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Le grandi religioni >> Conosciamole >> Buddismo
Dialogo tra due visioni antropologiche

di VITO DEL PRETE

Sono sempre più numerose le persone, specialmente i giovani, in ricerca di senso. Molti sperano di trovare nelle religioni orientali, specialmente nel Buddhismo, la risposta al loro disagio interiore, non avendo trovato o non volendo trovare nel Cristianesimo, le ragioni della loro esistenza e del loro destino.
Certo, non siamo più in termini di contrapposizione, né di lotta di religione. Le religioni tutte si sforzano di ripondere a quegli interrogativi universali, che sono nati con l'apparire della stessa umanità su questo pianeta. "Cos'è l'uomo? Qual è il significato del dolore, del male, della morte? Cosa ci sarà dopo questa vita?" (GS, n. 10). Il Buddhismo in particolare vuole dare una risposta a queste domande, che angosciarono proprio il suo fondatore. Su questa base è possibile mettersi in un dialogo proficuo con i milioni di seguaci del Buddha, che nella sua dottrina e sul suo esempio tentano di raggiungere la salvezza. Il Buddhismo vero, autentico, è presentato come una via di liberazione dal dolore, dall'angoscia, e quindi dal ciclo interminabile delle rinascite. Vuole condurrre la persona alla tranquillità della mente, alla pace del cuore. E per questo, esso indica il mezzo: estingui il desiderio, che è il te. Non desiderare. È dalla tua insaziabile sete di desiderio, dall'attaccamento al tuo essere, che nascono dolore e angoscia. Liberati da te stesso, attraverso la meditazione, che ti porterà a capire che le realtà materiali sono pura illusione. Attraverso il retto pensare e il retto agire tu diventerai illuminato, il tuo io raggiungerà il Nirvana, si perderà nel nulla dell'esistenza o nello spirito universale.

Il Buddhismo è una via all'interiorità, al ritorno al Centro del proprio io, alla verità del proprio essere, che avverte la necessità di una liberazione, che si può ottenere solo attraverso l'abbandono di questo mondo, vivendo nella povertà, nella castità (Bikkhu: monaco). In questo cammino verso l'illuminazione, sorge l'atteggiamento di pietà e di compassione universale per tutti gli altri esseri umani, per tutte le creature viventi, cui non bisogna fare violenza. Qui l'etica buddhista raggiunge altezze sublimi, paragonabili talvolta agli imperativi radicali che troviamo nella predicazione di Cristo. Non a caso qualcuno ha voluto vedere in Buddha un precursore di Francesco d'Assisi.
In questa fase storica dell'umanità, alla tecnologia e alla sete dell'avere, che genera la cultura del consumismo e l'egoismo individuale e di gruppo, il Buddhismo si propone come un'alternativa che conferisce senso all'esistenza vissuta in solidarietà e fraternità con tutti gli esseri. Dal Buddhismo nasce quel giudizio fondamentale sulla civiltà occidentale, e non solo, che ha una visione materialistica ed efficientista dell'uomo. Noi non possiamo non unire i nostri sforzi con i seguaci del Buddhismo, per affermare che "non di solo pane vive l'uomo", ma che gli deve ricercare il senso profondo del proprio essere e della propria esistenza. È qui che il dialogo con il Buddhismo deve trovare un fondamentale punto di incontro e di cooperazione.
Ma dobbiamo alla stesso tempo affermare che Cristianesimo e Buddhismo hanno due visioni antropologiche differenti.

Il Buddhismo è una gnosi, di quelle che già la comunità apostolica ha dovuto indicare ai cristiani della prima ora non solo come incapaci di offrire la vera salvezza dell'uomo, ma anche come svuotamento del mistero divino di salvezza. La visione che il Buddhismo ha dell'uomo e dell'universo è monca. L'uomo è un essere, che con le sue sole forze, deve raggiungere l'illuminazione, attraverso la quale è lanciato nel nulla. Resta in esso una fondamentale dicotomia tra spirito e il mondo materiale, ritenuta illusione, in fondo il niente, il male. Bisogna perciò distaccarsi dal tutto, liberarsi dalla materia attraverso un processo di negazione. Ecco perché secondo il Piccolo Veicolo (Hynayana) solo chi ha abbandonato completamente il mondo può raggiungere l'illuminazione. E qual è l'impegno dell'uomo nella storia di questo mondo? Qual è il suo destino finale? È qui che il Buddhismo non offre alcuna risposta, anzi sembra che proprio nell'annientamento del proprio essere si troverà la realizzazione dell'uomo. Vi manca fondamentalmente nel Buddhismo la concezione di un Dio personale, amorevole, che ha creato l'uomo a sua immagine e somiglianza, e che lo ha destinato a partecipare alla sua stessa vita, nell'integrità del suo essere, anima e corpo, alla fine, quando egli farà risuscitare i morti. Buddha non era interessato al discorso su Dio, per cui manca di quella dimensione di amore, che nel Cristianesimo è la caratteristica fondamentale, per la quale Dio stesso si è incarnato, per farsi tutto a tutti, e in Gesù Cristo, Dio fatto uomo, è morto per la salvezza di tutti. È la croce che manca al Buddhismo, croce che è il segno supremo dell'amore che si dona, sacrificandosi.
Né la storia umana ha alcun valore per il Buddhismo, che si sovrappone alla religione animista, di cui ritiene nella pratica elementi forti e condizionanti, quale il culto degli spiriti. È una concezione che inserisce fatalmente l'uomo nel ritmo stesso della natura, che è deterministico, ripetitivo, senza possibilità di uscirne e dirigere così il corso della propria vita e degli eventi dell'umanità.
È gnosi, è sapienza umana, di cui gli apostoli Paolo e Giovanni hanno indicato i limiti, e hanno condannato, come svilimento della croce, che è stoltezza per gli ebrei e follia per i pagani. Allora, cosa bisogna fare? Lo Spirito Santo ha illuminato il cammino dell'umanità attraverso tutti i secoli. Le religioni contengono semi, raggi di verità, di illuminazione del Verbo. A noi sta riconoscere quanto lo Spirito ha operato nella storia dei popoli e delle religioni. Dobbiamo metterci nella condizione di spirito di leggere questa storia di amore di Dio nel mondo, per riempirla della pienezza di Cristo. Mi piace riportare quanto il Pieris, il Gesuita dello Sri Lanka, esperto riconosciuto del Buddhismo, diceva riguardo al dialogo tra Cristianesimo e Buddhismo. Il Buddhismo è gnosi, è altissima sapienza umana. Il Cristianesimo è amore, è agape. Bisogna coniugare la sapienza con l'agape, la conoscenza con la croce. Solo così anche il Buddhismo riceverà dal Vangelo i valori che gli mancano. Nello stesso tempo il Cristianesimo si vestirà di quelle sensibilità orientali, che gli permetteranno di rendere il Cristo comprensibile e via di liberazione per l'Asia.

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