| +Javier Card. Lozano Barragán
Presidente del Pontificio Consiglio per la Pastorale della
Salute
1. In occasione della Prossima celebrazione della Giornata Mondiale
della vista che sarà celebrata il 12 ottobre 2006, sono
molto lieto di rivolgere un affettuoso e fervido saluto a tutte
le persone colpite dalle malattie e disabilità visive,
a coloro che li assistono e li curano, così come ai membri
delle diverse associazioni e organizzazioni da anni impegnate
nella lotta contro le malattie e alle infezioni responsabili della
cecità. Voglio assicurare a tutti la mia personale vicinanza
e preghiera.
2. L’annuale Giornata Mondiale della Vista è ormai
diventata per molti un appuntamento irrinunciabile. Ciò
è dovuto sicuramente alla carica di solidarietà
e di speranza che riesce a suscitare e a trasmettere. Infatti,
le notizie che giungono da più parti sulla base dei dati
dell’Organizzazione Mondiale della sanità sono assai
confortanti. Il riuscito lancio e l’accoglienza entusiasta
della campagna Vision 2020: il diritto alla vista, che si prefigge
di mobilitare le risorse umane e materiali disponibili al fine
di sradicare le cause della cecità prevedibile entro il
2020, è un segnale molto promettente. Lo è ancora
di più il dato statistico che rileva nel biennio 2000-2002
un numero di persone colpite dalla cecità o dalla riduzione
della vista inferiore alle previsioni fatte negli anni precedenti,
soprattutto nei paesi in via di sviluppo. Tutto questo è
una ulteriore conferma di quanto la consapevolezza del pericolo
e la prevenzione delle malattie che minacciano e deturpano la
vista siano un’arma indispensabile nella lotta contro la
cecità prevedibile e, quindi, evitabile.
3. Accanto a questi dati positivi, ce ne sono, però,
altri che presentano più ombre che luci. Infatti, secondo
le stesse fonti OMS, è in netta progressione la cecità
imputabile all’allungamento della vita e/o alle malattie
riconducibili agli stili di vita nei paesi economicamente sviluppati
o emergenti. Tale dato mette a dura prova i sistemi sanitari esistenti
colti impreparati a fronteggiare l’emergenza. Inoltre, anche
il buon risultato registrato per quanto riguarda la cecità
prevedibile non è né definitivo né al sicuro:
il numero delle persone colpite è ancora molto alto e,
soprattutto, la povertà è sempre diffusa in molte
e vaste aree del mondo: il 90% dei 37 milioni di cechi e dei 124
milioni d’ipovedenti recensiti nel mondo sono concentrati
nei paesi poveri. Tale situazione complica ancora di più
l’ammodernamento dei sistemi sanitari di base: un compito
del tutto immane. Donde la necessità di raddoppiare gli
sforzi non solo di sensibilizzazione ma anche di generosa ed efficace
solidarietà al fine di condurre in porto senza intralci
il programma Vision 2020.
4. In questo generoso impegno, la Chiesa nel suo insieme e il
Pontificio Consiglio per la Pastorale della salute in modo particolare
non resteranno certo a guardare. Come ho avuto modo di ricordarlo
nel mio indirizzo in occasione del Simposio Internazionale sulla
“Riabilitazione visiva e l’abilità visiva (Roma
11/3/2005), «… la Chiesa ha sempre ritenuto l’assistenza
agli infermi, sia medica che spirituale, come parte integrante
della sua missione evangelizzatrice.» A questo riguardo,
il mandato del Signore è ineccepibile. Nell’invio
dei suoi discepoli in missione, Gesù raccomandò
loro: «predicate che il regno dei Cieli è vicino.
… Guarite gli infermi…» (Mt 10,7-8 e //). Per
questo motivo, Giovanni Paolo II, nella sua omelia in occasione
del Giubileo degli Ammalati e degli Operatori sanitari nel 2000,
disse: «Non è consentito “passare oltre”
di fronte a chi è provato dalla malattia. Occorre piuttosto
fermarsi, chinarsi sulla sua infermità, condividerla generosamente,
alleviandone i pesi e le difficoltà» (Insegn. XXIII/1,
2000, p.170). L’appello a debellare la cecità prevedibile
rientra quindi nella prospettiva evangelica, poiché quando
i credenti in Cristo si impegnano in simile lotta, partecipano
alla stessa missione salvifica del loro Signore. Nei Vangeli,
in effetti, vi sono riportati degli incontri avvenuti tra Gesù
e alcune persone colpite dalla cecità in cerca di guarigione.
Ai due ciechi che gli chiedevano di riavere la vista Gesù
chiese: «Credete voi che io possa fare questo?» Alla
loro risposta affermativa e dopo aver toccato loro gli occhi,
disse loro: «Sia fatto a voi secondo la vostra fede».
Con ciò riacquistarono la vista ( Mt 9,27-31). In un altro
episodio avvenuto presso Gerico, quando un cieco fu zittito mentre
si rivolgeva a gran voce a Gesù chiedendogli di aver pietà
di lui, il Signore si fermò, lo fece avvicinare e gli chiese:
«Che vuoi che io faccia per te?» Alla richiesta: «Signore,
che io riabbia la vista», Gesù rispose: «Abbi
di nuovo la vista! La tua fede ti ha salvato.» (Lc 18, 39-42).
Ciò che rende profondamente unico il contatto di Gesù
con le persone in difficoltà è la sua capacità
di immedesimarsi con loro, di dedicare loro tutta la sua attenzione
al fine di aprire il loro problema «ad una prospettiva di
soluzione, illuminata dall’annuncio gioioso della salvezza
definitiva» (Giovanni Paolo II, Ai Partecipanti all’Incontro
organizzato dal Movimento Apostolico Cechi, in Inseg. XVII/2,
1994, p.1041). Il Signore Gesù, nel guarire coloro che
ricorrono a Lui, non solo li sana nel loro corpo, nella loro anima
e nel loro spirito, ma anche li restituisce al loro ambiente sociale,
togliendoli da ogni forma di emarginazione. Non è forse
quello che è richiesto ai discepoli di Cristo anche oggi?
5. Il Pontificio Consiglio, che si fa vicino a tutte le persone
prive della vista a causa delle malattie che ingenerano la cecità,
non può non rivolgere una parola augurale a tutti coloro
che soffrono d’una altra forma di cecità, quella
dello spirito, in una società nella quale si vedono soltanto
i beni materiali, affinché anche loro aprano gli occhi
e vedano aldilà di questi interessi immediati, si aprano
a Dio e ai fratelli bisognosi e, solidalmente, si prendano cura
dei malati della vista fisica come un segno di viva fratellanza.
Nel concludere il presente messaggio, voglio spendere una parola
di ringraziamento, di incoraggiamento nonché di sollecitudine
ai professionisti, alle Associazioni e Organizzazioni, alle Comunità
e alle Istituzioni che dedicano le loro competenze e il loro affetto
alla cura delle persone provate dalle disabilità visive
come alla loro assistenza. Mentre affido alla Santissima Vergine
Maria, “Salus Infirmorum”, la riuscita della Giornata
Mondiale della Vista 2006, invoco la Benedizione del Signore sulle
vostre persone. Possa Iddio misericordioso rendere abbondanti
e proficui i frutti dei vostri incessanti sforzi.
S.E. Javier Card. Lozano Barragán
Presidente del Pontificio Consiglio
per la Pastorale della Salute
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