
Ma al contempo essa è una forza purificatrice per la ragione
stessa. Partendo dalla prospettiva di Dio, la libera dai suoi
accecamenti e perciò l'aiuta ad essere meglio se stessa.
La fede permette alla ragione di svolgere in modo migliore il
suo compito e di vedere meglio ciò che le è proprio"
(n. 28). Non è difficile avvertire in queste espressioni
del Pontefice l'eco dell'intera Enciclica Fides et ratio del Suo
venerato predecessore Giovanni Paolo II, specialmente là
dove afferma: "La Rivelazione... immette nella nostra storia
una verità universale e ultima che provoca la mente dell'uomo
a non fermarsi mai" (n. 14). Tutto ciò presuppone
un’apertura della stessa ragione alla fede, un’apertura
che sottrae la ragione al rischio di ritenersi autosufficiente.
Ciò vale anche per la ragione «pratica», ossia
per la ragione che mira non al «conoscere per conoscere»,
ma al «conoscere per fare», la ragione cioè
che guida le azioni umane. Anche questa, insegna il Santo Padre
Benedetto XVI, "deve sempre di nuovo essere purificata, perché
il suo accecamento etico, derivante dal prevalere dell'interesse
e del potere che l'abbagliano, è un pericolo mai totalmente
eliminabile" (n. 28). Costante, pertanto, è la necessità
che la fede purifichi la ragione e la carità purifichi
la giustizia, aiutandole a non chiudersi in se stesse. La dottrina
sociale della Chiesa si colloca proprio nel punto esatto in cui
la fede purifica la ragione e la carità purifica la giustizia.
Spiritualmente presente in codesto Consesso, il Santo Padre rinnova
a Lei, Signor Cardinale, come pure all’Em.mo Cardinale Zenon
Grocholewski, ai collaboratori del Pontificio Consiglio della
Giustizia e della Pace e della Congregazione per l’Educazione
Cattolica, ed anche agli illustri relatori e ai partecipanti l’assicurazione
del Suo ricordo al Signore e con affetto invia a tutti la Sua
Benedizione.
Unisco volentieri il mio cordiale saluto e mi è gradito
profittare della circostanza per confermarmi con sensi di distinto
ossequio
dell’Eminenza Vostra Reverendissima
dev.mo nel Signore
Card. Tarcisio Bertone
Segretario di Stato
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