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Le grandi religioni >> Conosciamole >> Taoismo e Confucianesimo
CINQUEMILA ANNI DI TRADIZIONE

Intervista a Suor Maria Ko a cura di di MIELA FAGIOLO D'ATTILIA

Cosa è rimasto di queste antiche religioni cinesi nella vita quotidiana di un popolo che ha vissuto per tanti anni sotto un regime ateo?
"I "tanti anni" non sono in realtà "tanti". Mezzo secolo di regime ateo non riesce a cancellare la lunga tradizione religiosa di 5.000 anni. Poi non si può parlare in senso stretto di "regime ateo", perché la Cina riconosce ufficialmente la libertà di credenza religiosa. Cinque sono le religioni legittime: Buddhismo, Taoismo, Islam, Cattolicesimo e Protestantesimo (il Confucianesimo è ritenuto più una filosofia che una religione). È vero che il governo esercita un controllo severo sulle religioni istituzionalizzate, in particolare quelle "straniere" come il cristianesimo, ma le concezioni e le pratiche religiose popolari, profondamente radicate nella vita della gente, non sono state per nulla soffocate, hanno potuto sopravvivere anche durante il periodo più duro della rivoluzione culturale (1966-76).
Dagli anni della liberalizzazione (anni '80) in poi, riconquistata una maggior libertà di iniziativa e più consistenti mezzi finanziari, le religioni popolari hanno ripreso vigore. Il culto degli antenati, i riti tradizionali del Buddhismo, del Confucianesimo e Taoismo hanno rivitalizzato le proprie radici antiche, nascono anche nuove forme sincretistiche di religiosità. Insomma, la dimensione religiosa è viva nel popolo".

Chi sente più l'esigenza di un orizzonte religioso: le vecchie o le giovani generazioni?
Le persone che vivono in città o quelle che vivono in ambienti rurali e più tradizionali?
"Si parla di una "febbre religiosa" in Cina (un titolo di copertina della rivista Time, alcuni anni fa). L'esigenza di religiosità è avvertita dalle diverse generazioni in modo diverso. Per le vecchie generazioni si tratta di un ritorno un po' nostalgico alle forme tradizionali di pratiche religiose, mentre per le nuove generazioni questa esigenza si manifesta in modi svariati: la ricerca disordinata, curiosa e qualche volta irriflessa del luminoso per colmare il vuoto creato dal materialismo, la ricerca sincera e profonda dell'assoluto e del trascendente, lo studio scientifico delle religioni mondiali o la ricerca intellettuale (il fenomeno dei "cristiani culturali" è molto diffuso in Cina oggi). Naturalmente le nuove forme di ricerca del divino si sviluppano di più in ambienti urbani e culturalmente più elevati".

La Cina e i nuovi modelli di consumi: una nuova forma di ateismo?
"In questo la Cina non si distingue molto dall'Occidente. Tutte le religioni affrontano la sfida del consumismo e devono sforzarsi per esprimere le proprie potenzialità di sviluppo in un contesto di consumismo e di perdita del senso di valori assoluti".

Il Cristianesimo e l'anima antica della Cina: quale rapporto? Una vera inculturazione o rimane una religione straniera?
"La storia dell'incontro tra Cristianesimo e cultura cinese è piena di incomprensioni, indifferenze reciproche, e anche "sbagli" per cui il Papa ha chiesto umilmente perdono.
Finora sì, il Cristianesimo è ancora abbastanza straniero in Cina. Il cammino di inculturazione è ardua e complesso, deve avere diversi livelli, diversi fronti.
Una immagine che uso di frequente: l'incontro tra il Cristianesimo e la Cina deve andare oltre la Grande Muraglia, segno di durezza, di autosufficienza, di isolamento orgoglioso e di difesa, e ricostruire la via della seta: via di attrazione vicendevole, di scambio di doni, di amicizia, di comunicazione morbida ma penetrante; via tortuosa fatta di piccoli passi, semplice, umile, profondamente incisa nella terra, percorsa costantemente, delicata ma forte come la seta, stretta, ma arriva lontano.
Una mia convinzione: l'incontro tra il pensiero cristiano e quello cinese è avvenuto storicamente nell'epoca dell'Illuminismo, della Controriforma dopo il Concilio di Trento (anche se l'arrivo dei primi missionari in Cina è avvenuto molto prima). L'impatto era soprattutto sul piano dottrinale e giuridico. Possiamo tentare di esplorare altre vie non sufficientemente sviluppate, per esempio la via della Bibbia con i suoi linguaggi sapienziali e narrativi, la via simbolica, la via della bellezza, ecc. Il campo di esplorazione e di incontro è in realtà molto più vasto di quanto sappiamo immaginare…".

 

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