Il Cardinale Alexandru Todea, morto nel 2002,
è una delle più alte figure di testimoni della fede
nel XX secolo. Sacerdote dal 1939, venne arrestato nel 1945, ad
appena 33 anni. Nel 1950 è stato ordinato Vescovo. Ha conosciuto
carcere e persecuzione fino al 1989 quando è stato incarcerato
per l'ottava volta poco prima della caduta del regime di Ceaucescu.
Ha subito trattamenti di una crudeltà inaudita. Dopo il
crollo del comunismo ha svolto un ruolo di primo piano nella ripresa
della vita della Chiesa e della Nazione. Una gravissima malattia
lo ha però colpito all'inizio degli anni Novanta impedendogli
di parlare e di camminare. Il Cardinale ha offerto questo dolore
per la Chiesa cattolica, per la riconciliazione della Nazione
e per l'unità con gli ortodossi divenendo veramente il
simbolo e il "padre dell'intera Romania", come lo hanno
chiamato anche i suoi antichi avversari.
L'8 maggio 1999 il Cardinale Todea ha accolto Giovanni Paolo
II nella Cattedrale cattolica, di rito latino, dedicata san Giuseppe
nel cuore di Bucarest. Si è fatto trovare nella cappella
del Battistero dove, il 19 novembre 1950, aveva clandestinamente
ricevuto l'ordinazione episcopale. In questo gesto c'è
una testimonianza di fede incrollabile e di unità con il
Papa. Con le lacrime agli occhi il Cardinale ha partecipato alla
Divina Liturgia, in rito bizantino, presieduta da Giovanni Paolo
II. Alla fine insieme hanno recitato il "Padre Nostro"
anche se Todea poteva parlare solo a prezzo di enorme fatica.
Quell'8 maggio in Cattedrale c'era anche il Vescovo Gheorghe Gutiu,
ordinato sacerdote in quel fatidico 1948 quando la Chiesa greco-cattolica
venne messa fuori legge per decreto. Davanti al Papa, Todea a
Gutiu hanno rappresentato la schiera dei martiri e dei testimoni
cristiani in terra di Romania.
Ecco le parole di Todea al Sinodo per l'Europa svoltosi in Vaticano
nel 1990: "Parlo a nome della Chiesa che nel 1948 fu messa
fuori legge... perché non voleva... rinunciare al Papa.
Parlo di una Chiesa martire che ha vissuto la prigione. Durante
questo periodo, dei 12 Vescovi che aveva 5 sono morti in prigione,
2 nei monasteri ortodossi come prigionieri e 2 a causa della salute
rovinata in carcere. Sono morti molti fedeli e sacerdoti che tutti
insieme hanno subito più di mille anni di prigione. Parlo
di una Chiesa che ha perso tutte le chiese, ma ha trasformato
le celle delle prigioni in altrettante cappelle e ha aperto i
seminari nella catacombe del XX secolo. La nostra preoccupazione
principale è stata l'educazione dei giovani che volevano
avvicinarsi alla nostra Chiesa perseguitata. Durante il tempo
della persecuzioni sono stati ordinati circa 200 sacerdoti".
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