di VITO DEL PRETE
La religione ebraica si è formata insieme
al popolo ebraico, tanto da rendere impossibile ogni presentazione
che non rispetti questo intreccio inscindibile. È nella
dimensione storica che il popolo ebraico ha incontrato Dio. La
Bibbia ha accompagnato costantemente lo sviluppo del popolo di
Israele ed è stata continuamente trascritta, letta, recitata,
pregata, narrata. Non a caso, insieme all'Islam e Cristianesimo,
l'Ebraismo è definito "religione del
libro". Si può affermare che tutti i vari modi di
espressione dell'Ebraismo "ritrovano la loro fonte nella
Torah" (E. Toaff), che è la fonte privilegiata per
ripercorrere, fino al periodo della dominazione persiana (VI-V
secolo a.C.) la storia del popolo ebraico.
LE ORIGINI E LE PROMESSE DI DIO AI PATRIARCHI
La prima volta che il termine "Israele" (Yisra'el) ricorre
nella Bibbia, è nel famoso passo della Genesi, in cui Dio
cambia il nome a Giacobbe: "Non ti chiamerai più Giacobbe,
bensì Israele, perché hai combattuto con Dio e con
gli uomini e hai vinto" (Gen 32,29). Da questo momento un
intero popolo acquista un nome mediante il patriarca Giacobbe,
capostipite delle dodici tribù. Ma la storia del popolo
ebreo inizia con Abramo, un "arameo errante", che, uscito
da Ur dei Caldei, in Mesopotamia, si stabilisce nella terra di
Canaan, destinata a diventare la terra di Israele ('erez Yisra'el).
La storia ebraica quindi inizia 4.000 anni fa, con queste parole
rivolte da Dio ad Abramo: "Va' nel Paese che ti indicherò
farò di te una grande nazione
e in te saranno benedette
tutte le famiglie della terra" (Gen 12,1-3). E più
tardi: "Sii integro e cammina davanti a Dio".
Con queste parole vengono poste le basi dell'ebraismo: il
possesso di una terra, la costituzione di un popolo e il compito
di essere testimone del nome di Dio, diffondendo la sua Parola,
camminando davanti a Lui per portare la benedizione all'intera
umanità. Dio stringe con Abramo un'alleanza attraverso
il segno della circoncisione, "segno di comunione tra gli
Ebrei e Dio", che fa degli Ebrei il popolo dei circoncisi.
Anche ad Isacco, figlio di Abramo e secondo patriarca, furono
rinnovate le benedizioni e le
promesse. Riveste particolare importanza il racconto del sacrificio
di Isacco (Gen 22) ('aqedat Yizhaq = legatura di Isacco) sul monte
Moria, il luogo in cui sarebbe sorto il Tempio. Giacobbe eredita
la promessa, e da lui sono generati i capostipiti delle dodici
tribù. Il disegno divino continua a svolgersi anche durante
la schiavitù in Egitto. Dio ascoltò le invocazioni
di aiuto del suo popolo e scelse Mosè per farne lo strumento
di liberazione degli Ebrei.
Dopo un lungo errare nel deserto, giunsero al Sinai dove Dio rivelò
a Mosè il Suo Nome e rinnovò l'Alleanza stipulata
con Abramo. Il popolo ebreo diede il suo pieno assenso all'Alleanza,
perché aveva sperimentato la fedeltà e l'amore di
Dio: "Noi faremo e noi obbediremo". E Dio dà
a Mosè la Torah, la carta dell'Alleanza.
La dispersione.
Impossessatisi della terra promessa, inizia quella successione
di esodi forzati che porteranno il popolo ebraico a disperdersi
in tutto il mondo: dapprima, nell'VIII secolo a.C., gli Assiri
portano in schiavitù dieci delle dodici tribù di
Israele. Da questo primo esilio è probabile abbiano avuto
origine le comunità dell'Estremo Oriente, della Cina e
dell'India. Due secoli più tardi, c'è la deportazione
delle altre due tribù a Babilonia e il Tempio di Gerusalemme
viene distrutto. Senza terra e senza Tempio, Israele comprende
e rivive l'Alleanza, in altro stile, e cioè con la preghiera,
con lo studio della Torah, con l'osservanza del sabato e delle
altre ricorrenze religiose. Si passa ad una vita religiosa basata
solo sulla Parola di Dio: il culto della Sinagoga sostituisce
i riti sacrificali del Tempio, il
rabbino (maestro) prende il posto del sacerdote. Cinquant'anni
dopo, Ciro, l'unto del Signore, permette agli Ebrei di ritornare
alla loro terra. Molti ebrei preferiscono restare in Babilonia.
Inizia così il fenomeno della diaspora. Il Tempio viene
ricostruito, ma la storia successiva vede gli Ebrei soccombere
ai più potenti eserciti persiani e macedoni, fino a quando
nel 63 la Giudea diviene provincia romana, e il Tempio viene distrutto
nel 70 d.C. e la
stessa città di Gerusalemme devastata nel 135 d.C., con
la proibizione agli ebrei di ritornare nella città santa.
Nel frattempo viene concesso a Yochhanam ben Zakkai il permesso
di fondare una scuola rabbinica a Yavne: da questa come dalle
scuole alessandrine uscirà la redazione del Talmud.
I secoli seguenti assistono alla grande dispersione degli Ebrei
in Europa, dove sorgono due poli di cultura ebraica, rispettivamente
in Spagna (ebraismo sefardita) e in Renania (ebraismo askenazita).
La vita del popolo ebreo in esilio, pur conoscendo periodi di
tranquillità, è una storia di persecuzioni, privazioni
di diritti civili, di espulsioni e di massacri. Tristemente famosi
sono i ghetti, che, sorti da parte ebraica come strategia di difesa,
diventano nelle mani dei poteri politici una specie di prigione
socialmente controllabile. L'epilogo è storia contemporanea:
sei milioni di ebrei sono sterminati dal regime nazista di Hitler
nei campi di concentramento (Shoah).
Dopo la seconda guerra mondiale, l'ONU con la dichiarazione del
29 novembre 1947 crea in Palestina due Stati: uno arabo e uno
ebraico. Il giorno dopo gli arabi, che ritengono assurda questa
decisione, la rifiutano e scatenano la guerra. Ma il 14 maggio
1948 David ben Gurion a Tel Aviv proclama la nascita dello Stato
di Israele.
LA FEDE EBRAICA
Monoteismo. Nel Medio Oriente politesista, Israele proclama e
adora un unico Dio, creatore di tutto e Salvatore. A questa affermazione
giunge non attraverso una sua ricerca, ma perché ha sperimentato,
nella liberazione dalla schiavitù d'Egitto, l'onnipotenza
e la bontà di Dio, che ha chiamato questo popolo ad essere
il testimone del suo amore e strumento di salvezza per tutte le
nazioni della terra. Israele è il popolo che Dio si è
scelto, e tramite l'Alleanza, è divenuto "proprietà
di Dio tra tutti i popoli, un regno di sacerdoti, una nazione
santa" (Es 19,5). È essenzialmente quella di Israele
una fede che sgorga dal dialogo con il suo Dio, tramite la preghiera,
le feste liturgiche, dall'ascolto e dall'adesione alla Parola,
dalla fedeltà all'Alleanza. "Ricordatevi in perpetuo
del Suo Patto, dalla Parola data da Lui per mille generazioni"
(1Cr 16,5). La religione ebraica è stata sempre restìa
a cristallizzare in modo sistematico i contenuti della fede. Eppure
piace riportare i tredici articoli di fede, usati nella liturgia
quotidiana.
Io credo con fede certa ai tredici principi della santa Torah,
che sono:
1. Il Santo, benedetto Egli sia, esiste e provvede.
2. Egli è Uno.
3. Egli non ha corpo né forma corporea.
4. Egli è eterno.
5. Egli solo deve essere adorato.
6. Egli conosce i pensieri degli uomini.
7. La profezia di Mosè, maestro nostro, su di lui sia pace,
è vera.
8. Mosè è il più grande di tutti i profeti.
9. La Torah fu data dal cielo.
10. Essa non subirà mutamento alcuno.
11. Il Santo, benedetto Egli sia, punisce gli empi e ricompensa
i giusti.
12. Verrà il Re Messia.
13. I morti risorgeranno.
La Torah. Il termine Torah è una parola dai molteplici
significati. Essa è un termine biblico che vuol dire Legge,
ed è distinta dai profeti e dai salmi. Ma il significato
generale del termine Torah è dottrina, istruzione, insegnamento.
Comunemente Torah sta ad indicare i primi cinque libri della Scrittura,
che contengono il codice normativo del popolo di Israele e sono
stati trasmessi direttamente da Dio a Mosè. Però
Torah è anche un termine che la Tradizione usa per indicare
tutta la Bibbia ebraica. Però vi è anche una Torah
trasmessa oralmente.
La fede di Israele afferma che da Mosè, secondo una catena
ininterrotta di trasmissione, sarebbe giunto ai saggi non solo
l'insegnamento scritto nei rotoli della Legge, ma anche l'insegnamento
orale. "Il Santo, benedetto Egli sia, donò ad Israele
due Torot (plurale di Torah): la Torah scritta e la Torah orale.
Quella scritta contiene i 613 precetti. Donò anche quella
orale perché eccellesse rispetto agli altri popoli - non
la donò per iscritto perché gli Israeliti non la
falsificassero, come fecero per la Torah scritta, affermando di
essere loro Israele" (Numeri Rabbah XIV,10).
IL CULTO
Il termine ebraico più comune che indica il culto o l'azione
liturgica è 'avodah, il servizio sacro prestato nel Tempio,
sul modello del servizio compiuto dai Leviti nel Santuario del
deserto. Ma esiste anche un 'avodah che la tradizione ebraica
chiama "il servizio che è nel cuore" ('avodah
she-hi ba-lev). Si tratta della preghiera, che è un elemento
centrale
per la vita ebraica. Anzi la Bibbia contiene il più grande
libro liturgico di Israele. I Salmi,
fonte di ispirazione e modello per ogni altra preghiera. Fino
alla distruzione del secondo
Tempio, la liturgia ebraica restò ancorata fondamentalmente
al servizio svolto nel Tempio.
Ma dopo la definitiva distruzione di Gerusalemme (135 d.C.) si
formò un rituale di preghiera,
e una liturgia che permea ancora oggi la vita spirituale ebraica,
ed è focalizzata essenzialmente
sul servizio del cuore."Signore dei mondi! Tu ci hai ordinato
di offrirti il sacrificio nel tempo stabilito..dai sacerdoti nel
Santuario. Ma ora per le nostra iniquità il Tempio è
in rovina, il sacrificio abolito e non c'è più sacerdote.
Pure sei stato tu a dirci di offrirti i "tori delle nostre
labbra" (sacrifici spirituali): perciò ti piaccia,
o Signore e Dio dei nostri padri, che quanto ora diciamo con le
nostre labbra ti sia accetto e gradito come se avessimo offerto
il sacrificio dentro il Tempio " (La preghiera quotidiana
di Israele, Torino 1990, pp. 74 ss).
Le preghiere dei giorni feriali sono raccolte in un libro chiamato
Siddur (ordine) o Seder tefillah (ordine della preghiera), quelle
del Sabato e dei giorni festivi in un libro chiamato Mazabor (ciclo).
I luoghi di culto
1. Il Tempio. Dio si fa presente e dimora tra il suo popolo. Questa
inabitazione di Dio in mezzo ad Israele prende il nome di Shekinah.
Dio sceglie liberamente di rendersi presente in spazi determinati,
che perciò diventano santi. In primo luogo, è la
terra di Israele. Santa, nella terra di Israele, è Gerusalemme.
Ma nella Terrasanta solo in un luogo è lecito offrire sacrifici:
il Tempio. Possiamo dire che la storia di Israele, dall'epoca
biblica ad oggi, è scandita dalla storia del suo Santuario.
Così prega Salomone: "I cieli e i cieli dei cieli
non possono contenerti
ma siano aperti i tuoi occhi verso
questa casa, verso il luogo di cui hai detto: lì sarà
il mio nome. Ascolta la supplica del tuo servo e di Israele tuo
popolo, quando pregheranno in questo luogo
". Nel Tempio
era collocata la menorah, il candelabro a sette bracci, diventato
uno dei simboli più antichi del popolo ebraico.
2. La sinagoga. La sinagoga sorge in tempio di esilio, perché
rappresentava per gli esiliati il punto di riferimento per custodire
la propria identità religiosa, conservare con fedeltà
le Scritture e sostituire, in qualche modo, il culto del Tempio
distrutto. Ai tempi di Gesù le sinagoghe erano diffuse
in tutto l'impero romano.
Tre sono gli elementi che caratterizzano la preghiera, e secondo
i quali si costruisce e si arreda lo stesso edificio: la preghiera
liturgica, le Scritture, e la memoria della liturgia del Tempio.
L'edificio è rivolto verso Gerusalemme. Al centro della
sinagoga si trova una tribuna rialzata (bimah) da cui viene proclamata
la scrittura e guidata la preghiera. Quasi tutto nella sinagoga
tende a ricordare il Tempio: la tenda che copre l'arca della Torah
richiama la tenda del Santo dei Santi; sull'arca è sospesa
una lampada sempre accesa (ner tamid) in memoria della menorah
del Tempio; gli ornamenti del sefer Torah (rotolo della Torah)
richiamano ancora le vesti sacerdotali.
|