di MIELA FAGIOLO D'ATTILIA
Più che un'azione diplomatica, dobbiamo perseguire un'azione
di chiarificazione culturale, di eliminazione dei pregiudizi,
di ricerca dei valori e delle disposizioni religiose insite nel
cuore umano e obiettivate in qualche modo dalle religioni. Si
tratta di ritrarre e additare l'homo religiosus, sotto ogni cielo,
in ogni cultura, in ogni esperienza. Il mio compito è questa
ricerca e insieme la sensibilizzazione della teologia verso i
non cristiani e la ristrutturazione del nostro modo di sentire
la Chiesa in funzione loro. Così Pietro Rossano scriveva
nel 1966, a due anni dalla fondazione del Segretariato per i non
cristiani, voluto da Paolo VI come uno dei frutti più importanti
del Concilio Vaticano II.
In queste parole c'è il respiro di una grande anima che
al dialogo ha dedicato tutta la vita, dai primi anni nel Seminario
di Vezza fino alla nomina a Vescovo per la Cultura a Roma e poi
a Rettore della Pontificia Università Lateranense. In occasione
delle celebrazioni svoltesi ad Alba, sua città natale,
per la ricorrenza della morte (15 giugno 1991), sono stati editi
due volumi. Pietro Rossano, la sfida del dialogo, a cura di Paolo
Selvadagi (ed. San Paolo), riunisce saggi e testimonianze delle
"giornate di riflessione" promosse a 10 anni dalla morte.
Tra le pagine troviamo le parole di Mons. Michael Fitzgerald,
Segretario del Pontificio Consiglio per il Dialogo interreligioso,
di Padre Borrmans sul tema dei rapporti di Rossano con il mondo
islamico, e di molte personalità straniere che ci restituiscono
i molti aspetti della vita di un uomo continuamente impegnato
ad aprire frontiere e ad incontrare gente di religioni diverse
in tutto il mondo. Una testimonianza ci pare particolarmente significativa.
Quella di Mons. Marcello Zago, anche lui scomparso, che dell'amico
scrive: "Ha marcato la vita del Dicastero per il dialogo
interreligioso, aiutando a chiarire i fondamenti del rapportarsi
con membri di altre religioni
È stato l'uomo giusto al momento giusto. Entrò in
scena quando si stavano aprendo le vie del dialogo ufficiale che
esigevano una riflessione adeguata sui suoi fondamenti e sulla
natura delle religioni... Fu subito riconosciuto come l'uomo capace
di tale impresa".
L'altro volume, Pietro Rossano, una vita per il dialogo (Editrice
Esperienze) è stato scritto da Pio Gaia, conterraneo e
amico di Rossano, e ricostruisce tutte le tappe della sua vita,
dalla nascita nel piccolo centro agricolo di Vezza d'Alba, attraverso
gli innumerevoli impegni di testimone del dialogo nella Chiesa
e in moltissimi incontri in tutto il mondo, in particolare nell'apertura
di orizzonti impressa al Segretariato per i non cristiani, di
cui divenne Segretario nel 1973.
Tra le ultime riflessioni, una ci pare capace di riassumere il
suo intenso cammino terreno al servizio della missione e del dialogo:
"Il compito degli uomini di religione è quello di
dare un'anima alle culture, trasformare gli uomini dal di dentro,
insegnare loro la purificazione dello spirito, la donazione dell'altro,
la conversione del cuore, il cammino dell'interiorità,
il retto sentiero per l'estinzione della sete smodata di avere,
la non violenza, la bontà dell'animo, il congiungimento
con Dio. Ogni religione ha un suo genio nell'additare il sentiero
della vita. Non ci fa paura la pluralità delle religioni.
Ci fanno paura l'ignoranza e la dimenticanza degli imperativi
religiosi e ancora di più l'alienazione dell'uomo nelle
cose esteriori ed effimere, in balia delle passioni e della violenza".
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