L'OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II
1. "Voi chi dite che io sia?" (Mc 8, 29). E' la domanda
che Cristo pone ai suoi discepoli, dopo averli interrogati sull'opinione
comune della gente. Egli approfondisce così il dialogo
con i discepoli, quasi obbligandoli ad una risposta più
diretta e personale. A nome di tutti Pietro risponde con prontezza
e chiarezza di fede: "Tu sei il Cristo" (Mc 8, 29)!
Il dialogo di Gesù con gli apostoli, risuonato oggi in
questa piazza in occasione del Giubileo della Terza Età,
spinge ad approfondire il significato dell'evento che stiamo celebrando.
Nell'Anno giubilare che ricorda i duemila anni dalla nascita di
Cristo, la Chiesa intera eleva al Signore in un modo tutto particolare
"una grande preghiera di lode e di ringraziamento soprattutto
per il dono dell'Incarnazione del Figlio di Dio e della Redenzione
da Lui operata" (cfr Tertio millennio adveniente, 32).
"Voi chi dite che io sia?". Di fronte a questa domanda
che continua ad interpellarci, noi siamo qui per far nostra la
risposta di Pietro, riconoscendo in Cristo il Verbo fatto carne,
il Signore della nostra vita.
2. Carissimi Fratelli e Sorelle, venuti in pellegrinaggio a Roma
per il vostro Giubileo! Vi do il mio più cordiale benvenuto,
lieto di celebrare insieme con voi questo singolare momento di
grazia e di comunione ecclesiale.
Vi saluto tutti con affetto. Un particolare pensiero va al Signor
Cardinale James Francis Stafford ed a tutti i Confratelli nell'Episcopato
e nel Sacerdozio qui presenti. Invio un ricordo affettuoso a tutti
i Vescovi e Sacerdoti anziani del mondo, come pure a quanti nella
vita religiosa o laicale hanno speso le loro energie nell'adempimento
dei doveri del proprio stato. Grazie per l'esempio che offrite
di amore, di dedizione e di fedeltà alla vocazione ricevuta!
Desidero esprimere il mio apprezzamento a quanti hanno affrontato
difficoltà e disagi pur di non mancare a questo appuntamento.
Al tempo stesso, tuttavia, il mio pensiero si rivolge anche a
tutte quelle persone anziane, sole o ammalate, che non hanno potuto
muoversi da casa, ma che sono spiritualmente unite a noi e seguono
questa celebrazione attraverso la radio e la televisione. A quanti
si trovano in situazioni precarie o di particolare difficoltà,
assicuro la mia cordiale vicinanza ed il mio ricordo nella preghiera.
3. Il Giubileo della Terza Età, che oggi celebriamo, riveste
un'importanza particolare, se si considera la crescente presenza
delle persone anziane nell'attuale società. Celebrare il
Giubileo significa innanzitutto raccogliere il messaggio di Cristo
per queste persone, ma al tempo stesso far tesoro del messaggio
di esperienza e di saggezza di cui esse stesse sono portatrici
in questa particolare stagione della loro vita. Per molte di esse
la Terza Età è il tempo per riorganizzare la propria
vita, ponendo a frutto l'esperienza e le capacità acquisite.
In realtà - come ebbi occasione di sottolineare nella Lettera
agli anziani (cfr n.13) - anche l'età avanzata è
un tempo di grazia, che invita ad unirsi con amore più
intenso al mistero salvifico di Cristo ed a partecipare più
profondamente al suo progetto di salvezza. La Chiesa guarda con
amore e con fiducia a voi anziani, impegnandosi per favorire la
realizzazione di un contesto umano, sociale e spirituale in seno
al quale ogni persona possa vivere pienamente e degnamente questa
importante tappa della propria vita.
Proprio in questi giorni, il Pontificio Consiglio per i Laici
ha voluto offrire un contributo a questo aspetto della pastorale
promuovendo una riflessione sul tema: "Il dono di una lunga
vita: responsabilità e speranza". Ho vivamente apprezzato
questa iniziativa ed auspico che questo simposio stimoli nelle
famiglie, nel personale religioso e laico delle case che ospitano
gli anziani ed in tutti gli operatori nei servizi per la Terza
Età la volontà di contribuire attivamente al rinnovamento
di uno specifico impegno sociale e pastorale. Si può infatti
fare ancora molto per prendere maggior consapevolezza delle esigenze
degli anziani, per aiutarli ad esprimere al meglio le loro capacità,
per facilitare il loro attivo inserimento nella vita della Chiesa,
soprattutto per fare in modo che la loro dignità di persone
sia sempre e comunque rispettata e valorizzata.
4. Su tutto ciò gettano luce le Letture di questa domenica,
che ci invitano ad approfondire il modo in cui si è compiuto
il disegno salvifico di Dio. Abbiamo ascoltato dal libro del profeta
Isaia la descrizione del Servo sofferente, che è il ritratto
di una persona che si mette totalmente a disposizione di Dio.
"Il Signore Dio mi ha aperto l'orecchio e io non ho opposto
resistenza, non mi sono tirato indietro" (Is 50, 5). Il Servo
di Jahvé accetta la missione affidatagli, anche se è
ardua e piena di insidie: la fiducia che pone in Dio gli dona
la forza e le risorse necessarie per realizzarla, rimanendo saldo
anche nelle avversità.
Il mistero di sofferenza e di redenzione annunciato dalla figura
del Servo di Jahvé si è pienamente realizzato in
Cristo. Come abbiamo ascoltato nell'odierno Vangelo, Gesù
cominciò ad insegnare agli Apostoli "che il Figlio
dell'uomo doveva molto soffrire" (Mc 8, 31). A prima vista,
tale prospettiva appare umanamente difficile da accettare, come
si rileva anche dall'immediata reazione di Pietro e degli apostoli
(cfr Mc 8, 32-35). E come potrebbe essere diversamente? La sofferenza
non può non far paura! Ma proprio nella sofferenza redentrice
di Cristo c'è la vera risposta alla sfida del dolore, che
tanto pesa sulla nostra condizione umana. Cristo infatti ha preso
su di sé le nostre sofferenze e si è caricato dei
nostri dolori, ponendoli, mediante la sua Croce e la sua Risurrezione,
in una luce nuova di speranza e di vita.
5. Cari amici anziani! In un mondo come quello attuale, nel quale
sono spesso mitizzate la forza e la potenza, voi avete la missione
di testimoniare i valori che contano davvero al di là delle
apparenze, e che rimangono per sempre perché inscritti
nel cuore di ogni essere umano e garantiti dalla Parola di Dio.
Proprio in quanto persone della Terza Età voi avete un
contributo specifico da offrire per lo sviluppo di una autentica
"cultura della vita" - voi avete, noi abbiamo, perché
anche io appartengo alla vostra età -, testimoniando che
ogni momento dell'esistenza è un dono di Dio ed ogni stagione
della vita umana ha le sue specifiche ricchezze da mettere a disposizione
di tutti.
Voi stessi potete sperimentare come il tempo trascorso senza l'assillo
di tante occupazioni possa favorire una riflessione più
approfondita e un più diffuso dialogo con Dio nella preghiera.
La vostra maturità vi spinge inoltre a condividere con
i più giovani la saggezza accumulata con l'esperienza,
sostenendoli nella fatica di crescere e dedicando loro tempo ed
attenzione nel momento in cui si aprono all'avvenire e cercano
la propria strada nella vita. Voi potete svolgere per loro un
compito davvero prezioso.
Carissimi Fratelli e Sorelle! La Chiesa vi guarda con grande stima
e fiducia. La Chiesa ha bisogno di voi! Ma anche la società
civile ha bisogno di voi! Così ho detto un mese fa ai giovani
e così dico oggi a voi anziani, a noi anziani! La Chiesa
ha bisogno di voi! Ma anche la società civile ne ha bisogno!
Sappiate impiegare generosamente il tempo che avete a disposizione
e i talenti che Dio vi ha concesso aprendovi all'aiuto e al sostegno
verso gli altri. Contribuite ad annunciare il Vangelo come catechisti,
animatori della liturgia, testimoni di vita cristiana. Dedicate
tempo ed energie alla preghiera, alla lettura della Parola di
Dio ed alla riflessione su di essa.
6. "Io con le mie opere ti mostrerò la mia fede"
(Gc 2, 17). Con queste parole l'apostolo Giacomo ci ha invitati
a non temere di esprimere apertamente e con coraggio nella vita
quotidiana la fede in Cristo, specialmente attraverso le opere
di carità e di solidarietà verso quanti sono nel
bisogno (cfr vv. 15-16).
Ringrazio oggi il Signore per i tanti fratelli che testimoniano
questa fede operosa nel quotidiano servizio agli anziani, ma anche
per i tanti anziani che, nei limiti delle loro possibilità,
ancora continuano a prodigarsi per gli altri.
In questa festosa celebrazione del Giubileo della Terza Età
voi volete rinnovare la vostra professione di fede in Cristo,
unico salvatore dell'uomo, e la vostra adesione alla Chiesa, nell'impegno
di una vita vissuta all'insegna dell'amore.
Insieme vogliamo oggi rendere grazie per il dono dell'Incarnazione
del Figlio di Dio e della Redenzione da lui compiuta. Proseguiamo
il pellegrinaggio della nostra quotidiana esistenza nella certezza
che la storia umana nel suo insieme e la stessa vicenda personale
di ciascuno fanno parte di un piano divino, sul quale getta la
sua luce il mistero della risurrezione di Cristo.
Preghiamo Maria, Vergine pellegrina nella fede e nostra Madre
celeste, di accompagnarci sulla strada della vita e di aiutarci
a dire come Lei il nostro "sì" alla volontà
di Dio, cantando insieme con Lei il nostro Magnificat nella fiducia
e nella gioia perenne del cuore.
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