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La festa di Vesakh è la più importante per i Buddisti.
Nei paesi di tradizione therevada, quest’anno si celebra
il 12 maggio. In essa si commemorano i principali avvenimenti
della vita di Buddha. Nei Paesi di tradizione mahayana, i vari
momenti della vita di Buddha vengono ricordati in giorni diversi.
Tuttavia la festa più importante è quella di Vesakh
durante la quale si fa memoria della nascita di Siddharta Gautama
(8 aprile).
Per tali circostanze, il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso
ha fatto pervenire ai Buddisti il seguente messaggio:
Buddisti e cristiani al servizio dell’umanità
Cari amici buddisti,
1. Da parte del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso,
porgo a voi e a tutte le comunità buddiste del mondo i
miei migliori auguri per il Vesakh. Spero che possiate trascorrere
una festa gioiosa.
2. Come è ormai consuetudine, vorrei cogliere quest’occasione
per condividere con voi alcuni pensieri che possano aiutare a
rafforzare le relazioni fra le nostre due comunità. Quest’anno
queste riflessioni si basano sulla prima enciclica di Papa Benedetto
XVI ai cattolici di tutto il mondo. Questa lettera, Dio è
amore, o secondo il titolo latino Deus caritas est (DCE), esamina
la natura dell’amore. Sua Santità il Papa è
convinto che questo termine, così frequentemente usato
ma così spesso male interpretato, deve ritrovare il suo
significato più autentico per divenire un faro per la vita
di ogni giorno.
3. Papa Benedetto parla di due tipi di amore: il primo, l’eros,
l’amore fra un uomo ed una donna, un amore che cerca la
propria soddisfazione personale; il secondo, l’agape, un
amore che ricerca il bene dell’altro, anche se quest’altro
può non piacere o addirittura essere sconosciuto. Per i
cristiani questo secondo tipo di amore è possibile solo
se si fonda sull’amore per Dio, in risposta all’amore
di Dio per gli esseri umani. Così l’amore per Dio
e quello per i propri simili sono inseparabili, e formano un unico
comandamento. "L’amore cresce attraverso l’amore.
L’amore è ‘divino’ perché viene
da Dio e ci unisce a Dio" (DCE, 18).
4. Noi cristiani crediamo che la perfetta manifestazione dell’agape
è fondata su Gesù Cristo, il Figlio di Dio fatto
uomo, che spese tutta la sua vita predicando, con le parole e
le opere, la Buona Novella dell’amore di Dio. La manifestazione
estrema di questo amore fu quando Gesù diede la propria
vita per l’intera umanità. Ancor di più Gesù
è la fonte dell’agape, in particolare con il dono
di sé nell’Eucarestia. Attingendo a questa fonte,
i cristiani cercano di seguire le orme di Gesù manifestando
amore verso i loro fratelli e sorelle, specialmente verso i poveri
ed i sofferenti.
5. Attraverso il nostro dialogo noi abbiamo potuto apprezzare
l’importanza che voi buddisti date all’amore verso
il prossimo che si esprime nel concetto di metta, un amore privo
del desiderio di possesso ma volto ad aiutare gli altri. Esso
viene considerato come un amore che è pronto a sacrificare
i propri interessi a beneficio dell’umanità. Così
metta, secondo l’insegnamento buddista, non si limita ad
un pensiero benevolo, ma si estende all’adempimento di opere
di carità, al servizio di ognuno e di tutti. E’ davvero
una benevolenza universale. Né si deve dimenticare l’altra
virtù, karuna, attraverso la quale si manifesta compassione
amorevole verso tutti gli esseri viventi.
6. In questo mondo, nel quale si usa e si abusa tanto della parola
amore, non sarebbe utile se i buddisti ed i cristiani riscoprissero
il suo significato originale a partire dalle proprie rispettive
tradizioni e condividessero gli uni con gli altri ciò che
hanno compreso? Sarebbe un incoraggiamento, per i seguaci di entrambe
le tradizioni, a lavorare insieme per costruire delle relazioni
basate sull’amore e sulla verità, a promuovere il
reciproco rispetto, a portare avanti il dialogo ed un’ulteriore
collaborazione a servizio dei bisognosi.
7. Queste considerazioni mi conducono ad un augurio finale, e
cioè che la festa di Vesakh possa essere un tempo nel quale
l’amicizia fra buddisti e cristiani si consolidi e si rafforzi
la collaborazione in uno spirito di agape e di metta. Con questo
spirito vi auguro un Felice Vesakh.
Città del Vaticano, 14 febbraio 2006
[Testo originale: Inglese] |