| Su queste due costanti si fondano le religioni tradizionali,
che sussistono finora in molti popoli africani, nelle tribù
dei Paesi asiatici, in Papua Nuova Guinea e nel sincretismo religioso
di diverse popolazioni dell'America Latina, ma anche dei neri degli
Stati Uniti. Si può serenamente pensare che anche le grandi
religioni, Cristianesimo incluso, portano tracce - a volte vistose
e rilevanti (cerimonie, riti, visione di vita) - delle religioni
tradizionali. Certamente le religioni metacosmiche (Induismo, Buddhismo,
Taoismo, Confucianesimo) nascono sulla base delle religioni cosmiche.
Queste sono espressioni naturali della visione organica e integrata
che l'umanità ha avuto e che ha della divinità e dell'universo.
Il tutto della realtà è una unità - pur nella
differenza e distinzione -, il tutto è sacro. L'uomo si vede
e si pone all'interno di questa realtà onnicomprensiva come
un elemento, e non come il centro cui tutto deve far riferimento.
Prima di ogni cosa e di ognuno c'è l'affermazione e la credenza
in un Essere Supremo.
Essere Supremo
Sembrerà strano, ma nelle religioni tradizionali vige un
rigido monoteismo. Si riconosce che c'è un unico Essere
Supremo, il quale non viene nemmeno raffigurato e rappresentato
con figure umane o di animali. Il termine vita forse esprime più
adeguatamente la natura della divinità. Le immagini - Madre
Terra, Padre Sole - riconducono a questa comprensione. I popoli
delle religioni tradizionali pensano l'essere supremo come autore
della vita, dovunque e in qualunque modo essa si mostri in questo
mondo, che è il luogo dove si incontra il divino. I simboli
che si usano - terra, sole, animali, piante - sono semplicemente
simboli che esprimono l'esperienza umana di Dio.
Le religioni tradizionali non hanno un tempio: c'è solo
uno spazio delimitato riservato agli atti di culto, che si compiono
sempre all'aperto. Non hanno sacerdoti: tutti coloro che operano
nel mondo del sacro (indovini, sciamani, stregoni, sacerdoti)
compiono il culto ai loro antenati, agli spiriti e ad altre potenze,
non all'Essere Supremo, al quale ci si rivolge individualmente
nel profondo del cuore. È un Dio difficile da definire,
e più ci si avvicina alle religioni tradizionali, più
si scorge che Dio è il tutto, il totalmente altro, nel
quale le parti trovano un senso, il Centro dal quale tutto esiste
e prende forma. Certamente Egli è creatore, o colui dal
quale tutte le cose procedono o emanano. È ben disposto
verso il genere umano, al quale dona la vita. Il male viene dagli
spiriti cattivi. "In principio esisteva Masupa, il creatore
di tutte le cose. Senza moglie, né fratelli, viveva solo
con i suoi tre bambini, due figli e una figlia. Erano i primi
uomini. Masupa era molto buono nei loro confronti. Era chiamato
padre, viveva in una capanna, parlava con gli uomini, ma senza
farsi vedere da loro. Ma un giorno la figlia riuscì a vederlo.
Masupa chiamò allora i suoi figli e rimproverò la
loro disobbedienza. Decise di andarsene lontano, dando però
loro le armi e gli utensili per sopperire ai loro bisogni. Maledisse
poi la figlia con queste parole: "Tu sarai la moglie dei
tuoi fratelli e genererai i figli nel dolore ed eseguirai i lavori
più pesanti"" (mito dei Pigmei barbuti del Congo).
Vi sono poi diversi miti sulla creazione, ingenui e poetici. Ma
il fatto essenziale è che l'Essere Supremo, anche se non
è detto esplicitamente creatore, è colui che tiene
in esistenza il Tutto, per cui tutto è sacro, tutto è
armonico, perché tutto è opera continua di Dio.
Il male viene da potenze che agiscono nel mondo, per rompere questa
armonia. Allora l'uomo è preoccupato piuttosto di propiziarsi
e controbattere spiriti e potenze del male. Ecco perché
nascono preghiere, riti, culti agli spiriti della natura, agli
antenati, ai defunti, ciascuno dei quali è buono per risolvere
particolari problemi della vita. È chiaro che il pescatore
dovrà propiziarsi lo spirito dell'acqua, e così
si dica di tutte le attività o i malanni che colgono l'uomo.
L'attiva presenza nella vita umana di antenati e spiriti che proteggono,
ispirano, fecondano, favoriscono l'opera dell'uomo, è all'origine
della gioia e delle paure. Così le grandi tappe della vita,
nascita, pubertà, matrimonio, morte; i momenti sociali
del lavoro: semina, raccolta, pesca, caccia; gli avvenimenti straordinari:
guerra, calamità… Tutte sono occasioni da festeggiare,
propiziare, da cui salvaguardarsi, attraverso i riti, per entrare
nell'armonia cosmica.
Il culto degli antenati
È presente quasi dappertutto, in Cina, e specialmente in
Africa. L'influenza degli antenati è rilevante. Essi sono
gli anelli di trasmissione della vita che lega gli uomini appartenenti
ad un determinato popolo, ad una etnia. Sono modelli di condotta,
in cui si incarnano gli ideali di virtù, solidarietà,
responsabilità, ma specialmente essi sono gli anelli di
continuità del gruppo. Gli antenati sono anche mediatori
nel mondo degli spiriti, perché hanno conosciuto le difficoltà
e i bisogni della vita. Cristo, secondo un tentativo africano
di inculturazione, è presentato come l'Antenato primigenio. |