L'OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II
. "Perseverate nell'amore fraterno. Non dimenticate l'ospitalità"
(Eb 13,1-2).
Il brano della Lettera agli Ebrei, che abbiamo poc'anzi ascoltato,
collega l'esortazione ad accogliere l'ospite, il pellegrino, il
forestiero al comandamento dell'amore, sintesi della nuova legge
di Cristo. "Non dimenticate l'ospitalità!". Questo
messaggio risuona in modo particolare oggi, carissimi migranti
e itineranti, mentre celebriamo questo speciale Giubileo.
Vi saluto con grande affetto, e vi ringrazio per aver risposto
numerosi al mio invito ed a quello del Pontificio Consiglio dei
Migranti e degli Itineranti. Saluto, in modo speciale, Mons. Stephen
Fumio Hamao, Presidente del vostro Pontificio Consiglio, e lo
ringrazio per le parole che all'inizio della celebrazione mi ha
rivolto a vostro nome. Con lui, saluto il Segretario, il Sotto-Segretario,
i Collaboratori e quanti hanno contribuito alla realizzazione
di quest'importante manifestazione spirituale.
Tra voi vi sono migranti di diversi paesi e continenti; rifugiati
sfuggiti a situazioni di violenza, che chiedono di veder riconosciuti
i loro diritti fondamentali; studenti esteri desiderosi di qualificare
la loro formazione scientifica e tecnologica; gente del mare e
dell'aria, che lavora al servizio di chi viaggia in nave e in
aereo; turisti interessati a conoscere ambienti, costumi e usanze
diversi; nomadi, che da secoli percorrono le strade del mondo;
circensi, che portano nelle piazze attrazioni e sano divertimento.
A tutti ed a ciascuno il mio abbraccio più cordiale.
La vostra presenza ricorda che lo stesso Figlio di Dio, venendo
ad abitare in mezzo a noi (cfr Gv 1, 14) si è fatto migrante:
si è fatto pellegrino nel mondo e nella storia.
2. "Venite, benedetti del Padre mio, ... perché ...
ero forestiero e mi avete ospitato" (Mt 25,34-35).
Gesù afferma che si entra nel Regno di Dio solo praticando
il comandamento dell'amore. Vi si entra, dunque, non in virtù
di privilegi razziali, culturali e neppure religiosi, bensì
per aver compiuto la volontà del Padre che è nei
cieli (cfr Mt 7,21).
Il vostro Giubileo, carissimi migranti e itineranti, esprime con
singolare eloquenza il posto centrale che nella Chiesa deve occupare
la carità dell'accoglienza. Assumendo la condizione umana
e storica, Cristo si è unito in qualche modo ad ogni uomo.
Ha accolto ciascuno di noi e nel comandamento dell'amore ci ha
chiesto di imitare il suo esempio, di accoglierci cioè
gli uni gli altri come Lui ha accolto noi (cfr Rm 15,7).
Dal momento in cui il Figlio di Dio "ha posto la sua tenda
in mezzo a noi", ogni uomo è diventato in qualche
modo il "luogo" dell'incontro con Lui. Accogliere Cristo
nel fratello e nella sorella provati dal bisogno è la condizione
per poterlo incontrare "faccia a faccia" e in modo perfetto
alla fine del cammino terreno.
E' sempre attuale, pertanto, l'esortazione dell'autore della Lettera
agli Ebrei: "Non dimenticate l'ospitalità; alcuni,
praticandola, hanno accolto degli angeli senza saperlo" (Eb
13,2).
3. Faccio mie, oggi, le parole del venerato mio predecessore,
il Servo di Dio Paolo VI, che, nell'omelia di chiusura del Concilio
Ecumenico Vaticano II, affermava: "Per la Chiesa cattolica
nessuno è estraneo, nessuno è escluso, nessuno è
lontano" (AAS, 58 [1966], pp. 51-59). Nella Chiesa - lo scrive
fin dall'inizio l'Apostolo delle genti - non vi sono stranieri
né ospiti, ma concittadini dei santi e familiari di Dio
(cfr Ef 2,19).
Purtroppo, non mancano tuttora nel mondo atteggiamenti di chiusura
e perfino di rifiuto, dovuti ad ingiustificate paure ed al ripiegamento
sui propri interessi. Si tratta di discriminazioni non compatibili
con l'appartenenza a Cristo e alla Chiesa. Anzi, la Comunità
cristiana è chiamata a diffondere nel mondo il fermento
della fraternità, di quella convivialità delle differenze
che anche oggi, in questo nostro incontro, ci è dato di
sperimentare.
Certamente, in una società come la nostra, complessa e
segnata da molteplici tensioni, la cultura dell'accoglienza chiede
di coniugarsi con leggi e norme prudenti e lungimiranti, che permettano
di valorizzare il positivo della mobilità umana, prevenendone
le possibili manifestazioni negative. Questo per far sì
che ogni persona sia effettivamente rispettata ed accolta.
Ancor più nell'epoca della globalizzazione, la Chiesa ha
una precisa proposta: operare perché questo nostro mondo,
del quale si suole a volte parlare come di un "villaggio
globale", sia davvero più unito, più solidale,
più accogliente. Ecco il messaggio che questa celebrazione
giubilare vuole far giungere dappertutto: al centro dei fenomeni
di mobilità, sia posto sempre l'uomo e il rispetto dei
suoi diritti.
4. Depositaria di un messaggio salvifico universale, la Chiesa
avverte come suo compito primario quello di proclamare il Vangelo
ad ogni uomo e a tutti i popoli. Da quando Cristo risorto inviò
gli Apostoli ad annunciare il Vangelo fino agli estremi confini
della terra, i suoi orizzonti sono quelli del mondo intero. Lo
scenario multietnico, multiculturale e multireligioso del Mediterraneo
fu quello in cui i primi cristiani incominciarono a riconoscersi
e a vivere come fratelli in quanto figli di Dio.
Oggi non è più solo il Mediterraneo, ma l'intero
pianeta che si apre alle complesse dinamiche di una fratellanza
universale. La vostra presenza qui a Roma, carissimi Fratelli
e Sorelle, sottolinea quanto sia importante che questo fenomeno
di crescita umana venga costantemente illuminato da Cristo e dal
suo Vangelo di speranza. E' in questa prospettiva che dobbiamo
continuare ad impegnarci, sostenuti dalla grazia divina e dall'intercessione
dei grandi Santi patroni dei migranti: da santa Francesca Saverio
Cabrini al beato Giovanni Battista Scalabrini. Questi Santi e
Beati ricordano qual è la vocazione del cristiano in mezzo
agli uomini: camminare con loro da fratello, condividendone le
gioie e le speranze, le difficoltà e le sofferenze. Come
i discepoli di Emmaus, i credenti, sostenuti dalla viva presenza
di Cristo risorto, si fanno a loro volta compagni di strada dei
loro fratelli in difficoltà, offrendo loro la Parola che
riaccende nei cuori la speranza. Spezzano con loro il pane dell'amicizia,
della fraternità, dell'aiuto reciproco. E' così
che si edifica la civiltà dell'amore. E' così che
si annuncia l'avvento sperato dei cieli nuovi e della terra nuova,
verso i quali siamo in cammino.
Invochiamo l'intercessione di questi Santi Patroni per tutti coloro
che fanno parte della grande famiglia dei migranti e degli itineranti.
Invochiamo, in modo speciale, la protezione di Maria, che ci ha
preceduti nel pellegrinaggio della fede, perché guidi i
passi di ogni uomo e donna che cerca libertà, giustizia
e pace. Sia Lei ad accompagnare le persone, le famiglie e le comunità
itineranti. Sia Lei a suscitare cordialità ed accoglienza
negli animi dei residenti, Lei a favorire il formarsi di rapporti
di reciproca comprensione e solidarietà tra quanti sanno
di essere chiamati a partecipare un giorno alla stessa gioia nella
casa del Padre celeste! Amen!
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