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XIII Giornata di preghiera e di digiuno per i missionari martiri
"PANE SPEZZATO PER I FRATELLI" - 24 marzo 2005
XIII Giornata di preghiera e di digiuno per i missionari martiri

1.- Pane spezzato per i fratelli
2.- Indicazioni per la celebrazione della Giornata dei Missionari Martiri
3.- Missionari uccisi nel 2004
4.- Veglia
5.- Via Crucis
6.- Movimento Giovanile Missionario
7.- Offerta della sofferenza.

Pane spezzato per i fratelli

1. “Prendete e mangiate. Questo è il mio corpo che è dato per voi”(Luca 22,20). Con queste parole Gesù ha legato in modo indissolubile l’offerta della sua vita attraverso il martirio della croce con la sua presenza nel sacramento dell’Eucaristia.
“ Raccolta intorno all’altare, la Chiesa comprende meglio la sua origine e il suo mandato missionario” ( Messaggio di Giovanni Paolo II per la Giornata Missionaria Mondiale del 2004, 1). La missione della Chiesa è di portare ad ogni uomo la salvezza che Gesù Cristo ci ha offerto donando la sua vita per noi. Cristo Gesù infatti ha redento l’uomo con la sua passione, morte e risurrezione. Con il battesimo entriamo nella vita di Cristo e partecipiamo del suo stesso martirio. Scrive S. Paolo: “O non sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte?” (Romani 6,3).
L’Eucaristia, sacramento dell’unità e vincolo dell’amore, rende ancora più forte ed evidente il legame con il martirio di Cristo. La Chiesa è nata dal sacrificio di Cristo e vi rimane ancorata facendo ogni giorno memoria della pasqua di Gesù, nella diversità dei tempi e dei luoghi, lungo il corso della storia. Partecipando al Corpo offerto e al Sangue versato, la Chiesa si trova ad essere Corpo di Cristo e pane spezzato per i fratelli, segno vivente del suo amore per tutta l’umanità, comunione con il Cristo crocifisso e con il suo sacrificio. L’Eucaristia infatti costituisce la comunità cristiana e la pone a servizio di tutti.

2. L’Eucaristia, luogo d’incontro e di comunione con il Cristo, diventa per tutti sorgente della testimonianza, punto di partenza per andare incontro agli altri, per diventare come Cristo, pane spezzato, fino al martirio se necessario, per gli uomini e le donne del nostro tempo, tutti poveri e bisognosi di salvezza e di amore. Una celebrazione eucaristica che non ci leghi all’amore e al servizio degli altri, non ci lega neppure all’amore di Cristo. Sappiamo bene che nell’Eucaristia è presente e vivo Cristo risorto, e non ci si può incontrare con Lui e poi rimanere inerti e lontani dal grido di tanti sofferenti che lo invocano. La comunione eucaristica dona una forza vitale per immettere nella nostra vita la carità divina, il modo di amare di Gesù. I discepoli dopo averlo riconosciuto nello spezzare del pane, ritornarono decisi a Gerusalemme, testimoni di questo evento meraviglioso. (cfr. Luca 24, 33). Il testimone è uno che ha visto, che è vissuto con Cristo e senza paura lo annuncia a tutti, sapendo di andare incontro a contestazione e persecuzioni. La testimonianza nasce proprio da questo amore: amare come Cristo fino al dono totale di sé. Ecco perché c’è una relazione profondissima tra Eucaristia e martirio.

3. “L’Eucaristia è il conforto e il pegno della definitiva vittoria per chi lotta contro il male e il peccato; è il “pane di vita” che sostiene quanti, a loro volta, si fanno “pane spezzato” per i fratelli, pagando talora persino con il martirio la loro fedeltà al Vangelo” ( Messaggio di Giovanni Paolo II per la Giornata Missionaria Mondiale del 2004, 4). Celebrare l’Eucaristia significa rendere presente il gesto supremo di Gesù, il gesto del suo amore totale, “che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati” (Giovanni 15,12). Il martirio diventa allora l’offerta, il dono di sé fino all’immolazione della propria vita per amore di Cristo.
Nella tradizione della Chiesa, fin dai suoi inizi, il martirio è legato indissolubilmente all’Eucaristia. Il vescovo Ignazio di Antiochia scrive le sue lettere mentre viene condotto in catene a Roma, per essere martirizzato. Questo viaggio verso il martirio assume per lui un carattere oblativo e sacrificale e diventa come l’altare sul quale sarà immolato a Dio. “E’ bello per me – scrive – morire in Gesù Cristo”. La dimensione sacrificale del martirio è in stretta relazione con l’Eucaristia proprio perché hanno la radice comune nella passione, morte e resurrezione del Signore Gesù. Si può ben dire, con il martire Ignazio, che il martirio è un’Eucaristia: il martire si offre come pane e diventa egli stesso corpo di Cristo. E’ un pane che viene consacrato nel martirio. Scrive ancora Ignazio: “Lasciate che sia pasto delle belve per mezzo delle quali mi è possibile raggiungere Dio. Sono il frumento di Dio e macinato dai denti delle fiere per diventare pane puro di Cristo”. Mangiando del pane e bevendo del vino del martirio, si ottiene la vita del risorto, entrando così nel Regno di Dio.
Nella lettera poi agli abitanti di Smirne fa presente che il martire ha il suo nutrimento nell’Eucaristia. “Non ho più gusto per nessun nutrimento terreno, voglio il pane di Dio, la carne di Cristo, voglio come bevanda il suo sangue”. Non a caso nell’antichità la celebrazione Eucaristica avveniva sulla tombe dei martiri ed ancora oggi sotto ogni altare vengono deposte le reliquie dei martiri.
Anche Cipriano presenta il martirio come ‘calice di salvezza’ e ‘rendimento di grazie’, cioè esso stesso una Eucaristia, un’offerta della propria vita a Dio e per il bene della Chiesa. Pertanto l’Eucaristia è indispensabile al martire che va incontro al martirio perché gli dà la forza per sostenere la prova suprema. “Chi non beve il sangue di Cristo, non può versare il suo nel martirio”.

4. In questa giornata vogliamo ricordare il martirio di 15 missionari, morti per “la testimonianza a Cristo e il servizio all’uomo”; martirio che nasce e si alimenta nell’Eucaristia. Spesso dagli angoli più remoti della terra anche quest’anno molti missionari sono stati uccisi. E’ una lista che non accenna a finire e che comprende persone anche del nostro paese, che hanno avuto il coraggio della presenza, della testimonianza, della fedeltà a Cristo e alla Chiesa, del servizio ai fratelli. In particolare ricordiamo i due italiani uccisi nel 2004: P. Luciano Fulvi, comboniano di 75 anni, ucciso in Uganda e P. Faustino Gazziero De Stefani di 69 anni, dei Servi di Maria, ucciso in Cile.
I missionari martiri hanno dato la vita e sono stati uccisi a causa della predicazione del vangelo “ad gentes”, accogliendo nella loro vita l’invito di Gesù: “andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni” (Matteo 28,19). Sono schiere numerose di seguaci di Cristo che sono stati crocifissi come Lui. Tutti hanno trovato nella croce di Cristo e nella celebrazione dell’Eucaristia la forza per lottare, per portare la Parola che salva e che libera da ogni forma di violenza e di schiavitù, servendo in particolare le membra più povere e soffrenti dell’umanità. Dalla testimonianza di molti risulta evidente che la forza di ‘restare’ in determinati ambienti, il coraggio di lottare contro ogni forma di sopraffazione, l’eroismo per affrontare una morte oramai vicina e certa venivano dall’incontro quotidiano con Gesù, presente nell’Eucaristia.
Ricorre quest’anno, proprio il 24 marzo, il 25° anniversario dell’assassinio, del martirio del vescovo di San Salvador, Mons. Oscar Romero. Romero ha vissuto pienamente l’Eucaristia che stava celebrando nella cappella dell’ospedale, insieme con gli ammalati, nel momento della sua uccisione. Cadde ai piedi del crocifisso, mescolando il vino che stava offrendo durante l’offertorio con il suo sangue, segno evidente di quel legame inscindibile tra martirio ed Eucaristia. Scriveva: “In questo calice il vino diventa sangue che è il prezzo della salvezza. Possa questo sacrificio di Cristo donarci il coraggio di offrire il nostro corpo e il nostro sangue per la giustizia e la pace del nostro popolo”.

5. Anche oggi il martirio è la realtà attraverso cui traspare la potenza della presenza di Dio nella storia degli uomini. Con il martirio la testimonianza della fede al mondo di oggi diventa più credibile, proprio perchè capace di suscitare domande, di inquietare le coscienze e di ottenere maggiore rispetto e considerazione. Chi ha una ragione per morire, rende più manifesta ed evidente la ragione che ha per vivere! E per un missionario questa ragione ha un nome ed un volto: Gesù Cristo.

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