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Le relazioni Stato-Chiesa

La Chiesa Cattolica ha tradizionalmente goduto della stima e del rispetto dei Governi e della società tailandesi, soprattutto grazie al prestigio degli istituti di educazione, di salute e di beneficenza sviluppati e mantenuti dalla Chiesa locale. L'Arcivescovo di Bangkok, Cardinale Michael Michai Kitbunchu, è una delle persone di fiducia negli ambienti del Consiglio della Corona e gode di facile accesso alla famiglia reale.
La piccola comunità cattolica ha sempre trovato grande difficoltà ad espandersi a causa dell'attaccamento del popolo Thai alle tradizioni buddiste locali e alla tradizionale diffidenza dimostrata verso le potenze occidentali.
L'integrazione dei cattolici nella società tailandese non è ancora pienamente riuscita ed il Cristianesimo viene popolarmente considerato come una realtà straniera, appartenente agli occidentali o alle influenti comunità cinesi e vietnamita.
Il numero dei missionari e del personale ecclesiastico straniero è ancora sottomesso ad una quota fissa, stabilita dal Governo. Questo obbliga alcuni missionari a lasciare il paese regolarmente per rientrare poi temporaneamente. Il problema della quota per il personale religioso straniero non è grave per l'Arcidiocesi di Bangkok, che dispone di un abbondante clero diocesano e può contare sui generosi sforzi di numerosi istituti religiosi, da tempo ben inseriti nella vita della città, ma sta condizionando lo sviluppo dell'attività missionaria tra le minoranze tribali non buddiste e ostacola l'ingresso di nuovi istituti di vita consacrata, tanto necessari per le Circoscrizioni Ecclesiastiche di più recente creazione.
L'organizzazione assistenziale della Chiesa locale per i rifugiati (COERR) e numerose Organizzazioni cattoliche straniere sono impegnate nel grave problema umanitario costituito dai quasi 100.000 sfollati, principalmente dell'etnie Karen e Karenni (dei quali più di 6.000 sono cattolici), che si trovano lungo la frontiera con il Myanmar e sono alloggiati in campi profughi allestiti da un Comitato di NGO (costituito da quelle che hanno già lavorato nella crisi dei rifugiati indocinesi: vietnamiti, laotiani e cambogiani) che operano sotto la sorveglianza dell'UNHCR. Il Governo della Thailandia per ora non concede a questi sfollati lo «status di rifugiati»; certo è che non possono essere trattati come semplici “illegali”, perché fuggono dagli scontri tra l'esercito birmano ed i movimenti separatisti.
L'attività assistenziale delle Organizzazioni cattoliche straniere, e quella pastorale dei cappellani cattolici inviati dalle diocesi birmane per assistere i profughi cattolici, può generare difficoltà e tensioni con le autorità civili provinciali e con quelle militari, molto sensibili alle accuse del Governo di Myanmar, che in tali campi profughi solo vede il pericolo di un eventuale rifugio per i separatisti birmani.

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