di JAE SUK LEE
Per gli indiani, Gandhi è stato l'uomo dalla "grande
anima" (Mahatma), Tagore il "maestro santo": entrambi
sono stati influenzati dalla spiritualità delle Upanisad
e dalla Bhagavad-gita, hanno cercato di vivere la verità
e la presenza di Dio in ogni momento, per ristabilire la dignità
dell'uomo nella sua natura divina, sia in campo politico che in
quello poetico. Durante la dominazione britannica, essi propongono
la via dell'azione come una delle tre indicate dalla Bhagavad-gita
per il raggiungimento della salvezza, ma il loro approccio è
differente. Gandhi propone di recuperare la dignità umana
perduta mediante la lotta politica non-violenta (Ahimsa), con
un netto rifiuto nei confronti della civiltà tecnologica
e della cultura dell'Occidente, mentre invece Tagore, poeta mistico
che amava tutte le cose come sono, non entra mai pienamente nella
lotta, sostenendo che la battaglia politica non raggiunge mai
la pace, che può essere resa possibile soltanto dalla solidarietà
e dal sentirsi tutti "uno con gli altri". Tale divergenza
provoca una rottura e momenti di polemica fra i due, che comunque
si riconciliarono e mantennero sempre una grande amicizia e un
profondo rispetto reciproco.
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