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Le grandi religioni >> Conosciamole >> Taoismo e Confucianesimo
Il Confucianesimo

di VITO DEL PRETE

Confucio (Kung Fu-Tse) significa il Grande Maestro o Filosofo Kung. Nacque nel 551 a.C. e morì nel 479. A quindici anni si dedica allo studio, poi si sposa e dal suo matrimonio nascono diversi figli. A ventidue anni consacra la sua esistenza ad insegnare e formare i suoi discepoli alla carriera politica, compito che assolverà fino alla morte, avvenuta all'età di settantadue anni, dicendo questa massima: "La grande montagna deve cadere. Il duro legno si è piegato. Il saggio quale fiore appassisce. Tale è la volontà del Cielo". Confucio non ha avuto la pretesa di fondare una nuova religione, né un nuovo sistema filosofico. Egli approfondisce la dottrina degli antenati. "Ho trasmesso ciò che mi è stato insegnato senza aggiungervi nulla di mio". Il suo interesse non fu rivolto alle questioni religiose circa la divinità e gli spiriti. Egli crede nel Cielo, concepito soprattutto come entità impersonale, principio cosmico e forza morale operante nel mondo. Crede negli dèi e negli spiriti del Cielo e della terra. Ammette il principio del Tao in quanto "via" o retta norma di azione morale, sociale e politica. È un uomo pratico, eminentemente politico. Egli muove dal modello tradizionale dei "monarchi sacri", figli del Cielo, ai quali attribuisce una perfezione originaria. La sua dottrina si concentra sull'essere e sull'agire dell'imperatore, figlio del Cielo, il cui dovere è fare il bene dei sudditi. Questo certamente è frutto di una visione teocentrica, incentrata a livello religioso, sul Dio del Cielo, e a livello umano, sui suoi rappresentanti: l'imperatore per tutto il territorio, il signore feudale per il rispettivo cantone, gli antenati e il padre per ogni famiglia.
Gli antenati acquistano una importanza nella religione e cultura cinese proprio dalla concezione che i cinesi hanno della famiglia. In Cina, la famiglia era la chiave e il modello della convivenza sociale. Il concetto stesso di politica nasceva non dalle relazioni dei membri della polis, ma dalle relazioni familiari, che comprendeva anche gli antenati, che diventavano tali non appena la tavoletta su cui erano stati posti i nomi veniva posta nella cappella di famiglia. Per cui Confucio non aveva la pretesa di rinnovare l'individuo, bensì lo Stato. Le sue idee, i suoi obiettivi erano etico-politici. Egli riassunse la propria dottrina nel principio etico di reciprocità "Ciò che non vuoi sia fatto a te, non farlo agli altri" e su di esso diede rinnovato vigore ai cinque doveri o cinque relazioni di ogni uomo: relazione di giustizia tra principe e sudditi; relazione di mutuo amore tra genitori e figli; insieme di doveri tra uomo e donna; osservanza delle norme di comportamento, fondate sull'età; relazione di lealtà tra amici.

 

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