L'OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II
1. "Il figlio dell'uomo non è venuto per essere servito,
ma per servire e dare la vita in riscatto per molti" (Mc
10,45).
Queste parole del Signore, carissimi Fratelli e Sorelle, risuonano
oggi, Giornata Missionaria Mondiale, come lieta notizia per tutta
l'umanità e come programma di vita per la Chiesa e per
ciascun cristiano. Lo ha ricordato all'inizio della Celebrazione
il Cardinal Jozef Tomko, Prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione
dei Popoli, informando della presenza stamane in questa Piazza
dei Delegati di 124 Nazioni, che hanno partecipato al Congresso
Missionario Mondiale, e degli studiosi di varie Confessioni convenuti
per il Congresso Missiologico Internazionale. Ringrazio il Cardinale
Tomko per l'indirizzo augurale rivoltomi e per tutto il lavoro
che, insieme con i Membri della Congregazione da lui presieduta,
svolge a servizio dell'annuncio del Vangelo nel mondo.
"Il figlio dell'uomo non è venuto per essere servito,
ma per servire e dare la vita in riscatto per molti". Queste
parole costituiscono l'auto-presentazione del Maestro divino.
Gesù definisce se stesso come colui che è venuto
per servire e che proprio nel servizio e nel dono totale di sé
fino alla croce rivela l'amore del Padre. Il suo volto di "servo"
non diminuisce la sua grandezza divina, ma la illumina di una
luce nuova.
Gesù è il "grande e sommo sacerdote" (Eb
4,14), è il Verbo che "era in principio presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente
è stato fatto di tutto ciò che esiste", (Gv
1,2). Gesù è il Signore, che "pur essendo di
natura divina non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza
con Dio, ma spogliò se stesso, assumendo la condizione
di servo" (Fil 1,6-7); Gesù è il Salvatore,
al quale "possiamo accostarci con piena fiducia". Gesù
è la Via, la Verità e la Vita (Gv 14,6), il pastore
che ha dato la vita per le pecore (Gv 10,11), il capo che conduce
alla vita (At 3,15).
2. L'impegno missionario scaturisce come fuoco d'amore dalla contemplazione
di Gesù e dal fascino che egli emana. Il cristiano che
ha contemplato Gesù Cristo non può che sentirsi
rapito dal suo fulgore (cfr Vita consecrata, 14) e testimoniare
la sua fede in Cristo unico Salvatore dell'uomo. Quale grande
grazia è questa fede che abbiamo ricevuto come dono dall'alto,
senza alcun nostro merito (cfr Redemptoris missio, 11)!
Questa grazia diventa a sua volta fonte di responsabilità.
E' grazia che ci rende annunciatori e apostoli: ecco perché
dicevo nell'Enciclica Redemptoris missio che "la missione
è problema di fede, è l'indice esatto della nostra
fede in Cristo e del suo amore per noi" (n.11). E ancora:
"Se il missionario non è un contemplativo, non può
annunciare Cristo in modo credibile" (n.91).
È fissando lo sguardo in Gesù, il missionario del
Padre e il sommo sacerdote, l'autore e il perfezionatore della
fede (cfr Eb 3,1: 12,2), che impariamo il senso e lo stile della
missione.
3. Egli non è venuto per essere servito, ma per servire
e dare la propria vita per tutti. Sulle orme di Cristo, il dono
di sé a tutti gli uomini costituisce un imperativo fondamentale
per la Chiesa ed è insieme un'indicazione di metodo per
la sua missione.
Donarsi significa innanzitutto riconoscere l'altro nel suo valore
e nei suoi bisogni. "L'atteggiamento missionario inizia sempre
con un sentimento di profonda stima di fronte a ciò che
c'è in ogni uomo, per ciò che egli stesso, nell'intimo
del suo spirito ha elaborato riguardo ai problemi più profondi
e importanti; si tratta di rispetto di tutto ciò che in
lui ha operato lo Spirito, che soffia dove vuole" (Redemptor
hominis, 12).
Come Gesù ha rivelato la solidarietà di Dio per
la persona umana assumendone totalmente la condizione, eccetto
il peccato, così la Chiesa vuole essere solidale con "le
gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d'oggi,
dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono" (Gaudium
et spes, 1). Essa si avvicina alla persona umana con la discrezione
e il rispetto di chi ha un servizio da compiere e crede che il
primo e più grande servizio è quello di annunciare
il Vangelo di Gesù, far conoscere il Salvatore, colui che
ha rivelato il Padre ed insieme ha rivelato l'uomo all'uomo.
4. La Chiesa vuole annunciare Gesù, il Cristo, figlio di
Maria, seguendo la via che Cristo stesso ha preso: il servizio,
la povertà, l'umiltà, la croce. Essa deve, pertanto,
resistere con forza alle tentazioni che l'odierno Vangelo ci lascia
intravedere nel comportamento dei due fratelli, che volevano sedere
"uno alla destra e uno alla sinistra" del Maestro, ma
anche degli altri discepoli che si mostrarono non insensibili
allo spirito della rivalità e della competizione. La parola
di Cristo traccia una linea netta di divisione tra lo spirito
del dominio e quello del servizio. Per un discepolo di Cristo
essere il primo significa essere "servo di tutti".
E' un capovolgimento di valori che si comprende solo volgendo
lo sguardo al Figlio dell'uomo "disprezzato e reietto dagli
uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire" (Is 53,3).
Sono le parole che lo Spirito Santo farà comprendere alla
sua Chiesa in rapporto al mistero di Cristo. Solo a Pentecoste
gli Apostoli riceveranno la capacità di credere nella "forza
della debolezza", che si manifesta nella Croce.
E qui il mio pensiero va ai tanti missionari che, giorno dopo
giorno, nel silenzio e senza l'appoggio di alcuna potenza umana,
annunciano e prima ancora testimoniano il loro amore per Gesù,
spesse volte fino al dono della vita, come è accaduto anche
recentemente. Quale spettacolo si apre di fronte all'occhio del
cuore! Quanti fratelli e sorelle spendono generosamente le loro
energie sulle frontiere avanzate del Regno di Dio! Sono Vescovi,
sacerdoti, religiosi, religiose, laici, che ci rappresentano Cristo
al vivo, lo mostrano concretamente come Signore che è venuto
non per essere servito, ma per servire e dare la vita per amore
del Padre e dei fratelli. A tutti va il mio grato apprezzamento
insieme con un caloroso incoraggiamento a perseverare con fiducia.
Coraggio, fratelli e sorelle! Cristo è con voi.
Ma accanto a coloro che s'affaticano in prima linea nella missione
"ad gentes", deve essere l'intero popolo di Dio, ciascuno
con il suo contributo, come hanno bene intuito e sottolineato
i fondatori delle Pontificie Opere Missionarie: tutti possono
e debbono partecipare all'evangelizzazione, anche i piccoli, anche
gli ammalati, anche i poveri con il loro obolo, proprio come quello
della vedova additata ad esempio da Gesù (cfr Lc 21,1-4).
La missione è opera di tutto il popolo di Dio, ognuno nella
vocazione alla quale è stato chiamato dalla Provvidenza.
5. Le parole di Gesù sul servizio sono anche profezia di
un nuovo stile di rapporti da promuovere non solo nella comunità
cristiana, ma anche nella società. Non dobbiamo mai perdere
la speranza di far nascere un mondo più fraterno. La competizione
senza regole, il desiderio di dominio sugli altri ad ogni costo,
la discriminazione operata da alcuni che si credono superiori
agli altri, la sfrenata ricerca della ricchezza, sono all'origine
di ingiustizie, violenze e guerre.
Le parole di Gesù diventano allora invito ad invocare la
pace. La missione è annuncio di Dio che è Padre,
di Gesù che è nostro fratello maggiore, dello Spirito
che è amore. La missione è collaborazione, umile
ma appassionata, al disegno di Dio che vuole un'umanità
salvata e riconciliata. Al vertice della storia dell'uomo secondo
Dio vi è un progetto di comunione. Verso questo progetto
deve portare la missione.
Alla Regina della Pace, Regina delle Missioni e Stella dell'evangelizzazione
chiediamo il dono della pace. Invochiamo la sua materna protezione
su tutti coloro che generosamente collaborano alla diffusione
del nome e del messaggio di Gesù. Ella ci ottenga una fede
tanto viva e ardente da far risuonare con forza rinnovata agli
uomini del nostro tempo la proclamazione della verità di
Cristo, unico Salvatore del mondo.
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