congregazione pp.oo.mm. collegi urbaniana fides santa sede
Il portale della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli  
 
 HOME ITALIANO ESPAÑOL ENGLISH FRANÇAIS PORTUGUÉS DEUTSCH CHINESE
I canali
Congregazione
Spiritualità
Missione
Documenti per la missione
Animazione
Martirologio
Cooperazione
Attualità
Ecumenismo
Religioni
Giubileo del 2000
Formazione
Promozione umana
Mass Media
Cultura
Arte
 
 
siti collegati
Agenzia Fides
Università Urbaniana
Pontificie Opere Missionarie
Collegi
 
Le grandi religioni >> Conosciamole >> Induismo
IN DIALOGO CON LE RELIGIONI ORIENTALI:
L'ESPERIENZA DELLA COMUNITA' DI SANT'EGIDIO
Ha detto il Venerabile Kojun Handa, uno dei rappresentanti di rango più elevato della scuola buddhista giapponese Tendai, intervenendo all'incontro interreligioso per la pace, promosso dalla Comunità di Sant'Egidio a Barcellona nel 2001: "Il 4 agosto 1987, a un anno dall'evento di Assisi, le religioni giapponesi sono convenute sul Monte Hiei (centro spirituale del Buddhismo Tendai) per un summit religioso. Da allora abbiamo continuato questo tradizionale incontro di preghiera ogni anno anche per riconfermare il nostro impegno per la pace. Anche all'inizio dell'agosto scorso il Ven. Eshin Watanabe, autorità religiosa suprema del Tendai, insieme con i rappresentanti di molte denominazioni, ha rinnovato il voto di continuare a pregare insieme fino a quando la pace non sarà nel cuore di tutti".
Molti dei rapporti della Comunità di Sant'Egidio con le religioni orientali nascono proprio da incontri così significativi, in un mondo ancora segnato dalla divisione in due blocchi contrapposti: dalla grande preghiera per la pace di Assisi, che è l'occasione per l'incontro con esponenti del mondo religioso asiatico, alcuni dei quali già da lungo tempo impegnati in scambi di esperienze, specie a livello monastico, con i cristiani, e dal Summit del Monte Hiei, neppure un anno dopo - come ricordava il Venerabile Handa -, quando una delegazione della Comunità ha preso parte all'incontro, che è stato una sorta di Assisi dell'Asia e del Giappone in particolare. È stata quella l'occasione per un incontro con la ricchezza del mondo religioso giapponese, in particolare buddhista, con le sue cento scuole e denominazioni, nonché la possibilità di sperimentare quella profonda sintonia nella comune invocazione della pace che è il cuore di un rapporto che da allora si sviluppa, anche nella collaborazione concreta, e che le parole del Venerabile Handa così efficacemente esprimevano. Da allora, delegazioni numerose e di alto livello partecipano agli incontri per la pace, manifestando quella sintonia e quella concordia. In questo contesto giapponese, con il passare degli anni, si è sviluppato e consolidato il rapporto con il mondo shintoista, anch'esso ricco di componenti diverse e significative, istituzionali e non.
"Perché la pace sia accordata - continuava il Venerabile Handa - dobbiamo cercare con umiltà la protezione di Dio e di Buddha, vivendo lo spirito di compassione e accontentandoci di poco. Guardandomi indietro, trovo molti preziosi ricordi legati a questi Incontri organizzati dalla Comunità di Sant'Egidio. Dal 1990 in poi, ho avuto l'onore di essere presente a Varsavia, Malta, Bruxelles, Milano, Assisi, Firenze, Roma, Venezia, Bucarest, Lisbona… spesso durante questi incontri, ho cercato di sottolineare l'urgenza e la gravità di due problemi mondiali: l'abolizione totale delle armi atomiche e i problemi riguardanti la salvaguardia dell'ambiente". Il ricordo di Hiroshima e Nagasaki è sempre presente nella riflessione sulla pace degli esponenti del mondo religioso giapponese: emerge spesso la consapevolezza del grande male che l'uso dell'arma atomica ha rappresentato.
All'interno della società giapponese, e soprattutto del mondo religioso di quel Paese, c'è chi ha rielaborato in modo profondo le tragiche vicende storiche della Seconda Guerra Mondiale e in particolare il drammatico bombardamento di Hiroshima e Nagasaki. Il 25 febbraio 1998, Giovanni Paolo II, visitando Hiroshima, ha detto: "La guerra è opera dell'uomo. La guerra è distruzione della vita umana. La guerra è morte. in nessun luogo queste verità si impongono con così tanto vigore come in questa città di Hiroshima". "Come uomo di religione io desidero e prego perché quest'arma sia definitivamente eliminata", concludeva il venerabile monaco.
Il 7 maggio 1999 è avvenuta a Tokyo la cerimonia di consegna del Premio Niwano per la Pace, assegnato alla Comunità di Sant'Egidio. Il premio, che ha lo scopo di onorare e incoraggiare singoli ed organizzazioni che abbiano contribuito significativamente alla cooperazione tra le religioni e contribuito alla causa della pace nel mondo. Le motivazioni del premio, assegnato in passato a personalità e organizzazioni asiatiche o occidentali di rilievo, esprimevano l'apprezzamento per l'impegno della Comunità per la pace nelle più svariate aree di conflitto e per il dialogo tra le religioni. Il riconoscimento esprimeva anche una comprensione profonda della Comunità e del suo spirito, in un contesto, come quello asiatico, per tanti versi lontano e con cui è talvolta difficile comunicare.
Il premio ha rappresentato, anche, un momento significativo del rapporto di Sant'Egidio con la Rissho Kosei Kai (RKK), una denominazione buddhista di fondazione relativamente recente, che rappresenta un mondo buddhista "laico" ma impegnato, e a cui molte iniziative per la pace (tra cui il Premio Niwano stesso) sono legate. Il fondatore della RKK, Nikkyo Niwano, fu osservatore al Concilio Vaticano Il: si trattò di una presenza voluta da Paolo VI. Dal I986 una delegazione della RKK partecipa agli incontri per la pace promossi da Sant'Egidio.
Sempre più, nei convegni che precedono la preghiera per la pace vera e propria, emerge da parte degli esponenti religiosi giapponesi l'esigenza di riflettere più profondamente sulle dimensioni spirituali e religiose dei problemi legati alla salvaguardia dell'ambiente. "Noi esseri umani - ha detto un rappresentante buddhista in uno di questi incontri - abbiamo oppresso altri esseri viventi sulla terra. È come se questo egoismo ed arroganza ci abbiano portato a dare libertà ai cattivi spiriti per la distruzione dell'ambiente umano. Lo stesso egoismo e arroganza ha, allo stesso tempo, riempito le nostre menti, provocando sofferenza e angoscia".
Questo contributo alla riflessione comune, pensoso, profondamente innervato dalle tradizioni religiose orientali, sembra essere l'aspetto più significativo del rapporto con il mondo orientale in genere, che in questi anni si è andato arricchendo di presenze e amicizie con le più diverse componenti. Delle denominazioni buddhiste e shintoiste giapponesi si è detto; ad esse si sono affiancati esponenti del Buddhismo di Sri Lanka (la Comunità ha rappresentato una sosta del pellegrinaggio di pace attorno al mondo condotto da alcuni monaci dello Sri Lanka agli inizi degli anni '90), le organizzazioni più aperte al dialogo delle religioni dell'India (sikh, parsi, jaina). E poi il vasto mondo dell'Induismo, con un legame stabile ed una partecipazione costante di monaci della Ramakrishna Mission (l'ordine monastico, nato tra Ottocento e Novecento, ad opera di Swami Vivekananda, che unisce radicamento nella tradizione advaita e grande apertura al dialogo, specie con il Cristianesimo) e la presenza di alcune della grandi personalità dell'Induismo contemporaneo più aperte all'incontro con la altre religioni e al confronto con la cultura occidentale, come lo Swami Chidananda Maharaj dalla Divine Life Society, di Rishikesh.
"Un'etica religiosa - concludeva il suo intervento il Venerabile Handa - potrebbe guarire il nostro egoismo e aiutarci a tradurre in pratica il principio di interdipendenza e misericordia. Scopo essenziale ed ultimo della religione è la pace e la salvezza di tutti. A questo scopo, di fronte a Buddha riconfermo nuovamente la mia decisione a continuare nella strada del dialogo e di migliori comunicazioni con gli uomini di altre fedi".
La Comunità di Sant'Egidio ha promosso una campagna mondiale per un appello per una moratoria delle esecuzioni capitali in tutto il mondo, con molte iniziative in diversi Paesi, a cui volentieri alcune organizzazioni o scuole buddhiste, giapponesi e di altri Paesi, si sono associate, contribuendo in maniera rilevante a questo movimento internazionale di opinione contro la pena di morte.
>> Torna all'indice del dossier sull'induismo <<
 
Documenti
Il Decreto Conciliare Nostra Aetate >>
Conosciamoci
I Dossier di Popoli e Missione sulle grandi religioni >>
Notiziario
Tutti
gli articoli >>
Palazzo "de Propaganda Fide" - 00120 - Città del Vaticano