IL DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
1. "Se il chicco di grano caduto in terra non muore rimane
solo; se invece muore porta molto frutto" (Gv 12,24). Con
queste parole, Gesù, alla vigilia della passione, annuncia
la sua glorificazione attraverso la morte. L'impegnativa affermazione
è risonata poc'anzi nell'acclamazione al Vangelo. Essa
riecheggia con forza nel nostro animo questa sera, in questo luogo
significativo, in cui facciamo memoria dei "testimoni della
fede del secolo ventesimo".
E' Cristo il chicco di frumento che morendo ha dato frutti di
vita immortale. E sulle orme del Re crocifisso si sono posti i
suoi discepoli, diventati nel corso dei secoli schiere innumerevoli
"di ogni nazione, razza, popolo e lingua": apostoli
e confessori della fede, vergini e martiri, audaci araldi del
Vangelo e silenziosi servitori del Regno.
Carissimi Fratelli e Sorelle, accomunati dalla fede in Cristo
Gesù! Mi è particolarmente gradito rivolgervi oggi
il mio fraterno abbraccio di pace, mentre insieme commemoriamo
i testimoni della fede del secolo ventesimo. Saluto calorosamente
i rappresentanti del Patriarcato ecumenico e delle altre Chiese
sorelle ortodosse, così come quelli delle Antiche Chiese
d'Oriente. Ugualmente ringrazio per la loro fraterna presenza
i rappresentanti della Comunione Anglicana, delle Comunioni Cristiane
Mondiali di Occidente e delle Organizzazioni ecumeniche.
E' per tutti noi motivo di intensa emozione trovarci insieme questa
sera, raccolti accanto al Colosseo, per questa suggestiva celebrazione
giubilare. I monumenti e le rovine dell'antica Roma parlano all'umanità
delle sofferenze e delle persecuzioni sopportate con eroica fortezza
dai nostri padri nella fede, i cristiani delle prime generazioni.
Queste antiche vestigia ci ricordano quanto vere siano le parole
di Tertulliano che scriveva: "sanguis martyrum semen christianorum
- il sangue dei martiri è seme di nuovi cristiani"
(Apol., 50,13: CCL 1, 171).
2. L'esperienza dei martiri e dei testimoni della fede non è
caratteristica soltanto della Chiesa degli inizi, ma connota ogni
epoca della sua storia. Nel secolo ventesimo, poi, forse ancor
più che nel primo periodo del cristianesimo, moltissimi
sono stati coloro che hanno testimoniato la fede con sofferenze
spesso eroiche. Quanti cristiani, in ogni Continente, nel corso
del Novecento hanno pagato il loro amore a Cristo anche versando
il sangue! Essi hanno subito forme di persecuzione vecchie e recenti,
hanno sperimentato l'odio e l'esclusione, la violenza e l'assassinio.
Molti Paesi di antica tradizione cristiana sono tornati ad essere
terre in cui la fedeltà al Vangelo è costata un
prezzo molto alto. Nel nostro secolo "la testimonianza resa
a Cristo sino allo spargimento del sangue è divenuta patrimonio
comune di cattolici, ortodossi, anglicani e protestanti"
(Tertio millennio adveniente, 37)
La generazione a cui appartengo ha conosciuto l'orrore della guerra,
i campi di concentramento, la persecuzione. Nella mia Patria,
durante la seconda guerra mondiale, sacerdoti e cristiani furono
deportati nei campi di sterminio. Solo a Dachau furono internati
circa tremila sacerdoti. Il loro sacrificio si unì a quello
di molti cristiani provenienti da altri Paesi europei e talora
appartenenti ad altre Chiese e Comunità ecclesiali.
Sono testimone io stesso, negli anni della mia giovinezza, di
tanto dolore e di tante prove. Il mio sacerdozio, fin dalle sue
origini, "si è iscritto nel grande sacrificio di tanti
uomini e di tante donne della mia generazione" (Dono e Mistero,
p. 47). L'esperienza della seconda guerra mondiale e degli anni
successivi mi ha portato a considerare con grata attenzione, l'esempio
luminoso di quanti, dai primi anni del Novecento sino alla sua
fine, hanno provato la persecuzione, la violenza, la morte, per
la loro fede e per il loro comportamento ispirato alla verità
di Cristo.
3. E sono tanti! La loro memoria non deve andare perduta, anzi
va recuperata in maniera documentata. I nomi di molti non sono
conosciuti; i nomi di alcuni sono stati infangati dai persecutori,
che hanno cercato di aggiungere al martirio l'ignominia; i nomi
di altri sono stati occultati dai carnefici. I cristiani serbano,
però, il ricordo di una grande parte di loro. Lo hanno
mostrato le numerose risposte all'invito a non dimenticare, giunte
alla Commissione "Nuovi martiri" nell'ambito del Comitato
del Grande Giubileo, che ha alacremente lavorato per arricchire
ed aggiornare la memoria della Chiesa con le testimonianze di
tutte quelle persone, anche sconosciute, che "hanno dato
la loro vita per il nome del Nostro Signore Gesù Cristo"
(At 15,26). Sì, come scriveva - alla vigilia della esecuzione
- il metropolita ortodosso di San Pietroburgo, Beniamino, martirizzato
nel 1922, "i tempi sono cambiati ed è apparsa la possibilità
di patire sofferenze per amore di Cristo...". Con la stessa
convinzione, dalla sua cella di Buchenwald, il pastore luterano
Paul Schneider riaffermava davanti ai suoi aguzzini: "Così
dice il Signore, io sono la Risurrezione e la Vita!".
La partecipazione di Rappresentanti di altre Chiese e Comunità
ecclesiali conferisce all'odierna nostra celebrazione un valore
e un'eloquenza del tutto singolari, nel corso di questo Giubileo
dell'Anno Duemila. Essa mostra come l'esempio degli eroici testimoni
della fede sia veramente prezioso per tutti i cristiani. La persecuzione
ha toccato quasi tutte le Chiese e le Comunità ecclesiali
nel Novecento, unendo i cristiani nei luoghi del dolore e facendo
del loro comune sacrificio un segno di speranza per i tempi che
verranno.
Questi nostri fratelli e sorelle nella fede, a cui oggi facciamo
riferimento con gratitudine e venerazione, costituiscono come
un grande affresco dell'umanità cristiana del ventesimo
secolo. Un affresco del vangelo delle Beatitudini, vissuto sino
allo spargimento del sangue.
4. "Beati voi quando vi insulteranno e vi perseguiteranno
e, mentendo, diranno contro di voi ogni sorta di male a causa
mia, rallegratevi ed esultate, poiché grande è la
vostra ricompensa nei cieli" (Mt 5, 11-12). Quanto si addicono
queste parole di Cristo agli innumerevoli testimoni della fede
del secolo passato, insultati e perseguitati, ma mai piegati dalla
forza del male!
Laddove l'odio sembrava inquinare tutta la vita senza la possibilità
di sfuggire alla sua logica, essi hanno manifestato come "l'amore
sia più forte della morte". All'interno di terribili
sistemi oppressivi, che sfiguravano l'uomo, nei luoghi di dolore,
tra privazioni durissime, lungo marce insensate, esposti al freddo,
alla fame, torturati, sofferenti in tanti modi, essi hanno fatto
risuonare alta la loro adesione a Cristo morto e risorto. Ascolteremo
tra poco alcune loro incisive testimonianze.
Tanti hanno rifiutato di piegarsi al culto degli idoli del ventesimo
secolo, e sono stati sacrificati dal comunismo, dal nazismo, dall'idolatria
dello Stato o della razza. Molti altri sono caduti nel corso di
guerre etniche o tribali, perché avevano rifiutato una
logica estranea al Vangelo di Cristo. Alcuni hanno conosciuto
la morte, perché, sul modello del buon Pastore, hanno voluto
restare con i loro fedeli, nonostante le minacce. In ogni continente
e lungo l'intero Novecento, c'è stato chi ha preferito
farsi uccidere, piuttosto che venir meno alla propria missione.
Religiosi e religiose hanno vissuto la loro consacrazione sino
all'effusione del sangue. Uomini e donne credenti sono morti offrendo
la loro esistenza per amore dei fratelli, specie dei più
poveri e deboli. Non poche donne hanno perso la vita per difendere
la loro dignità e la loro purezza.
5. "Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in
questo mondo la conserverà per la vita eterna" (Gv
12,25). Abbiamo ascoltato poco fa queste parole di Cristo. Si
tratta di una verità che spesso il mondo contemporaneo
rifiuta e disprezza, facendo dell'amore per se stessi il criterio
supremo dell'esistenza. Ma i testimoni della fede, che anche questa
sera ci parlano con il loro esempio, non hanno considerato il
proprio tornaconto, il proprio benessere, la propria sopravvivenza
come valori più grandi della fedeltà al Vangelo.
Pur nella loro debolezza, essi hanno opposto strenua resistenza
al male. Nella loro fragilità è rifulsa la forza
della fede e della grazia del Signore.
Fratelli e Sorelle carissimi, l'eredità preziosa che questi
testimoni coraggiosi ci hanno tramandato è un patrimonio
comune di tutte le Chiese e di tutte le Comunità ecclesiali.
E' un'eredità che parla con una voce più alta dei
fattori di divisione. L'ecumenismo dei martiri e dei testimoni
della fede è il più convincente; esso indica la
via dell'unità ai cristiani del ventunesimo secolo. E'
l'eredità della Croce vissuta alla luce della Pasqua: eredità
che arricchisce e sorregge i cristiani, mentre si avviano nel
nuovo millennio.
Se ci vantiamo di questa eredità non è per spirito
di parte e tanto meno per desiderio di rivalsa nei confronti dei
persecutori, ma perché sia resa manifesta la straordinaria
potenza di Dio, che ha continuato ad agire in ogni tempo e sotto
ogni cielo. Lo facciamo, perdonando a nostra volta, sull'esempio
dei tanti testimoni uccisi mentre pregavano per i loro persecutori.
6. Resti viva, nel secolo e nel millennio appena avviati, la memoria
di questi nostri fratelli e sorelle. Anzi, cresca! Sia trasmessa
di generazione in generazione, perché da essa germini un
profondo rinnovamento cristiano! Sia custodita come un tesoro
di eccelso valore per i cristiani del nuovo millennio e costituisca
il lievito per il raggiungimento della piena comunione di tutti
i discepoli di Cristo!
E' con animo pieno di intima commozione che esprimo questo auspicio.
Prego il Signore perché la nube di testimoni che ci circonda
aiuti tutti noi credenti ad esprimere con uguale coraggio il nostro
amore per Cristo; per Colui che è sempre vivo nella sua
Chiesa: come ieri, così oggi, domani e sempre!
|