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COSTANTE TELLURICA - COSTANTE MISTERICA
Due sono le costanti religiose che sono a fondamento delle religioni tradizionali: la tellurica, che si rifà alla Madre Terra, e la misterica, più elaborata, che tende ad operare, attraverso riti di iniziazione, l'unione del fedele con la divinità.

Madre-Terra
La più antica rappresentazione della divinità è stata espressa sotto forma di Dea-Madre della Terra. Le figure femminili risalenti a circa 30.000 anni fa, ritrovate in quasi tutti i continenti, sono considerate rappresentazioni della dea Madre Terra.
La terra è intesa non in senso profano, semplicemente fisico, ma come una manifestazione, un simbolo della divinità, che si rivela attraverso la potenza fecondatrice, fertile ed accogliente della terra, simboleggiata a sua volta da una figura di donna. La divinità si esprime, in questo periodo, al femminile. Le stesse denominazioni che troviamo nell'antichità e che tutt'ora sono invocate presso alcuni popoli richiamano questo simbolismo fondamentale. Demetra, Tellus nell'area mediterranea, Astarte, Ishtar nell'area semitica, la dea Durga o Kalì nel continente indoeuropeo, Kannon in Giappone.
La Madre Terra è "la più venerata tra tutti gli dei, l'incorruttibile e la infaticabile" (Sofocle); "Madre di tutti che nutre sulla terra tutte le creature" (Pindaro). Presiede a tutto ciò che esiste nella vastità cosmica della terra. Genera tutti gli esseri, li nutre e li accoglie di nuovo nel suo seno, chiudendo così il cerchio della vita terrena e ultraterrena degli esseri. Essa non è venerata in quanto terra, ma come intuizione, comprensione e rappresentazione della divinità, o meglio, della potenza divina, che crea e sostiene il tutto. È la dea madre di tutto, che racchiude nelle sue viscere il mistero della vegetazione (i cicli della natura), della coltivazione dei campi, dell'uomo e di tutte le cose che nascono dalla terra e ritornano alla terra. È nella terra che si cela l'origine e il destino dell'uomo, che è terra e polvere, e in terra il suo corpo ritorna in attesa di risorgere. Il valore o il significato della religiosità tellurica è in relazione con l'idea e la pratica dell'in-umare, in-terrare i cadaveri. È un gesto di reintegrazione nel seno materno della terra, per significare che la morte dell'uomo non è totale. È un'affermazione di immortalità, di speranza nella risurrezione, come lo spuntare dei semi, prima interrati nelle viscere della terra. La terra, considerata per millenni come rappresentazione della divinità suprema, è perciò connessa con la fecondità e con l'origine dell'uomo, con la sua vita d'oltretomba e con gli eventi quotidiani della sua esistenza. Da qui il significato profondo della supplica a lei indirizzata:
"Sacra dea Terra, madre della natura, che continui a generare e rigenerare tutto… Dacci il cibo necessario per vivere con fedeltà perpetua cosicché, quando l'anima si invola, possiamo rifugiarci nel tuo seno. Tutto quanto elargisci ricade dentro di te, cosicché a ragione tu sei chiamata Grande Madre degli dei… Tu sei la Madre degli uomini e degli dei; senza di te niente nasce, niente giunge a maturazione. Tu sei Grande, tu, dea, regina della divinità. Dea, ti adoro e invoco la tua divinità" (Supplica alla Madre Terra).
Questo simbolo della divinità è collegato ai fenomeni naturali della fertilità agreste: la rinascita primaverile, la maturità estiva, la morte invernale. Tuttavia gli uomini non si prostrarono davanti a questi fenomeni. La terra in quanto tale era concepita come creatura. Per cui ad essa non si può attribuire il concetto di mana, parola melanesiana che indica una forza misteriosa, totalmente distinta dalla materia. La terra non possiede una forza astratta, impersonale. Lo stupore di fronte ai fenomeni naturali, che si rinnovano periodicamente scandendo il ritmo delle stagioni, e il principio di causalità che produce i cambiamenti, sono gli elementi che permettono di scoprire l'Essere Supremo, concepito e rappresentato come Dea Madre che anima e dà impulso a tutta la vita. Questa forma di religiosità giunge al divino attraverso il meraviglioso risveglio della natura, divinizzandola e personificandola poi in una divinità giovane che cadrà sfinita e morirà ogni anno in inverno, per risorgere in primavera. È il dio giovane che muore e risorge al ritmo del processo vegetativo con le relative feste e processioni. Ma prima che questo processo fosse simboleggiato nella morte e risurrezione del giovane dio, esso viene messo in relazione al serpente.

Il serpente, epifania della divinità
Il serpente si trova in quasi tutte le espressioni religiose dell'umanità, ma è specialmente legato alle religioni tradizionali. In esso viene personificata la potenza della divinità, in quasi tutti gli elementi rappresentativi della vita umana: l'origine (la fecondità), la cura e la conservazione (salute), le previsioni del suo svolgimento (mantica e divinazione), e la sopravvivenza nell'oltretomba. Il serpente è perciò simbolo della medicina, ma lo si trova anche nelle stele funerarie, dove indica l'immortalità.
È l'animale teofanico per eccellenza. Esso ha una relazione strettissima con la terra, perché esce dalla terra, striscia su di essa, si nasconde nelle sue viscere, va in letargo durante l'inverno, e si risveglia a primavera. Questa rappresentazione sussiste ancora nei riti voodoo in Brasile, a Cuba, nelle Antille, tra i Bantu dell'Africa. Tracce si trovano nello stesso Induismo, dove nei templi è riservato un luogo per la venerazione del cobra al quale le donne offrono ciotole di latte per assicurarsi le fecondità. La stessa Bibbia, proprio all'inizio, nel racconto della creazione, immette come un protagonista il serpente, colui che non impersonifica la virtù divina, ma è la fonte dei mali dell'umanità. Il pericolo è che il popolo scambi il simbolo e la rappresentazione di Dio con Dio stesso, cadendo nell'idolatria.
Anche altri animali sono presi come simbolo o esseri in cui si concentra e si esprime la potenza della divinità, quali il toro e il capro. Questa forma di religiosità, alla base delle religioni tradizionali, svolge un ruolo di attrazione anche oggi. È il mysterium fascinans. La divinità è concepita come donna, come madre, vicina e persino inserita nella vita del genere umano, che ella crea, nutre, sostenta, e riceve ancora nel suo seno dal quale tutti gli esseri sono usciti. Ben altra è l'immagine di un dio onnipotente, giudice, legislatore e vendicatore, come sarà con la religione che vede il dio nei cieli altissimi e che prenderà per simbolo il Sole.
Il simbolismo ha rispondenza con le diverse fasi culturali dell'umanità: la religiosità tradizionale corrisponde al periodo del matriarcato, quando la donna era il fondamento e la misura della società. Quando si instaurò l'era del patriarcato, la stessa rappresentazione della divinità cambiò: la divinità venne espressa con il simbolo del padre, del maschio, e la religiosità diventò ufficiale, diventò anche legge, senza avere, o perlomeno perdendo almeno in parte la connotazione calda di amore, dialogo, unione, integrazione.

Religione misterica - riti di iniziazione
Gli uomini hanno bisogno, nel loro rapporto con la divinità, di relazioni interpersonali, che sfocino nella comunione. L'aspirazione dell'umanità è di immedesimarsi con la divinità, di diventare con essa una sola cosa. La preghiera abituale è che Dio ascolti e accolga il fedele come una madre abbraccia il figlio: "Perché tu sei me e io te; il tuo nome è il mio e il mio è tuo". Per raggiungere questa unione intima, bisogna attraversare i riti di iniziazione, che assumono diverse forme attraverso i secoli, ma che mirano allo stesso scopo.
Bisogna quasi rinascere. Difatti molti dei fedeli assumevano il nome di Renato, nato una seconda volta. Il processo di iniziazione avviene attraverso veri e propri riti e mezzi cultuali, tra i quali ha un'importanza rilevante il sacrificio e la manducazione dell'animale teofanico. È questo un rito comune a tutte le religioni misteriche. Si uccide l'animale sacro, i fedeli vengono aspersi con il suo sangue, che ha potere di purificazione. Ne vengono consumate le carni, che hanno la potenza di unire alla divinità, e di concedere una vita immortale dopo la breve parentesi di quella terrena.
La religione tradizionale ha anche un'impronta salvifica. Attraverso gli atti di culto e i misteri di iniziazione, il fedele partecipa alla morte e risurrezione del dio, ne condivide in fondo la sofferenza e la morte per arrivare alla gioia di una vita felice, quale frutto di unione con il dio. La salvezza e la felicità si misurano in base all'intensità della sympateia o compassione, nella misura in cui sono sofferti e offerti alla divinità i dolori, la morte e tutte le pene di questa vita.
Le religioni tradizionali hanno anche veri e propri principi ascetici: bisogno di purificazione, necessità della penitenza, introduzione alla vita spirituale sotto la guida di un maestro o vero sacerdote, mortificazione anche corporale, che poteva giungere anche alla automutilazione, erano pratiche attraverso cui i fedeli si liberavano da quanto ritenevano mondano, terreno, per accedere alla via dell'unione con dio e all'immortalità. "Fuggii dal male, trovai il bene": questa la formula pronunciata all'inizio del cammino dell'iniziato. C'è anche una componente di immanenza nelle religioni tradizionali. Specialmente nei misteri di iniziazione risalta il fascino gioioso dell'intimità con la divinità, espressa nel simbolo di una madre affettuosa e accogliente, ma anche con il giovane dio che muore e risorge in sincronia con la natura. In queste religioni c'è la compenetrazione profonda dell'uomo con il divino.

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